rimasero sconcertati. La ricchezza e la potenza di Londra, nella
precedente generazione, erano bastate, e potevano nuovamente bastare a
far traboccare la bilancia in un conflitto civile. I Londrini avevano
per innanzi date assai prove dell’odio loro contro il papismo, e
dell’affetto loro verso il Duca Protestante. Egli aveva troppo di
leggieri creduto che, appena posto il piede nell’isola, la metropoli
sarebbe insorta. Ma, benchè avesse ricevuto la nuova che migliaia di
cittadini eransi arruolati come volontari per combattere a pro della
buona causa, nulla fu fatto. Vero è che gli agitatori che avevano
promesso di sorgere al primo segno, e che s’erano forse immaginati,
mentre il pericolo era lontano, che avrebbero avuto animo di mantenere
la loro promessa, scoraggiaronsi appena videro avvicinarsi il tempo
critico. Wildman s’impaurì tanto, che sembrava avesse perduto lo
intendimento. Danvers, in prima, scusò la propria inazione dicendo che
non avrebbe prese le armi finchè Monmouth non si fosse proclamato Re;
e allorquando Monmouth ciò fece, il vigliacco gli volse le spalle,
dichiarando che i buoni repubblicani rimanevano sciolti d’ogni promessa
fatta ad un capo che aveva così vergognosamente rotta la fede. In ogni
tempo gli esempi più vili della umana natura sono da trovarsi fra’
demagoghi![389]
Il giorno che seguì a quello in cui Monmouth aveva assunto il nome
di Re, ei marciò da Taunton a Bridgewater. Fu notato come egli non
fosse di buon umore. Le acclamazioni delle migliaia di fedeli che lo
circuivano per ogni dove si volgesse, non valsero a cacciare la nube
che gli sedeva sul ciglio. Coloro che lo avevano veduto cinque anni
innanzi mentre viaggiava la Contea di Somerset, non potevano senza
commiserazione osservare i segni del cordoglio e dell’ansietà sopra
quelle soavi e piacevoli sembianze che avevano conquiso il cuore di
tanti.[390]
Ferguson era d’umore assai diverso. In costui la ribalderia era
mescolata con una strana vanità, che rendeva immagine d’insania. Il
pensiero ch’egli avesse suscitata una ribellione e conceduta una
Corona, aveva dato volta al suo cervello. Pavoneggiavasi brandendo
la spada, e gridando alla folla ragunata a vedere l’armata partirsi
da Taunton: «Guardatemi! Voi avete sentito parlare di me. Io sono
Ferguson, la cui testa è stata messa a prezzo per tante centinaia di
lire sterline.» E quest’uomo, senza principii e insieme infermo di
cervello, signoreggiava lo intelletto e la coscienza dello sventurato
Monmouth![391]
XXXV. Bridgewater era una delle poche città le quali avessero tuttavia
alcuni magistrati Whig. Il gonfaloniere e gli aldermanni uscirono
vestiti degli abiti propri della dignità loro ad accogliere il Duca, e,
precedendolo, lo condussero nella maggior piazza, e lo proclamarono
Re. Le sue truppe trovarono comodi alloggiamenti, e furono provviste
del bisognevole con poca spesa, o gratuitamente, dal popolo della
città e de’ luoghi circostanti. Egli andò ad alloggiare nel Castello,
edifizio che era già stato onorato da altri principi. L’armata
s’accampò lì presso. Essa allora comprendeva circa seimila uomini, e
se non ci fosse stato difetto d’armi, si sarebbe potuta aumentare del
doppio. Il Duca aveva seco portato dal continente una scarsa provvista
di picche e d’archibugi. Molti de’ suoi seguaci, quindi, non avevano
altre armi che gli strumenti che essi usavano nell’agricoltura o nelle
miniere. Il più formidabile di questi rozzi strumenti da guerra, era
formato della lama di una falce legata alla punta d’un palo.[392]
Ai decurioni delle campagne circostanti a Taunton e Bridgewater, fu
fatto comandamento di cercare falci dove che si fosse, e portarne
quante ne avessero potuto trovare al campo. Nientedimeno, e’ fu
impossibile, anche con questi ingegni, satisfare alle richieste; e gran
numero di gente desiderosa di farsi iscrivere ne’ ruoli militari, fu
rimandata.[393]
I fanti erano divisi in sei reggimenti. Molti di loro avevano
appartenuto alla milizia civica, e portavano tuttavia i loro uniformi
rossi e gialli. I cavalli erano circa mille; ma la più parte degli
uomini avevano grossi puledri, quali allora si lasciavano crescere
a branco nelle maremme della Contea di Somerset, a fine di fornire
Londra con cavalli da cocchio e da carretta. Questi animali erano così
disadatti agli usi militari, che non avevano nè anche imparato ad
obbedire alla briglia, ed appena sentivano il suono del tamburo o lo
scoppio d’un’arma, non era possibile governarli. Una piccola legione di
quaranta Guardie del Corpo, bene armate sopra buoni cavalli a proprie
spese, stavano presso a Monmouth. Il popolo di Bridgewater, che s’era
arricchito esercitando un utile traffico nella costa, lo provvide di
una piccola somma di danari.[394]
XXXVI. Per tutto questo tempo, le forze militari del governo s’erano
venute ragunando. Ad occidente dell’armata ribelle, Albemarle aveva
ancora un grosso corpo di milizie civiche del Devonshire. Ad oriente,
la guardia cittadina della Contea di Wilt erasi raccolta sotto il
comando di Tommaso Herbert, Conte di Pembroke. Fra tramontana e
levante, Enrico Somerset, Duca di Beaufort, era in armi. La potenza
di Beaufort, somigliava alquanto quella de’ grandi baroni del secolo
decimoquinto. Era presidente del Paese di Galles e Lord Luogotenente
di quattro Contee inglesi. Le sue gite officiali per le vaste
regioni, nelle quali egli rappresentava la maestà del trono, erano
per magnificenza poco inferiori al viaggio del sovrano. L’ordinamento
della sua casa rammentava le usanze d’una generazione più antica. La
terra, per gran tratto, intorno i suoi giardini, apparteneva a lui; e
i contadini che la coltivavano, erano parte della sua famiglia. Nove
mense ogni giorno stavano nel suo palazzo apparecchiate a duecento
persone. Una folla di gentiluomini e di paggi erano sottoposti agli
ordini del suo maggiordomo. Una intera truppa di cavalleria obbediva al
suo cavallerizzo maggiore. La rinomanza della cucina, delle cantine,
delle mute, delle stalle, risonava alto per tutta la Inghilterra.
I gentiluomini di molte miglia all’intorno, andavano alteri della
magnificenza del loro grande vicino, e nel tempo stesso erano ammaliati
della indole buona e de’ modi affabili di lui. Egli era zelante
Cavaliere della vecchia scuola. In questa occasione, quindi, adoperò
tutta la sua influenza ed autorità a difesa della Corona, ed occupò
Bristol con le civiche milizie della Contea di Gloucester, le quali
pare che fossero meglio disciplinate dell’altre.[395]
Nelle Contee più discoste da quella di Somerset, i sostenitori del
trono stavano all’erta. La milizia di Sussex cominciò a muoversi
verso occidente sotto il comando di Riccardo Lord Lumley, il quale,
quantunque di recente avesse abjurata la religione cattolica romana,
mantenevasi fermamente fedele a un re cattolico romano. Giacomo Bertie,
Conte d’Abingdon, ragunò le milizie della Contea d’Oxford. Giovanni
Fell, Vescovo d’Oxford, che era anche Decano di Christchurch, intimò
a tutti i sotto–graduati della sua Università di prendere le armi per
difendere la Corona. Gli uomini in sottana affollaronsi a dare i loro
nomi. Il solo Christchurch fornì circa cento lancieri e moschettieri. I
giovani nobili e i gentiluomini de’ Comuni vi agivano come ufficiali; e
il figlio maggiore del Lord Luogotenente era colonnello.[396]
Ma il Re sperava soprattutto nelle truppe regolari. Churchill era stato
diretto verso occidente coi così detti Azzurri; Feversham gli teneva
dietro con tutte le forze che s’erano potute togliere dalle vicinanze
di Londra. Un corriere era partito per la Olanda, recando una lettera,
nella quale ordinavasi a Skelton d’ottenere che i tre reggimenti
inglesi al servizio olandese, venissero tosto spediti al Tamigi. Come
ei ne fece la richiesta, il partito avverso alla casa d’Orange, con a
capo i deputati d’Amsterdam, nuovamente provossi di suscitare cagioni
d’indugio. Ma l’energia di Guglielmo, il quale aveva nella faccenda
un interesse quasi uguale a quello di Giacomo, e vedeva con grave
inquietudine i progressi di Monmouth, vinse ogni opposizione; e dopo
pochi giorni i reggimenti imbarcaronsi.[397] Approdati in Inghilterra,
erano già arrivati in ottime condizioni a Gravesend, e Giacomo li aveva
passati a rassegna in Blackheath. Disse più volte allo ambasciatore
olandese di non avere mai in vita sua veduti soldati più belli o meglio
disciplinati, e dichiaravasi gratissimo al Principe d’Orange ed agli
Stati per un rinforzo cotanto utile ed opportuno. Se non che tale
soddisfazione non era intera. Per quanto laudevolmente quegli uomini
eseguissero i militari esercizi, erano alquanto imbevuti delle opinioni
politiche e religiose del popolo olandese. Uno de’ soldati venne
fucilato, ad un altro venne inflitta la pena della frusta per avere
bevuto alla salute del Duca di Monmouth. Non fu, dunque, riputato savio
consiglio il porli dove era maggiore il pericolo. Furono trattenuti ne’
dintorni di Londra sino alla fine della campagna. Ma, in grazia del
loro arrivo, il Re potè mandare verso occidente quelle fanterie delle
quali, senza i reggimenti predetti, vi sarebbe stato bisogno nella
metropoli.[398]
Mentre il Governo in questa guisa apparecchiavasi al conflitto coi
ribelli in campo, non furono trascurate certe cautele di specie
diversa. Nella sola Londra, duecento persone che stimavansi potere
mettersi a capo di un movimento Whig, vennero imprigionate. Fra queste,
erano molti grandi mercatanti. Chiunque era esoso alla Corte, si dètte
in preda al timore. Una tristezza universale si sparse per tutta
la città. Gli affari languivano alla Borsa; e i teatri erano tanto
deserti, che un’opera nuova, scritta da Dryden, e posta in iscena con
decorazioni d’insolita magnificenza, non potè andare innanzi, perocchè
i proventi non servivano alle spese della rappresentazione.[399]
I magistrati e il clero mostravansi da per tutto operosi. In ogni
dove, i Dissenzienti erano strettamente tenuti d’occhio. Nelle Contee
di Chester e di Shrop, ardeva feroce la persecuzione; in quella
di Northampton, si fecero numerosi imprigionamenti; e le carceri
d’Oxford rigurgitavano di prigioni. Nessun teologo puritano, comunque
di moderate opinioni e di cauta condotta, era sicuro di non essere
strappato dalla propria famiglia e sepolto in un carcere.[400]
Frattanto Monmouth avanzavasi da Bridgewater, molestato sempre da
Churchill, il quale pare facesse tutto ciò che con una mano d’uomini
era possibile ad un valoroso ed esperto soldato di fare. L’armata
ribelle, molestata dall’inimico e da una forte pioggia, la sera del
di 22 giugno, fermossi a Glastonbury. Le case della piccola città non
potevano apprestare ricovero a tanto numero d’armati: parecchi dei
quali, perciò, aqquartieraronsi nelle Chiese, altri accesero i loro
fuochi fra mezzo alle venerande rovine dell’Abbadia, che un tempo
era stata la più ricca delle case religiose dell’isola nostra. Da
Glastonbury il Duca marciò verso Wells, da dove si condusse a Stepton
Mallet.[401]
XXXVII. Pare che fin qui egli errasse di luogo in luogo, senza altro
scopo che di raccogliere uomini. Adesso era d’uopo formare un piano
di operazioni militari. Fu suo primo pensiero di prendere Bristol.
Molti de’ precipui abitatori di quel luogo importante erano Whig.
Quivi anche erasi esteso uno de’ fili della congiura de’ Whig.
Presidiavano la città le milizie della Contea di Gloucester. Se egli
avesse potuto vincere Beaufort, e le sue bande rurali, prima dello
arrivo delle truppe regolari, i ribelli avrebbero a un tratto avuto in
mano abbondevoli mezzi pecuniari; il credito delle armi di Monmouth si
sarebbe alto levato; e i suoi amici in ogni parte del Regno avrebbero
avuto coraggio di palesarsi. Bristol aveva certe fortificazioni, le
quali a settentrione dell’Avon, verso la Contea di Gloucester, erano
deboli; ma a mezzodì, verso quella di Somerset, erano più solide. Fu,
quindi, deliberato di dare lo assalto dal lato di Gloucester. Ma a
ciò fare, era necessario andarci per un cammino circolare, e valicare
l’Avon a Keynsham. Il ponte a Keynsham era stato in parte distrutto
dalla milizia civica, ed era impraticabile. Fu, quindi, spedito
innanzi un numero d’uomini a farvi i necessari ripari. Gli altri li
seguivano più lentamente, e il dì ventesimoquarto di giugno fecero
alto a Pensford per riposarsi. Pensford distava solo cinque, miglia da
Bristol, dal lato della Contea di Gloucester; ma questo lato, al quale
poteva arrivarsi solo girando intorno per Keynsham, era lontano una
giornata di cammino.[402]
E quella fu notte dì gran tumulto ed aspettazione in Bristol. I
fautori di Monmouth sapevano ch’egli era quasi a vista della città,
e immaginavano che sarebbe stato fra loro avanti lo spuntare del
giorno. Circa un’ora dopo il tramonto, un legno mercantile che era
presso nel canale, prese fuoco. Tale accidente, in un porto pieno di
navi, destò grande spavento. Tutto il fiume fu in iscompiglio. Le vie
brulicavano di gente. Gridi sediziosi risonavano fra la confusione
e le tenebre. Poscia fu detto, e da’ Tory e dai Whig, che il fuoco
era stato appiccato dagli amici di Monmouth, sperando che le milizie
civiche sarebbero accorse a impedire che l’incendio si allargasse; e
che in quel mentre, l’armata ribelle, fatto impeto, sarebbe entrata
nella città dal lato di Somerset. Se fu tale lo scopo degl’incendiarii,
esso andò del tutto fallito. Beaufort, invece di mandare i suoi uomini
al canale, li tenne tutta notte sotto le armi attorno il bel tempio di
Santa Maria Redcliff, a mezzodì dell’Avon. Ei disse che avrebbe meglio
veduto ardere Bristol, anzi l’avrebbe arsa egli stesso, che lasciarla
occupare dai traditori. Col soccorso di una coorte di cavalleria
regolare, che poche ore avanti eragli giunta da Chippenham, ei potè
impedire lo scoppio d’una insurrezione. Gli sarebbe stato impossibile
frenare i malcontenti dentro le mura, e respingere a un tempo un
assalto di fuori: ma l’assalto non avvenne. Lo incendio, che era stato
cagione di tanto commovimento in Bristol, vedevasi distintamente
da Pensford. Monmouth, nondimeno, non reputò utile cangiare il suo
disegno. Si tenne cheto fino al sorgere del sole, e poi si condusse a
Keynsham, dove trovò accomodato il ponte. Deliberò di lasciare l’armata
a riposarsi, nel pomeriggio, ed appena giunta la notte, procedere alla
volta di Bristol.[403] Ma non era più a tempo. Le forze del Re si
appressavano. Il Colonnello Oglethorpe, capitanando circa cento Guardie
del Corpo, e facendo impeto contro Keynsham, sgominò due legioni della
cavalleria ribelle che rischiossi a fargli fronte, e si ritrasse, con
poco suo danno e con molto dell’inimico.
XXXVIII. In siffatte circostanze, Monmouth reputò necessario porre da
parte la impresa di Bristol.[404] Ma quale era il partito da prendere?
Ne furono posti in campo e discussi parecchi. Fu detto che Monmouth
avrebbe potuto accelerare il passo verso Gloucester, valicare il
Severn, rompere il ponte, e a destra, protetto dal fiume, gettarsi,
attraversando la Contea di Worcester, in quelle di Shrop e di Chester.
Egli, anni innanzi, aveva viaggiati que’ luoghi, e v’era stato accolto
come nelle Contee di Somerset e di Devon. La sua presenza avrebbe
riacceso lo zelo in cuore ai suoi vecchi amici; e il suo esercito in
pochi giorni si sarebbe raddoppiato.
Ciò non ostante, considerata pienamente la cosa, parve che cotale
disegno, comecchè specioso, fosse ineseguibile. I ribelli erano
male calzati, e stanchi a cagione delle diuturne fatiche sostenute,
trascinandosi tra il fango e sotto gravissime pioggie. Molestati ed
impediti, come sarebbero stati ad ogni passo, dalla cavalleria nemica,
non potevano sperare di giungere a Gloucester senza cadere in mano del
corpo principale delle truppe regie, ed essere forzati ad un generale
fatto d’arme con ogni svantaggio.
Fu, dunque, proposto di entrare nella Contea di Wilt. Coloro i
quali affermavano di conoscere que’ luoghi, assicuravano il Duca,
che ivi avrebbe raccolti tali rinforzi, da potere con sicurtà dare
battaglia.[405]
Seguì questo consiglio, e volse il passo verso la Contea di Wilt.
Primamente intimò a Bath di aprirgli le porte. Ma Bath era fortemente
presidiata dalle milizie del Re; e Feversham si approssimava. I
ribelli, quindi, non si provarono d’aggredire le mura, ma corsero in
fretta a Philip’s Norton, dove fermaronsi la sera del dì 26 giugno.
Feversham vi si condusse anch’egli. La mattina del dì seguente,
a buon’ora, rimasero commossi alla nuova ch’egli era lì presso.
Ordinaronsi, disponendosi in fila lungo le siepi del cammino che
conduceva alla città.
XXXIX. L’avanguardia dell’armata regia tosto comparve. Era composta di
circa cinquecento uomini, capitanati dal Duca di Grafton, giovine di
spirito audace e di maniere rozze, il quale era forse desideroso di
mostrarsi in nulla partecipe allo sleale attentato del suo fratello
naturale. Grafton tra breve si trovò in un profondo calle, da ambo i
lati del quale muovevagli addosso una tempesta d’archibugiate. Non
ostante, si spinse arditamente oltre, finchè pervenne all’ingresso
di Philip’s Norton. Ivi trovò chiuso il cammino da una barricata,
d’onde un altro vivissimo fuoco gli veniva di fronte. I suoi uomini si
perdettero d’animo, e indietreggiarono fuggendo. Innanzi che uscissero
dal calle, più di cento tra loro erano morti o feriti. La ritirata di
Grafton fu tagliata da una mano di cavalleria nemica; ma egli si aperse
fra mezzo a quelli valorosamente il cammino, e si pose in salvo.[406]
L’avanguardo in tal guisa respinto, si congiunse col corpo principale
dell’esercito regio. Le due armate allora si trovarono faccia a
faccia; e ricambiaronsi poche archibugiate, che furono di poco o di
punto effetto. Nessuna era impaziente di venire alle mani. Feversham
non voleva combattere fino a che non fosse arrivata l’artiglieria, e
si ripiegò verso Bradford. Monmouth, appena sopraggiunta la notte,
abbandonò la propria posizione, marciò verso mezzodì, e sul fare del
giorno pervenne a Frome, dove sperava trovare rinforzi.
Frome gli era favorevole quanto Taunton o Bridgewater, ma non potè far
nulla per lui. Pochi giorni avanti, eravi stata una insurrezione, e
il Manifesto di Monmouth era stato attaccato in piazza. Ma la nuova
di tale movimento era pervenuta al Conte di Pembroke, che trovavasi
non molto discosto con le civiche milizie della Contea di Wilt. Era,
quindi, con esse accorso a Frome; aveva messa in rotta una folla di
campagnuoli, i quali, armati di falci e tridenti, tentavano di fargli
fronte; era entrato nella città ed aveva disarmati gli abitanti. E però
non v’erano armi, e Monmouth non poteva apprestarne.[407]
XL. L’armata ribelle trovavasi in triste condizioni. La marcia del
dì precedente l’aveva stancata. La pioggia era caduta a torrenti;
e le strade erano diventate pantani. Non v’era nuova dei promessi
soccorsi della Contea di Wilt. Arrivò un messo, annunziando che le
forze d’Argyle erano state disperse in Iscozia. Un altro disse che
Feversham, congiuntosi con l’artiglieria, era sulle mosse. Monmouth
intendeva le cose di guerra tanto, da accorgersi che i suoi seguaci,
con tutto il loro zelo e coraggio, non avrebbero potuto resistere
ai soldati regolari. Erasi fino allora illuso sperando che alcuni di
que’ reggimenti, da lui per innanzi comandati, sarebbero corsi sotto
il suo vessillo; ma adesso era costretto a deporre tale speranza.
Qui l’animo gli venne meno. Appena poteva far mostra di fermezza
bastevole a dare ordini. Nella propria sciagura, amaramente dolevasi
de’ sinistri consiglieri, dai quali era stato indotto ad abbandonare il
suo beato ritiro di Brabante. E segnatamente contro Wildman trascorse a
virulente imprecazioni.[408] Ed allora, nel debole ed agitato cervello
gli sorse un vergognoso pensiero; quello, cioè, di abbandonare alla
vendetta del Governo le migliaia d’uomini—i quali, da lui chiamati e
accorsi per amore di lui, avevano abbandonato le abitazioni e i campi
propri;—partirsi di nascosto, co’ suoi più alti ufficiali; condursi a
qualche porto di mare innanzi che nascesse il sospetto della sua fuga,
e rifuggirsi nel continente, dove fra le braccia di Lady Wentworth
avrebbe dimenticata la propria ambizione e vergogna. Seriamente
discusse cotesto disegno co’ principali de’ suoi consiglieri. Taluni
di loro, tementi per la propria vita, lo ascoltarono approvando; ma
Grey, il quale, secondo la confessione anche de’ suoi detrattori, era
intrepido sempre, tranne quando le spade gli lampeggiavano dinanzi e
le palle gli fischiavano d’intorno, si oppose con estremo calore alla
ostinata proposta, e supplicò il Duca ad esporsi a ogni pericolo,
più presto che ricompensare con la ingratitudine e col tradimento
il fervido affetto dimostratogli dal contadiname delle contrade
occidentali.[409]
Il pensiero della fuga venne, dunque, abbandonato; ma non era agevole
formare un piano qualunque di campagna. Procedere verso Londra sarebbe
stata demenza; imperocchè la via che ivi conduce, attraversa diritta
il vasto piano di Salisbury, sul quale le truppe, e soprattutto la
cavalleria regolare, avrebbero pugnato con ogni vantaggio contro
uomini indisciplinati. In questo mentre, arrivò al campo la nuova che
i campagnuoli delle maremme pressò Axbridge erano insorti a difendere
la religione protestante, s’erano armati di tridenti, correggiati
e forconi, e si andavano ragunando a migliaia presso Bridgewater.
Monmouth deliberò di ritornare in quel luogo, e rafforzarsi di questi
nuovi collegati.[410]
I ribelli, adunque, si mossero alla volta di Wells, e vi arrivarono
con contegno non amichevole. Erano tutti, salvo pochi, avversi alla
prelatura; e mostrarono la propria avversione in modo da recar loro
pochissimo onore. Non solo strapparono il piombo dal tetto del
magnifico Duomo, onde farne palle da archibugio,—cosa che poteva essere
escusata da’ bisogni della guerra,—ma profanamente ne distrussero gli
ornati. Grey con molta difficoltà potè, ponendosi dinanzi all’altare
con la spada sguainata, salvarlo dagli insulti di alcuni ribaldi, i
quali vi volevano crapoleggiare dintorno.[411]
XLI. Il giovedì, 2 di luglio, Monmouth rientrò in Bridgewater, in
condizioni meno liete di quelle onde vi era giunto dieci giorni prima.
Il rinforzo che vi trovò, era di poco conto. L’armata regia era lì
presso. Per un istante divisò di fortificare la terra; e furono
chiamati centinaia di lavoranti a scavare fossi ed alzare ripari. Poi,
mutando consiglio, pensò di gettarsi nella Contea di Chester; disegno
ch’egli aveva respinto come ineseguibile mentre trovavasi in Keynsham,
e che certamente non era meglio eseguibile adesso che egli stava in
Bridgewater.[412]
XLII. Mentre tentennava tra pensieri egualmente disperati, comparvero
le forze regie. Erano composte di circa duemila cinquecento soldati
regolari, e di circa mille e cinquecento militi cittadini della Contea
di Wilt. La mattina della domenica, 5 luglio, a buon’ora partiti da
Somerton, piantarono le tende, quel giorno stesso, a circa tre miglia
da Bridgewater nel piano di Sedgemoor.
Il Dottore Pietro Mew, vescovo di Winchester, gli accompagnava. Questo
prelato aveva in gioventù sua portate le armi a difesa di Carlo I
contro il Parlamento. Nè gli anni nè la professione gli avevano al
tutto estinto nell’animo lo spirito guerresco; e forse credeva che
l’apparizione di uno de’ padri della Chiesa protestante nel campo
regio, avrebbe rinvigorito il sentimento di lealtà in cuore a quegli
onesti che ondeggiavano fra l’abborrimento del papismo e quello della
ribellione.