V.

Le cose, da cinque giorni in bilico, erano dunque precipitate.

L’Austria non aveva voluto sentir ragione! Il mondo volse gli occhi

verso la Russia. Che cosa farebbe l’immenso impero, il quale aveva

dichiarato a più riprese che non abbandonerebbe mai nelle mani

dell’Austria il piccolo regno slavo?

Il 28 luglio, il giorno stesso in cui l’Austria dichiarava guerra

alla Serbia, i ministri si riunivano a consiglio in Pietroburgo; e

deliberavano di iniziare il giorno seguente la mobilitazione nelle

circoscrizioni militari di Odessa, di Kiew, di Mosca e di Kazan; di

avvisare per via ufficiale il Gabinetto di Berlino, e di ripetergli

che la Russia non intendeva fare alcuna minaccia alla Germania (_G.

B._, 70; _L. Giallo_, 95, 96). Questa deliberazione non poteva del

resto sorprendere nessuno, poichè fino dal principio la Russia aveva

dichiarato che, se la Serbia fosse stata assalita, essa avrebbe

chiamato a raccolta le sue riserve sui confini dell’Austria. Nè il

furore popolare, concitato dalla provocazione dell’Austria, avrebbe

tollerato che il Governo esitasse. Ma la deliberazione del Governo

russo fu il solo evento di rilievo, che il giorno 28 dovesse registrare

prima di sera. Per alcune ore, dopo la dichiarazione di guerra,

tutte le Potenze aspettarono in silenzio e guardinghe, quale sarebbe

l’effetto di quell’atto audace. Prima a rompere la perplessità ed

il silenzio fu la Germania. Tutto ad un tratto, la sera del 28, il

Cancelliere dell’impero tedesco prega l’ambasciatore inglese di recarsi

da lui e gli tiene il più savio e il più cordiale discorso che si

potesse imaginare: non aver potuto accettare la proposta inglese, non

parendogli che fosse effettuabile; la Germania però esser pronta a fare

quanto potesse per impedire la guerra: Vienna e Pietroburgo avviassero

senza intermezzatori la discussione, e si intenderebbero: egli non

avrebbe risparmiata fatica purchè il discorso tra le due grandi Potenze

si impegnasse. Aggiunse di nutrir qualche timore per la mobilitazione

russa, non gli accrescesse la difficoltà «di predicar la moderazione a

Vienna», ma concluse affermando che «una guerra fra le grandi Potenze

doveva essere evitata» (_G. B._, 71). Alcune ore dopo, alle 10,45

di sera, l’imperatore di Germania, che nella giornata era tornato a

Berlino dal Mare del Nord, spediva allo Czar un dispaccio, amichevole e

fiducioso, che terminava così: «Mi rendo conto delle difficoltà in cui

il movimento della pubblica opinione ha posto Te e il Tuo Governo. Per

la cordiale amicizia che da tanto tempo ci unisce, farò quanto posso

per indurre l’Austria a intendersi lealmente e a conchiudere un accordo

soddisfacente con la Russia. Spero che Tu mi aiuterai» (_L. Bianco_,

20). Nella notte, infine, dovettero partir da Berlino istruzioni

conformi a questi discorsi e a questi propositi, se la mattina del 29

l’ambasciatore di Germania a Parigi confidava al Governo francese, _in

via officiosa_, che il Governo tedesco non dismetteva il proposito di

«indurre il Governo austriaco a iniziare una discussione amichevole»

(_L. Giallo_, 24); e se alla stessa ora a Pietroburgo il signor

Sazonoff e l’ambasciatore di Germania si scambiavano le più cordiali

assicurazioni sui propositi dei propri Governi. Ecco il tenore della

conversazione, secondo il dispaccio del signor Sazonoff stesso, che la

riassume:

«L’ambasciatore di Germania mi informa a nome del Cancelliere che

la Germania non ha mancato di esercitare a Vienna un’influenza

moderatrice e che non desisterà per la dichiarazione di guerra.

Fino a stamane non si ha notizia che le truppe austriache

abbiano varcata la frontiera serba. Ho pregato l’ambasciatore

di trasmettere al Cancelliere i miei ringraziamenti per il

tenore amichevole di questa comunicazione. Lo ho informato

dei provvedimenti militari presi dalla Russia, nessuno dei

quali, gli ho detto, è diretto contro la Germania; ho aggiunto

che non significavano nemmeno intenzioni aggressive contro

l’Austria-Ungheria, ma si spiegavano con la mobilitazione della

maggior parte dell’esercito austro-ungarico. Poichè l’ambasciatore

si dichiarava favorevole a spiegazioni dirette fra il Gabinetto

di Vienna e noi, gli risposi che ero a ciò dispostissimo, purchè i

consigli del Gabinetto di Berlino dei quali egli parlava trovassero

un’eco a Vienna.

«Al tempo stesso accennai che noi eravamo anche pronti ad accettare

una conferenza delle quattro Potenze, che alla Germania non pareva

piacere troppo.

«Dissi che, a mio parere, il miglior modo per impedire la

guerra generale erano le trattative per una conferenza a quattro

(Germania, Francia, Inghilterra, Italia) e un contatto diretto fra

l’Austria-Ungheria e la Russia, al modo stesso circa che era stato

fatto nei momenti più critici della crisi dell’anno scorso.

«Dissi all’ambasciatore che dopo le concessioni fatte dalla Serbia

non sarebbe stato difficile trovare un compromesso, purchè ci fosse

un po’ di buona volontà da parte dell’Austria, e purchè tutte le

Potenze si adoperassero per la conciliazione».

(Comunicato agli ambasciatori in Inghilterra, in Francia, in

Russia, in Austria e in Italia).

Finalmente dunque la Germania faceva quel che l’Europa tutta le

chiedeva da cinque giorni: metteva la sua autorità a servizio della

pace e non dell’Austria. Come si spiega questo mutamento improvviso?

Anche questo è un mistero. Andando per congetture, non pare improbabile

che il Governo tedesco e il Governo austriaco abbiano cominciato

a capire, il giorno 28, che il Governo russo faceva questa volta

sul serio. Di ciò troveremmo conferma nel _Libro Rosso_ austriaco,

dove si legge un dispaccio spedito il 28 luglio dal conte Berchtold

all’ambasciatore austriaco in Berlino e di cui ricopio il testo dalla

versione ufficiale italiana:

«Prego V. E. di recarsi _immediatamente_ dal Cancelliere

dell’Impero o dal segretario di Stato e di partecipargli, a mio

nome, quanto segue:

«Secondo notizie analoghe, pervenuteci da Pietroburgo, Kiew,

Varsavia, Mosca e Odessa, la Russia fa ampi preparativi militari.

Il signor Sazonoff ha dato veramente, come il ministro della

guerra russo, la sua parola d’onore, che finora non fu ordinata

alcuna mobilitazione: quest’ultimo però comunicò all’addetto

militare tedesco, che le circoscrizioni militari vicine

all’Austria-Ungheria, cioè Kiew, Odessa, Mosca e Kazan verrebbero

mobilizzate, ove le nostre truppe varcassero il confine serbo.

«Date tali circostanze, vorrei pregare istantemente il Gabinetto

di Berlino, che esaminasse l’eventuale opportunità di prevenire

_amichevolmente_ la Russia, che la mobilitazione di quei distretti

militari significherebbe una minaccia all’Austria-Ungheria e che

perciò, se venisse realmente effettuata, tanto la Monarchia quanto

l’alleata Germania dovrebbero prendere da parte loro le più vaste

contromisure militari.

«Per facilitare alla Russia una eventuale resipiscenza, ci

sembrerebbe indicato che un tale passo venisse fatto dapprima

dalla sola Germania: pure noi saremmo naturalmente pronti ad

associarvici.

«L’essere espliciti mi parrebbe in questo momento il mezzo più

efficace per far intendere alla Russia l’intero significato di un

contegno minaccioso» (_L. Rosso_, 42).

Il Governo austriaco incomincia dunque già a inquietarsi per gli

apparecchi militari della Russia durante il giorno 28, e perciò prega

la Germania di ripeter la mossa riuscita così bene nel 1909. Chi

ripugni dunque dal voler attribuirgli accorgimenti e piani troppo

reconditi, può supporre che la sera del 28 il Governo tedesco si sia

accorto, paragonando le notizie di Pietroburgo e quelle di Vienna,

che le cose si mettevano al pericolo; e che, spaventato, abbia voluto

cercare qualche riparo.

La guerra europea · 第 13 / 82 题