IV.

L’Italia, dunque, esita; e pur parteggiando per la coalizione, pur

desiderando che l’Inghilterra, la Francia e la Russia siano vittoriose,

inclina ancora più alla neutralità ed alla pace che all’intervento

e alla guerra. Ma per capire quel che è successo e quel che potrà

succedere in Italia non basta sapere quale è lo stato presente

dell’opinione pubblica; occorre conoscerne le ragioni. Come è accaduto

che l’Italia nel 1915 sia così lenta a intendere quella necessità

nazionale, che Giuseppe Mazzini spiegava già sin dal 1866 con così

luminosa chiarezza? Perchè è disorientato là dove anche gli stranieri

vedono chiaro? E per sciogliere questo quesito, occorre rammentare che

nel 1882 l’Italia contraeva con l’Austria e la Germania un’alleanza

la quale, rinnovata parecchie volte, è ancora valida, almeno in

teoria, poichè non è stata denunciata neppure quando scoppiò la guerra

Europea; ricordare quali obblighi impose all’Italia questa alleanza.

L’Italia era, tra le tre Potenze alleate, la più debole, perchè aveva

un territorio più angusto, popolazione meno numerosa, l’esercito più

piccolo, mediocre ricchezza e prestigio militare; onde dovè nei patti

subire la volontà dei due troppo potenti alleati. D’altra parte è

chiaro che l’Austria non avrebbe stretta alleanza con l’Italia, se il

Governo italiano non avesse cancellate le terre italiane dell’impero

dal novero delle sue rivendicazioni ufficiali. Così fu che, dopo aver

stretta alleanza con l’Austria, il Governo italiano dovè con le scuole,

i giornali e i partiti che a lui erano ligi, con tutti i mezzi insomma

di cui dispone in Europa un Governo — e son più numerosi e potenti

che in America — combattere e proscrivere «l’irredentismo», come lo

chiamiamo noi; fare quanto poteva affinchè la nazione dimenticasse che

degli italiani vivevano ancora sotto lo scettro degli Absburgo, che il

confine orientale era aperto all’invasione nemica, che nell’Adriatico

Italia e Austria erano nemiche non per malvolere di uomini, ma per

ragioni geografiche. Ci furono anni in cui, di Trento e di Trieste,

degli Italiani sudditi dell’Austria e delle cose loro, era prudenza

parlare in Italia a voce bassa, chi non volesse aver delle noie; e

sempre fu più prudente il non parlare affatto, massime per gli uomini

di Stato che non volevano cadere in disgrazia.... Restò famoso, verso

il 1890, il caso del ministro Seismit-Doda. Faceva costui parte di

un Ministero presieduto dal Crispi; ed ebbe un giorno la disgrazia

di essere invitato ad un pranzo pubblico, non ricordo più per quale

cerimonia, in una città posta poco lungi dal confine austriaco. A

questo banchetto assisteva un giovane deputato, che al levar delle

mense fece un discorso, ed alluse al vicino confine di cui l’Italia non

poteva dichiararsi contenta. Il ministro ascoltò senza battere ciglia

e senza dare a divedere alcun sentimento: e che altro avrebbe potuto

o dovuto fare? Ma per non aver protestato, fu in ventiquattro ore

destituito.

La guerra europea · 第 62 / 82 题