È facile dunque capire in quali strette terribili si è trovato ad un
tratto il Governo italiano, allo scoppio della conflagrazione europea.
Pochi episodi della storia possono dimostrare più luminosamente non
esserci nè forza nè accorgimento di Governo che possa sostenere alla
lunga una politica troppo artificiosa. Sino al 24 luglio l’opinione
pubblica italiana era più incline a Germania che a Francia. Da due anni
c’era molto malumore tra i due popoli latini, per le diverse questioni
nate in Oriente ed in Africa dalla nostra guerra di Tripolitania: e i
giornali come i partiti ligi al Governo si sforzavano, quanto potevano,
di irritare ancora più quell’acredine ormai invelenita. Ma otto giorni
bastarono a capovolgere il sentimento della nazione. Nessuno di noi
dimenticherà finchè viva il procelloso tumulto di affetti che si levò
in Italia, in quella ultima settimana del luglio fatale e nelle prime
settimane dell’agosto del 1914; prima l’irritazione per le prepotenti
minaccie dell’Austria alla Serbia; poi l’irritazione per le tortuose
mosse delle due diplomazie tedesche nei giorni successivi, e per le
oblique intenzioni di cui erano indizio; indi lo stupore e il terrore,
allorchè la Germania sfoderò improvvisamente la spada dichiarando
guerra alla Russia e alla Francia: infine lo sdegno e il furore, quando
gli eserciti tedeschi si precipitarono per il Belgio neutrale sulla
Francia....
L’Italia voleva la pace; si era acconciata a sopportare molti danni
procedenti dalla Triplice alleanza, perchè l’avevano assicurata che,
sinchè fosse alleata dei due Imperi germanici, la guerra non avrebbe
sconvolta l’Europa: essa non potè perdonare, in quel momento supremo,
ai due Imperi alleati di aver tradita la sua suprema speranza. Senonchè
questa giusta collera pubblica buttava a terra in un giorno, come un
terremoto, tutto l’edificio che il Governo italiano aveva pazientemente
architettato in trent’anni. Il Governo italiano ebbe ragione di negare
il _casus foederis_; ma anche ci fosse stato il _casus foederis_,
come avrebbe potuto costringere la nazione a versare il suo sangue
per difendere la causa dei due Imperi aggressori? L’Italia si dichiarò
neutrale perchè la nazione, inorridita, non volle prestare man forte
all’aggressione premeditata dai due Imperi centrali. Passò così
l’agosto, e quelle settimane in cui ci toccò di ascoltare le prime
urla frenetiche di vittoria degli aggressori e dovemmo chiederci se
davvero la Giustizia era passata in qualche altro pianeta, per punire
gli uomini di averne tanto negletti gli altari. Per fortuna nella prima
quindicina di settembre i russi vincevano la battaglia di Lemberg, i
francesi la battaglia della Marna: e sbollito un poco lo sdegno dei
primi giorni d’agosto, calmatasi l’ansia del cominciar di settembre,
l’Italia prese a riflettere più ponderatamente sui terribili eventi
di cui l’Europa era teatro. Al Governo, a quanti avevano esperienza
di cose politiche e giudicavano senza passione, apparve allora chiaro
che se restasse neutrale, l’Italia potrebbe trovarsi dopo la guerra in
grande pericolo, qualunque fosse la parte vittoriosa. Vincessero, ad
esempio, i due Imperi germanici: l’Austria conquisterebbe la Serbia,
si amplierebbe, si rafforzerebbe di nuovo prestigio, e che altro
scampo sarebbe rimasto all’Italia, che già ora è più piccola, più
debole e meno popolosa dell’Austria, se non di rassegnarsi a figurar
nel codazzo degli Stati suoi clienti, insieme con la Rumenia e con la
Bulgaria? Avremmo noi potuto sperare aiuto od appoggio dalla Francia,
dall’Inghilterra e dalla Russia, vinte e indebolite? Se invece i
due Imperi germanici fossero vinti e l’Austria mutilata, senza che
all’Italia toccasse il brandello che è suo, le classi intellettuali
non perdonerebbero più, questa volta, nè alla Dinastia nè al Governo; e
dimenticando di aver approvata e favorita per trent’anni tutta l’opera
del Governo, gli rinfaccerebbero spietate tutti quegli atti che a suo
tempo approvarono come saggissimi. Ma a schivar Scilla senza incappare
in Cariddi, era forza muovere guerra all’Austria. Ora non è facile,
come ognuno intende, improvvisare in pochi mesi la guerra contro un
Impero, dopo esserne stati per trentatrè anni alleati.