La storia di Monmouth basterebbe sola a confutare lo addebito

d’incostanza che di frequente suole gettarsi sopra il basso popolo. I

popoli talvolta sono incostanti, perchè sono esseri umani. Ma che siano

tali paragonati alla gente educata, voglio dire alle aristocrazie o

ai principi, può sicuramente negarsi. Sarebbe agevole recare esempi

di demagoghi, la cui popolarità sia rimasta ferma, laddove i sovrani

e i parlamenti hanno tolta la già data fiducia a molti uomini di

Stato. Mentre Swift seguitò a vivere molti anni scemo delle facoltà

intellettive, la plebe irlandese continuava sempre ad accendere fuochi

di gioia nel giorno natalizio del celebre scrittore, in commemorazione

de’ servigi, che, secondo la comune credenza, egli aveva resi alla

patria nel tempo in cui la sua mente era in pieno vigore. Mentre

sette ministeri furono innalzati al potere e cacciati via a cagione

degli intrighi di Corte, o de’ mutamenti d’opinione delle alte classi

della società, il dissoluto Wilkes non perdè mai l’affezione d’una

marmaglia da lui spogliata e derisa. Gli uomini politici che, nel 1807,

s’erano studiati d’ingraziarsi a Giorgio III difendendo Carolina di

Brunswick, non arrossirono, nel 1820, di ambire al favore di Giorgio

IV, perseguitandola. Ma nel 1820, come nel 1807, tutta la classe degli

operai con fanatico ardore parteggiava per lei. La cosa medesima

avvenne di Monmouth. Nel 1680, era stato adorato e dai gentiluomini e

da’ contadini delle contrade occidentali. Nel 1685 mostrossi di nuovo.

Ai gentiluomini era diventato obietto d’avversione; dai contadini era

tuttavia amato con un affetto forte come la morte, con un affetto non

estinguibile per infortuni o per falli, per la fuga da Sedgemoor, per

la lettera di Ringwood, o per le querule ed abiette supplicazioni in

Whitehall. Lo addebito che equamente può darsi al popolo, sta in ciò,

ch’esso non è incostante, ma elegge sempre il suo prediletto così male,

che la sua costanza diventi vizio, e non virtù.

LII. Mentre la decapitazione di Monmouth occupava le menti di tutti in

Londra, le Contee che erano insorte contro il Governo pativano tutte

le enormezze che una feroce soldatesca possa commettere. Feversham

era stato chiamato a Corte, dove lo aspettavano onori e rimunerazioni

ch’ei poco meritava. Fu fatto cavaliere della Giarrettiera, e capitano

del primo e più lucroso reggimento delle Guardie del Corpo: ma la

Corte e la Città ridevano delle sue imprese militari; e lo spirito

di Buckingham fece l’ultime sue prove a schernire il guerriero che

aveva riportata una vittoria standosi a poltrire sul letto.[442]

Feversham lasciò il comando in Bridgewater al Colonnello Percy Kirke,

avventuriero militare, ch’erasi educato al vizio nella peggiore di

tutte le scuole, cioè in Tangeri. Kirke, pel corso d’alcuni anni, aveva

comandato il presidio di quella città, occupato in continue ostilità

contro le tribù de’ Barbari, ignari delle leggi che governano le

nazioni incivilite e cristiane. Dentro le mura della propria fortezza

egli imperava da despota. L’unico freno alla sua tirannide era il

timore d’esser chiamato a render conto da un lontano e spensierato

Governo. Poteva, quindi, con sicurtà sbrigliarsi ai più audaci eccessi

di rapacità, di crudeltà, di licenza. Viveva con immensa dissolutezza,

e con le estorsioni procuravasi i mezzi di satisfarla. Nessuna

mercatanzia poteva vendersi finchè Kirke non l’avesse rifiutata. Non

si poteva decidere questioni di diritto finchè Kirke non ne avesse

ricevuto il prezzo. Una volta, solo per capriccio di malignità, versò

tutto il vino della cantina di un oste. Un’altra volta cacciò via

tutti gli Ebrei da Tangeri; due de’ quali egli mandò alla Inquisizione

Spagnuola, che tosto li arse vivi. Sotto cotesto giogo di ferro non

s’udiva un lamento, imperocchè il terrore teneva in freno l’odio. Due

individui che gli si erano mostrati disobbedienti, furono trovati

morti; e fu universale credenza che fossero stati assassinati per

ordine di Kirke. Quando i soldati spiacevangli, li faceva flagellare

con severità spietata; ma li compensava permettendo che dormissero alle

vedette, vagassero, rubassero, percotessero e insultassero i mercatanti

e gli operai.

Allorchè Tangeri fu abbandonata, Kirke ritornò in Inghilterra.

Seguitò a tenere il comando de’ suoi vecchi soldati, i quali talvolta

chiamavansi Primo Reggimento Tangeri, e tal altra Reggimento Regina

Caterina. E perchè erano stati ordinati con lo scopo di far guerra ad

un popolo infedele, portavano nella bandiera un emblema cristiano, lo

Agnello Pasquale. In allusione a siffatto emblema e in senso di acre

ironia, cotesti uomini, i più feroci delle inglesi milizie, chiamavansi

gli Agnelli di Kirke (_Kirk’s Lambs_). Questo reggimento, che ora è il

secondo di linea, serba tuttora l’antica insegna, che poscia riceveva

nuovo splendore per le decorazioni acquistate onoratamente in Egitto,

in Ispagna e nel cuore dell’Asia.[443]

Tale era il capitano e tali i soldati, i quali furono scagliati addosso

alle popolazioni della Contea di Somerset. Kirke da Bridgewater marciò

a Taunton. Era accompagnato da due carriaggi pieni di ribelli feriti,

le cui piaghe non erano fasciate, e da una lunga fila di prigioni che

andavano a piedi, due a due incatenati. Vari di costoro egli impiccò

appena giunto a Taunton, senza forma nessuna di processo. Non fu loro

conceduto nè anche dire l’ultimo addio ai più stretti parenti. Serviva

di forca la insegna di White Hart Inn. Dicesi che gl’impiccamenti

si facessero di faccia alle finestre dove i soldati di Tangeri

gozzovigliavano, e che ad ogni brindisi si impiccasse un prigioniero.

Come i morenti dimenavano le gambe nell’ultima agonia, il colonnello

faceva battere i tamburi, dicendo di volere accompagnare con la musica

la danza de’ ribelli. La tradizione vuole che ad uno de’ prigioni non

fu nè anche concessa la grazia di farlo prontamente morire. Due volte

fu appeso al posto, e due calato a terra. Due volte gli fu chiesto se

era pentito del tradimento, e due egli rispose che se la impresa era

da farsi nuovamente, egli l’avrebbe rifatta daccapo. Allora gli fu

messo il capestro per l’ultima volta. Fu tanto il numero de’ cadaveri

squartati, che il carnefice stavasi nel sangue fino alle gambe. Era

aiutato da un povero uomo, il quale essendo caduto in sospetto, fu

forzato a redimere la propria vita bollendo nella pece i cadaveri de’

propri fratelli. Il contadino che aveva assentito a compiere questo

ufficio, ritornò poscia al proprio aratro. Ma un segno come quello

di Caino gli rimase impresso sulla fronte. Era conosciuto nel suo

villaggio col nome di Maso Bolli–uomini (Boilman). I villici per lungo

tempo seguitarono a narrare, che, quantunque egli con la sua opera di

peccato e di vergogna si salvasse dalla vendetta degli Agnelli, non

aveva evitata quella del cielo. Infuriante una forte procella, ei corse

a ricoverarsi sotto una quercia, e lì fu incenerito da un fulmine.[444]

Il numero di coloro che in tal guisa furono macellati, non si conosce

con certezza. Nove furono registrati ne’ libri mortuari della

parrocchia di Taunton; ma que’ libri contengono i nomi di coloro che

ebbero sepoltura cristiana. Coloro che furono impiccati in catene, e

coloro, le teste e le membra de’ quali furono mandate ai circostanti

villaggi, dovettero essere un numero molto maggiore. Credevasi in

Londra, a quel tempo, che Kirke, nella settimana che seguì alla

battaglia, facesse morire cento prigioni.[445]

Nondimeno, la crudeltà non era l’unica passione di questo uomo. Amava

il danaro, e non era novizio nell’arte di estorcere. Per quaranta

lire sterline poteva ottenersi un salvocondotto, col quale, comecchè

fosse di nessun valore al cospetto della legge, il compratore poteva

passare senza molestia per i posti militari degli Agnelli, onde ridursi

ad un porto di mare, e rifugiarsi ad un paese straniero. Le navi

che dovevano mettere alla vela per la Nuova Inghilterra, trovaronsi

in quell’occasione così affollate di fuggitivi di Sedgemoor, che si

correva pericolo le provvigioni non bastassero al viaggio.[446]

Kirke, non ostante la rozza e feroce indole sua, amava anche i piaceri;

e nulla è più probabile di ciò ch’egli si giovasse del proprio potere

a sbramare le sue lussuriose voglie. Fu detto ch’egli avesse vinta la

virtù d’una donna onesta, promettendole di salvare la vita ad un uomo

da lei svisceratamente amato; e dopo ch’ella ebbe ceduto, le mostrasse

appeso alle forche il cadavere di colui, per amore del quale la

sventurata aveva sacrificato il proprio onore. Ogni giudice imparziale

è forza che non presti fede a siffatta novella, non essendovi prova

che la confermi. La più antica autorità su cui si possa appoggiare, è

una poesia scritta da Pomfret. Gli storici più insigni di quell’età,

mentre discorrono i delitti di Kirke, o non ricordano punto cotesta

atrocissima scelleratezza, o la rammentano come cosa vociferata, ma

senza prove. Coloro che la raccontano, la descrivono con tali varianti,

da renderla incredibile. Alcuni pongono la scena in Taunton, altri

in Exeter. Chi dice la eroina della novella fosse una fanciulla, chi

una sposa. Questi affermano che colui che ella intendeva redimere col

proprio disonore, le fosse padre: quegli altri fratello, ed altri

ancora marito. Inoltre la storiella, innanzi che Kirke fosse nato, era

stata detta di molti altri oppressori, ed era divenuta têma avidamente

trattato dagli scrittori di drammi e di novelle. Due uomini politici

del secolo decimoquinto, Rhynsault, il prediletto di Carlo il Temerario

Duca di Borgogna, ed Oliviero le Dain, il prediletto di Luigi XI di

Francia, erano stati accusati del medesimo delitto. Cintio lo aveva

tolto a subietto di un suo romanzo; Whetstone dal racconto di Cintio

aveva desunto il rozzo dramma di Promo e Cassandra; e Shakespeare avea

tolto da Whetstone lo intrecciò della sua insigne Tragicommedia, che

chiamò Misura per Misura. E come Kirke non fu il primo, così non fu

nè anche l’ultimo, cui la voce popolare attribuisse cotesto eccesso

di malvagità. Mentre in Francia infuriava la reazione che seguì alla

tirannide de’ Giacobini, una similissima colpa fu apposta a Giuseppe

Lebon, che era uno de’ più odiosi strumenti del Comitato di Salute

Pubblica; e dopo esame, anco i suoi persecutori conclusero che non

aveva alcun fondamento.[447]

Il Governo era mal satisfatto di Kirke, non per la barbarie con che

aveva trattati i suoi prigioni poveri, ma per la venale mitezza che

aveva dimostra ai colpevoli ricchi.[448] Fu, dunque, sollecitamente

richiamato. Nel medesimo tempo era per compiersi una meno illegale

e insieme più cruda strage. La vendetta venne differita per alcune

settimane. Desideravasi che non si principiasse il giro per le contrade

occidentali finchè gli altri non fossero terminati. Infrattanto, le

carceri delle Contee di Somerset e di Dorset rigurgitavano di migliaia

di prigioni. Il migliore amico e protettore di cotesti infelici in

quella estremità, fu uno che abborriva le loro opinioni religiose e

politiche, e al quale essi avevano senza provocazione fatto del male;

voglio dire il vescovo Ken. Il buon prelato adoperò ogni mezzo per

ammansare i carcerieri, e dalla sua propria mensa vescovile diede

soccorsi per potere migliorare il rozzo e scarso alimento di coloro

che gli avevano guasta la sua cara Chiesa Cattedrale. La sua condotta

in quel caso era in armonia con tutta la sua vita. Aveva, a dir vero,

intenebrato lo intelletto da molte superstizioni e molti pregiudizi;

ma il suo carattere morale, ove imparzialmente si giudichi, sta al

paragone con qualsivoglia altro nella storia ecclesiastica, e sembra

farsi da presso, per quanto concede la infermità della umana natura,

alla perfezione ideale della virtù cristiana.[449]

LIII. Questa sua opera di carità non durò lungo tempo. Pensavasi già a

spopolare rapidamente ed efficacemente le carceri. In sul principiare

di settembre, Jeffreys, accompagnato da quattro altri giudici, cominciò

quel giro la cui memoria durerà quanto la nostra razza e la lingua

nostra. Gli ufficiali che comandavano le truppe nei distretti dove

egli doveva recarsi, ebbero ordini di prestargli qualunque forza

militare avesse potuto richiedere. La ferocità dell’indole sua non

aveva mestieri di sprone; e nondimeno gli fu dato incitamento. Al

Lord Cancelliere andavano mancando la salute e gli spiriti. Era stato

profondamente afflitto dalla freddezza del Re e dalla insolenza del

Capo Giudice; e poco era il conforto che poteva trovare gettando lo

sguardo sopra la trascorsa sua vita, la quale, se non era infamata da

alcuno atroce delitto, era lorda di vigliaccheria, di amore di sè e

di servilità. L’infelice ne rimase così profondamente umiliato, che

allorquando comparve per l’ultima volta in Westminster Hall, aveva in

mano un mazzetto di fiori per nascondersi il viso; perocchè, secondo

egli stesso confessò poscia, non poteva sostenere lo aspetto della

tribuna e degli uditori. E’ sembra che la idea della vicina morte

gl’inspirasse insolito coraggio. Deliberò di alleggiare la propria

coscienza, chiese un’udienza al Re, parlò con zelo dei pericoli che

inseparabilmente accompagnano i violenti ed arbitrali consigli, e

riprovò le illegali crudeltà commesse dai soldati nella Contea di

Somerset. Poco dopo si partì da Londra per andare a morire. Mandò

l’ultimo fiato pochi giorni dopo che i giudici erano partiti per le

contrade occidentali. Venne subito dato annunzio a Jeffreys, che poteva

aspettarsi il Gran Sigillo in premio di fedeli e vigorosi servigi.[450]

LIV. In Whinchester il Capo Giudice aprì le sessioni della sua

commissione. La Contea di Hamp non era stata il teatro della guerra; ma

molti de’ vinti ribelli s’erano, come il loro capo, quivi rifuggiti.

Due di loro, Giovanni Hickes, teologo non–conformista, e Riccardo

Nelthorpe, giureconsulto posto fuori la legge per avere avuta parte

nella congiura di Rye House, avevano cercato asilo nella casa di

Alice, vedova di Giovanni Lisle. Giovanni Lisle aveva seduto nel Lungo

Parlamento e nella Alta Corte di Giustizia, era stato Commissario

del Gran Sigillo a tempo della Repubblica, ed era stato creato Lord

da Cromwell. Questi titoli datigli dal Protettore, non erano stati

riconosciuti da nessuno de’ Governi che avevano retta la Inghilterra

dopo la caduta della casa di Cromwell; ma sembra che, conversando,

venissero dati a Lisle anche da’ realisti. La vedova di lui, quindi,

era comunemente conosciuta col nome di Lady Alice. Era imparentata a

molte rispettabili e ad alcune nobili famiglie, ed era generalmente

stimata anco dai gentiluomini Tory della sua Contea. Imperciocchè

costoro bene conoscevano, avere essa riprovati taluni atti di violenza

a’ quali il suo marito aveva partecipato, sparse amare lacrime

sopra la sorte di Carlo I, e protetti e aiutati nella loro miseria

molti Cavalieri. La stessa donnesca cortesia, onde era stata mossa

a mostrarsi amichevole ai realisti, mentre loro volgeva avversa la

sorte, non gli consentì di ricusare un pane e un nascondiglio agli

sciagurati che adesso la scongiuravano di proteggerli. Gli accolse

in casa propria, dette loro cibo e bevanda, e luogo di riposo. Il dì

dopo, la sua casa fu circuita di soldati. Cercarono dappertutto. Hickes

fu trovato nascosto nella cantina, e Nelthorpe dentro il camino. Se

Lady Alice conosceva gli ospiti suoi essere stati implicati nella

insurrezione, senza dubbio era rea di ciò che rigorosamente si chiama

delitto capitale. Imperocchè la legge che distingue il principale dallo

accessorio, rispetto ad alto tradimento, era allora, ed è tuttavia

tale, che disonora la Giurisprudenza inglese. Nei casi di fellonia,

una distinzione fondata sopra la giustizia e la ragione è da farsi

tra principale ed accessorio dopo il fatto. Chiunque asconda alla

giustizia un uomo ch’egli sa essere un assassino, comunque meriti una

pena, non è meritevole della pena debita all’assassino; ma chiunque

dia ricovero ad un uomo ch’egli sa essere traditore, è, secondo la

sentenza di tutti i nostri giuristi, reo d’alto tradimento. Non è

mestieri dimostrare l’assurdità e la crudeltà d’una legge che comprende

nella medesima definizione, e punisce della stessa pena, delitti che

stanno agli opposti estremi nell’ordine della colpa. Il sentimento

che fa rabbrividire il suddito più leale al pensiero di porre a

vergognosa morte il ribelle, che vinto, inseguito, e in agonia mortale,

chiegga un morso di pane e un po’ d’acqua, può essere debolezza; ma è

debolezza strettamente congiunta alla virtù; debolezza la quale, nel

modo onde è formato l’essere umano, mal possiamo sradicare dall’animo,

senza svellere con essa molti altri nobili e benevoli sentimenti. Un

savio e buono legislatore potrebbe reputare giusto non sanzionare tal

debolezza; ma quasi sempre vi si mostrerà connivente, e la punirà

con moderazione. In nessun caso la considererà come un delitto della

più brutta specie. Se Flora Macdonald bene operasse nascondendo il

condannato erede degli Stuardi, se un valoroso soldato de’ tempi nostri

bene operasse aiutando Lavalette a fuggire, sono quistioni intorno alle

quali i casuisti potrebbero variamente opinare: ma porre tali azioni

nella medesima classe coi delitti di Guido Faux e di Fieschi, è un

fare oltraggio alla umanità e al senso comune. Tale, nondimeno, è la

classificazione della nostra legge. È manifesto che nulla altro che un

mite Governo potrebbe rendere sopportabile siffatta condizione della

legge. Ed è giusto dire, che pel corso di molte generazioni nessun

Governo inglese, tranne uno solo, ha trattato con rigore le persone

ree solamente di avere protetto gli sconfitti e gl’insorti fuggitivi.

Alle donne, in ispecie, è stato concesso, come per una tal quale tacita

prescrizione, il diritto d’usare fra mezzo alle devastazioni e alle

vendette quella pietà, che è il più caro di tutti i loro vezzi. Sino

dallo scoppio della gran guerra civile, numerosi ribelli, alcuni de’

quali erano uomini ben altrimenti importanti che Hickes e Nelthorpe,

sono stati protetti, contro la severità di governi vittoriosi, dalla

destrezza e generosità femminile. Ma nessun sovrano inglese cui sia

fuggita di mano la preda, salvo il feroce e implacabile Giacomo,

ebbe mai la barbarie nè anche di pensare a porre una donna a cruda e

vergognosa morte, per una cotanto veniale e caritatevole trasgressione.

Per quanto odiosa fosse la legge, fu d’uopo stiracchiarla a fine di

uccidere Alice Lisle. Secondo la dottrina sostenuta da’ più insigni

autori, ella non poteva essere dichiarata convinta, fino a che non

fossero stati dichiarati tali i ribelli da essa ospitati.[451] Ciò

non ostante, fu trascinata al tribunale innanzi che a Hickes o a

Nelthorpe fosse fatto il processo. In quel caso non era agevole

ottenere una sentenza a seconda delle voglie del principe. I testimoni

tergiversavano. I Giurati, che erano i principali gentiluomini della

Contea di Hamp, raccapricciavano al pensiero di mandare una povera

creatura a morire, per essersi condotta in guisa da meritare lode

meglio che biasimo. Jeffreys era furibondo; avvegnachè, essendo questo

il primo caso di crimenlese ch’egli trattava nell’intrapreso giro,

sembrasse assai probabile che la preda gli avesse a fuggire dalle

unghie. Tempestava, malediceva, bestemmiava con parole di che nessun

uomo bene educato avrebbe fatto uso in una corsa o in un combattimento

di galli. Uno de’ testimoni, chiamato Dunne, in parte commosso per

Lady Alice, in parte atterrito dalle minacce e maledizioni del Capo

Giudice, perdè affatto il cervello, e in fine si tacque. «Oh! come

è dura la verità» disse Jeffreys «ad uscir fuori dalle labbra d’un

ribaldo e bugiardo presbiteriano!» Il testimone, dopo pochi minuti,

balbettò poche parole vuote di senso: «Vi fu mai» esclamò il Giudice

con una bestemmia, «vi fu egli mai sopra la faccia della terra un

simigliante scellerato? Credi tu che vi è un Dio? Credi tu nel fuoco

dell’inferno? Tra tutti i testimoni che mi sono capitati fra le mani,

non ne ho mai veduto uno simile a te.» Il povero uomo, insensato per

terrore, nuovamente si tacque; e nuovamente Jeffreys urlò: «Spero,

Signori Giurati, che voi notiate l’orribile condotta di costui. Come

si può egli fare a meno di non abborrire costoro e la religione che

professano? Un Turco è un santo in agguaglio di codesto sciagurato.

Un pagano arrossirebbe di tanta ribalderia. Gesù benedetto! Fra

quale genia di vipere ci è toccato di vivere!»—«Io non so che dire,

mio signore,» disse tremando Dunne. Il Giudice di nuovo con una

mitraglia di bestemmie. «Vi fu egli mai al mondo» gridò «più impudente

briccone? Fate lume, ch’io possa vedere il suo viso di bronzo.

Voi, o gentiluomini, che siete consiglieri della Corona, badate di

pronunciare contro costui una sentenza che lo dichiari spergiuro.»

Dopo che i testimoni furono siffattamente esaminati, Lady Alice fu

chiamata a difendersi. Cominciò dicendo,—il che poteva esser vero,—che

quantunque ella si fosse accorta del turbamento di Hickes allorquando

lo accolse in casa, non sapeva nè sospettava che fosse implicato nella

ribellione. Egli era ministro di Dio, ed uomo di pace. Non poteva

ella, dunque, pensare ch’egli avesse prese le armi contro il Governo;

e aveva supposto ch’ei si volesse nascondere perchè v’erano contro

lui mandati d’arresto per avere predicato in piazza. Il Capo Giudice

si mise a tempestare: «Ma ve lo dirò io. Non v’è un solo tra questi

bugiardi e piagnolosi presbiteriani, che, d’un modo o d’un altro, non

abbia avuto mano nella ribellione. Il Presbiterianismo comprende ogni

specie di scelleraggine. Null’altro fuorchè il Presbiterianismo ha

potuto rendere Dunne ribaldo. Mostrami un presbiteriano, e ti mostrerò

un bugiardo.» Riepilogò il caso col medesimo tono, declamò per un’ora

contro i Whig e i Dissenzienti, e rammentò ai Giurati come il marito

della colpevole avesse avuto parte nella morte di Carlo I; fatto

non provato da veruna testimonianza; e se provato, sarebbe stato di

nessun peso nel caso della donna. I Giurati si ritrassero, e rimasero

lungo tempo a deliberare. Il Giudice divenne impaziente, dicendo

di non potere intendere in che modo, in un caso così chiaro, essi

s’erano alzati dal seggio. Mandò un messo a dire loro, che se non si

spicciavano subito, avrebbe aggiornata la Corte, e gli avrebbe chiusi a

chiave tutta la notte. Così posti alla tortura, uscirono fuori, ma per

dire che dubitavano se esistesse la reità. Jeffreys li rimproverò con

veemenza; ed essi, dopo un’altra deliberazione, profferirono ripugnanti

l’opinione che affermava la esistenza della colpa.

Il dì seguente fu pronunciata la sentenza. Jeffreys ordinò che Lady

Alice fosse arsa viva quel giorno stesso. Questo eccesso di barbarie

mosse a pietà ed a sdegno anche i più ardenti partigiani della Corona.

Il clero della Cattedrale di Winchester protestò dinanzi al Capo

Giudice, il quale, comunque di brutale natura, non era così stolto da

porsi al pericolo d’una contesa sopra tale subietto con una classe

tenuta in tanta riverenza dal partito Tory. Consentì a differire a

cinque giorni la esecuzione della sentenza. Nel qual tempo, gli amici

della sventurata scongiurarono Giacomo a mostrarsi clemente. Varie dame

d’alto grado intercessero per lei. Feversham, la cui influenza in Corte

era cresciuta per la fresca vittoria, e che, come ne corse la voce,

era stato comprato all’uopo, parlò a favore di Lady Alice. Clarendon,

cognato del Re, orò slmilmente per lei. Ma tutto fu vano. Il più che

potè ottenersi, fu che la condanna al fuoco venisse commutata con la

decapitazione. La donna si sobbarcò con coraggiosa calma al proprio

fato, e le fu mozzo il capo sul palco nel mercato di Winchester.[452]

LV. Nell’Hampshire, Alice Lisle fu la sola vittima; ma il giorno che

seguì alla sua decapitazione, Jeffreys giunse a Dorchester, città

principale della Contea nella quale Monmouth era sbarcato, ed ebbe

principio la strage giudiciale.

Il tribunale, per ordine del Capo Giudice, fu parato di scarlatto; la

qual novità parve al popolo indicare sanguinosi proponimenti. Si disse

anche, che quando il prete il quale predicò in occasione dell’aprirsi

della Corte, insistè sul dovere della misericordia, il Giudice

sorrideva ferocemente digrignando i denti; la qual cosa fu tenuta a

sinistro augurio di ciò che era per eseguire.[453]

Storia d'Inghilterra, vol 1 · 第 51 / 58 段