L’autorità della Germania nei consigli dell’Europa era ancora
grandissima negli ultimi giorni di luglio. Tanto più singolare
sembrerà dunque che l’Austria abbia tenuto in così poco conto il suo
primo consiglio di pace, e proprio nel momento in cui domandava alla
sua potente alleata di far cadere di mano alla Russia la spada con
una parola minacciosa e un baleno dello sguardo corusco! Ma così fu.
La mattina del 29 le Cancellerie d’Europa appresero che l’Austria
rifiutava di intavolare una discussione con la Russia intorno alla
risposta della Serbia (_L. Rosso_, 44). E la Germania allora....
Protesta forse? Recrimina? Ritorna all’assalto con l’alleata, che ha
bisogno della sua autorità? No: si rassegna. Del rifiuto dell’Austria
si intrattennero a colloquio quel dì medesimo il Cancelliere
dell’impero e l’ambasciatore inglese; e il Cancelliere dell’impero
disse all’ambasciatore che rammaricava assai la risposta dell’Austria;
aggiunse che l’Austria faceva la guerra solo per avere finalmente
ragione della incorreggibile doppiezza della Serbia; onde egli aveva
consigliato all’Austria di dichiarar le sue intenzioni in modo, che non
ci potessero esser più malintesi (_G. B._, 75). Null’altro! Tuttavia
l’Europa non sapeva, la mattina del 29, che già la sera prima l’Austria
aveva chiesto alla Germania di ripetere la mossa del 1909: l’Europa non
aveva dunque motivo di dubitare della sincerità del Cancelliere.... «La
chiave della situazione è a Berlino», aveva detto, il giorno prima, il
Sazonoff: e con ragione, perchè, nonostante il rifiuto dell’Austria,
le speranze rinacquero nella giornata del 29. Se la Germania, la
potente Germania, voleva la pace, pace sarebbe, ancora una volta! Il
Viviani, presidente del Consiglio e ministro degli esteri di Francia,
che frattanto era tornato a Parigi dalla Russia, telegrafò a Londra
che «poichè Vienna e Pietroburgo avevano cessato di trattare, urgeva
che il Gabinetto di Londra rinnovasse in qualche modo la sua antica
proposta» (_L. Arancio_, 55). L’ambasciatore di Germania a Parigi si
recò dal Viviani per ripetergli ancora una volta che il suo Governo
voleva la pace; e avendogli il Viviani risposto che se la Germania
desiderava la pace, doveva aderire alla proposta inglese, il barone
von Schoen non rispose più, come il 27, rifiutando, ma si limitò a
schermirsi opponendo certe difficoltà di forma. Le parole «conferenza»
o «arbitrato» — egli diceva — spaventavano l’Austria.
Infine Sir E. Grey rinnovò la sua proposta; e poichè la Germania aveva
trovato a ridire più sulla forma che sulla sostanza della cosa, si
dichiarò pronto a lasciare alla Germania il giudizio intorno a tutte le
questioni di forma (_G. B._, 84; _L. Giallo_, 98). Come avrebbe potuto
l’Austria resistere a tanti pacieri che l’assediavano da ogni parte? Si
poteva di nuovo sperare....
Quando a un tratto, a mezzanotte, arrivò a Londra da Berlino un
dispaccio che parve _molto strano_. L’ambasciatore inglese raccontava
che il Cancelliere lo aveva fatto chiamare in serata. Il Cancelliere,
_tornava allora da Potsdam_; e malgrado l’ora incomoda aveva disturbato
Sua Eccellenza per domandargli _se l’Inghilterra si impegnava a
restare neutrale in una guerra europea, quando la Germania promettesse
di rispettare l’Olanda e di togliere alla Francia solamente le sue
colonie_ (_G. B._, 85). Imaginarsi lo stupore che provò il _Foreign
Office_ leggendo questo strano dispaccio! Sino ad allora non si
era parlato che del conflitto austro-russo e del modo di comporlo
senza guerra: ma ecco che a un tratto, la Germania, seduta stante,
senza nemmeno attendere l’indomani mattina, vuol sapere quel che
l’Inghilterra farà o non farà, se scoppia la guerra europea; e già
ventila perfino le condizioni di pace da imporre alla Francia! Ma
la Germania allora, invece di pensare a metter d’accordo Austria e
Russia, macchinava di far guerra alla Francia? Era chiaro infatti
che il Cancelliere non sarebbe uscito in così strane domande, quella
sera, dopo i discorsi del giorno prima, se nel Convegno di Potsdam,
dal quale egli allora tornava, non fosse già stata virtualmente decisa
la guerra. Onde un oscuro quesito: perchè tanto mutamento e così
improvviso? Che cosa è successo nella giornata del 29 luglio? Per quale
ragione il Cancelliere, che la sera del 28 dichiarava all’ambasciatore
d’Inghilterra doversi impedire la guerra fra le grandi Potenze, la
sera del 29 già negoziava la neutralità dell’Inghilterra nella guerra
europea ormai deliberata?