Un giornale, pubblicato in Modena, intitolato _la Voce della Verità_,
conteneva in data de' 17 gennaio, nel numero 70, un articolo, del quale
ci piace riferire alcuni brani.
L'articolo incomincia con queste parole:
_Un'empia associazione s'è formata in Marsiglia del rifiuto e della
feccia degli emigrati italiani, la quale impudentemente si dà il titolo
di_ Giovine Italia. _Essa non accetta nel suo novero, che quelli i quali
son nati entro il secolo corrente... ond'esser certa che il fuoco della
gioventú spinta alle colpe dall'esempio e dai dommi di una età corrotta
e corrompitrice, non sia frenato da una esperienza di disinganno. Essa
ha per primo scopo quello di non risparmiare spesa alcuna e pericolo
personale per portare di nuovo in Italia il fuoco della discordia, e
della rivoluzione; essa ha per secondo quello di pubblicare un giornale
e diffonderlo nella nostra bella Penisola, il quale serva alla
Propaganda Infernale, e susciti di nuovo alla rivolta ed al
sangue................................_
_Noi compiangiamo la rovina ch'essi vogliono trarre sul loro capo e
sull'altrui. Intanto rendiamo pubblica questa infame intrapresa, perché
si sappia che la_ Voce della Verità _raccoglie il guanto, che costoro
gettano all'Italia, e che combatterà le inique loro dottrine. Entrino
essi nel campo: noi stiamo mantenitori della lizza. Operino essi in
segreto; noi in pieno sole, e con alzata visiera._
L'articolo cita i nomi de' pretesi capi dell'intrapresa -- e tra questi
il nome di chi scrive queste linee.
Noi non avremmo insozzate le nostre pagine ricopiando coteste infamie,
se non ci fosse sembrato di rinvenire in esse la migliore testimonianza
delle nostre intenzioni, e del nostro dritto. Due gioje concesse Iddio
agli uomini liberi sulla terra: il plauso de' buoni, e la bestemmia de'
tristi -- e quando noi sacrammo anima, vita e braccio alla patria,
guardammo davanti a noi, né curammo di voci che si levassero dal fango a
insultarci, o di pericoli che ci venissero da' nemici alle spalle.
Giurammo a noi stessi silenzio -- e non moveremo parola d'ora innanzi
contro le mille accuse, e basse calunnie che ci lancieranno dietro que'
vili, la cui penna, come il corpo della meretrice, si vende a chi piú la
compra. Tra noi ed essi la lizza è troppo ineguale; né gli uomini liberi
s'hanno ad avvilire scendendo a discutere coi carnefici. -- Bensí, prima
di procedere sulla via, giova forse rompere una volta almeno il
silenzio, ond'altri non lo interpreti siccome paura. E d'altra parte,
chi può vedersi davanti la impudenza villana, e non maledirla? -- Chi
può passare dappresso al calunniatore coperto, e non dirgli: tu se'
noto: rimanti infame e per sempre dinanzi agli uomini, e a Dio?
Uomini del Canosa, e del Duca! -- non v'illudete. Non tentate ridurre
ne' confini angusti d'una associazione segreta, d'un consorzio privato
il voto universale in Italia contro di voi -- contro la tirannide, che
promovete -- contro i delitti co' quali la puntellate. Non impicciolite
lo spirito di progresso, che vi minaccia, attribuendolo a pochi
individui. Il decreto della vostra rovina vien d'alto: vien dal secolo,
che v'incalza, vi preme, vi mina per ogni lato: viene dall'intelletto,
che ogni anno sviluppa, commove, suscita contro le vostre teoriche di
sommessione abbietta, e d'ineguaglianza: viene dall'odio alla tirannide
ch'esercitate tremenda contro ogni classe, che ponete a luce deforme in
ogni atto della vostra vita, che non tentate velare neppure colle cure
date alla prosperità materiale de' vostri sudditi. Quante sono le vostre
vittime? quante sono le famiglie che gemono sul destino d'un caro
proscritto? quante sono le madri, che balzano ne' sogni davanti alla
sembianza d'un figlio prigioniero, o spento per voi? quanti sono i
volti, che impallidiscono d'ira repressa al vedervi? -- Numerate que'
volti, quelle madri, quelle famiglie; perché ognuno di que' volti vi
rivela un nemico, ognuna di quelle madri vi scaglia un anatema, ognuna
di quelle famiglie è un centro di congiura contro di voi. Avete
sagrificata la virtú, che v'era rimprovero, negletto o perseguitato il
merito, che paventavate nemico, usurpato il frutto de' suoi sudori
all'agricoltore colle dogane, co' dazi, colle ruberie de' processi -- e
cercate la espressione de' pericoli, che v'accerchiano in una _forma_ di
fratellanza? -- Avete manomessa l'opera della creazione, avete travolta
nel fango la immagine di Dio, avete convertito in casa di pianto il
giardino della natura, punita la parola, inceppato il core ne' suoi
moti, tormentato il pensiero -- e vi perdete a dissotterrare i vostri
nemici all'estero -- e proferite tre nomi?
Uomini di Canosa, e del Duca! -- Napoleone ha segnata a Sant'Elena la
vostra sentenza -- e chi siete voi per durare tiranni dopo Napoleone? Il
gigante de' secoli è caduto davanti all'urto della opinione -- e voi
vorreste reggervi in faccia ad essa? -- voi, forti soltanto della nostra
discordia? -- E seguite -- struggete -- mozzate alcune teste di martiri:
rinasceranno a migliaia -- spegnete i forti d'una città -- verranno
dall'altre -- ardete le case: edificatevi un trono sulle rovine: regnate
sovra deserti. -- Oh! non v'è Dio? -- non v'è il rimorso? -- non lo
sentite? -- non lo vedete simboleggiato fin nei volti di satellite che
v'errano attorno? -- e quando, la notte, fra i sospetti delle tenebre,
fra i terrori del silenzio, ricorrete al passato, o v'affacciate al
futuro, -- oh! dite, dite -- non intravvedete voi il rimorso? l'ultima
visione del passato, e la prima dell'avvenire non è forse la immagine
del tempo, che vi numera l'ore?
Là, dovete rivolgere le vostre forze. Là -- ne' vostri delitti, e nel
tempo che premia, e punisce, è la _Giovine Italia_, che voi temete!
Da quaranta anni voi combattete questi uomini liberi, che affettate di
disprezzare. -- Da quaranta anni avete lanciato lo spionaggio, la
baionetta straniera, il carnefice contro questa che voi chiamate
fazione, setta, congrega di pochi iniqui, _feccia e rifiuto_ degli
uomini -- avete troncate le fila presunte -- avete immolati i piú
ardenti tra essi -- e v'è forza ricominciare ad ogni ora -- e v'è forza
confessare che perdete terreno: che i _ribelli_ aumentano ogni dí piú:
che l'epoca è _corrotta, e corrompitrice_. Dieci anni addietro, cinque
anni addietro l'Europa era vostra: ed ora avete perduto il Belgio,
minacciato il Portogallo, la Germania, l'Italia. -- _E compiangete la
nostra rovina?_ -- Oh! tenete il compianto per quella dinastia in oggi
errante in cerca d'asilo, sulla quale fondavate tutte le vostre
speranze. -- Abbiate almeno la ferocia del leone ne' suoi ultimi
momenti, poiché la generosità non potete. -- Mostratevi a nudo,
mostratevi con tutto il furore che v'agita, con tutta la sete di strage,
che vi governa. Ma non versate calunnie, alle quali nessuno dà fede: non
ritorcete in noi, in noi caduti finora per dare al mondo lo spettacolo
delle rivoluzioni come noi le avevamo concetto, pure, innocenti,
pacifiche, l'accusa di delitto, e di _sangue_. Sangue! -- Assassini di
chi v'ha salva la vita, il sangue d'Andreoli, di Borelli, e di Menotti
v'affoga!
Noi trascorriamo -- e sarà l'unica[79] volta -- in un linguaggio che non
è il nostro; ma il sangue si precipita nelle vene all'udire coteste
accuse, al pensare in che mani è caduta la nostra Italia. Oh! l'anima
nostra era un sorriso per tutte le creature: -- la vita s'affacciava
alla vergine fantasia come un sogno d'amore; e i moti piú concitati del
nostro cuore erano per la bella natura, per la donna, ideata ne' primi
anni giovenili, pel genio de' grandi trapassati. -- Chi ci ha messa la
parola dell'ira sul labbro, se non essi, gli oppressori delle nostre
contrade, i tormentatori de' nostri fratelli? -- Chi ci ha rapita[80] la
metà della esistenza, chi, se non essi, ci ha stillato l'odio
nell'anima? -- L'odio! ci è tale incarco, che vorremmo deporlo, anche
colla vita, se fosse nostra. Ma le teste de' nostri fratelli ci stanno
innanzi sanguinose, e l'ultime voci loro ci affidavano un tale deposito,
che nessuno può rinnegare senza delitto.
[79] [_Scritti_, ecc.: _ultima_].
[80] [_Scritti_, ecc.: _rapito_].
Ed oggi che noi alziamo la voce, in nome di tutti, oggi che noi tentiamo
pagare parte almeno del nostro debito, gli scrittori della _Voce della
Verità_ ci accusano di operare in segreto, e millantano di combatterci
_a visiera levata_. -- A visiera levata! Sí; colle baionette d'intorno,
e il carnefice a fianco. -- A visiera levata! -- e chi s'attentasse di
serbare in Italia alcuna, di queste pagine, sconterebbe l'errore con una
vita di dolore. -- A visiera levata! -- Oh! noi l'alzammo la visiera:
noi ci levammo davanti a voi nella potenza della virtú, e della fede: ci
levammo grandi di amore, e di[81] confidenza delle moltitudini, che
c'intendevano -- e i troni, le tirannidi, e voi sfumaste al nostro
grido, però ch'esso era il grido dei milioni conculcati, il grido di Dio
che v'avvertiva dell'iniquità vostra -- e fuggiste vilmente -- e
mendicaste la spada straniera a rifarvi il trono, che soli eravate
impotenti a reggere; ma noi abbiamo, poich'altro non potevamo,
suggellata la nostra fede sul palco: abbiamo sagrificati gli affetti che
fanno cara la vita al pensiero che Dio c'impose -- ed oggi, proscritti,
innalziamo la nostra voce -- e segniamo -- e voi -- voi vi ravvolgete
nel velo dell'anonimo!
_Mazzini._
[81] [_Scritti_, ecc.: _della_].