Quanti altri esempi si potrebbero citare! Intorno a noi, da ogni parte,
ferve la lotta della quantità e della qualità. Questa lotta è l’essenza
stessa della civiltà moderna. Sì, due mondi vivono e combattono in seno
ai nostri tempi; ma non sono l’Europa e l’America, sono la quantità e
la qualità; e combattendo confondono a tal punto le idee degli uomini,
che noi non siamo più capaci di definire il progresso. Perchè noi ci
contradiciamo tutti i giorni, ora affermando che il mondo progredisce,
ora che declina? Perchè i nostri tempi hanno accresciuta di molto la
quantità di tutte le cose, ma quasi sempre a scapito della qualità;
cosicchè paiono progredire o decadere secondo che li giudichiamo
alla stregua della quantità o alla stregua della qualità. Noi non ci
raccapezziamo più, perchè confondiamo di continuo le due misure — la
quantità e la qualità — adoperandole promiscuamente.
Supponete che un architetto e un impresario di cementi armati discutano
dei tempi presenti: vi meravigliereste voi se il primo versasse lagrime
amare sulla decadenza del mondo, che non è più capace di edificare, in
mezzo alla congerie dozzinale delle città moderne, un nuovo Palazzo
Vecchio o una nuova San Marco; e che il secondo celebrasse invece il
magnifico progresso dei tempi, in cui le città pullulano e crescono
in ogni parte come i funghi in una foresta dopo la pioggia? Hanno
tutti e due ragione, ma ciascuno secondo il modo suo di vedere. Il
primo giudica alla stregua della qualità e ha ragione di affermare che
tutte le città dell’America non valgono San Marco o Palazzo Vecchio.
L’altro giudica alla stregua della quantità; e naturalmente conchiude
a rovescio. Tale è il mondo, in cui viviamo: misurato con il metro e
la bilancia è un gigante. Gli uomini non possederono mai tanta terra,
non dominarono mai le forze della natura con così potenti strumenti
e non profusero mai al sole tante ricchezze. Ma se lo giudichiamo
alla stregua della qualità, esso scomparisce a paragone di molte
generazioni passate; di quelle che crearono la scultura greca, per
esempio, o l’architettura italiana del medio evo, o i grandi stili
decorativi francesi del settecento. Noi possiamo egualmente sostenere
che i nostri tempi progrediscono e che declinano, adoperando ora l’una,
ora l’altra misura: così come possiamo, scambiando le due misure,
sostenere a piacere la preminenza dell’America e quella dell’Europa.
Non cercate in America nè le meraviglie nè gli orrori, di cui troppo vi
tengon discorso; perchè non ci troverete altra cosa che il principio
della quantità, cresciuto da un secolo in tanto potere, e i suoi più
meravigliosi prodigi. Un popolo laborioso e volonteroso si è trovato
padrone di un vastissimo continente ricco di terre fertili, di boschi
e di miniere — proprio quando l’uomo inventava lo strumento atto a
sfruttare rapidamente le immensità: la macchina a vapore. Armato
di questo strumento, quel popolo ha moltiplicate in un secolo le
ricchezze di cui l’uomo è più cupido, un infinito numero di volte;
e abbozzata in fretta una società grandiosa, disordinata e potente,
che agli ideali antichi ha anteposto un ideale nuovo: far molto e far
presto.... L’America non ignora e non disprezza, come dicono i suoi
nemici, le arti e le scienze: ma a queste attende con minor foga che
allo sfruttamento del suo continente. Nè è più conforme al vero dir che
l’Europa è maestra di civiltà al nuovo mondo ancora barbaro; o che a
fianco dell’America giovane essa raffigura la decrepitezza impotente.
Anche in Europa la moltitudine si avvezza al largo spendere; il lusso
privato cresce con le pubbliche spese: occorre quindi affrettare la
produzione della ricchezza. Ma il vecchio mondo è più popoloso e meno
ricco del nuovo; è tutto frastagliato di frontiere; vive ancor troppo,
almeno con la memoria, nei tempi in cui gli uomini si contentavano
di fare e di possedere poche cose, ma belle e buone. Se l’Europa
avanza l’America nella coltura, è più timida, più avara, più lenta
nelle industrie e nei commerci. Chi assuma dunque come misura la
quantità, giudicherà che l’America è il modello; chi la qualità invece,
conserverà all’Europa il suo antico primato.