più alto che si trovi nella Contea di Somerset, e vi si goda la vista
di tutto il paese circostante. Monmouth, insieme con alcuni de’ suoi
ufficiali, vi salì fino alla cima, ed osservò con un cannocchiale la
posizione dell’inimico. Vedeva uno spazio piano, adesso rigoglioso di
campi da grano e d’alberi fruttiferi, ma allora, secondo che suona
il suo nome, per la più parte tristo pantano. Quando le pioggie
erano copiose, e il Parret, coi ruscelli che vi si gettavano dentro,
straripava, cotesto spazio era affatto inondato. In antico era parte
di quella vasta palude, famosa nelle nostre vecchie cronache, per
avere fermate le incursioni di due successive razze d’invasori.
Aveva per lungo tempo protetti i Celti dalle aggressioni dei Re di
Wessex, e difeso Alfredo dalla persecuzione dei Danesi. In quei tempi
remoti, questa regione non poteva traversarsi se non con navicelli.
Era un immenso stagno, sparso di molte isolette di terreno ineguale e
traditore, coperto di folti giunchi, fra mezzo ai quali brulicavano
i cervi e i porci selvatici. Anche ai tempi de’ Tudor, il viandante,
che da Ilchester recavasi a Bridgewater, era costretto a camminare
per una curva di parecchie miglia onde evitare le acque. Allorquando
Monmouth gettò gli occhi sopra Sedgemoor, lo spazio predetto era stato
in parte acconciato dall’arte, ed era intersecato da molti larghi e
profondi fossi, che in quel paese si chiamano rhines. In mezzo al
pantano sorgevano, aggruppati attorno ai campanili delle chiese, pochi
villaggi, i nomi dei quali sembrano accennare che un tempo erano
circondati dalle acque. In uno di essi, detto Weston Zoyland, era la
cavalleria regia, e il quartiere generale di Feversham. Molte persone
tuttora viventi hanno veduta la figlia della fantesca che in quel
giorno lo servì a pranzo; e un gran piatto di porcellana di Persia,
che gli fu posto dinanzi, serbasi anche oggi con gran cura in que’
dintorni. È da notarsi che la popolazione della Contea di Somerset non
è, come ne’ distretti manifatturieri, composta di soli emigranti da
luoghi lontani. Non è raro trovare contadini che coltivano il medesimo
podere coltivato dai loro progenitori al tempo che i Plantageneti
regnavano in Inghilterra. Le tradizioni della Contea di Somerset
riescono, quindi, non poco utili allo storico.[413]
A maggior distanza da Bridgewater, giace il villaggio di Middlezoy. In
esso e ne’ suoi dintorni erasi acquartierata la milizia civica della
Contea di Wilt, sotto il comando di Pembroke.
Sopra lo aperto scopeto, non lungi da Chedzoy, stavano accampati vari
battaglioni di fanteria regolare. Monmouth ad essi rivolse tristamente
lo sguardo. Non poteva non rammentarsi come, pochi anni innanzi,
capitanando una colonna di quegli stessi soldati, aveva posti in fuga
i feroci entusiasti che difendevano Bothwell Bridge. Poteva bene
distinguere nell’armata nemica la valorosa legione, che allora dal
nome del suo colonnello, chiamavasi reggimento di Dumbarton; ma che da
lungo tempo è stata conosciuta come il primo reggimento di linea, e
che in tutte le quattro parti del mondo ha nobilmente mantenuta la sua
reputazione primitiva. «Conosco quegli uomini,» disse Monmouth; «essi
combatteranno. Se io non avessi altri che loro soli, tutto anderebbe
bene.»[414]
Ciò nulla ostante, lo aspetto del nemico non era tale da scoraggiare
affatto. Le tre divisioni della regia armata giacevano assai
discoste l’una dall’altra. In tutti i loro movimenti era apparenza
di trascuraggine e di lassa disciplina. Sapevasi che erano intenti
a briacarsi col sidro di Zoyland. Era ben nota la incapacità di
Feversham, comandante supremo, il quale anche in quell’ora di tanto
momento ad altro non pensava che a mangiare e dormire. Churchill, a dir
vero, era capitano pari ad impresa assai più rischiosa di quella di
sconfiggere una masnada di male armati e mal esercitati contadini. Ma
il genio che in tempi posteriori umiliò sei Marescialli di Francia, non
occupava adesso il luogo che gli conveniva. Feversham parlava poco con
Churchill, e in modo da non animarlo a dare consigli. Il Luogotenente,
col sentimento del proprio sapere nell’arte militare, impaziente di
sottostare ad un capo ch’egli spregiava, e tremante per la salute
dell’armata, seppe, nonostante, così bene frenarsi e dissimulare ciò
ch’egli sentiva, che Feversham ne lodò la operosa subordinazione, e
promise di riferirlo al Re.[415]
Monmouth, osservata la disposizione delle forze regie, e bene istrutto
della condizione in cui erano, pensò che un assalto notturno sarebbe
potuto riuscire. Deliberò di correre la sorte, e subito fece i
necessari apparecchi.
Era giorno di domenica; e i suoi seguaci, la maggior parte dei quali
erano stati educati al culto puritano, passarono gran parte del giorno
in esercizi religiosi. Il piano del Castello, dove era accampata
l’armata, presentava uno spettacolo, quale, dopo lo scioglimento
dell’esercito di Cromwell, la Inghilterra non aveva mai più veduto. I
predicatori dissenzienti, che avevano prese le armi contro il papismo,
alcuni de’ quali avevano forse anche pugnato nella grande guerra
civile, oravano e predicavano in abito scarlatto e in istivali, con
la spada a fianco. Ferguson era uno di coloro che arringavano. Tolse
a testo del suo sermone la tremenda imprecazione con che gl’Israeliti
dimoranti oltre il Giordano, purgavansi dell’addebito che stoltamente
loro davano i confratelli dell’opposta sponda del fiume. «Il Signore
Iddio degli Dei, il Signore Iddio degli Dei, egli conosce, e Israele
egli conoscerà. Se ciò sia ribellione o trasgressione contro il
Signore, non ci salvare in quel giorno.»[416]
Che si dovesse dare un assalto col favore della notturna tenebra,
non era un secreto in Bridgewater. La terra era piena di donne, che
dalla circostante regione vi erano accorse a centinaia per rivedere
ancora i mariti, i figliuoli, gli amanti e i fratelli loro. Molti in
quel giorno si dissero il doloroso addio, e molti si divisero per
non rivedersi più mai.[417] La nuova del preparato assalto pervenne
all’orecchio d’una fanciulla, che era zelante pel Re. Ancorchè ella
fosse d’indole modesta, ebbe l’animo di andare da sè fino a Feversham,
e riferirgliene. Uscì cauta da Bridgewater, e si avviò ai regi
accampamenti. Ma quel campo non era luogo dove l’innocenza potesse
tenersi sicura. Anco gli ufficiali, spregiando dall’un canto le forze
irregolari dell’inimico, e dall’altro il negligente capitano al quale
essi erano sottoposti, stemperatamente abbandonatisi al vino, erano
pronti ad ogni eccesso di crudeltà e licenza. Uno di loro pose le mani
addosso alla malarrivata fanciulla, ricusò di ascoltare il messaggio
che recava, e la oltraggiò brutalmente. Ella fuggì straziata dalla
rabbia e dalla vergogna, lasciando le scellerate soldatesche al proprio
destino.[418]
Appressavasi già l’ora del gran rischio. La notte non sorgeva male
adatta ad una tanta intrapresa. La luna era nella sua pienezza, le
bandiere del Nord splendevano ai suoi raggi. Ma la nebbia del padule
era sì folta sopra Sedgemoor, da non potersi nulla discernere a
cinquanta passi di distanza.[419]
XLIII. Battevano le ore undici, allorquando il Duca, con le sue
Guardie del corpo, uscì dal Castello. La sua mente non era nello stato
convenevole a chi tra breve debba tentare un colpo decisivo. Gli stessi
fanciulli, che affollavansi a vederlo passare, si accorgevano—e lo
rammentarono poi lungamente—come il suo viso fosse tristo, e pieno
di sinistro augurio. L’armata marciò per un sentiero circolare, lungo
pressochè sei miglia, verso gli accampamenti regi in Sedgemoor. Parte
di quel cammino serba fino ai giorni presenti il nome di sentiero
della Guerra (_War Lane_). I fanti erano condotti dallo stesso
Monmouth; i cavalli affidati a Grey, malgrado le proteste di molti,
che rimembravano lo sciagurato fatto di Bridport. Fu ordinato che si
osservasse il più rigoroso silenzio, non si battessero tamburi, non si
scaricasse arma. La parola la quale doveva fra le tenebre servire di
riconoscimento agl’insorti, era Soho. Senza dubbio era stata prescelta
per alludere a Soho Fields in Londra, dove sorgeva il palazzo del
Duca.[420]
Verso l’un’ora, nella mattina di lunedì, 6 di luglio, i ribelli erano
sullo scopeto. Ma tra loro e il nemico giacevano tre grossi rigagni
pieni d’acqua e di mota. Monmouth sapeva di doverne passare due,
chiamati Black Ditch, e Langmoor Rhine. Ma, strano a dirsi! neppure da
un solo de’ suoi esploratori gli era stata fatta menzione d’un fosso,
chiamato Bussex Rhine, che copriva da presso il campo regio.
I carri che trasportavano le munizioni, rimasero all’ingresso dello
scopeto. I cavalli e i fanti, ordinati in lunga, e stretta colonna,
passarono sur un argine il Black Ditch. Ve n’era un altro simile
traverso al Langmoor Rhine; ma la guida, in mezzo alla nebbia, smarrì
la via: innanzi che si provvedesse allo sbaglio, ci fu qualche indugio
e tumulto. In fine passarono; ma nella confusione prese fuoco una
pistola. Alcune delle Guardie a cavallo che facevano la scolta,
udirono lo scoppio, e si accorsero come una gran moltitudine di gente
avanzavasi fra mezzo alla nebbia. Scaricarono le loro carabine, e
corsero di galoppo per varie direzioni a chiamare all’armi. Alcune
andarono a Weston Zoyland, dove era la cavalleria. Un soldato a cavallo
dette di sproni, e corse al campo dove era la fanteria, gridando con
gran forza che l’inimico era per giungere. I tamburi del reggimento
di Dumbarton batterono alle armi, e i soldati corsero alle proprie
file. Ed era tempo, perocchè Monmouth andava disponendo l’armata per
dare lo assalto. Ordinò a Grey di precedere con la cavalleria, mentre
egli stesso lo seguiva a capo de’ fanti. Grey si spinse innanzi finchè
i passi gli vennero inaspettatamente troncati dal Bussex Rhine. Sul
lato opposto del fosso la fanteria reale ordinavasi frettolosamente a
battaglia.
«Per chi siete voi?» chiese gridando un ufficiale delle Guardie
a piedi. «Pel Re» rispose una voce dalle file della cavalleria
ribelle. «Per quale Re?» disse l’altro. «Re Monmouth» fu la risposta,
accompagnata col grido di guerra che quaranta anni prima era stato
inscritto sui vessilli de’ reggimenti parlamentari: «Dio sia con noi.»
E immantinente, le truppe reali fecero tale scarica d’archibugi,
che pose in fuga per ogni banda i cavalli degl’insorgenti. Il mondo
attribuisce questa ignominiosa rotta alla pusillanimità di Grey.
Nulladimeno, non è in nessuna guisa certo che Churchill avrebbe fatta
miglior prova a capo d’uomini i quali non avevano mai per innanzi
maneggiate armi a cavallo, e i cui cavalli non erano avvezzi, non solo
a starsi fermi al fuoco, ma ad obbedire al freno.
Pochi momenti dopo che la cavalleria del Duca erasi dispersa per il
pantano, giunse correndo la fanteria, guidata fra le tenebre dalle
micce accese del reggimento di Dumbarton.
Monmouth rimase attonito, vedendo che un largo e profondo fosso giaceva
tra lui e il campo ch’egli aveva sperato di sorprendere. Gl’insorti
fermaronsi sull’argine e fecero fuoco, che fu ricambiato da una parte
della fanteria reale, schierata sull’argine opposto. Per tre quarti
d’ora, il fuoco degli archibugi non cessò mai. I contadini del Somerset
si condussero come vecchi soldati, tranne che dettero troppo alta la
mira alle artiglierie loro.
Ma le altre divisioni dell’armata regia erano tutte in movimento. Le
Guardie del Corpo e gli Azzurri vennero a spron battuto da Weston
Zoyland, e dispersero in un attimo alcuni cavalli di Grey, i quali
tentavano di raccogliersi. I fuggenti sparsero la paura fra i loro
compagni del retroguardo, ai quali erano affidate le munizioni. I
vagonieri retrocessero a gran passi senza fermarsi, finchè si videro
molte miglia lontani dal campo di battaglia. Monmouth fino allora
aveva sostenuta la parte propria come un robusto ed esperto guerriero.
Era stato veduto a piedi, impugnando la picca, e incoraggiando con la
voce e con l’esempio la propria fanteria. Ma conosceva sì bene le cose
militari, da accorgersi che tutto era finito. I suoi uomini avevano
perduto il vantaggio che avrebbero potuto derivare dal buio e dalla
sorpresa. Erano stati abbandonati dalla cavalleria e dai vagoni della
munizione. Le forze del Re erano unite e in buon ordine. Feversham,
desto dal fuoco, alzatosi di letto, annodata bene la cravatta, e
guardatosi allo specchio, era venuto a vedere ciò che facevano i suoi.
Intanto,—e ciò fu di maggiore importanza,—Churchill aveva rapidamente
disposte in guisa affatto nuova le fanterie. Il giorno era presso
a spuntare. L’esito d’un conflitto alla luce del sole, in un piano
aperto, non poteva essere dubbio. Nondimeno, Monmouth avrebbe dovuto
sentire come a lui non convenisse fuggire, mentre migliaia d’uomini,
che dallo affetto che gli portavano erano stati spinti alla propria
rovina, seguitavano a combattere per la sua causa. Ma le vane speranze
e lo intenso amore della vita prevalsero. Vide che, indugiando, la
cavalleria regia gli avrebbe potuto impedire la ritirata. Montò,
quindi, a cavallo e uscì dal campo.
Nondimeno, i suoi fanti, comunque abbandonati, fecero estrema
resistenza. Le Guardie del Corpo gli strinsero dalla diritta, gli
Azzurri da mancina; ma i villani della Contea di Somerset, con le
falci loro e le punte degli archibugi, fecero fronte, come fossero
vecchi soldati, alla cavalleria reale. Oglethorpe fece vigorosa prova
per romperli, e fu validamente respinto. Sarsfield, egregio ufficiale
irlandese, il cui nome acquistò dipoi una trista celebrità, gli assaltò
dall’altro lato; ma indietreggiarono i suoi, ed egli stesso fu gettato
a terra, dove rimase alcun tempo come morto. Gli sforzi de’ robusti
campagnuoli non potevano lungamente durare. Non avevano più polvere.
Gridavano spesso: «Munizione! per l’amor di Dio; munizione!» Ma
munizione non v’era. Quand’ecco sopraggiunge l’artiglieria regia. Era
stata collocata a mezzo miglio, nella strada maestra, da Weston Zoyland
a Bridgewater. Erano così difettosi gli arnesi da guerra dell’armata
inglese, che vi sarebbe stata molta difficoltà a strascinare i grossi
cannoni al luogo dove ardeva la guerra, se il vescovo di Winchester
non avesse offerti all’uopo i cavalli della propria carrozza. Questo
immischiarsi di un prelato cristiano in un negozio di sangue, è stato,
con istrana incoerenza, riprovato da scrittori Whig, i quali non vedono
nulla di criminoso nella condotta de’ numerosi ministri puritani che
in quell’occasione avevano prese le armi contro il Governo. Anche
dopo arrivati i cannoni, vi era cotale difetto di artiglieri, che un
sergente del reggimento di Dumbarton dovette badare da sè al maneggio
di alcuni di quelli.[421] Ciò non ostante, i cannoni, comunque male
adoperati, tosto posero fine alla pugna. Le picche dei battaglioni
ribelli cominciarono a piegare; le file si ruppero; la cavalleria reale
fece impeto di nuovo, rovesciando ogni cosa che le si parava dinanzi;
la fanteria si mosse traverso al fosso. Anco in tanta estremità, i
minatori di Mendip si tennero ostinatamente fermi, e venderono cara la
vita loro. Ma in pochi minuti la rotta degl’insorti fu compiuta. De’
soldati, trecento erano morti o feriti. De’ ribelli, più d’un migliaio
giacevano esanimi sullo scopeto.[422]
In tal modo ebbe fine l’ultimo combattimento, che meriti il nome di
battaglia combattuta sul suolo inglese. La impressione che ne rimase
nei semplici abitatori di quelle vicinanze, fu profonda e durevole;
impressione che, a dir vero, si è spesso rinnovata. Imperocchè, anche
ai tempi nostri, lo aratro e la marra non rade volte disseppelliscono
funebri ricordi, teschi, stinchi, e armi stranamente formate di villici
strumenti. I vecchi contadini, non è guari, raccontavano che nella
loro fanciullezza solevano giocare sullo scopeto alla battaglia fra
gli uomini di Re Giacomo e quelli di Re Monmouth, e che questi sempre
gridavano: Soho![423]
Ciò che sembra il più straordinario nella battaglia di Sedgemoor, è che
l’esito ne sia stato dubbio per un momento, e che i ribelli abbiano
cotanto resistito. Che cinque o sei mila carbonai e contadini potessero
per un’ora sola lottare con mezzo il numero di quella cavalleria e
fanteria regolare, ai dì nostri verrebbe reputato miracolo. Ma forse
scemerebbe la nostra maraviglia, ove considerassimo che al tempo di
Giacomo II, la disciplina delle milizie regolari era estremamente
lassa; e dall’altro canto, il contadiname era accostumato a servire
nella guardia civica. La diversità, quindi, tra un reggimento di
fanti e un reggimento di villani pur allora reclutati, comunque
considerevole, non era punto ciò che sarebbe adesso. Monmouth non
conduceva una pretta marmaglia ad assaltare buoni soldati; imperocchè
i suoi seguaci non erano affatto ignari del mestiere del soldato; e le
truppe di Feversham, in paragone delle odierne truppe inglesi, potevano
quasi chiamarsi una marmaglia.
Battevano le ore quattro; il sole levavasi sull’orizzonte, allorquando
la sconfitta armata inondò le vie di Bridgewater. Gli urli, il sangue,
le ferite, i visi cadaverici degli uomini che cadevano a terra per non
più rialzarsi, empirono d’orrore e spavento la città tutta. Oltredichè
i vincitori gl’inseguivano da presso. Coloro fra gli abitanti i quali
avevano favorita la insurrezione, aspettavansi il saccheggio e la
strage, e imploravano protezione ai loro vicini che professavano
la religione cattolica romana, o erano conosciuti come Tory; e gli
stessi più virulenti storici Whig affermano, come cosa certa, che tale
protezione venne cortesemente e generosamente concessa.[424]
XLIV. Per tutto quel giorno, i vincitori continuarono ad inseguire
i fuggitivi. Gli abitatori de’ villaggi circostanti, lungo tempo
ricordarono con che strepito di zampe e tempesta di maledizioni la
cavalleria, a guisa di turbine, passava. Innanzi che fosse sera,
cinquecento prigioni erano stipati dentro la chiesa parrocchiale di
Western Zoyland. Ottanta di loro erano feriti; e cinque spirarono fra
le sacre pareti. Gran numero di lavoranti furono forzati a seppellire
gli uccisi. Pochi, che erano manifestamente partigiani de’ vinti,
vennero riserbati all’osceno ufficio di squartare i prigionieri. Gli
uomini delle decurie delle vicine parrocchie, furono adoperati ad alzar
forche e procurare catene. E tutto ciò seguiva mentre le campane di
Weston Zoyland e Chedzoy suonavano a festa, e i soldati cantavano e
facevano baccano fra mezzo ai cadaveri sullo scopeto: imperciocchè i
fattori delle vicinanze, appena saputo l’esito del combattimento, erano
stati solleciti a mandare fiaschi ripieni del loro miglior sidro, come
offerte di pace, ai vincitori.[425]
XLV. Feversham era stimato uomo di buona indole; ma era forestiere,
ignaro delle leggi e non curante del sentire degl’Inglesi. Avvezzo
alla licenza militare della Francia, aveva imparato dal vincitore
del Palatinato, suo congiunto, non a vincere, ma a devastare. Un
considerevole numero di prigioni furono subito destinati ad essere
messi a morte. Fra essi era un uomo famoso per velocità nel correre.
Gli si fece sperare che gli verrebbe concessa la vita, se egli avesse
vinto nella corsa un puledro delle maremme. Lo spazio ch’egli corse
insieme col cavallo è tuttora segnato da termini ben conosciuti sullo
scopeto, ed è lungo circa tre quarti di miglio. Feversham non vergognò,
dopo d’avere veduta la prova, d’impiccare lo sciagurato. Il dì dopo,
si vide una lunga fila di forche innalzate lungo la via maestra da
Bridgewater a Weston Zoyland. Da ciascuna pendeva un prigioniero.
Quattro di loro furono lasciati a marcire ne’ ferri.[426]
In quel mentre, Monmouth, accompagnato da Grey e da pochi altri amici,
fuggiva dal campo di battaglia. A Chedzoy fece sosta un momento per
montare un cavallo fresco, e nascondere il suo nastro azzurro e la
decorazione dell’ordine di Giorgio. Poi si mosse in fretta alla
volta di Bristol Channel. Dalle alture a tramontana del campo di
battaglia, vide il lampo e il fumo dell’ultima scarica che facevano
i suoi abbandonati seguaci. Avanti le ore sei, egli trovavasi venti
miglia lungi da Sedgemoor. Alcuni de’ suoi compagni lo consigliavano
a traversare le acque e rifuggirsi nel paese di Galles; e questo,
indubitabilmente, sarebbe stato il miglior partito da prendere. Egli
vi sarebbe arrivato innanzi che vi fosse giunta la nuova della sua
sconfitta; e in una contrada così selvaggia e rimota dalla sede del
Governo, avrebbe potuto lungamente rimanere sconosciuto. Nulladimeno,
deliberò di spingersi nella Contea di Hamp, sperando di potersi
nascondere ne’ tuguri de’ predatori di cervi fra le quercie di New
Forest, fino a che si fosse potuto procurare i mezzi d’imbarcarsi pel
continente. E però, con Grey e col Tedesco, volse i passi al sud–est.
Ma il cammino era pieno di pericoli, perciocchè ai tre fuggitivi era
forza passare per luoghi dove ciascuno già sapeva la nuova dell’esito
della battaglia, e dove niun passeggiero di apparenza sospetta si
sarebbe potuto sottrarre ad uno stretto esame. Cavalcarono tutto il
giorno, schivando città e villaggi. Nè ciò allora era così difficile
come adesso potrebbe sembrare: imperocchè gli uomini d’allora potevano
ricordarsi del tempo in cui il cervo selvatico vagava liberamente per
le foreste dalle rive dell’Avon, nella contea di Wilt fino alla costa
meridionale di quella di Hamp.[427] Alla perfine, in Cranbourne Chase,
ai cavalli mancarono le forze. Monmouth e i suoi colleghi, quindi, gli
abbandonarono, nascondendo le briglie e le selle; e procuratisi abiti
contadineschi, travestironsi, e continuarono a piedi verso New Forest.
Passarono la notte all’aria aperta; ma prima che spuntasse l’alba, si
videro per ogni parte circondati di mille traversie. Lord Lumley che
stanziava a Ringwood con un grosso corpo di milizie civiche di Sussex,
ne aveva mandate legioni per ogni verso. Sir Guglielmo Portman, con la
civica di Somerset, aveva formata una catena di posti militari, dal
mare fino alla estremità settentrionale di Dorset. Alle ore cinque
della mattina del dì 7, Grey, che vagava diviso da’ suoi amici, fu
preso da due delle vedette di Sussex. Si sobbarcò alla propria sorte
con la calma di colui al quale la perplessità è più insoffribile della
disperazione. «Dacchè mettemmo piede a terra» disse egli «non ho avuto
un buon desinare o una sola notte di riposo.» Mal poteva dubitarsi
che il capo de’ ribelli fosse poco lontano. Gl’inseguenti accrebbero
la loro operosa vigilanza. Le capanne sparse su per l’aprico paese
fra i confini delle Contee di Dorset e di Hamp, vennero rigorosamente
ricercate da Lumley; e il contadino con cui Monmouth aveva barattato
gli abiti, fu scoperto. Portman giunse con una grossa legione di
cavalleria e di fanteria a prestare mano forte a coloro che erano
intenti alla ricerca; i quali tosto volsero la propria attenzione ad
un luogo bene adatto a ricoverare i fuggitivi. Era un vasto tratto
di terra diviso da uno spazio chiuso dalla campagna aperta, partito
con numerose siepi in piccoli poderi; in alcuni de’ quali la segala,
i piselli e l’avena, erano sì alti, da potervisi nascondere un uomo;
altri erano coperti di fratte e di scope. Una donnicciola riferì
d’avere veduti due stranieri nascosti in que’ luoghi. La cupidigia
della vicina ricompensa, rinfiammò lo zelo de’ soldati. Fu stabilito,
che chiunque avesse fatto il debito proprio, avrebbe avuta parte del
promesso premio di cinque mila lire sterline. Fatte strettissimamente
guardare le siepi esteriori, si posero con infaticabile cura a frugare
dentro lo spazio interno, scagliando parimente tra le fratte vari cani
di squisitissimo odorato. Il sole era vôlto al tramonto, senza che
avessero potuto nulla trovare; ma tutta la notte si tennero in istretta
vigilanza. Trenta volte i fuggitivi rischiaronsi a varcare la siepe
esteriore; ma ogni passo trovavano guardato. Una volta, scoperti,
fu loro fatto fuoco addosso: allora, dividendosi, si nascosero in
differenti luoghi.
XLVI. Il dì seguente, al sorgere del sole, ricominciata la ricerca,
Buyse venne ritrovato. Ei confessò d’essersi poche ore innanzi diviso
dal Duca. Gl’inseguenti, adunque, si posero a frugare con maggior cura
dentro il grano e le macchie, finchè scoprirono nascosto in un fosso
un uomo di scarno aspetto. Gli si gettarono addosso. Alcuni stavano
per fare fuoco; ma Portman impedì ogni violenza. Il prigioniero era
in abito di pastore; la sua barba, grigia anzi tempo, era lunga di
parecchi giorni. Tremava grandemente, e non poteva parlare. Anche
coloro che lo conoscevano di persona, dubitarono in prima s’egli fosse
lo elegante e leggiadro Monmouth. Portman gli frugò nelle tasche, e fra
parecchi piselli raccolti nella rabbia della fame, vi trovò un oriuolo,
una borsa d’oro, un albo pieno di canzoni, di ricette, di preghiere
e di malie, e l’ordine di Giorgio, del quale, molti anni prima, il
Re Carlo II aveva decorato il prediletto figliuolo. Subitamente
furono spediti nunzii a Whitehall, che recarono la lieta nuova e la
decorazione dell’ordine di Giorgio, come segno della verità del fatto.
Il prigioniero, sotto strettissima guardia, fu condotto a Ringwood.[428]