doti, il suo sapere, il grado che per retaggio ei teneva nello Stato,
e l’alto comando che aveva avuto nell’armata ribelle, sarebbe stato
agli occhi d’un Governo giusto, obietto più meritevole di castigo di
quello che fossero Alice Lisle, Guglielmo Hewling, o chiunque altri
delle centinaia di contadini ignoranti, de’ quali i teschi e gli
squartati corpi erano esposti nelle città della Contea di Somerset. Ma
il patrimonio di Grey era grande, e rigorosamente ipotecato. Egli altro
non aveva de’ suoi beni che una rendita vitalizia, e non poteva perdere
più di ciò che fruiva. Se veniva punito di morte, le sue terre erano
subito devolute allo erede prossimo. Se gli si concedeva il perdono,
poteva pagare un grosso riscatto. Gli fu quindi concesso di redimersi,
dando una scritta d’obbligo per quaranta mila lire sterline al Lord
Tesoriere, ed altre somme minori ad altri cortigiani.[470]
LXIV. Sir Giovanni Cochrane aveva tenuto fra i ribelli scozzesi
il grado medesimo occupato da Grey nelle contrade occidentali
d’Inghilterra. Che Cochrane fosse perdonato da un principe oltremodo
vendicativo, pareva incredibile. Ma Cochrane era cadetto d’una ricca
famiglia; non poteva, dunque, daini ottenersi danaro se non col
salvargli la vita. Il padre suo, Lord Dundonald, offerse cinque mila
lire sterline di mancia ai preti della casa reale; e la grazia fu
conceduta.[471]
Samuele Storey, rinomato seminatore di sedizioni, che era stato
commissario nella armata ribelle, e con veementi arringhe, in cui
Giacomo era descritto come incendiario ed avvelenatore, aveva
infiammato l’ignorante popolaccio della Contea di Somerset, ottenne
il perdono; imperocchè aiutò mirabilmente Jeffreys ad estorcere le
quindici mila lire sterline a Prideaux.[472]
Nessuno dei traditori aveva meno diritto a sperare grazia che Wade,
Goodenough e Ferguson. Questi tre capi della ribellione erano fuggiti
insieme dal campo di Sedgemoor, ed erano giunti salvi alla costa;
ma avevano trovato una fregata in crociera presso il luogo dove
speravano imbarcarsi. Si erano quindi l’uno dall’altro partiti.
Wade e Goodenough, in breve tempo scoperti, furono menati a Londra.
Comunque fossero stati profondamente implicati nella congiura di Rye
House, comunque si fossero resi notevoli fra’ capi della insurrezione
delle contrade occidentali, fu loro lasciata la vita, perchè potevano
rivelare cose, onde il Re togliesse cagione ad uccidere e spogliare
taluni ch’egli odiava, ma ai quali non aveva fino allora potuto trovare
delitto da apporre.[473]
In qual modo Ferguson fosse fuggito, fu, ed è tuttavia, un mistero. Di
tutti gl’inimici del Governo, egli era, senza dubbio nessuno, il più
reo. Era stato il primo macchinatore della congiura per assassinare
Carlo e Giacomo. Aveva scritto il manifesto, che per insolenza,
malignità e bugiarderia, non ha paragone fra i libelli di que’
procellosi tempi. Aveva incitato Monmouth prima ad invadere il Regno,
e poi ad usurpare la corona. Era ragionevole credere che si sarebbe
con ogni studio cercato l’arcitraditore, come spesso lo chiamavano;
alle quali ricerche un uomo così singolare per aspetto e loquela mal
poteva sottrarsi. Affermavasi con sicurezza nelle botteghe da caffè
in Londra, che Ferguson fosse stato preso; notizia che fu creduta da
uomini i quali avevano buoni mezzi di sapere il vero. Dopo, si seppe
ch’egli era sano e salvo sul continente. Corse molto il sospetto che
egli di continuo carteggiasse col Governo, contro cui di continuo
macchinava congiure; che mentre incitava i suoi colleghi ad ogni
eccesso d’imprudenza, desse a Whitehall tante notizie rispetto ai loro
procedimenti, quante sarebbero potute bastare a salvargli la vita; e
che perciò si fossero dati ordini a lasciarlo fuggire.[474]
Jeffreys, compiuta l’opera, ritornò a chiedere il meritato premio.
Giunse a Windsor, lasciandosi addietro strage, lutto e terrore. L’odio
che gli portavano le genti della Contea di Somerset, è senza esempio
nella storia nostra. Non fu spento dal tempo o da politici mutamenti,
fu lungamente tramandato di generazione in generazione, e si sfogò
ferocemente sopra la sua innocente progenie. Da molti anni era già
morto, il suo nome e il suo titolo erano già estinti, allorchè la
contessa di Pomfret, viaggiando per la strada d’occidente, fu insultata
dalla plebe, e si accorse di non rimanere in sicurtà fra i discendenti
di coloro che avevano veduto il Tribunale di Sangue.[475]
Ma alla Corte, Jeffreys fu cordialmente accolto. Era il giudice tanto
gradito al proprio signore. Giacomo aveva con interesse e diletto
tenuto dietro alla missione di lui. Nelle sue sale ed a mensa aveva
spesso favellato della devastazione che si stava facendo tra i
suoi disaffezionati sudditi, con esultanza che rendeva attoniti i
ministri stranieri. Di propria mano aveva scritto racconti di quella
ch’egli, con frase faceta, chiamava la campagna del suo Lord Capo
Giudice nelle contrade occidentali. Scrisse all’Aja, come parecchie
centinaia di ribelli fossero stati condannati. Alcuni di loro erano
già stati impiccati, altri lo sarebbero; i rimanenti verrebbero
deportati alle piantagioni. Non giovò a nulla lo avere Ken scritto per
implorare mercè al traviato popolo, e lo avere dipinto con commovente
eloquenza l’orribile stato della propria diocesi. Lamentava come fosse
impossibile procedere per le strade maestre senza vedere qualche
terribile spettacolo, e come l’aria della Contea di Somerset fosse
pregna di morte. Il Re lesse, e rimase, secondo il detto di Churchill,
più duro del marmo de’ camini di Whitehall.
LXV. A Windsor, il Gran Sigillo d’Inghilterra fu posto nelle mani
di Jeffreys, e nel prossimo numero della Gazzetta di Londra fu
solennemente annunziato che cosiffatto onore era la rimunerazione de’
molti insigni servigi da lui resi alla Corona.[476] In un periodo
posteriore di tempo, allorquando gli uomini tutti di tutti i partiti
parlavano con raccapriccio del Tribunale di Sangue, il malvagio Giudice
e il Re malvagio provaronsi di scolparsi, gettandosi scambievolmente il
biasimo addosso. Jeffreys, rinchiuso nella Torre, protestò che negli
atti più feroci di crudeltà da lui commessi, non aveva travarcati gli
ordini espressi del proprio signore; che anzi non gli aveva osservati
con quella severità che gli era stata ingiunta. Giacomo, in Saint
Germain, avrebbe voluto far credere ch’egli era stato inchinevole alla
clemenza, e che la violenza del ministro gli aveva attirato sul capo un
biasimo non meritato. Ma niuna di queste due anime crude può mandarsi
assoluta, l’una a detrimento dell’altra. La falsità della scusa addotta
da Giacomo è provata da ciò che scrisse di proprio pugno. Quella di
Jeffrey, quando anche fosse vera in fatto, è estremamente indegna.
La strage delle contrade occidentali era finita; quella di Londra
era presso a cominciare. Il Governo singolarmente desiderava
trovare vittime fra i grandi mercatanti Whig della Città. Nel
regno precedente essi erano stati parte formidabile della potenza
dell’Opposizione. Erano ricchi; e la loro opulenza non era, al pari
di quella di molti nobili e gentiluomini di provincia, protetta da
ipoteche contro la confisca. Nel caso di Grey, e d’altri uomini nella
medesima condizione, era impossibile saziare ad un’ora la crudeltà
e la rapacità; ma un ricco trafficante poteva essere mandato alle
forche, e insieme spogliato. I grandi del commercio, nondimeno,
ancorchè comunemente fossero ostili al papismo e al potere arbitrario,
erano stati scrupolosi o timidi tanto, da non incorrere nel delitto
d’alto tradimento. Uno de’ più considerevoli fra essi, era Enrico
Cornish. Era stato Aldermanno quando la Città possedeva il suo antico
statuto; teneva l’ufficio di Sceriffo mentre la questione della Legge
d’Esclusione occupava le menti di tutti. In politica era Whig, in
religione pendeva verso le opinioni presbiteriane; ma era d’indole
cauta e temperata. Non è stato provato con testimoni di fede degni,
ch’egli si spingesse mai fino all’orlo dell’alto tradimento, senza
tuttavia gettarvisi dentro. Mentre era Sceriffo, gli aveva ripugnato
l’animo a servirsi, come suo deputato, di un uomo irruente e immorale
quale era Goodenough. Scoperta la congiura di Rye House, la Corte sperò
grandemente di trovarvi implicato Cornish; speranze che andarono a
vuoto. Uno de’ congiurati, a dir vero, cioè Giovanni Rumsay, era pronto
a giurare ogni cosa; ma un solo testimone non fu riputato sufficiente,
e un secondo non fu possibile trovare. Da quel tempo erano corsi due e
più anni. Cornish si credeva sicuro, ma l’occhio del tiranno vegliava
sopra di lui. Goodenough, atterrito dal prossimo spettacolo della
morte, e scusando la propria malignità colla sfavorevole opinione in
cui lo aveva sempre tenuto il suo antico padrone, assentì a fare la
parte di quel testimone che fino allora non s’era potuto trovare.
Cornish venne preso mentre negoziava alla Borsa, condotto in carcere,
tenuto per alcuni giorni in istretta solitudine, e tratto senza essere
punto preparato al tribunale di Old Bailey. L’accusa era interamente
fondata sopra la testimonianza di Rumsay e di Goodenough. Entrambi,
siccome essi medesimi confessarono, erano complici della congiura
onde accusavano il prigione. Entrambi erano fortemente stimolati da
speranza e timore ad incriminarlo. Furono addotti anche testimoni che
provavano come Goodenough gli fosse nemico personale. La storiella che
disse Rumsay, era incompatibile con quella ch’egli aveva raccontata
allorquando comparve in tribunale a testificare contro Lord Russell. Ma
queste ragioni furono addotte invano. Al banco sedevano tre giudici che
avevano seguito Jeffreys nella sua missione di sangue alle contrade
occidentali; e fu notato da coloro che ne osservavano il contegno,
ch’essi erano tornati dalla strage di Taunton con feroce ed irritato
animo. Egli è pur troppo vero che il gusto del sangue è un appetito che
anco gli uomini di non crudele natura possono per abitudine agevolmente
acquistare. La barra e il seggio si congiunsero ad atterrire il
malfortunato Whig. I Giurati, eletti dal cortigiano Sceriffo, decisero
di leggieri esistere la colpa; e, malgrado il mormorare dello indignato
pubblico, Cornish fu fatto morire dieci giorni dopo essere stato
imprigionato. E perchè fosse intera la degradazione, la forca fu
innalzata dove King Street si congiunge con Cheapside di faccia alla
casa nella quale quell’infelice, riverito da tutti, era lungamente
vissuto; voglio dire di faccia alla Borsa, dove egli aveva sempre
avuto immenso credito, ed al Guildhall, dove s’era reso cospicuo come
capo popolare. Ei morì animosamente, profferendo molte pie parole;
ma co’ gesti e con lo sguardo mostrò tale forte risentimento per la
barbarie ed ingiustizia onde era stato trattato, che i suoi nemici
sparsero una vile calunnia, dicendo come egli fosse ubriaco o fuori di
sè allorquando venne condotto al patibolo. Guglielmo Penn, nondimeno,
che stava presso alla forca, e i cui pregiudizi erano tutti a favore
del Governo, affermò poscia di non avere veduto nel contegno di Cornish
null’altro che la indignazione naturale d’un uomo innocente, tratto al
macello con forme legali. La testa dell’assassinato magistrato fu posta
sopra il Guildhall.[477]
LXVI. Per quanto iniquo fosse il riferito caso, non era l’iniquissimo
de’ tanti che infamarono le sessioni autunnali di quell’anno in Old
Bailey. Fra gl’implicati nella congiura di Rye House, era un uomo
chiamato Giacomo Burton. Per confessione propria, s’era trovato
presente allorchè i suoi compiici avevano discusso intorno al disegno
d’assassinio. Scoperta la congiura, fu promesso un premio a chi lo
avesse arrestato. Ei venne salvato da morte da una vecchia matrona,
di nome Elisabetta Gaunt, che professava le dottrine de’ Battisti.
Questa donna, con le maniere e le frasi peculiari alla sua sètta, era
armata di un grande spirito di carità. Spendeva la vita a soccorrere
gl’infelici di qualunque opinione religiosa si fossero, ed era ben
conosciuta come colei che di continuo andava visitando le carceri.
Le opinioni politiche e teologiche, non che la inchinevolezza alla
commiserazione, la indussero a fare tutto ciò che potè a fine di
salvare Burton. Provvide che una barca lo trasportasse a Gravesend,
dove s’imbarcò sopra un legno che andava ad Amsterdam. Nel partirsi,
ella gli pose in mano una somma di denari, che, rispetto ai suoi
mezzi, era assai grande. Burton, dopo d’essere vissuto lungo tempo
in esilio, ritornò con Monmouth in Inghilterra, pugnò in Sedgemoor,
fuggì a Londra, ed ebbe asilo in casa di Giovanni Fernley, barbiere
in Whitechapel. Fernley era poverissimo. Sapeva che un premio di
cento lire sterline era stato offerto dal Governo per la cattura di
Burton. Ma l’onesto uomo era incapace di tradire colui che nell’estremo
pericolo aveva trovato ricovero sotto il suo tetto. Sventuratamente si
sparse la voce, che Giacomo era maggiormente rigoroso contro coloro i
quali davano ricetto ai ribelli, che contro i ribelli stessi. Aveva
pubblicamente dichiarato, che di tutte le specie di crimenlese, quella
di sottrarre i traditori alla sua vendetta, era la più imperdonabile.
Burton lo seppe; si diede nelle mani del Governo, accusando Fernley ed
Elisabetta Gaunt come rei di averlo ricoverato ed aiutato a fuggire.
Furono tratti al tribunale. Lo scellerato al quale avevano salvata la
vita, ebbe cuore e faccia di comparire come precipuo testimone contro
loro. Dichiarati convinti, Fernley fu condannato alla forca, Elisabetta
Gaunt al fuoco. Anche dopo gli orribili fatti di quell’anno, molti
credevano impossibile che coteste sentenze si mandassero ad esecuzione.
Ma il Re fu senza pietà. Fernley venne impiccato. Elisabetta Gaunt
fu arsa viva in Tyburn il dì medesimo nel quale Cornish fu tratto
a morte in Cheapside. Lasciò un foglio, scritto, a dir vero, in
istile non leggiadro, ma tale che fu letto da migliaia di persone con
commiserazione e raccapriccio. «Il mio fallo» diceva essa «è stato tale
da essere perdonato da un principe. Altro non ho fatto che aiutare una
povera famiglia, ed ecco! è forza ch’io muoia per avere ciò fatto.»
Querelavasi della insolenza de’ giudici, della ferocia del carceriere,
e della tirannia del maggiore di tutti, al piacere del quale essa e
tante altre vittime erano state immolate. Perdonava le ingiurie che le
erano state da loro fatte; ma come implacabili nemici di quella buona
causa, che pure sarebbe risorta e trionferebbe, li abbandonava al
giudizio del Re dei Re. Fino allo estremo mantenne forte e tranquillo
l’animo: il che rammentò agli spettatori le più eroiche morti di cui
avevano letta la descrizione nel libro di Fox. Guglielmo Penn, che, a
quanto pare, piacevasi sommamente di quegli spettacoli che gli uomini
d’indole mite comunemente sogliono schivare, da Cheapside, dove aveva
veduto impiccare Cornish, corse in fretta a Tyburn per vedere ardere
Elisabetta Gaunt. Riferì poscia, che come ella si pose con calma a
disporre la paglia in guisa che il suo patire fosse più breve, a tutti
gli astanti scoppiarono le lagrime. Fu notato che mentre compivasi il
più iniquo assassinio giudiciale che avesse infamato que’ tristissimi
tempi, si sfrenò tale una procella, che non ve n’era mai stata un’altra
somigliante dopo quel grande uragano che aveva infuriato mentre giaceva
sul letto di morte Oliviero. Gli oppressi Puritani contarono, non senza
trista soddisfazione, le case atterrate, le navi sbalzate dall’impeto
della procella; e sentivano alquanto racconsolarsi pensando che il
cielo mostrasse spaventevoli segni della ira sua contro la iniquità che
affliggeva la terra. Da quel terribile giorno in poi, nessuna donna in
Inghilterra ha patita la pena di morte per delitto politico.[478]
LXVII. Ciò che Goodenough aveva fatto, non fu reputato bastevole a
meritarsi la grazia. Il Governo voleva ancora una vittima di non
alta condizione; un chirurgo, cioè, di nome Bateman. Aveva, come
tale, servito Shaftesbury, ed erasi mostrato zelante Esclusionista.
Forse era stato anche partecipe del segreto della congiura Whig;
ma gli è certo, lui non essere stato uno de’ precipui congiurati;
perocchè nella congerie delle deposizioni pubblicate dal Governo,
il suo nome si incontra una volta sola, e non implicato in nessun
delitto che toccasse l’alto tradimento. Dal suo atto d’accusa, e dalla
relazione che ci rimane intorno al suo processo, chiaro si deduce che
non gli venne mai apposta la colpa di avere partecipato al disegno
di assassinare i due reali fratelli. La malignità con che un uomo
cotanto oscuro, reo di sì lieve fallo, venne perseguitato, mentre
a traditori assai più rei e bene altrimenti notevoli fu conceduto
redimersi testificando contro lui, sembrava richiedere spiegazione; e
una spiegazione disonorevole fu data. Allorchè Oates, dopo la patita
flagellazione, fu portato privo di sensi, e come tutti pensavano,
nell’estrema agonia, a Newgate, Bateman gli aveva cavato sangue e
fasciate le ferite. E questo fu per lui delitto imperdonabile. I
testimoni addottigli contro, erano uomini di tristissima fama; i quali,
inoltre, giuravano ciò che veniva loro ingiunto, a fine di salvare la
propria vita. Nessuno di loro aveva fino allora ottenuto il perdono;
e il popolo soleva dire che essi pescavano la preda, come corvi di
mare, con la corda al collo. Il prigione, istupidito dal sentirsi
male, non potè proferire parola, o intendere ciò che accadeva. Il
figlio e la figlia di lui gli stavano accanto sul banco degli accusati.
Lessero, come meglio poterono, alcuni appunti ch’egli aveva notati,
ed esaminarono i testimoni. E tutto fu invano. Bateman fu dichiarato
convinto, impiccato e squartato.[479]
LXVIII. Giammai, nè anche sotto la tirannia di Laud, le condizioni
de’ Puritani erano state deplorabili come in quel tempo; giammai le
spie erano state così affaccendate a scoprire ragunanze; giammai
i magistrati, i grandi Giurati, i rettori e i sorvegliatori delle
chiese erano stati così vigilanti. Molti Dissenzienti furono citati
dinanzi le Corti ecclesiastiche. Ad altri era forza comprare la
connivenza degli agenti del Governo con doni di fiaschi di vino, e di
guanti pieni di ghinee. Riusciva impossibile ai Separatisti ragunarsi
insieme a pregare, senza usar cautele simili a quelle che adoperano i
coniatori di monete false, e i ricettatori di robe rubate. Cangiavano
spesso il luogo dell’adunanza. Gli uffici divini talvolta facevansi
innanzi lo spuntare del giorno, tal’altra nel cuore della notte.
Attorno all’edifizio dove stavasi raccolto il piccolo gregge, ponevano
sentinelle a dare lo annunzio se vedevano appressarsi una persona
estranea. Il ministro travestito veniva introdotto per il giardino e la
corte di dietro. In alcune case vi erano uscì invisibili, per i quali,
in caso di pericolo, egli se ne sarebbe potuto andare. Se accadeva che
i Non–Conformisti abitassero in case contigue, le pareti erano spesso
forate, in guisa che vi fosse secreta comunicazione di casa in casa.
Non cantavano salmi, e adoperavano diversi ingegni a impedire che la
voce del predicatore, negl’istanti di fervore, fosse udita oltre le
pareti. Non ostanti tutte coteste cautele, tornava impossibile eludere
la vigilanza dei delatori. Ne’ suburbii di Londra, segnatamente, la
legge veniva eseguita col massimo rigore. Vari ricchi gentiluomini
furono accusati di tenere conventicoli. Inquisironsi minutamente le
loro case, e furono fatti sequestri equivalenti alla somma di molte
migliaia di lire sterline. I settarii più fieri ed audaci, così
cacciati dalle case, ragunavansi all’aria aperta, deliberati di opporre
forza alla forza. Un giudice di Middlessex che aveva saputo esservi
una ragunanza di settari in un renaio, prese seco un numeroso branco
di agenti di polizia, piombò sopra l’assemblea e pose le mani addosso
al predicatore. Ma la congrega che era composta di circa duecento
uomini, liberò tosto il pastore, ponendo in fuga il magistrato e i
suoi uomini.[480] Simili fatti, nondimeno, non accadevano d’ordinario.
Generalmente parlando, lo spirito puritano non era stato mai, ne’
tempi anteriori o posteriori, con tanta efficacia domato, come lo fu
in quell’anno. I libellisti Tory vantavansi come nessuno de’ fanatici
osasse muovere la lingua o la penna a difendere le proprie opinioni
religiose. I Ministri Dissenzienti, comunque fossero uomini egregi per
dottrina e doti d’animo, non potevano rischiarsi a passeggiare per le
vie, temendo di patire oltraggi; i quali non solo non erano repressi,
ma venivano promossi da coloro che avevano debito di tutelare la pace.
Alcuni teologi di gran fama, fra’ quali Riccardo Baxter, erano sepolti
in carcere. Altri, e fra essi Giovanni Howe, i quali per venticinque
anni s’erano mantenuti intrepidi contro l’oppressione, si persero
d’animo, ed abbandonarono il Regno. Gran numero di gente, assuefatta ad
intervenire alle conventicole, andava alle parrocchie. E fu notato che
gli scismatici, i quali dal terrore erano stati costretti a uniformarsi
al culto del Governo, potevano di leggieri distinguersi alla difficoltà
che avevano a trovare le collette nel libro delle preghiere, ed alla
mal destra maniera onde chinavano il capo al nome di Gesù.[481]
Per lunghi anni, lo autunno del 1685 fu ricordato dai Non–Conformisti
come tempo di calamità e di terrore. Nulladimeno, in quell’autunno si
sarebbero potuti discernere i primi lievi indizi di un gran mutamento
di fortuna; e innanzi che scorressero diciotto mesi, lo intollerante Re
e la Chiesa intollerante mostravansi, a vicendevole rovina, ansiosi di
procacciarsi il soccorso del partito al quale entrambi avevano recato
cotanto male.
FINE DEL VOLUME PRIMO.
NOTE:
[1] In questo e nel seguente Capitolo rarissime volte ho reputato
necessario di citare autorità di scrittori; perocchè in questi
Capitoli non ho descritti minutamente gli avvenimenti, e adoperati
materiali reconditi; e i fatti che rammento sono in gran parte tali,
che chi conosce anche non molto la storia d’Inghilterra, ove non li
sapesse equamente estimare, saprebbe per lo meno dove ricorrere per
sincerarsene. Ne’ Capitoli susseguenti indicherò studiosamente le fonti
alle quali ho ricorso.
[2] Queste cose vengono magistrevolmente esposte da Hallam nel primo
capitolo della sua _Storia Costituzionale_.
[3] Sentiamo il dovere di avvertire una volta per sempre i nostri
lettori, onde non dimentichino mai che l’autore inglese del presente
libro è protestante; e quindi, comunque si mostri imparzialissimo
e superiore alle passioni di setta, dipingendo a tratti brevi e
filosofici il lacrimevole periodo delle lotte religiose nella Gran
Bretagna, manifesta delle dottrine non conformi alla nostra religione
cattolica. Tralasciamo di apporre delle annotazioni, prima perchè
questa essendo un’opera storica, non può essere un trattato di
controversia religiosa; e poi perchè ricorrono spontanee alla mente
d’ogni lettore le risposte con le quali la Chiesa ha vittoriosamente
combattute e respinte le opinioni de’ protestanti.
(_L’Editore_.)
[4] Vedi un documento singolarissimo che Strype credeva scritto di mano
di Gardiner. _Ecclesiast. Memor._, Lib. II, c. 17.
[5] Sono precise parole di Cranmer. Vedi l’Appendice alla _Storia della
Riforma_, di Burnet; Parte I, Lib. III, N. 21; Questione 9.
[6] Neale, storico puritano, dopo d’avere riprovata la crudeltà con che
Elisabetta trattò la setta alla quale egli apparteneva, conclude in
questa guisa: «La regina Elisabetta, malgrado tutti cotesti falli, sarà
sempre rammentata qual principessa savia e politica, per avere liberato
il proprio Regno dalle difficoltà in cui trovavasi involto al suo
avvenimento al trono; per avere serbata la Riforma protestante contro
i vigorosi attentati del papa, dello Imperatore e del Re di Spagna al
di fuori, e contro la Regina di Scozia, e i suoi sudditi papisti al di
dentro ... Fu gloria del suo secolo, e sarà sempre l’ammirazione de’
posteri.» _Storia dei Puritani_, Part. I, cap. 8.