VII.

Eccoci al maggior mistero di questa terribile storia. Cercherò

chiarirlo, come posso, pochi mesi dopo gli eventi, in tanta scarsezza

di documenti, per via di congetture: congetture che domani nuovi

documenti forse spazzeranno via, come un soffio di vento spazza via

dall’orizzonte in pochi minuti una nuvolaglia che ristagna pesante

e immota nell’aria; ma che potranno almeno servire la verità,

sollecitando la curiosità di quanti sono avidi di conoscere il vero.

Per provarci all’impresa non facile, incominciamo a osservare che il

Governo russo ha ufficialmente avvertito il Governo tedesco di aver

ordinata la mobilitazione sulla frontiera austriaca, il 29. Questo

afferma il _Libro Bianco_ tedesco; e questo conferma un dispaccio

spedito da Berlino dall’ambasciatore inglese (_L. Bianco_, 9; _G. B._,

76). Procediamo quindi a leggere alcuni documenti che giacciono lontani

e quasi stranieri l’uno all’altro nei differenti Libri diplomatici

sinora pubblicati, ma che invece si intrecciano a vicenda come

altrettante maglie del gran tessuto degli eventi. Primo, il dispaccio

spedito il 29 dal Sazonoff all’ambasciatore di Russia a Parigi (_L.

Arancio_, 58).

«L’ambasciatore di Germania mi ha oggi comunicato che il suo

Governo ha risoluto di mobilizzare se la Russia non interrompe

i preparativi militari. Ora noi abbiamo incominciato questi in

seguito alla mobilitazione cui già si era accinta l’Austria,

e visto che l’Austria non desiderava di trovare una qualsiasi

soluzione pacifica del suo conflitto con la Serbia.

«Poichè non possiamo accedere al desiderio della Germania, non

ci resta che affrettare i nostri armamenti, e contare sulla

inevitabilità della guerra. Vogliate avvertirne il Governo

francese, esprimergli al tempo stesso la nostra sincera

riconoscenza per la dichiarazione che l’ambasciatore di Francia

m’ha fatto a suo nome, dicendomi che noi possiamo contare

intieramente sull’appoggio della nostra alleata, la Francia. Nelle

attuali circostanze questa dichiarazione ci è particolarmente

preziosa».

(Comunicato agli ambasciatori in Inghilterra, Austria-Ungheria,

Italia, Germania).

Spigoliamo quindi nel _Libro Bianco_ tedesco e ritroveremo un dispaccio

spedito dall’imperatore di Germania all’imperatore di Russia, nella

notte dal 29 al 30, all’una del mattino, e scritto in tono ben diverso

dal dispaccio del 28:

«Il mio ambasciatore è stato incaricato di richiamare

l’attenzione del Tuo Governo sui pericoli della mobilitazione.

L’Austria-Ungheria ha solamente mobilitato una parte del suo

esercito e contro la Serbia. Se la Russia, come pare sia intenzione

Tua e del Tuo Governo, mobilita contro l’Austria-Ungheria, la parte

di mediatore che Tu mi hai affidata con così viva istanza e che io

ho accettata per farti piacere, diventa impossibile o quasi. Ormai

tutto dipende da Te, come sopra di Te peserà la responsabilità

della guerra e della pace» (_L. Bianco_, 23).

Leggiamo quindi un dispaccio spedito il 30 luglio dall’ambasciatore

d’Inghilterra a Pietroburgo, per raccontare ciò che era avvenuto il 29:

«L’ambasciatore di Francia ed io abbiamo fatta visita al ministro

degli affari esteri questa mattina (30 luglio). Sua Eccellenza

ci ha raccontato che ieri _nel pomeriggio_ l’ambasciatore di

Germania gli ha detto che la Germania era pronta a garantire per

conto dell’Austria-Ungheria la integrità della Serbia: il sig.

Sazonoff ha risposto che ciononostante la Serbia potrebbe cadere

sotto il vassallaggio dell’Austria come Bucara è caduta sotto il

vassallaggio della Russia e che una rivoluzione scoppierebbe in

Russia se il Governo tollerasse una cosa simile.

«Il sig. Sazonoff aggiunse che la Germania faceva preparativi

militari contro la Russia, specialmente in direzione del golfo di

Finlandia; il Governo ne aveva prove incontestabili.

«L’ambasciatore di Germania ebbe un secondo colloquio col sig.

Sazonoff durante la notte, alle ore 2 antimeridiane. L’ambasciatore

è scoppiato in pianto (_completely broke down_) quando capì che

la guerra era inevitabile. Supplicò allora il sig. Sazonoff di

suggerirgli qualche cosa da poter telegrafare al suo Governo,

come ultima speranza. Per contentarlo il sig. Sazonoff scrisse

in francese e gli consegnò la formola seguente: _Se l’Austria,

riconoscendo che la questione austro-serba ha assunto il carattere

di una questione europea, si dichiara pronta a eliminare dal suo_

ultimatum _i punti che portano pregiudizio ai diritti sovrani della

Serbia, la Russia si impegna a cessare dai preparativi militari_.

«Se questa proposta sarà respinta dall’Austria, sarà decretata la

mobilitazione generale. La guerra europea sarà allora inevitabile.

Gli animi sono qui così eccitati, che se l’Austria non fa

concessioni, la Russia non potrà più indietreggiare. La Russia,

poichè sa che la Germania si prepara, non può indugiare molto a

convertire la sua mobilitazione parziale in mobilitazione generale»

(_G. B._, 97).

Nè meno importante è il dispaccio che il Paléologue, ambasciatore di

Francia alla Corte russa, inviava da Pietroburgo il 30 (_L. Giallo_,

103):

«L’ambasciatore di Germania è venuto questa notte a insistere

di nuovo, ma in termini meno categorici, presso il sig. Sazonoff

perchè la Russia cessi dai suoi preparativi militari, affermando

che l’Austria non avrebbe intaccato l’integrità territoriale della

Serbia.

« — Non è soltanto l’integrità territoriale della Serbia che noi

dobbiamo preservare — ha risposto il sig. Sazonoff — è anche la sua

indipendenza e la sua sovranità. Noi non possiamo ammettere che la

Serbia diventi vassalla dell’Austria.

«Il sig. Sazonoff ha soggiunto: — L’ora è troppo grave perchè io

non vi dichiari intieramente il mio pensiero, intromettendosi

a Pietroburgo mentre si rifiuta di intromettersi a Vienna,

la Germania non cerca che di guadagnar tempo per permettere

all’Austria di schiacciare il piccolo regno serbo prima che la

Russia abbia potuto soccorrerlo. Ma l’imperatore Nicola ha tanto

desiderio di scongiurare la guerra che io vi farò a nome suo una

nuova proposta: _Se l’Austria, riconoscendo_, ecc. Il conte di

Pourtalès ha promesso di appoggiare questa proposta presso il suo

Governo».

Finalmente il 30 luglio il signor Sazonoff telegrafa all’ambasciatore

di Russia a Berlino (_L. Arancio_, 60):

«L’ambasciatore di Germania, che mi ha lasciato adesso, mi

ha domandato se non ci potevamo contentare della promessa che

l’Austria non toccherebbe l’integrità del regno di Serbia, e mi

ha chiesto a quali condizioni si potrebbe ancora acconsentire

a sospendere i nostri armamenti. Io gli ho dettato, perchè sia

trasmessa d’urgenza a Berlino, la dichiarazione seguente: _Se

l’Austria, riconoscendo_, ecc.

«Vogliateci telegrafare d’urgenza quale sarà l’atteggiamento del

Governo tedesco di fronte a questa nuova prova del nostro desiderio

che la pace non sia turbata, giacchè noi non possiamo ammettere che

tutte queste trattative non servano che a far guadagnar tempo alla

Germania e all’Austria per i loro preparativi militari».

Studiamo ora e confrontiamo questi documenti. Dal dispaccio 58

del _Libro Arancio_ noi apprendiamo che il 29 luglio il Sazonoff

e l’ambasciatore di Germania ebbero un colloquio. Il dispaccio 97

della pubblicazione inglese _Great Britain and the European Crisis_,

narra pure di una conversazione ch’ebbe luogo fra quei due personaggi

_nel pomeriggio_ del 29. I due dispacci alludono forse allo stesso

colloquio? Sembra probabile. Allora è possibile, riscontrando i due

dispacci, scoprire di che si trattò nel colloquio. L’ambasciatore

di Germania disse al signor Sazonoff che l’Austria prometteva di

rispettare l’integrità territoriale della Serbia, e che la Germania era

pronta a garantire la promessa; ma lo avvisò che se la Russia avesse

continuata la sua mobilitazione _contro l’Austria_ la Germania avrebbe

anch’essa mobilizzato. Il Governo tedesco, dunque, dopo aver mandato

alla mattina del 29 il suo ambasciatore a rassicurare il Governo

russo e a consigliargli di trattare con il Governo austriaco, nel

pomeriggio, dopochè il Governo austriaco aveva rifiutato di intavolare

la discussione consigliata dall’alleata, invece di insistere nel suo

consiglio, invece di tentar qualche passo per far ravvedere l’Austria,

rimanda il suo ambasciatore a fare la mossa richiesta il giorno prima

dal conte Berchtold: a esigere cioè, tra il dolce e il brusco, che

la Russia riponga nell’armadio la spada. In altre parole il Governo

tedesco, il quale alla mattina diceva ancora di voler interporsi come

paciere tra l’Austria e la Russia, nel pomeriggio si presenta di nuovo

alla Russia in veste di alleata dell’Austria e con la mano sull’elsa

della spada.

Anche le ragioni di questo mutamento sono un mistero. Chi non voglia

interpretare in sinistro tutte le azioni del Governo tedesco e supporre

che il 28 luglio fingesse per addormentare gli avversari e meglio

sorprenderli il dì seguente, può argomentare che a Berlino fossero due

partiti: uno più debole e in vista che voleva trattenere l’Austria

e conservare la pace; l’altro più potente ed occulto che voleva la

guerra; e che questo secondo partito prevalse nei consigli del Governo

la mattina del 29. Come e perchè — se questa congettura è vera — ce

lo dirà forse un giorno la storia. Ad ogni modo se le ragioni del

passo sono oscure, certo è invece che il passo fatto dall’ambasciatore

tedesco a Pietroburgo nel pomeriggio del 29 fu l’atto decisivo e

irreparabile che provocò la guerra europea. L’ambasciatore tedesco

era appena uscito dal colloquio, che già il Sazonoff telegrafava

all’ambasciatore russo a Parigi la guerra essere ormai inevitabile,

Francia e Russia dovere senza indugio approntare le armi. Nè è

difficile intendere il perchè. Scottante era ancora in Russia il

ricordo dell’umiliazione che la Germania aveva inflitto all’impero

moscovita nel 1909; ben fermo il proposito di non passare una seconda

volta, in cospetto del mondo, sotto quelle Forche Caudine. Quel passo

invece diceva chiaro che la Germania voleva ripetere il gioco....

Come spiegare altrimenti che non l’Austria, alle cui frontiere la

mobilitazione era stata ordinata, ma la Germania chiedesse alla Russia

di non indossare le armi; e ciò chiedesse, quando la Russia aveva

appena decretata, ma non ancora incominciata la mobilitazione; dopochè

il von Jagow aveva dichiarato al Cambon che la Germania non avrebbe

messo il suo esercito su piede di guerra, qualora la Russia avesse

mobilizzato solo sulle frontiere dell’Austria? La Russia quindi era

risoluta questa volta a sfidare la minaccia, il che forzerebbe la

Germania a porla ad effetto: ma tutti sapevano, in tutta Europa, che

se la Germania avesse un giorno chiamato il popolo alle armi, avrebbe

dichiarata la guerra il dì seguente.

E difatti non a Pietroburgo solo ma anche a Berlino si pensò che la

guerra era imminente, dopochè l’ambasciatore tedesco ebbe fallito,

nel pomeriggio del 29, quel suo passo fatale. Noi possiamo infatti,

a questo modo, spiegare gli strani discorsi tenuti la sera del 29

dal Cancelliere dell’impero all’ambasciatore inglese. Il Cancelliere

dell’impero tornava, allora allora, come è stato detto, da Potsdam.

Per qual ragione era egli andato a Potsdam? Ce lo dice il signor

Cambon: per prender parte «a un consiglio straordinario con le autorità

militari, sotto la presidenza dell’imperatore» (_L. Giallo_, 105).

Ma di che si trattò e intorno a quali materie si deliberò in questo

grande consiglio, alla presenza dei capi dell’esercito? Delle cose

di cui il Cancelliere, appena tornato a Berlino, tenne la sera stessa

discorso con l’ambasciatore inglese; e di quelle di cui l’ambasciatore

tedesco andò a ragionare con il Sazonoff, nella notte del 29 al 30

luglio, alle due del mattino. Riscontrando i fatti e le date è dunque

possibile di ricostruire per sommi capi gli eventi di quella giornata.

La risposta della Russia metteva il Governo tedesco nell’impegno

di porre a effetto la minaccia: ma alla mobilitazione seguirebbe la

guerra, la guerra europea. Era dunque necessario chiamare a consiglio i

capi dell’esercito. Il consiglio di Potsdam fu convocato per discutere

intorno alla risposta che la Russia aveva data, nel pomeriggio del 29,

alla richiesta dell’ambasciatore tedesco; e dopo una lunga discussione

deliberò di fare ancora un passo presso la Russia, ma subito, nella

notte stessa, per chiederle di nuovo «in termini meno categorici» come

dice il Paléologue, a quali condizioni avrebbe consentito a sospendere

gli apparecchi di guerra: se la Russia rifiutasse ancora, di romper

gli indugi e dichiarare la guerra, senza più perdere un minuto,

assicurandosi il vantaggio dell’iniziativa e dell’attacco. Tanto è ciò

vero che il Cancelliere dell’impero doveva assicurarsi immediatamente,

appena tornato a Berlino, senza neppure aspettare il giorno seguente,

la neutralità dell’Inghilterra. La guerra europea fu dunque decisa a

Potsdam, la sera del 29 luglio 1914.

Nessun documento sinora venuto in luce prova in modo sicuro che la

Germania abbia cominciati subito i suoi ultimi preparativi di guerra;

ma è difficile credere che il Governo tedesco sia stato inoperoso

per quarant’otto ore, quando sapeva la guerra imminente e quando

mostrava di avere tanta fretta per tutto il resto. Come che sia, non è

dubbio che, la sera stessa, appena tornato a Berlino, il Cancelliere

dell’impero presentò le sue _strane_ domande all’ambasciatore

d’Inghilterra; che l’imperatore spedì il suo dispaccio allo Czar al

tocco di notte, per appoggiare il passo che il suo ambasciatore, il

conte di Pourtalès, doveva fare alle due, ad un’ora che sola basta

a dimostrare la gran fretta che aveva invaso il Governo tedesco,

dopo il consiglio di Potsdam. È chiaro che questi tre fatti sono

concatenati. Quel che disse il conte di Pourtalès al Sazonoff e quel

che gli rispose il Sazonoff, si ricava dal dispaccio 60 del _Libro

Arancio_ e dal dispaccio 103 del _Libro Giallo_. L’ambasciatore di

Germania insistette nel dimostrare al Sazonoff, come dice il dispaccio

dell’imperatore di Germania, i gravi pericoli della mobilitazione; ma

quando si accorse che la decisione del Governo russo era irrevocabile,

non seppe nascondere la sua emozione. Fino a quel momento egli aveva

sperato che il Governo russo cederebbe, come nel 1909; e certo non

aveva fatto il suo passo del pomeriggio del 29, supponendo che egli era

in quel momento il piccolo e inconsapevole strumento di cui si serviva

il destino per scatenare sull’Europa il più terribile flagello che

l’avesse sino ad allora percossa. Scoppiò in pianto — debolezza umana

e di cui nessuno gli farà rimprovero — quando se ne accorse; e furono

forse le prime lagrime della guerra o le ultime della pace europea —

troppo tardive, in ogni caso! L’irreparabile era già stato compiuto.

Continuarono, sì, Russia ed Austria a trattare il 30 e 31; anzi, il 31,

il Governo austriaco, assalito da dubbi e timori, consentì a discutere

con le grandi Potenze di Europa il suo _ultimatum_ (_G. B._, 131);

a far quello che le Potenze le avevano chiesto fin dal principio.

Per un istante a Londra e a Parigi rinacque la speranza: ma il passo

tedesco del 29 a Pietroburgo aveva ormai fatto nascere fra Russia e

Germania troppa sfiducia. Il 30 i due imperi affrettano gli apparecchi

di guerra: la Russia, perchè aveva ormai troppe ragioni di dubitare

della Germania; la Germania, perchè sapeva che, fallita la minaccia,

era forza colpire. I preparativi militari della Germania decisero il

Governo russo a ordinare, il 31, la mobilitazione generale; e questa a

sua volta determinò il Governo tedesco all’_ultimatum_ del 31 luglio

che è stato l’inizio della guerra europea. Nel racconto storico che

precede il _Libro Bianco_ tedesco è detto che la mobilitazione generale

dell’esercito russo fu deliberata a Pietroburgo _nel pomeriggio del

31 luglio_ e il _Libro Arancio_ racconta che l’_ultimatum_ tedesco

fu consegnato a Pietroburgo il 31 a mezzanotte (_L. Bianco_, 14;

_L. Arancio_, 64). Poichè l’ora russa anticipa di sessant’un minuti

sull’ora dell’Europa centrale, è chiaro che l’_ultimatum_ tedesco fu

spedito non appena giunse a Berlino la notizia della mobilitazione

generale russa. Non vi furon dubbi o esitanze a Berlino: altra prova

che, fino dalla sera del 29, la guerra era cosa deliberata, se il

secondo passo dell’ambasciatore tedesco a Pietroburgo fosse fallito

come il primo. Non si cercava più che un pretesto per dichiarare la

guerra: chè invero sarebbe stato strano far la guerra alla Russia,

perchè la Russia mobilitava al confine austriaco, mentre l’Austria il

31 ancora dichiarava, sia pur senza pensarlo, di non considerare come

atto ostile la mobilitazione russa (_G. B._, 118). Perfino gli illustri

professori che firmarono il famoso manifesto dei 93 si sarebbero

accorti allora che provocatrice era proprio la Germania. Sembra per

altro che a Berlino sino all’ultimo minuto si sia sperato che la Russia

cederebbe. Ma la Russia non cedè, questa volta; e il sabato, 1º agosto,

alle cinque del pomeriggio, l’ambasciatore di Germania consegnava a

Pietroburgo questa dichiarazione di guerra:

«Il Governo imperiale ha fatto il possibile, fino dal principio

della crisi, per giungere a una soluzione pacifica. Conformandosi

a un desiderio espressogli da S. M. l’Imperatore di Russia, S. M.

l’Imperatore di Germania, d’accordo con l’Inghilterra, voleva farsi

mediatore presso i Gabinetti di Vienna e di Pietroburgo, allorchè

la Russia senza attendere i risultati procedette alla mobilitazione

di tutte le sue forze di terra e di mare. In seguito a questa

misura minacciosa che nessun preparativo militare della Germania

ha motivato, l’Impero tedesco si è trovato di fronte a un pericolo

grave e imminente. Se il Governo imperiale non avesse provveduto

a questo pericolo, avrebbe compromessa la sicurezza e la stessa

esistenza della Germania. Perciò il Governo tedesco si è visto

obbligato a rivolgersi al Governo di S. M. l’Imperatore di tutte le

Russie, insistendo per la cessazione dei sopradetti atti militari.

Avendo la Russia rifiutato di riconoscere questa domanda e avendo

manifestato, con questo rifiuto, che la sua azione era diretta

contro la Germania, ho l’onore di informare l’Eccellenza Vostra,

per ordine del mio Governo, di quanto segue: S. M. l’Imperatore,

mio Augusto Sovrano, in nome dell’Impero, raccogliendo la sfida, si

considera in istato di guerra con la Russia».

La guerra europea era scoppiata. La corrente del tempo che, un po’

torbida e gonfia ma senza pericolo, aveva sino a quel giorno portati

i nostri destini con un corso che ci pareva sicuro, si era inabissata

ad un tratto in una voragine immensa; e nessuno sa quando e dove e per

quali abissi uscirà a rivedere il bel sole, che aveva sorriso sulla

nostra vita sino a quel fatale primo giorno di agosto dell’anno 1914.

La guerra europea · 第 15 / 82 题