Levossi allora un violento grido contro Grey; e taluni degli

avventurieri incitavano Monmouth a trattarlo severamente. Monmouth,

nondimeno, non volle prestare ascolto a cotesti consigli. La sua

mitezza è stata da parecchi scrittori attribuita a bontà d’indole, la

quale spesso diventava debolezza. Altri hanno supposto ch’egli non

volesse condursi violentemente col solo Pari che servisse nella sua

armata. Nonostante, è probabile che il Duca, il quale, comunque non

fosse grandissimo capitano, s’intendeva di guerra molto meglio de’

predicatori e dei legisti che sempre lo tempestavano con consigli,

fece concessioni che gente affatto inesperta nelle faccende militari

non avrebbe mai pensato di fare. Per rendere giustizia ad un uomo che

ha avuti pochi difensori, è d’uopo osservare, che la parte assegnata a

Grey, per tutto il tempo che durò la campagna, era tale, che se egli

fosse stato il più ardito ed esperto de’ soldati, non avrebbe potuto

mai compierla in modo da acquistargli credito. È noto che un soldato a

cavallo richiede un più lungo esercizio di un soldato a piedi, e che

il cavallo da guerra richiede anche esso più lungo esercizio del suo

cavaliere. Qualche cosa può farsi con una fanteria immatura, purchè

abbia entusiasmo e coraggio; ma nulla può esservi più inconvenevole

d’una cavalleria nuova e inesperta, composta di possidenti e di

trafficanti montati sopra cavalli da soma e da posta: e tale era la

cavalleria di Grey. Non è da maravigliarsi che i suoi non sostenessero

risoluti l’impeto del fuoco nemico, e non menassero vigorosamente le

armi, ma che potessero tenere i posti loro.

Le reclute seguitavano ad accorrere a torme. Gli armamenti e gli

esercizi militari continuavano ogni giorno. In questo mentre, la nuova

della insurrezione erasi sparsa per ogni dove. La sera stessa in cui

il Duca pose piede a terra, Gregorio Alford, gonfaloniere di Lyme,

Tory zelante ed acerrimo persecutore de’ non conformisti, mandò i suoi

servi ad annunziare la cosa ai gentiluomini delle Contee di Somerset

e di Dorset, ed egli stesso cavalcò alla volta del paese occidentale.

A notte avanzata fermossi in Honiton, dove scrisse in poche parole le

triste nuove, e le spedì a Londra.[375] Volò poi ad Exeter, dove trovò

Cristoforo Monk, Duca di Albemarle. Questo nobile uomo, figlio ed erede

di Giorgio Monk restauratore degli Stuardi, era Lord Luogotenente del

Devonshire, ed allora stavasi a passare a rassegna la guardia civica.

Aveva pronti sotto il suo comando quattromila militi cittadini. E’ pare

ch’egli credesse di potere con tali forze spegnere ad un tratto la

ribellione. E però marciò alla volta di Lyme.

XXX. Ma come, nel pomeriggio del lunedì 15 di giugno, egli giunse

ad Axminster, vi trovò gl’insorgenti pronti a fargli fronte. Gli

si presentarono con risoluto aspetto; posero quattro pezzi da

campagna contro le truppe regie. Le spesse siepi che da ambo i lati

fiancheggiavano gli angusti stradali, erano guarnite di file di

moschettieri. Albemarle, nondimeno, aveva meno timore degli apparecchi

dell’inimico, che dello spirito che manifestavano le proprie milizie.

Tale era la reputazione di Monmouth tra le popolazioni della Contea di

Devon, che se le milizie civiche avessero potuto scoprire il suo ben

noto aspetto, sarebbero corse in massa a porsi sotto il suo vessillo.

Albemarle, quindi, comunque fosse superiore di forze, stimò savio

consiglio di ritirarsi. La ritirata tosto prese sembianza di

sconfitta. Tutto il paese era sparso d’armi e d’uniformi militari, che

i fuggenti gettavano via; ed ove Monmouth gli avesse vigorosamente

inseguiti, avrebbe probabilmente preso Exeter senza colpo ferire. Ma ei

fu satisfatto dell’ottenuto vantaggio, ed amò meglio che le sue reclute

fossero più esercitate innanzi di avventurarsi a fatti rischiosi. Per

la qual cosa mosse alla volta di Taunton, dove arrivò il dì decimottavo

di giugno, precisamente una settimana dopo il suo sbarco.[376]

XXXI. La Corte e il Parlamento s’erano grandemente commossi alle

nuove giunte dall’occidente dell’isola. Alle ore cinque della mattina

del sabato 13 di giugno, il Re aveva ricevuta la lettera che il

Gonfaloniere di Lyme gli aveva spedita da Honiton. Il Consiglio Privato

fu subitamente convocato. Si dettero ordini perchè si rafforzasse

ogni compagnia di fanteria, ed ogni squadrone di cavalleria. Vennero

istituite commissioni per far leva di nuovi reggimenti.

XXXII. La lettera di Alford fu presentata alla Camera de’ Lordi, e la

sostanza ne venne con un messaggio comunicata a quella de’ Comuni. I

Comuni esaminarono i corrieri ch’erano arrivati dall’occidente, e tosto

ordinarono di promulgare un decreto che condannasse Monmouth come reo

di crimenlese. Si votarono indirizzi al Re, onde assicurarlo che i suoi

Pari e il suo popolo erano deliberati di porre per lui la vita e gli

averi contro tutti i suoi nemici. Nella prossima tornata, le Camere

ordinarono che il Manifesto dei ribelli venisse bruciato per mano

del boia; e il decreto di morte infamante passò per tutti gli stadii

consueti. Tale decreto nel medesimo giorno fu approvato dal Re; e una

rimunerazione di cinquemila lire sterline fu promessa a chiunque avesse

arrestato Monmouth.[377]

Il fatto che Monmouth era in armi contro il Governo, era così

notorio, che il decreto di morte infamante divenne legge con la

lieve opposizione di uno o due Pari, e rade volte è stato con

severità censurato anco dagli storici Whig. Nulladimeno, qualvolta si

consideri di quanta importanza egli sia che gli uffici legislativi

si tengano distinti dai giudiciali; che la voce pubblica, comunque

forte ed universale, non si abbia per prova legale della colpa; e

che si osservi la regola che nessun uomo si debba condannare alla

morte senza porgergli modo a difendersi; e con quanta facilità e

speditezza le violazioni de’ grandi principii, una volta fatte, si

allarghino;—saremo probabilmente disposti a credere che al partito

preso dal Parlamento poteva farsi qualche obiezione. Nessuna delle

due Camere aveva ragione alcuna, che anche un giudice corrotto come

Jeffreys potesse ingiungere ai giurati di considerare come prova del

delitto di Monmouth. I messaggeri esaminati dai Comuni non avevano

prestato giuramento, e perciò avrebbero potuto raccontare prette

fandonie, senza incorrere nella pena dello spergiuro. I Lordi, che

avrebbero potuto fargli giurare, a quanto sembra, non esaminarono

nessuno de’ testimoni, e non avevano sottocchio altra prova all’infuori

della lettera del Gonfaloniere di Lyme, la quale dinanzi alla Legge non

era prova nessuna. Gli estremi pericoli, egli è vero, giustificano gli

estremi rimedi. Ma il decreto di morte infamante era un rimedio che non

poteva mandarsi ad esecuzione mentre durava il pericolo, e, cessato

quello, diveniva superfluo. Intanto che Monmouth era in armi, tornava

impossibile giustiziarlo. Se era vinto e preso, non vi sarebbe stato

rischio o difficoltà a fargli il Processo. Tempo dopo fu ricordato,

come curiosa circostanza, che fra i Tory zelanti i quali dalla Camera

de’ Comuni recarono il decreto alla barra de’ Lordi, era Sir Giovanni

Fenwick, rappresentante di Northumberland.[378] Questo gentiluomo,

pochi anni dopo, ebbe occasione di riesaminare la faccenda, e concluse

che i decreti di morte infamante erano affatto ingiustificabili.

In quell’ora di pericolo, il Parlamento porse altre prove di lealtà. I

comuni dettero al Re la potestà di levare una somma straordinaria di

quattrocentomila lire sterline per i suoi presentissimi bisogni; e

perchè egli non incontrasse difficoltà a trovare la pecunia, si posero

a immaginare nuove imposte. Il disegno di tassare le case novellamente

edificate nella metropoli, fu rimesso in campo e validamente sostenuto

dai gentiluomini di provincia. Fu deliberato non solo di tassare tali

case, ma di fare una legge che proibisse di porre le fondamenta di

nuovi edifici dentro un dato circuito attenente alla città. Siffatta

deliberazione, nondimeno, non fu posta in effetto. Uomini potenti che

possedevano terre ne’ suburbii, e speravano di vedere nuove strade e

piazze sorgere nelle possessioni loro, si valsero di tutta la loro

influenza contro quel progetto. Fecero considerare come si richiedesse

non poco tempo a provvedere a’ particolari della nuova legge; mentre

i bisogni del Re erano così urgenti, ch’egli aveva creduto necessario

accelerare i procedimenti della Camera, gentilmente esortandola a

sbrigarsi. Per lo che, il disegno di tassare gli edifizi fu messo da

parte, e furono imposti nuovi dazi per cinque anni sopra le sete, le

tele e i liquori spiritosi forestieri.[379]

I Tory della Camera Bassa, dipoi, misero fuori quella che essi

chiamavano Legge per la sicurezza della persona e del Governo del Re.

Proposero che verrebbe considerato delitto d’alto tradimento il dire

che Monmouth fosse legittimo, il profferire parole tendenti a muovere

odio o dispregio contro la persona o il Governo del Sovrano, o il

fare proposta in Parlamento di cangiare l’ordine della successione.

Alcuni di tali provvedimenti destarono disgusto e timore generale.

I Whig, benchè fossero pochi e deboli, provaronsi di riannodarsi,

e si trovarono rinforzati da un numero considerevole di moderati e

assennati Cavalieri. Dicevano come fosse facile anche ad un uomo onesto

frantendere le parole, che facilmente potevano male interpretarsi da un

ribaldo. Ciò che si fosse detto metaforicamente, poteva essere inteso

alla lettera, e in senso serio ciò che dicevasi per ischerzo. Una

particella, un tempo, un modo, un punto ammirativo potevano costituire

la differenza tra la colpa e la innocenza. Lo stesso Salvatore del

genere umano, nella cui vita intemerata, la malizia non potè trovare

argomento d’accusa, era stato tratto al tribunale per parole parlate.

Falsi testimoni avevano soppressa una sillaba che avrebbe mostrato

chiaramente quelle tali parole essere state dette in senso figurato, e

così avevano dato al Sinedrio pretesto, sotto il quale fu consumato il

più iniquo degli assassinii giudiciali.

Dopo cotesto esempio, chi avrebbe potuto affermare che, se le semplici

parole venissero dichiarate delitto d’alto tradimento, il più leale

de’ sudditi avrebbe potuto tenersi sicuro della propria vita? Tali

argomenti produssero un effetto sì grande, che il Comitato fece alla

Legge non poche modificazioni, che la resero assai più mite. Ma la

clausola che dichiarava reo di crimenlese qualunque de’ membri del

Parlamento avesse proposta la esclusione d’un principe del sangue

reale dal trono, sembra non essere stata posta in discussione, e venne

adottata. Ed era cosa di nessuna importanza; ma serve a provare la

ignoranza ed inespertezza de’ cervelli riscaldati di que’ realisti,

de’ quali abbondava la Camera de’ Comuni. Se avessero imparati i

primi rudimenti della legislazione, avrebbero veduto che l’atto che

essi consideravano di tanto momento, sarebbe stato superfluo mentre

il Parlamento era disposto a mantenere l’ordine della successione, e

sarebbe stato revocato appena fosse venuto un Parlamento inchinevole a

cangiarlo.[380]

Il decreto, con le modificazioni fatte, fu approvato e recato alla

Camera de’ Lordi, ma non divenne Legge. Il Re aveva ottenuto dal

Parlamento tutti i sussidi pecuniari che si sarebbe potuto aspettare;

e pensò che, mentre ardeva la ribellione, i nobili e i gentiluomini

a lui fidi sarebbero stati più utili nelle loro Contee che in

Westminster. Gli esortò quindi a terminare le loro deliberazioni, e

nel dì 2 di luglio li accommiatò. Nello stesso giorno, approvò una

Legge che richiamava a vita quella censura della stampa, che era

spirata nel 1679. Fu espressa con poche parole poste alla fine di uno

Statuto contenente varie provvisioni fatte nel finire della sessione.

I cortigiani non credevano di avere riportata una vittoria. I Whig non

mormorarono punto. Nella Camera de’ Lordi, e in quella dei Comuni non

vi furono dispareri, o anco, per quanto si possa adesso conoscere,

discussione alcuna intorno a una questione che nella età nostra

porrebbe in commovimento la società intera. E davvero, il mutamento

era lieve e quasi impercettibile; imperocchè, dopo la scoperta della

congiura di Rye House, la libertà della stampa esisteva solo di nome.

Per molti mesi quasi nessun foglio avverso alla Corte era stato

pubblicato alla macchia; ed alla macchia simili fogli si sarebbero,

anche dopo la nuova Legge, potuti stampare.[381]

Le Camere si chiusero. Non furono prorogate, ma soltanto aggiornate,

affinchè, venuta l’ora di ragunarsi di nuovo, avessero potuto

ripigliare i loro lavori dal punto in cui gli avevano lasciati

interrotti.[382]

XXXIII. Mentre il Parlamento divisava rigorose leggi contro Monmouth

e i suoi partigiani, questi era stato accolto in Taunton con modo da

fargli sperare che la impresa avrebbe avuto prospero fine. Taunton,

al pari della più parte delle città nelle contrade meridionali

dell’Inghilterra, era in que’ tempi più importante di quello che sia

ai nostri. Quelle città non sono ite in decadenza; chè anzi sono,

tranne pochissime, più grandi e più ricche, meglio fabbricate e

meglio popolate che non erano nel secolo decimosettimo. Ma, comecchè

abbiano fatto positivi progressi, relativamente hanno indietreggiato.

Sono state superate per ricchezza e popolazione dalle grandi città

manifatturiere e commerciali del settentrione; città che, a tempo

degli Stuardi, appena cominciavano ad essere conosciute come sedi

dell’industria. Taunton, allorchè vi andò Monmouth, era un luogo

d’insigne prosperità. Aveva abbondevoli mercati, e celebri lanifici. La

popolazione vantavasi dicendo che la terra era irrigata di latte e di

miele. Nè così favellavano solo i naturali del luogo; ogni straniero

che salisse sopra la leggiadra torre di Santa Maria Maddalena,

confessava di contemplare la più fertile delle valli d’Inghilterra.

Era una contrada rigogliosa di pometi e di verdi pascoli, fra i quali

sorgevano con vaga apparenza case, capanne e campanili di villaggio.

I cittadini da lungo tempo pendevano alle dottrine presbiteriane e

ai principii politici de’ Whig. A tempo della grande guerra civile,

Taunton, traverso a tutte le vicissitudini, erasi tenuta fida al

Parlamento, era stata due volte cinta di stretto assedio da Goring,

e due volte difesa dalla eroica virtù di Roberto Blake, che poscia

divenne il celeberrimo Ammiraglio della Repubblica. Strade intere erano

state incendiate dalle bombe e dalle granate de’ Cavalieri. I viveri

erano stati così scarsi, che il Governatore aveva fermamente annunziato

di far distribuire al presidio carni di cavallo. Ma nè fuoco nè fame

valsero mai a domare lo spirito di que’ cittadini.[383]

La Restaurazione non aveva cangiata l’indole degli abitatori di

Taunton, i quali seguitavano tuttavia a celebrare lo anniversario del

fausto giorno in cui fu levato lo assedio posto alla città dall’armata

regia; e il loro ostinato affetto alla vecchia causa, aveva destato in

Whitehall tanta ira e timore, che il loro canale era stato riempito, e

le loro mura distrutte fino dalle fondamenta.[384] Lo spirito puritano

ne’ cuori loro, era stato tenuto sempre desto dai precetti e dallo

esempio di uno tra i più celebri uomini del clero dissenziente; voglio

dire, di Giuseppe Alleine. Alleine era l’autore d’un Trattato che aveva

per titolo «Ammonimento ai non Convertiti;» libro che è anche oggi

popolare in Inghilterra e in America. Dal fondo della prigione, dove

lo avevano sepolto i vittoriosi Cavalieri, diresse ai suoi diletti

amici di Taunton molte epistole imbevute dello spirito d’una pietà

veramente eroica. La sua salute in breve tempo soggiacque agli effetti

dello studio, degli affanni e della persecuzione; ma la sua memoria

rimase lungamente cara e riverita da coloro ch’egli aveva ammoniti e

catechizzati.[385]

I figli degli uomini, che quaranta anni innanzi avevano difese le

mura di Taunton contro i realisti, adesso accoglievano Monmouth con

acclamazioni di gioia e d’affetto. Ogni uscio, ogni finestra era

adornata di festoni di fiori. Nessuno mostravasi nelle vie senza

portare fitta al cappello una verde fronda, insegna della causa

popolare. Le damigelle delle più insigni famiglie della città tessevano

i vessilli degl’insorgenti. E in ispecie una bandiera, nella quale a

magnifici ricami erano rappresentati gli emblemi della regia dignità,

fu offerta a Monmouth da un drappello di fanciulle. Egli accettò il

dono con quelle incantevoli maniere che erano tutte sue. La damigella

che guidava la processione, lo presentò anco d’una piccola Bibbia

di gran pregio. Egli la prese con riverenza, e disse: «Io vengo a

difendere le verità che si contengono in questo libro, o a suggellarle,

qualora bisogni, col sangue mio.»[386]

Ma intanto che Monmouth beavasi degli applausi della moltitudine, non

poteva non accorgersi, con timore e rammarico, che le classi alte

procedevano, quasi senza eccezione, ostili alla sua intrapresa, e che

nessuna delle Contee, dove ei si era mostrato, insorgeva. Era stato

assicurato da agenti che dicevano di saperlo da Wildman, come tutta

l’aristocrazia Whig agognasse a correre alle armi. Ciò non ostante, era

scorsa più d’una settimana da che la sua bandiera era stata inalberata

in Lyme. I lavoranti, i piccoli fattori, i bottegai coi loro giovani,

i predicatori dissenzienti, erano corsi in folla al campo de’ ribelli;

ma nè anche un solo Pari, o baronetto, o cavaliere, o membro della

Camera de’ Comuni, tranne qualche scudiere di sì poca importanza

da non essere mai stato commissario di pace, erasi congiunto con

gl’invasori. Ferguson, il quale fino dalla morte di Carlo era sempre

stato l’angiolo malvagio di Monmouth, trovò lì pronto il consiglio. Il

Duca, evitando di assumere il titolo di Re, erasi messo in una falsa

postura. Se si fosse dichiarato sovrano d’Inghilterra, la sua causa

avrebbe avuto sembiante di legalità. Adesso era impossibile conciliare

il suo Manifesto coi principii della Costituzione. Era chiaro che o

Monmouth o il suo zio era il Re legittimo. Monmouth non si rischiò a

chiamarsi Re legittimo, e nondimeno negava che il suo zio lo fosse.

Coloro che stavano per Giacomo, pugnavano per il solo uomo il quale

s’era avventurato a pretendere al trono; e però, secondo le leggi

del reame, facevano il proprio debito. Coloro che parteggiavano per

Monmouth, combattevano per un sistema politico ignoto, che era da

stabilirsi da una Convenzione non ancora esistente. Non è meraviglia

che gli uomini cospicui per grado ed opulenza, si tenessero alieni

da una intrapresa che minacciava distruggere quel sistema, nella cui

durata essi avevano cotanto interesse. Se il Duca avesse proclamata la

propria legittimità ed assunta la Corona, avrebbe a un tratto abbattuta

la predetta obiezione. La questione non sarebbe più stata tra l’antica

Costituzione e la nuova; sarebbe bensì stata semplice questione di

diritto ereditario tra due principi.

XXXIV. Con simiglianti argomenti, Ferguson, quasi immediatamente

dopo lo sbarco, aveva con insistenza stimolato il Duca a proclamarsi

Re; e Grey opinava nel modo medesimo. Monmouth avrebbe assai

volentieri seguito il loro consiglio; ma Wade ed altri repubblicani

lo avversavano, e il loro capo con la usata pieghevolezza cesse

alle ragioni che adducevano. In Taunton la questione fu rimessa in

campo. Monmouth chiamò a sè coloro che dissentivano, li assicurò

che ei non vedeva altro modo ad ottenere lo aiuto dell’aristocrazia

di qualunque partito si fosse, e gli riuscì di strappare loro mal

grado il consentimento. La mattina del dì ventesimo di giugno, egli

fu proclamato Re nella piazza di Taunton. I suoi seguaci ripetevano

il suo titolo con gioia ed affetto. Ma potendo nascere confusione,

ove si fosse chiamato Re Giacomo II, lo chiamavano spesso col nome

strano di Re Monmouth; col quale nome il male arrivato principe era

spesso ricordato, a memoria di uomini tuttora viventi, nelle Contee

occidentali.[387]

In meno di ventiquattro ore, dopo ch’egli ebbe assunto il titolo di

Re, promulgò vari proclami muniti della sua firma. Con uno poneva a

prezzo la testa del rivale. Con un altro dichiarava illegale assemblea

il Parlamento allora ragunato in Westminster, e comandava ai membri

che si sciogliessero. Col terzo, inibiva al popolo di pagare le tasse

all’usurpatore. Col quarto dichiarava Albemarle traditore.[388]

Albemarle mandò cotesti proclami a Londra, solo come esempi di follia

e d’impertinenza. Non fecero altro effetto, che quello di destare

maraviglia e disprezzo; nè Monmouth aveva ragione di credere che

l’assunzione del titolo regio avesse migliorate le sue condizioni.

Soltanto una settimana era corsa da che egli si era solennemente

obbligato a non prendere la Corona, finchè un libero Parlamento non

avesse riconosciuti i suoi diritti. Rompendo quella promessa, era

incorso nello addebito di leggerezza, se non di perfidia. La classe

ch’egli aveva sperato di trarre al suo partito, seguitò a tenersi

in disparte. Le ragioni che impedivano ai gran Lordi e gentiluomini

Whig di riconoscere lui come Re, erano per lo meno forti al pari di

quelle onde erano stati impediti dal correre a lui come loro Capitano

generale. Egli è vero che aborrivano la persona, la religione e la

politica di Giacomo; ma questi più non era giovine. La maggiore

delle sue figlie era giustamente diletta al popolo, come quella che

fermamente aderiva alla fede riformata; ed era moglie di un principe

che era il capo ereditario de’ Protestanti del Continente, d’un

principe ch’era stato educato in una repubblica, e che supponevasi

avere sentimenti convenevoli a un Re costituzionale. Era egli savio

partito esporsi agli orrori della guerra civile per la semplice

probabilità di ottenere subitamente ciò che la natura, senza

spargimento di sangue, senza violazione della legge, avrebbe con ogni

probabilità, fra non molti anni, fatto? Forse v’erano ragioni per

cacciar via Giacomo; ma dov’erano le ragioni per innalzare Monmouth?

Escludere un principe dal trono per cagione d’inettitudine, era un

partito consono ai principii de’ Whig. Ma non era principio alcuno,

secondo il quale si potessero escludere gli eredi legittimi, i quali

venivano riputati non solo irreprensibili, ma altamente meritevoli

della pubblica fiducia. Nessun uomo di senno avrebbe creduto che

Monmouth fosse legittimo, o, per meglio dire, ch’ei si tenesse

legittimo. Egli era, dunque, non un semplice usurpatore, ma un

usurpatore di pessima specie; cioè un impostore. S’egli avesse voluto

provare il suo preteso diritto con forme legali, lo avrebbe potuto fare

solo per mezzo di falsi documenti e di spergiuri. Tutti gli onesti e

savi uomini non amavano vedere una frode,—la quale, ove fosse stata

adoperata ad ottenere il possesso d’una cosa, sarebbe stata punita

con il flagello e la gogna,—ricompensata col trono dell’Inghilterra.

La vecchia nobiltà del reame, non sapeva patire che il bastardo di

Lucia Walters fosse preferito ai legittimi discendenti dei Fitzalans

e dei De Veres. Coloro che sapevano spingere più lungi gli sguardi,

era d’uopo s’accorgessero, che ove a Monmouth fosse riuscito di

abbattere il Governo esistente, ne sarebbe nata una guerra tra lui e

la Casa d’Orange; guerra che avrebbe potuto durare più lungo tempo e

produrre maggiori calamità di quella delle Rose; guerra che avrebbe

forse divisi i protestanti d’Europa in partiti avversi, avrebbe accese

le ostilità fra l’Inghilterra e l’Olanda, e le avrebbe rese entrambe

facile preda della Francia. E’ sembra, adunque, che tutti i principali

Whig opinassero che la impresa di Monmouth non potesse non finire con

qualche grande disastro per la nazione, ma che la sua sconfitta sarebbe

stata un disastro minore della sua vittoria.

Storia d'Inghilterra, vol 1 · 第 47 / 58 段