E’ non fu solo per la inazione della Aristocrazia Whig che gl’invasori

rimasero sconcertati. La ricchezza e la potenza di Londra, nella

precedente generazione, erano bastate, e potevano nuovamente bastare a

far traboccare la bilancia in un conflitto civile. I Londrini avevano

per innanzi date assai prove dell’odio loro contro il papismo, e

dell’affetto loro verso il Duca Protestante. Egli aveva troppo di

leggieri creduto che, appena posto il piede nell’isola, la metropoli

sarebbe insorta. Ma, benchè avesse ricevuto la nuova che migliaia di

cittadini eransi arruolati come volontari per combattere a pro della

buona causa, nulla fu fatto. Vero è che gli agitatori che avevano

promesso di sorgere al primo segno, e che s’erano forse immaginati,

mentre il pericolo era lontano, che avrebbero avuto animo di mantenere

la loro promessa, scoraggiaronsi appena videro avvicinarsi il tempo

critico. Wildman s’impaurì tanto, che sembrava avesse perduto lo

intendimento. Danvers, in prima, scusò la propria inazione dicendo che

non avrebbe prese le armi finchè Monmouth non si fosse proclamato Re;

e allorquando Monmouth ciò fece, il vigliacco gli volse le spalle,

dichiarando che i buoni repubblicani rimanevano sciolti d’ogni promessa

fatta ad un capo che aveva così vergognosamente rotta la fede. In ogni

tempo gli esempi più vili della umana natura sono da trovarsi fra’

demagoghi![389]

Il giorno che seguì a quello in cui Monmouth aveva assunto il nome

di Re, ei marciò da Taunton a Bridgewater. Fu notato come egli non

fosse di buon umore. Le acclamazioni delle migliaia di fedeli che lo

circuivano per ogni dove si volgesse, non valsero a cacciare la nube

che gli sedeva sul ciglio. Coloro che lo avevano veduto cinque anni

innanzi mentre viaggiava la Contea di Somerset, non potevano senza

commiserazione osservare i segni del cordoglio e dell’ansietà sopra

quelle soavi e piacevoli sembianze che avevano conquiso il cuore di

tanti.[390]

Ferguson era d’umore assai diverso. In costui la ribalderia era

mescolata con una strana vanità, che rendeva immagine d’insania. Il

pensiero ch’egli avesse suscitata una ribellione e conceduta una

Corona, aveva dato volta al suo cervello. Pavoneggiavasi brandendo

la spada, e gridando alla folla ragunata a vedere l’armata partirsi

da Taunton: «Guardatemi! Voi avete sentito parlare di me. Io sono

Ferguson, la cui testa è stata messa a prezzo per tante centinaia di

lire sterline.» E quest’uomo, senza principii e insieme infermo di

cervello, signoreggiava lo intelletto e la coscienza dello sventurato

Monmouth![391]

XXXV. Bridgewater era una delle poche città le quali avessero tuttavia

alcuni magistrati Whig. Il gonfaloniere e gli aldermanni uscirono

vestiti degli abiti propri della dignità loro ad accogliere il Duca, e,

precedendolo, lo condussero nella maggior piazza, e lo proclamarono

Re. Le sue truppe trovarono comodi alloggiamenti, e furono provviste

del bisognevole con poca spesa, o gratuitamente, dal popolo della

città e de’ luoghi circostanti. Egli andò ad alloggiare nel Castello,

edifizio che era già stato onorato da altri principi. L’armata

s’accampò lì presso. Essa allora comprendeva circa seimila uomini, e

se non ci fosse stato difetto d’armi, si sarebbe potuta aumentare del

doppio. Il Duca aveva seco portato dal continente una scarsa provvista

di picche e d’archibugi. Molti de’ suoi seguaci, quindi, non avevano

altre armi che gli strumenti che essi usavano nell’agricoltura o nelle

miniere. Il più formidabile di questi rozzi strumenti da guerra, era

formato della lama di una falce legata alla punta d’un palo.[392]

Ai decurioni delle campagne circostanti a Taunton e Bridgewater, fu

fatto comandamento di cercare falci dove che si fosse, e portarne

quante ne avessero potuto trovare al campo. Nientedimeno, e’ fu

impossibile, anche con questi ingegni, satisfare alle richieste; e gran

numero di gente desiderosa di farsi iscrivere ne’ ruoli militari, fu

rimandata.[393]

I fanti erano divisi in sei reggimenti. Molti di loro avevano

appartenuto alla milizia civica, e portavano tuttavia i loro uniformi

rossi e gialli. I cavalli erano circa mille; ma la più parte degli

uomini avevano grossi puledri, quali allora si lasciavano crescere

a branco nelle maremme della Contea di Somerset, a fine di fornire

Londra con cavalli da cocchio e da carretta. Questi animali erano così

disadatti agli usi militari, che non avevano nè anche imparato ad

obbedire alla briglia, ed appena sentivano il suono del tamburo o lo

scoppio d’un’arma, non era possibile governarli. Una piccola legione di

quaranta Guardie del Corpo, bene armate sopra buoni cavalli a proprie

spese, stavano presso a Monmouth. Il popolo di Bridgewater, che s’era

arricchito esercitando un utile traffico nella costa, lo provvide di

una piccola somma di danari.[394]

XXXVI. Per tutto questo tempo, le forze militari del governo s’erano

venute ragunando. Ad occidente dell’armata ribelle, Albemarle aveva

ancora un grosso corpo di milizie civiche del Devonshire. Ad oriente,

la guardia cittadina della Contea di Wilt erasi raccolta sotto il

comando di Tommaso Herbert, Conte di Pembroke. Fra tramontana e

levante, Enrico Somerset, Duca di Beaufort, era in armi. La potenza

di Beaufort, somigliava alquanto quella de’ grandi baroni del secolo

decimoquinto. Era presidente del Paese di Galles e Lord Luogotenente

di quattro Contee inglesi. Le sue gite officiali per le vaste

regioni, nelle quali egli rappresentava la maestà del trono, erano

per magnificenza poco inferiori al viaggio del sovrano. L’ordinamento

della sua casa rammentava le usanze d’una generazione più antica. La

terra, per gran tratto, intorno i suoi giardini, apparteneva a lui; e

i contadini che la coltivavano, erano parte della sua famiglia. Nove

mense ogni giorno stavano nel suo palazzo apparecchiate a duecento

persone. Una folla di gentiluomini e di paggi erano sottoposti agli

ordini del suo maggiordomo. Una intera truppa di cavalleria obbediva al

suo cavallerizzo maggiore. La rinomanza della cucina, delle cantine,

delle mute, delle stalle, risonava alto per tutta la Inghilterra.

I gentiluomini di molte miglia all’intorno, andavano alteri della

magnificenza del loro grande vicino, e nel tempo stesso erano ammaliati

della indole buona e de’ modi affabili di lui. Egli era zelante

Cavaliere della vecchia scuola. In questa occasione, quindi, adoperò

tutta la sua influenza ed autorità a difesa della Corona, ed occupò

Bristol con le civiche milizie della Contea di Gloucester, le quali

pare che fossero meglio disciplinate dell’altre.[395]

Nelle Contee più discoste da quella di Somerset, i sostenitori del

trono stavano all’erta. La milizia di Sussex cominciò a muoversi

verso occidente sotto il comando di Riccardo Lord Lumley, il quale,

quantunque di recente avesse abjurata la religione cattolica romana,

mantenevasi fermamente fedele a un re cattolico romano. Giacomo Bertie,

Conte d’Abingdon, ragunò le milizie della Contea d’Oxford. Giovanni

Fell, Vescovo d’Oxford, che era anche Decano di Christchurch, intimò

a tutti i sotto–graduati della sua Università di prendere le armi per

difendere la Corona. Gli uomini in sottana affollaronsi a dare i loro

nomi. Il solo Christchurch fornì circa cento lancieri e moschettieri. I

giovani nobili e i gentiluomini de’ Comuni vi agivano come ufficiali; e

il figlio maggiore del Lord Luogotenente era colonnello.[396]

Ma il Re sperava soprattutto nelle truppe regolari. Churchill era stato

diretto verso occidente coi così detti Azzurri; Feversham gli teneva

dietro con tutte le forze che s’erano potute togliere dalle vicinanze

di Londra. Un corriere era partito per la Olanda, recando una lettera,

nella quale ordinavasi a Skelton d’ottenere che i tre reggimenti

inglesi al servizio olandese, venissero tosto spediti al Tamigi. Come

ei ne fece la richiesta, il partito avverso alla casa d’Orange, con a

capo i deputati d’Amsterdam, nuovamente provossi di suscitare cagioni

d’indugio. Ma l’energia di Guglielmo, il quale aveva nella faccenda

un interesse quasi uguale a quello di Giacomo, e vedeva con grave

inquietudine i progressi di Monmouth, vinse ogni opposizione; e dopo

pochi giorni i reggimenti imbarcaronsi.[397] Approdati in Inghilterra,

erano già arrivati in ottime condizioni a Gravesend, e Giacomo li aveva

passati a rassegna in Blackheath. Disse più volte allo ambasciatore

olandese di non avere mai in vita sua veduti soldati più belli o meglio

disciplinati, e dichiaravasi gratissimo al Principe d’Orange ed agli

Stati per un rinforzo cotanto utile ed opportuno. Se non che tale

soddisfazione non era intera. Per quanto laudevolmente quegli uomini

eseguissero i militari esercizi, erano alquanto imbevuti delle opinioni

politiche e religiose del popolo olandese. Uno de’ soldati venne

fucilato, ad un altro venne inflitta la pena della frusta per avere

bevuto alla salute del Duca di Monmouth. Non fu, dunque, riputato savio

consiglio il porli dove era maggiore il pericolo. Furono trattenuti ne’

dintorni di Londra sino alla fine della campagna. Ma, in grazia del

loro arrivo, il Re potè mandare verso occidente quelle fanterie delle

quali, senza i reggimenti predetti, vi sarebbe stato bisogno nella

metropoli.[398]

Mentre il Governo in questa guisa apparecchiavasi al conflitto coi

ribelli in campo, non furono trascurate certe cautele di specie

diversa. Nella sola Londra, duecento persone che stimavansi potere

mettersi a capo di un movimento Whig, vennero imprigionate. Fra queste,

erano molti grandi mercatanti. Chiunque era esoso alla Corte, si dètte

in preda al timore. Una tristezza universale si sparse per tutta

la città. Gli affari languivano alla Borsa; e i teatri erano tanto

deserti, che un’opera nuova, scritta da Dryden, e posta in iscena con

decorazioni d’insolita magnificenza, non potè andare innanzi, perocchè

i proventi non servivano alle spese della rappresentazione.[399]

I magistrati e il clero mostravansi da per tutto operosi. In ogni

dove, i Dissenzienti erano strettamente tenuti d’occhio. Nelle Contee

di Chester e di Shrop, ardeva feroce la persecuzione; in quella

di Northampton, si fecero numerosi imprigionamenti; e le carceri

d’Oxford rigurgitavano di prigioni. Nessun teologo puritano, comunque

di moderate opinioni e di cauta condotta, era sicuro di non essere

strappato dalla propria famiglia e sepolto in un carcere.[400]

Frattanto Monmouth avanzavasi da Bridgewater, molestato sempre da

Churchill, il quale pare facesse tutto ciò che con una mano d’uomini

era possibile ad un valoroso ed esperto soldato di fare. L’armata

ribelle, molestata dall’inimico e da una forte pioggia, la sera del

di 22 giugno, fermossi a Glastonbury. Le case della piccola città non

potevano apprestare ricovero a tanto numero d’armati: parecchi dei

quali, perciò, aqquartieraronsi nelle Chiese, altri accesero i loro

fuochi fra mezzo alle venerande rovine dell’Abbadia, che un tempo

era stata la più ricca delle case religiose dell’isola nostra. Da

Glastonbury il Duca marciò verso Wells, da dove si condusse a Stepton

Mallet.[401]

XXXVII. Pare che fin qui egli errasse di luogo in luogo, senza altro

scopo che di raccogliere uomini. Adesso era d’uopo formare un piano

di operazioni militari. Fu suo primo pensiero di prendere Bristol.

Molti de’ precipui abitatori di quel luogo importante erano Whig.

Quivi anche erasi esteso uno de’ fili della congiura de’ Whig.

Presidiavano la città le milizie della Contea di Gloucester. Se egli

avesse potuto vincere Beaufort, e le sue bande rurali, prima dello

arrivo delle truppe regolari, i ribelli avrebbero a un tratto avuto in

mano abbondevoli mezzi pecuniari; il credito delle armi di Monmouth si

sarebbe alto levato; e i suoi amici in ogni parte del Regno avrebbero

avuto coraggio di palesarsi. Bristol aveva certe fortificazioni, le

quali a settentrione dell’Avon, verso la Contea di Gloucester, erano

deboli; ma a mezzodì, verso quella di Somerset, erano più solide. Fu,

quindi, deliberato di dare lo assalto dal lato di Gloucester. Ma a

ciò fare, era necessario andarci per un cammino circolare, e valicare

l’Avon a Keynsham. Il ponte a Keynsham era stato in parte distrutto

dalla milizia civica, ed era impraticabile. Fu, quindi, spedito

innanzi un numero d’uomini a farvi i necessari ripari. Gli altri li

seguivano più lentamente, e il dì ventesimoquarto di giugno fecero

alto a Pensford per riposarsi. Pensford distava solo cinque, miglia da

Bristol, dal lato della Contea di Gloucester; ma questo lato, al quale

poteva arrivarsi solo girando intorno per Keynsham, era lontano una

giornata di cammino.[402]

E quella fu notte dì gran tumulto ed aspettazione in Bristol. I

fautori di Monmouth sapevano ch’egli era quasi a vista della città,

e immaginavano che sarebbe stato fra loro avanti lo spuntare del

giorno. Circa un’ora dopo il tramonto, un legno mercantile che era

presso nel canale, prese fuoco. Tale accidente, in un porto pieno di

navi, destò grande spavento. Tutto il fiume fu in iscompiglio. Le vie

brulicavano di gente. Gridi sediziosi risonavano fra la confusione

e le tenebre. Poscia fu detto, e da’ Tory e dai Whig, che il fuoco

era stato appiccato dagli amici di Monmouth, sperando che le milizie

civiche sarebbero accorse a impedire che l’incendio si allargasse; e

che in quel mentre, l’armata ribelle, fatto impeto, sarebbe entrata

nella città dal lato di Somerset. Se fu tale lo scopo degl’incendiarii,

esso andò del tutto fallito. Beaufort, invece di mandare i suoi uomini

al canale, li tenne tutta notte sotto le armi attorno il bel tempio di

Santa Maria Redcliff, a mezzodì dell’Avon. Ei disse che avrebbe meglio

veduto ardere Bristol, anzi l’avrebbe arsa egli stesso, che lasciarla

occupare dai traditori. Col soccorso di una coorte di cavalleria

regolare, che poche ore avanti eragli giunta da Chippenham, ei potè

impedire lo scoppio d’una insurrezione. Gli sarebbe stato impossibile

frenare i malcontenti dentro le mura, e respingere a un tempo un

assalto di fuori: ma l’assalto non avvenne. Lo incendio, che era stato

cagione di tanto commovimento in Bristol, vedevasi distintamente

da Pensford. Monmouth, nondimeno, non reputò utile cangiare il suo

disegno. Si tenne cheto fino al sorgere del sole, e poi si condusse a

Keynsham, dove trovò accomodato il ponte. Deliberò di lasciare l’armata

a riposarsi, nel pomeriggio, ed appena giunta la notte, procedere alla

volta di Bristol.[403] Ma non era più a tempo. Le forze del Re si

appressavano. Il Colonnello Oglethorpe, capitanando circa cento Guardie

del Corpo, e facendo impeto contro Keynsham, sgominò due legioni della

cavalleria ribelle che rischiossi a fargli fronte, e si ritrasse, con

poco suo danno e con molto dell’inimico.

XXXVIII. In siffatte circostanze, Monmouth reputò necessario porre da

parte la impresa di Bristol.[404] Ma quale era il partito da prendere?

Ne furono posti in campo e discussi parecchi. Fu detto che Monmouth

avrebbe potuto accelerare il passo verso Gloucester, valicare il

Severn, rompere il ponte, e a destra, protetto dal fiume, gettarsi,

attraversando la Contea di Worcester, in quelle di Shrop e di Chester.

Egli, anni innanzi, aveva viaggiati que’ luoghi, e v’era stato accolto

come nelle Contee di Somerset e di Devon. La sua presenza avrebbe

riacceso lo zelo in cuore ai suoi vecchi amici; e il suo esercito in

pochi giorni si sarebbe raddoppiato.

Ciò non ostante, considerata pienamente la cosa, parve che cotale

disegno, comecchè specioso, fosse ineseguibile. I ribelli erano

male calzati, e stanchi a cagione delle diuturne fatiche sostenute,

trascinandosi tra il fango e sotto gravissime pioggie. Molestati ed

impediti, come sarebbero stati ad ogni passo, dalla cavalleria nemica,

non potevano sperare di giungere a Gloucester senza cadere in mano del

corpo principale delle truppe regie, ed essere forzati ad un generale

fatto d’arme con ogni svantaggio.

Fu, dunque, proposto di entrare nella Contea di Wilt. Coloro i

quali affermavano di conoscere que’ luoghi, assicuravano il Duca,

che ivi avrebbe raccolti tali rinforzi, da potere con sicurtà dare

battaglia.[405]

Seguì questo consiglio, e volse il passo verso la Contea di Wilt.

Primamente intimò a Bath di aprirgli le porte. Ma Bath era fortemente

presidiata dalle milizie del Re; e Feversham si approssimava. I

ribelli, quindi, non si provarono d’aggredire le mura, ma corsero in

fretta a Philip’s Norton, dove fermaronsi la sera del dì 26 giugno.

Feversham vi si condusse anch’egli. La mattina del dì seguente,

a buon’ora, rimasero commossi alla nuova ch’egli era lì presso.

Ordinaronsi, disponendosi in fila lungo le siepi del cammino che

conduceva alla città.

XXXIX. L’avanguardia dell’armata regia tosto comparve. Era composta di

circa cinquecento uomini, capitanati dal Duca di Grafton, giovine di

spirito audace e di maniere rozze, il quale era forse desideroso di

mostrarsi in nulla partecipe allo sleale attentato del suo fratello

naturale. Grafton tra breve si trovò in un profondo calle, da ambo i

lati del quale muovevagli addosso una tempesta d’archibugiate. Non

ostante, si spinse arditamente oltre, finchè pervenne all’ingresso

di Philip’s Norton. Ivi trovò chiuso il cammino da una barricata,

d’onde un altro vivissimo fuoco gli veniva di fronte. I suoi uomini si

perdettero d’animo, e indietreggiarono fuggendo. Innanzi che uscissero

dal calle, più di cento tra loro erano morti o feriti. La ritirata di

Grafton fu tagliata da una mano di cavalleria nemica; ma egli si aperse

fra mezzo a quelli valorosamente il cammino, e si pose in salvo.[406]

L’avanguardo in tal guisa respinto, si congiunse col corpo principale

dell’esercito regio. Le due armate allora si trovarono faccia a

faccia; e ricambiaronsi poche archibugiate, che furono di poco o di

punto effetto. Nessuna era impaziente di venire alle mani. Feversham

non voleva combattere fino a che non fosse arrivata l’artiglieria, e

si ripiegò verso Bradford. Monmouth, appena sopraggiunta la notte,

abbandonò la propria posizione, marciò verso mezzodì, e sul fare del

giorno pervenne a Frome, dove sperava trovare rinforzi.

Frome gli era favorevole quanto Taunton o Bridgewater, ma non potè far

nulla per lui. Pochi giorni avanti, eravi stata una insurrezione, e

il Manifesto di Monmouth era stato attaccato in piazza. Ma la nuova

di tale movimento era pervenuta al Conte di Pembroke, che trovavasi

non molto discosto con le civiche milizie della Contea di Wilt. Era,

quindi, con esse accorso a Frome; aveva messa in rotta una folla di

campagnuoli, i quali, armati di falci e tridenti, tentavano di fargli

fronte; era entrato nella città ed aveva disarmati gli abitanti. E però

non v’erano armi, e Monmouth non poteva apprestarne.[407]

XL. L’armata ribelle trovavasi in triste condizioni. La marcia del

dì precedente l’aveva stancata. La pioggia era caduta a torrenti;

e le strade erano diventate pantani. Non v’era nuova dei promessi

soccorsi della Contea di Wilt. Arrivò un messo, annunziando che le

forze d’Argyle erano state disperse in Iscozia. Un altro disse che

Feversham, congiuntosi con l’artiglieria, era sulle mosse. Monmouth

intendeva le cose di guerra tanto, da accorgersi che i suoi seguaci,

con tutto il loro zelo e coraggio, non avrebbero potuto resistere

ai soldati regolari. Erasi fino allora illuso sperando che alcuni di

que’ reggimenti, da lui per innanzi comandati, sarebbero corsi sotto

il suo vessillo; ma adesso era costretto a deporre tale speranza.

Qui l’animo gli venne meno. Appena poteva far mostra di fermezza

bastevole a dare ordini. Nella propria sciagura, amaramente dolevasi

de’ sinistri consiglieri, dai quali era stato indotto ad abbandonare il

suo beato ritiro di Brabante. E segnatamente contro Wildman trascorse a

virulente imprecazioni.[408] Ed allora, nel debole ed agitato cervello

gli sorse un vergognoso pensiero; quello, cioè, di abbandonare alla

vendetta del Governo le migliaia d’uomini—i quali, da lui chiamati e

accorsi per amore di lui, avevano abbandonato le abitazioni e i campi

propri;—partirsi di nascosto, co’ suoi più alti ufficiali; condursi a

qualche porto di mare innanzi che nascesse il sospetto della sua fuga,

e rifuggirsi nel continente, dove fra le braccia di Lady Wentworth

avrebbe dimenticata la propria ambizione e vergogna. Seriamente

discusse cotesto disegno co’ principali de’ suoi consiglieri. Taluni

di loro, tementi per la propria vita, lo ascoltarono approvando; ma

Grey, il quale, secondo la confessione anche de’ suoi detrattori, era

intrepido sempre, tranne quando le spade gli lampeggiavano dinanzi e

le palle gli fischiavano d’intorno, si oppose con estremo calore alla

ostinata proposta, e supplicò il Duca ad esporsi a ogni pericolo,

più presto che ricompensare con la ingratitudine e col tradimento

il fervido affetto dimostratogli dal contadiname delle contrade

occidentali.[409]

Il pensiero della fuga venne, dunque, abbandonato; ma non era agevole

formare un piano qualunque di campagna. Procedere verso Londra sarebbe

stata demenza; imperocchè la via che ivi conduce, attraversa diritta

il vasto piano di Salisbury, sul quale le truppe, e soprattutto la

cavalleria regolare, avrebbero pugnato con ogni vantaggio contro

uomini indisciplinati. In questo mentre, arrivò al campo la nuova che

i campagnuoli delle maremme pressò Axbridge erano insorti a difendere

la religione protestante, s’erano armati di tridenti, correggiati

e forconi, e si andavano ragunando a migliaia presso Bridgewater.

Monmouth deliberò di ritornare in quel luogo, e rafforzarsi di questi

nuovi collegati.[410]

I ribelli, adunque, si mossero alla volta di Wells, e vi arrivarono

con contegno non amichevole. Erano tutti, salvo pochi, avversi alla

prelatura; e mostrarono la propria avversione in modo da recar loro

pochissimo onore. Non solo strapparono il piombo dal tetto del

magnifico Duomo, onde farne palle da archibugio,—cosa che poteva essere

escusata da’ bisogni della guerra,—ma profanamente ne distrussero gli

ornati. Grey con molta difficoltà potè, ponendosi dinanzi all’altare

con la spada sguainata, salvarlo dagli insulti di alcuni ribaldi, i

quali vi volevano crapoleggiare dintorno.[411]

XLI. Il giovedì, 2 di luglio, Monmouth rientrò in Bridgewater, in

condizioni meno liete di quelle onde vi era giunto dieci giorni prima.

Il rinforzo che vi trovò, era di poco conto. L’armata regia era lì

presso. Per un istante divisò di fortificare la terra; e furono

chiamati centinaia di lavoranti a scavare fossi ed alzare ripari. Poi,

mutando consiglio, pensò di gettarsi nella Contea di Chester; disegno

ch’egli aveva respinto come ineseguibile mentre trovavasi in Keynsham,

e che certamente non era meglio eseguibile adesso che egli stava in

Bridgewater.[412]

XLII. Mentre tentennava tra pensieri egualmente disperati, comparvero

le forze regie. Erano composte di circa duemila cinquecento soldati

regolari, e di circa mille e cinquecento militi cittadini della Contea

di Wilt. La mattina della domenica, 5 luglio, a buon’ora partiti da

Somerton, piantarono le tende, quel giorno stesso, a circa tre miglia

da Bridgewater nel piano di Sedgemoor.

Il Dottore Pietro Mew, vescovo di Winchester, gli accompagnava. Questo

prelato aveva in gioventù sua portate le armi a difesa di Carlo I

contro il Parlamento. Nè gli anni nè la professione gli avevano al

tutto estinto nell’animo lo spirito guerresco; e forse credeva che

l’apparizione di uno de’ padri della Chiesa protestante nel campo

regio, avrebbe rinvigorito il sentimento di lealtà in cuore a quegli

onesti che ondeggiavano fra l’abborrimento del papismo e quello della

ribellione.

Storia d'Inghilterra, vol 1 · 第 48 / 58 段