I giorni 25, 26, 27, e 28 di maggio trascorsero in continue agitazioni.

Al 29 fummo allarmati; si vide apparire dalla parte di Marsala una

flotta che si credette da principio che fosse la flotta riunita

franco-spagnuola. Ma appena in vista del porto fu inalberata la

bandiera rossa, e si riconobbe che era Nelson che tornava colla sua

squadra.

Si fecero tosto attaccare i cavalli, e la regina, sir William ed io

salimmo in carrozza e andammo verso la marina.

Nelson da parte sua non perdette un momento, e appena ebbe gettato

l’ancora, discese nella sua lancia e venne a terra.

Al modo che la regina si volse verso di lui e gli strinse la mano

ho potuto conoscere che il timore è un sentimento tanto forte quanto

l’amore.

Nelson salì in carrozza e lo conducemmo a palazzo.

In quegli otto o dieci giorni di crociera Nelson non aveva veduto

nemmeno una vela della flotta francese. Era sua opinione che dessa si

fosse diretta senza dubbio a Tolone per prendere rinforzi.

Richiamò specialmente la nostra attenzione sul suo ritorno che aveva,

diceva egli, per iscopo di rassicurare la regina. Ma la sua unica mano

stringendo la mia, mi dava a divedere che egli era ritornato soltanto

per me.

S’informò se avevamo ricevuto qualche notizia da Napoli. Noi non

sapevamo che delle notizie vaghe, ma erano per altro buone. I

Napolitani condotti da Caracciolo, che riunì una flottiglia di piccole

barche, avevano tentato di approfittare dell’assenza di Nelson e

del grosso della sua flotta per riprendere le isole; ma dopo un

combattimento accanito contro il _Seahorse_ comandato dal capitano

Footh, e la _Minerva_ l’antica fregata di Caracciolo comandata dal

conte di Turn, Caracciolo e la sua flottiglia erano stati respinti.

Nello stesso giorno Nelson ricevette una lettera dal capitano Footh che

portava in fine questa poscritta.

«Trenta giacobini sono stati impiccati ieri verso il dopo pranzo. E il

bastimento che vi reca questa notizia ha a bordo tre preti condannati,

che invio a Palermo per essere sconsacrati, e che saranno impiccati al

loro ritorno.»

Al 6 giugno, la squadra di lord Nelson fu rinforzata dall’arrivo a

Palermo del _Fulminante_, vascello di 80 cannoni destinato a diventare,

in luogo del _Vanguard_, il vascello ammiraglio; era seguito dal

_Leviathan_ che portava la bandiera del Vice-ammiraglio Duckworth, dal

_Maestà_, e dal _Nortumberland_ levati dalla flotta di lord S. Vincent.

L’8 giugno fu un giorno di festa: lord Nelson trasportò la sua bandiera

dal _Vanguard_ sul _Fulminante_; fece passare con lui su questo

vascello il capitano Hardy, cinque luogotenenti, il chirurgo, il

cappellano e molti marinai.

Si decise che in quel giorno Nelson riprenderebbe il comando della

flotta e tenterebbe una spedizione contro Napoli. Il principe

ereditario, vergognoso di non aver fatto ancor nulla per riconquistare

il suo retaggio, si decise finalmente di partire con Nelson, che

annunziò che, se il re volesse dargli delle istruzioni, egli metterebbe

vela al primo vento favorevole.

Il re, e la regina e sir William passarono la notte a redigere per

lord Nelson le seguenti istruzioni. Esse davano carta bianca a Nelson,

ma nello stesso tempo il re e la regina gli raccomandarono a voce

di non trattare coi ribelli, e la regina gli mostrò la copia di una

lettera che scriveva al cardinale Ruffo, incaricandolo di dare a Nelson

l’estratto seguente.

Tradussi letteralmente il passo in inglese, perchè Nelson fosse

perfettamente istruito dalle intenzioni della regina, che come sempre,

erano quelle del re.

«Desidero ardentemente di conoscere la presa di Napoli, e quali

negoziazioni siansi prese con S. Elmo e col suo comandante francese;

ma, ve ne prego, nessun patto colle navi ribelli, alle quali il re

perdonerà nella sua clemenza, diminuendo loro la pena per un effetto

della sua bontà. Non bisogna mai e sotto nessun pretesto capitolare

nè trattare coi sudditi ribelli, che sono all’agonia, e che volendo

far male non lo potrebbero, essendo presi a quest’ora come sorci

nella trappola. Voglio ben perdonare a loro se sarà necessario per il

bene dello Stato; ma venire a patti, scendendo tanto basso con quei

miserabili, mai.»

Si vede che con tali istruzioni, Nelson non aveva che una sola cosa

da fare, eseguirle, o non incaricarsi della spedizione: ma essendo

questa fatta al contrario nel doppio scopo di riconquistare Napoli e

di vendicare la dinastia, il re dava cognizione a Nelson di ciò che

scriveva a Ruffo ed in cui gli diceva:

«Mi si assicura che voi avreste detto a qualcuno, che se i castelli

di Napoli si arrendono, voi permettereste a tutti i ribelli di

uscire incolumi, anche Caracciolo, Manthonnet ecc. ecc. Questa cosa,

Eminentissimo mio, non la crederò giammai, perchè Dio ci vieta di

lasciare in vita queste vipere velenose, specialmente Caracciolo che

conosce tutti i piccoli buchi dei nostri porti e potrebbe farci il più

gran male!

Del resto circa a Caracciolo la regina non era soltanto d’accordo col

re, ma fu dessa che aveva avuto quell’ispirazione di odio mortale.

In una lettera scritta il giorno prima, in cui il re scriveva la sua e

si esprimeva presso a poco in questi termini:

«Fra i colpevoli scellerati, il solo che voglio che a qualunque prezzo

non vada in Francia è l’indegno Caracciolo, questi, tre volte ingrato,

che conosce tutti gli angoli del nostro litorale di Napoli e di

Sicilia, che potrebbe, se sfuggisse alla nostra giustizia, suscitarci

molti nemici, ed anche compromettere la sicurezza del re.»

Lo si vede, l’ordine è positivo, e Nelson non aveva che una cosa da

fare: obbedire ad ordini positivi, o rinunziare alla spedizione.

Al giovedì, 12 giugno, lord Nelson non era ancora deciso, e la regina

allora impiegando su di lui il suo mezzo ordinario di pressione, mi

dettò questa lettera per lui:

«Giovedì 12 giugno sera.

«Ho passato la sera colla regina che è veramente disperata, e

dice che quantunque il popolo di Napoli sia in generale pei suoi

legittimi sovrani, le cose non potrebbero essere ridotte allo

stato di tranquillità e di subordinazione se non quando Nelson e

la sua flotta si presenteranno innanzi a Napoli. È perciò che essa

vi prega, v’impegna, vi scongiura, mio caro lord, di far tutto

il possibile per andare a Napoli. Per l’amor di Dio, pensateci,

riflettete ed agite. Noi verremo anche con voi se lo volete. Sir

William è ammalato, io pure sono ammalata; ciò mi rimetterà in

salute.

«Sempre, sempre la vostra sincerissima

«EMMA HAMILTON.»

Due giorni prima, inviandogli le istruzioni che leggeremo in seguito,

il re scriveva a lord Nelson, che egli era già pronto a mettere alla

testa dei suoi generali il principe ereditario, e che lo confidava a

lui, Nelson, contando interamente e completamente sul di lui zelo, sul

di lui servizio e sul di lui attaccamento alla sua persona e famiglia:

attaccamento di cui egli avea date prove così numerose: malgrado tutto

ciò, Nelson aveva resistito; ma egli non sapeva rifiutarmi nulla, la

mia lettera lo decise, e nella notte mi fece rispondere che al giorno

seguente il principe ereditario poteva recarsi a bordo.

Difatti al 13 il principe ereditario venne a bordo del Fulminante;

noi tutti lo accompagnammo, il re, la regina, molti personaggi della

famiglia reale, ed io.

Lo stendardo reale fu subito inalberato, e nel momento in cui lo si

inalberava si tirarono i 21 colpi di cannone; a mezzodì scendemmo dal

Fulminante lasciando a bordo il principe ed il suo seguito.

Nelson mise alla vela subito dopo la nostra partenza.

Il giorno seguente, venerdì 14, alle quattro del mattino, fu

raggiunto dai vascelli di Sua Maestà Britannica, il _Powerfull_ e il

_Bellerofonte_, che venivano ad annunziargli da parte di lord Keith

che la flotta francese, forte di ventidue legni, era stata segnalata

sulle coste d’Italia. Nelson che ne avea con lui soltanto sedici, e di

second’ordine, con pochi uomini non credette opportuno di esporre il

principe ereditario alla sorte di un combattimento, che raddoppiava la

sua responsabilità. Riprese immediatamente la via di Palermo, e sbarcò

nello stesso giorno il principe con tutti i suoi bagagli, le munizioni

e le truppe; riprese poscia il mare e si diresse a Maretimo, sperando

di essere raggiunto dall’_Alessandro_ e dal _Goliath_, i cui capitani

doveano recarsi al blocco di Malta, giusta gli ordini che avevano

ricevuto otto giorni prima.

Al 18 giugno era innanzi a Maretimo in mare, e credeva di dover

combattere colla flotta francese, perchè rispose al capitano Footh,

che gli annunziava l’avvicinarsi dei Russi e del cardinal Ruffo, e

la presa probabile di Napoli, di venire, se Napoli fosse preso, a

raggiungerlo innanzi a Maretimo col _Seahorse_, la _Mutine_ ed il

_Perseo_, lasciando soltanto per la guardia delle isole e della baia

di Napoli le navi napoletane col _Buldog_ e il _S. Leone_: del resto,

aggiungeva, che se il capitano Footh credesse pericoloso di lasciar

Napoli, gli lasciava la libertà intiera di agire a suo talento. Nello

stesso giorno, vale a dire il 18 giugno, l’_Alessandro_ ed il _Goliath_

lo raggiunsero, in fine due giorni dopo un dispaccio di lord Keith

invitava lord Nelson a ritornare a Palermo a prendervi gli ordini del

re e di condurre la squadra nella baia di Napoli, ove supponeva che si

dirigerebbe la flotta francese.

Durante quest’assenza, erasi convenuto fra la regina e me che, per non

lasciar raffreddare lo zelo di Nelson, non si sarebbe già imbarcato il

principe ereditario, ma io e sir William.

Alle nove del mattino si segnalò l’arrivo della flotta; a mezzodì entrò

nella baia di Palermo, ma non gettò l’áncora. Nelson scese a terra nel

momento in cui noi arrivavamo alla marina. La regina, sir William, ed

io, lo prendemmo nella nostra carrozza e lo conducemmo dal re, ove ebbe

con lui una conferenza di tre ore.

Uscendo, lord Nelson ci trovò pronti a partire, sir William ed io; mise

un ginocchio a terra davanti alla regina, e le giurò che i suoi voleri

sarebbero letteralmente eseguiti. La gioia di averci compagni, che

non poteva esprimere innanzi a mio marito, si trasformò in entusiasmo

per la causa della regina; un suo sguardo mi fece comprendere che egli

s’inginocchiava innanzi a me, e che la mano che baciava era la mia.

Prendemmo congedo dalla regina; mi tenne molto tempo stretta al suo

cuore; la sua ultima parola fu quella di Carlo I:

— Remember.

Il re consegnò a Nelson le sue istruzioni in data del 10; e siccome

formano un complesso con quelle date a Ruffo, che sono poco conosciute,

e spiegano, se non la scusano, la condotta di Nelson, le riporteremo

qui.

«_Istruzioni date dal re Ferdinando Borbone

a Sua Signoria lord Nelson_

«Valorosissimo lord Nelson,

«Le differenti notizie che mi giungono di Napoli richiedono una

pronta risoluzione, e le presenti circostanze di questo regno

e della mia famiglia m’impediscono, stogliendomi, di lasciarla,

dovendo prender cura della loro salute e della loro difesa; ripongo

tutta la mia speranza nel voto di riconquistare quella capitale,

mediante il possente aiuto delle forze inglesi poste sotto i vostri

ordini. Quanto vi ha di buono e di leale fra gli abitanti desidera

di spezzare il giogo che gli è stato imposto per tradimento.

Una gran parte del popolo qui non può tranquillamente vedere

avvicinarsi le truppe del cardinale Ruffo, e osservare i successi

nelle provincie dei diversi capi che si sollevano in favore della

religione e della Corona, senza ardere dal desiderio di unire i

loro sforzi, nello stesso scopo delle province.

«Gli sforzi dei miei uffiziali non bastano più (forse) a trattenere

l’ardore che li spinge; perchè i Napolitani debbono aspettare

l’arrivo delle truppe di linea che organizzo ed i soccorsi, che

come sapete, attendo dai miei buoni alleati, per poter agire

insieme con grande sicurezza e colla maggior energia a liberare

l’oppressione del regno di Napoli.

«Bisogna evitare che una insurrezione scoppii intempestivamente

nella capitale, per isfuggire alla sventura di perdere tanti fedeli

sudditi che diverrebbero vittima del furore del ribelli. Ho pensato

quindi di riunire una soldatesca di linea sufficiente, perchè,

senza indebolire di più il regno, possa aiutare i differenti

corpi, che esistono già nelle isole del Cratere, e secondo le

disposizioni del popolo, aspettando le forze straniere, che

coopereranno con esse al ristabilimento completo dell’ordine. Però

questa misura senza la vostra importante assistenza e direzione

non può produrre il risultato necessario; ho dunque ricorso a

voi, mylord, per ottenere l’uno e l’altro, acciocchè (se Dio

benedice i vostri sforzi ed i nostri) il regno essendo prontamente

liberato dal flagello che lo ha afflitto, io possa essere in

grado di corrispondere agl’impegni assunti, come mi prescrivono

il mio dovere e la mia ragione. Epperciò vi trasmetto copia delle

istruzioni, che do ai generali in capo, e che manderò a quelli

del continente, alla cui testa ho posto mio figlio, e per la quale

io conto sulla vostra amichevole assistenza, di modo che, i suoi

primi passi nella critica carriera in cui è entrato, possano essere

guidati dai vostri saggi avvisi, chiedendovi non solamente di

aiutarlo coi vostri possenti soccorsi, ma di agire principalmente

in modo che le vostre forze siano i veri mezzi, i veri sostegni sui

quali possa far riposare le mie speranze, come devono anche essere

la mia salvezza.

«L’intenzione, come voi me lo fate osservare, di rispettare

l’ordine e la tranquillità a Napoli col possesso della capitale,

servendosi di uomini devoti alla buona causa, non potrebbe aver

effetto che con questa speranza da me vagheggiata in questo

momento; quando non fossi inoltre obbligato d’incoraggiare e

approfittare del buon volere del popolo, con prudenti mezzi, visto

che queste buone intenzioni potrebbero raffreddarsi ed il popolo

diventar vittima della sua devozione. La flotta potente e distinta

colla quale voi sosterrete la spedizione, mi permette di sperare

questo felice risultato, che da essa esclusivamente dipende, e di

aver confidenza, che, senza nuocere alle più grandi operazioni

che voi avete costantemente in vista pel bene di tutti, voi mi

salverete, e con me tutta la Sicilia: e come chiedo, aggiungendo

a questo servizio essenziale un altro importantissimo, che voi mi

avete reso con tanto zelo e di cui vi sarò riconoscente per tutta

la vita.

«Mi lusingo che senza fare del male alla capitale, i ribelli

cederanno, come pure il nemico che occupa ancora S. Elmo, a misura

che saranno presi. In conseguenza, quando (dopo aver pesato ogni

considerazione, che possa aver riguardo alla vostra squadra, e la

destinazione per la quale è forse richiesta pel bene generale,

come per le particolari mie circostanze) stimerete opportuno

di dover impiegare le attuali e potenti vostre forze, per fare

effettivamente ritornare al dovere gli oppressori ostinati del

mio popolo, (napolitano) e per estirpare, come urge, quest’orda

di malfattori, voi potete usare tutti i mezzi proprii ad ottenere

questo scopo tanto necessario.

«Io conto, mylord (e lo ripeto con piacere e con particolare

soddisfazione), interamente e completamente sul grande zelo pel

mio servizio, all’attaccamento per la mia persona e per la mia

famiglia, che voi mi avete dimostrato tanto lealmente con fatti,

pei quali vi sarò infinitamente riconoscente ed obbligato. Nello

stesso tempo prego l’Onnipotente di avervi e di conservarvi,

mylord, nella sua santa custodia.

«Palermo, 10 giugno 1799.

«FERDINANDO B.»

Andammo dapprima a bordo del _Fulminante_, ove lo attendea vicino il

cutter di lord S. Vincent; colà Nelson seppe da una lettera di sir

Allan Gardner, che navigava nel Mediterraneo con 16 legni, che la

flotta francese seguita da lord Keith, era stata veduta nel golfo della

Spezia.

Nelson ordinò di far acqua, poi andammo tutti e tre a pranzare a bordo

del Serapide comandato dal capitano Duncan.

Alla sera c’imbarcammo, e il giorno dopo, essendosi fatte le

provvigioni d’acqua, prendemmo il largo.

Memorie di Emma Lyonna, vol. 7/8 · 第 18 / 24 题