Ho ricordato questo fatterello perchè chiarisce meglio di lunghi
ragionamenti a che prezzo l’Italia potè stringere alleanza con
l’Austria. Ogni tanto qualche nuova persecuzione degli Italiani sudditi
dell’Austria, che non si poteva nascondere; qualche episodio della
lotta incessante tra slavi e italiani di cui era necessario informare
il pubblico, ricordavano all’Italia che il problema adriatico poteva
essere dimenticato, non sepolto. Ma il Governo, stretto dal suo patto,
lasciava sbollire il primo dolore; poi con i suoi giornali, con i suoi
partiti, con tutti i mezzi di cui disponeva, cercava di affrettare
l’opera del tempo che tutto oblia.
Per lunghi anni, dunque, alle provincie irredente non restarono altri
protettori in Italia che il partito radicale e il partito repubblicano
— i quali però avevano poca autorità; e qualche poeta che ogni tanto,
tra una lirica di amore e una baruffa letteraria, saettava una manciata
di giambi contro l’Austria e gli Absburgo. Certamente il Governo
italiano faceva le viste di aver dimenticati gli Italiani soggetti
all’Austria, più che non li avesse dimenticati. La diplomazia sa
l’arte di eludere un trattato, mentre sembra osservarlo. Un giorno,
in cui tanti segreti saranno svelati, si saprà forse anche come dei
Ministeri, i quali perseguitavano in Italia le agitazioni irredentiste,
copertamente aiutavano con denaro gli Italiani dell’Istria e della
Dalmazia contro gli slavi e il Governo austriaco. Nè la tradizione
irredentista si perdeva tra le classi intellettuali. Giosuè Carducci,
lo scrittore che l’Italia ha canonizzato come il maggiore della seconda
metà del secolo XIX, a cui il Governo ha tributato nell’ultima parte
della sua vita i più grandi onori ufficiali, e al quale sta erigendo un
monumento in Bologna, fu un nemico implacabile dell’Austria. Insomma,
il Governo italiano avrebbe potuto far suo, per Trento e per Trieste,
il consiglio che Gambetta diede ai Francesi per l’Alsazia e la Lorena:
pensarci sempre e non parlarne mai. Credeva forse di provvedere così
nel tempo stesso agli interessi presenti dell’Italia e di riserbare
l’avvenire.
Ma le classi governanti non si accorgevano che, mentre esse pensavano
in silenzio a Trento e Trieste, anche in Italia, come in tutta
l’Europa, l’intera fabbrica dello Stato crescendo di mole e di altezza,
era necessità rinforzarne e ingrandirne le fondamenta, che posano sulla
plebe. A poco a poco il servizio militare e per conseguenza anche il
diritto di voto si allargavano. Era forza quindi istruire la plebe:
ma questa istruendosi non poteva non smettere una parte dell’antica
docilità; si raccoglieva in associazioni, parteggiava, voleva leggere
i suoi giornali, e far sentire la sua voce al Governo. Oggi, in
Italia, come in ogni altra nazione d’Europa, nessun Governo potrebbe
obbligare con la forza il popolo a fare una guerra, senza avergliene
spiegata in qualche modo la ragione. Ma per persuadere la plebe poco
colta, che l’Italia dovesse, presentandosi l’occasione, sforzarsi di
compiere anche con le armi l’unità nazionale, e per averla pronta in
quel giorno al cimento, non bastava pensare in silenzio ai fratelli
ancor soggetti all’Austria: occorreva parlarne al popolo e di continuo;
spiegargli che cosa fosse e che cosa minacciasse il pericolo austriaco,
come la Francia non ha smesso un istante di spiegare al popolo, dopo
il 1870, il pericolo tedesco; toccare il sentimento, alimentare una
fiamma di passione popolare con le formole diplomatiche e militari
della questione adriatica. Non si prepara la moltitudine alla guerra
con i ragionamenti, che possono convenire alle dotte discussioni di
una Accademia di scienze politiche o di un Consiglio superiore di
guerra. Chi ha parlato invece al popolo di Trento e di Trieste, negli
ultimi trent’anni? Nessuno. La letteratura, che ha conservata nelle
classi colte la tradizione irredentista, non è letta dalla plebe. La
scuola, che è un’istituzione ufficiale, non ha potuto diventare un
organo di propaganda avversa all’Austria. Dei partiti politici, il
partito conservatore e il liberale, ligi al Governo, si sono chiusi nel
silenzio. Il partito radicale e il partito repubblicano, che invece
non vollero mai tacere, non hanno mai avuto largo seguito, fuori che
in certe regioni. Grande ascendente ha acquistato invece sulla plebe,
in tutta Italia, il partito socialista: ma anche questo ha parlato
al popolo di cose ben diverse che non fossero le provincie irredente
dell’Austria. In conclusione, quando la guerra europea è scoppiata,
il popolo non aveva che un vago sentore di quel che l’Italia potesse o
dovesse fare nell’Adriatico.