avventurieri incitavano Monmouth a trattarlo severamente. Monmouth,
nondimeno, non volle prestare ascolto a cotesti consigli. La sua
mitezza è stata da parecchi scrittori attribuita a bontà d’indole, la
quale spesso diventava debolezza. Altri hanno supposto ch’egli non
volesse condursi violentemente col solo Pari che servisse nella sua
armata. Nonostante, è probabile che il Duca, il quale, comunque non
fosse grandissimo capitano, s’intendeva di guerra molto meglio de’
predicatori e dei legisti che sempre lo tempestavano con consigli,
fece concessioni che gente affatto inesperta nelle faccende militari
non avrebbe mai pensato di fare. Per rendere giustizia ad un uomo che
ha avuti pochi difensori, è d’uopo osservare, che la parte assegnata a
Grey, per tutto il tempo che durò la campagna, era tale, che se egli
fosse stato il più ardito ed esperto de’ soldati, non avrebbe potuto
mai compierla in modo da acquistargli credito. È noto che un soldato a
cavallo richiede un più lungo esercizio di un soldato a piedi, e che
il cavallo da guerra richiede anche esso più lungo esercizio del suo
cavaliere. Qualche cosa può farsi con una fanteria immatura, purchè
abbia entusiasmo e coraggio; ma nulla può esservi più inconvenevole
d’una cavalleria nuova e inesperta, composta di possidenti e di
trafficanti montati sopra cavalli da soma e da posta: e tale era la
cavalleria di Grey. Non è da maravigliarsi che i suoi non sostenessero
risoluti l’impeto del fuoco nemico, e non menassero vigorosamente le
armi, ma che potessero tenere i posti loro.
Le reclute seguitavano ad accorrere a torme. Gli armamenti e gli
esercizi militari continuavano ogni giorno. In questo mentre, la nuova
della insurrezione erasi sparsa per ogni dove. La sera stessa in cui
il Duca pose piede a terra, Gregorio Alford, gonfaloniere di Lyme,
Tory zelante ed acerrimo persecutore de’ non conformisti, mandò i suoi
servi ad annunziare la cosa ai gentiluomini delle Contee di Somerset
e di Dorset, ed egli stesso cavalcò alla volta del paese occidentale.
A notte avanzata fermossi in Honiton, dove scrisse in poche parole le
triste nuove, e le spedì a Londra.[375] Volò poi ad Exeter, dove trovò
Cristoforo Monk, Duca di Albemarle. Questo nobile uomo, figlio ed erede
di Giorgio Monk restauratore degli Stuardi, era Lord Luogotenente del
Devonshire, ed allora stavasi a passare a rassegna la guardia civica.
Aveva pronti sotto il suo comando quattromila militi cittadini. E’ pare
ch’egli credesse di potere con tali forze spegnere ad un tratto la
ribellione. E però marciò alla volta di Lyme.
XXX. Ma come, nel pomeriggio del lunedì 15 di giugno, egli giunse
ad Axminster, vi trovò gl’insorgenti pronti a fargli fronte. Gli
si presentarono con risoluto aspetto; posero quattro pezzi da
campagna contro le truppe regie. Le spesse siepi che da ambo i lati
fiancheggiavano gli angusti stradali, erano guarnite di file di
moschettieri. Albemarle, nondimeno, aveva meno timore degli apparecchi
dell’inimico, che dello spirito che manifestavano le proprie milizie.
Tale era la reputazione di Monmouth tra le popolazioni della Contea di
Devon, che se le milizie civiche avessero potuto scoprire il suo ben
noto aspetto, sarebbero corse in massa a porsi sotto il suo vessillo.
Albemarle, quindi, comunque fosse superiore di forze, stimò savio
consiglio di ritirarsi. La ritirata tosto prese sembianza di
sconfitta. Tutto il paese era sparso d’armi e d’uniformi militari, che
i fuggenti gettavano via; ed ove Monmouth gli avesse vigorosamente
inseguiti, avrebbe probabilmente preso Exeter senza colpo ferire. Ma ei
fu satisfatto dell’ottenuto vantaggio, ed amò meglio che le sue reclute
fossero più esercitate innanzi di avventurarsi a fatti rischiosi. Per
la qual cosa mosse alla volta di Taunton, dove arrivò il dì decimottavo
di giugno, precisamente una settimana dopo il suo sbarco.[376]
XXXI. La Corte e il Parlamento s’erano grandemente commossi alle
nuove giunte dall’occidente dell’isola. Alle ore cinque della mattina
del sabato 13 di giugno, il Re aveva ricevuta la lettera che il
Gonfaloniere di Lyme gli aveva spedita da Honiton. Il Consiglio Privato
fu subitamente convocato. Si dettero ordini perchè si rafforzasse
ogni compagnia di fanteria, ed ogni squadrone di cavalleria. Vennero
istituite commissioni per far leva di nuovi reggimenti.
XXXII. La lettera di Alford fu presentata alla Camera de’ Lordi, e la
sostanza ne venne con un messaggio comunicata a quella de’ Comuni. I
Comuni esaminarono i corrieri ch’erano arrivati dall’occidente, e tosto
ordinarono di promulgare un decreto che condannasse Monmouth come reo
di crimenlese. Si votarono indirizzi al Re, onde assicurarlo che i suoi
Pari e il suo popolo erano deliberati di porre per lui la vita e gli
averi contro tutti i suoi nemici. Nella prossima tornata, le Camere
ordinarono che il Manifesto dei ribelli venisse bruciato per mano
del boia; e il decreto di morte infamante passò per tutti gli stadii
consueti. Tale decreto nel medesimo giorno fu approvato dal Re; e una
rimunerazione di cinquemila lire sterline fu promessa a chiunque avesse
arrestato Monmouth.[377]
Il fatto che Monmouth era in armi contro il Governo, era così
notorio, che il decreto di morte infamante divenne legge con la
lieve opposizione di uno o due Pari, e rade volte è stato con
severità censurato anco dagli storici Whig. Nulladimeno, qualvolta si
consideri di quanta importanza egli sia che gli uffici legislativi
si tengano distinti dai giudiciali; che la voce pubblica, comunque
forte ed universale, non si abbia per prova legale della colpa; e
che si osservi la regola che nessun uomo si debba condannare alla
morte senza porgergli modo a difendersi; e con quanta facilità e
speditezza le violazioni de’ grandi principii, una volta fatte, si
allarghino;—saremo probabilmente disposti a credere che al partito
preso dal Parlamento poteva farsi qualche obiezione. Nessuna delle
due Camere aveva ragione alcuna, che anche un giudice corrotto come
Jeffreys potesse ingiungere ai giurati di considerare come prova del
delitto di Monmouth. I messaggeri esaminati dai Comuni non avevano
prestato giuramento, e perciò avrebbero potuto raccontare prette
fandonie, senza incorrere nella pena dello spergiuro. I Lordi, che
avrebbero potuto fargli giurare, a quanto sembra, non esaminarono
nessuno de’ testimoni, e non avevano sottocchio altra prova all’infuori
della lettera del Gonfaloniere di Lyme, la quale dinanzi alla Legge non
era prova nessuna. Gli estremi pericoli, egli è vero, giustificano gli
estremi rimedi. Ma il decreto di morte infamante era un rimedio che non
poteva mandarsi ad esecuzione mentre durava il pericolo, e, cessato
quello, diveniva superfluo. Intanto che Monmouth era in armi, tornava
impossibile giustiziarlo. Se era vinto e preso, non vi sarebbe stato
rischio o difficoltà a fargli il Processo. Tempo dopo fu ricordato,
come curiosa circostanza, che fra i Tory zelanti i quali dalla Camera
de’ Comuni recarono il decreto alla barra de’ Lordi, era Sir Giovanni
Fenwick, rappresentante di Northumberland.[378] Questo gentiluomo,
pochi anni dopo, ebbe occasione di riesaminare la faccenda, e concluse
che i decreti di morte infamante erano affatto ingiustificabili.
In quell’ora di pericolo, il Parlamento porse altre prove di lealtà. I
comuni dettero al Re la potestà di levare una somma straordinaria di
quattrocentomila lire sterline per i suoi presentissimi bisogni; e
perchè egli non incontrasse difficoltà a trovare la pecunia, si posero
a immaginare nuove imposte. Il disegno di tassare le case novellamente
edificate nella metropoli, fu rimesso in campo e validamente sostenuto
dai gentiluomini di provincia. Fu deliberato non solo di tassare tali
case, ma di fare una legge che proibisse di porre le fondamenta di
nuovi edifici dentro un dato circuito attenente alla città. Siffatta
deliberazione, nondimeno, non fu posta in effetto. Uomini potenti che
possedevano terre ne’ suburbii, e speravano di vedere nuove strade e
piazze sorgere nelle possessioni loro, si valsero di tutta la loro
influenza contro quel progetto. Fecero considerare come si richiedesse
non poco tempo a provvedere a’ particolari della nuova legge; mentre
i bisogni del Re erano così urgenti, ch’egli aveva creduto necessario
accelerare i procedimenti della Camera, gentilmente esortandola a
sbrigarsi. Per lo che, il disegno di tassare gli edifizi fu messo da
parte, e furono imposti nuovi dazi per cinque anni sopra le sete, le
tele e i liquori spiritosi forestieri.[379]
I Tory della Camera Bassa, dipoi, misero fuori quella che essi
chiamavano Legge per la sicurezza della persona e del Governo del Re.
Proposero che verrebbe considerato delitto d’alto tradimento il dire
che Monmouth fosse legittimo, il profferire parole tendenti a muovere
odio o dispregio contro la persona o il Governo del Sovrano, o il
fare proposta in Parlamento di cangiare l’ordine della successione.
Alcuni di tali provvedimenti destarono disgusto e timore generale.
I Whig, benchè fossero pochi e deboli, provaronsi di riannodarsi,
e si trovarono rinforzati da un numero considerevole di moderati e
assennati Cavalieri. Dicevano come fosse facile anche ad un uomo onesto
frantendere le parole, che facilmente potevano male interpretarsi da un
ribaldo. Ciò che si fosse detto metaforicamente, poteva essere inteso
alla lettera, e in senso serio ciò che dicevasi per ischerzo. Una
particella, un tempo, un modo, un punto ammirativo potevano costituire
la differenza tra la colpa e la innocenza. Lo stesso Salvatore del
genere umano, nella cui vita intemerata, la malizia non potè trovare
argomento d’accusa, era stato tratto al tribunale per parole parlate.
Falsi testimoni avevano soppressa una sillaba che avrebbe mostrato
chiaramente quelle tali parole essere state dette in senso figurato, e
così avevano dato al Sinedrio pretesto, sotto il quale fu consumato il
più iniquo degli assassinii giudiciali.
Dopo cotesto esempio, chi avrebbe potuto affermare che, se le semplici
parole venissero dichiarate delitto d’alto tradimento, il più leale
de’ sudditi avrebbe potuto tenersi sicuro della propria vita? Tali
argomenti produssero un effetto sì grande, che il Comitato fece alla
Legge non poche modificazioni, che la resero assai più mite. Ma la
clausola che dichiarava reo di crimenlese qualunque de’ membri del
Parlamento avesse proposta la esclusione d’un principe del sangue
reale dal trono, sembra non essere stata posta in discussione, e venne
adottata. Ed era cosa di nessuna importanza; ma serve a provare la
ignoranza ed inespertezza de’ cervelli riscaldati di que’ realisti,
de’ quali abbondava la Camera de’ Comuni. Se avessero imparati i
primi rudimenti della legislazione, avrebbero veduto che l’atto che
essi consideravano di tanto momento, sarebbe stato superfluo mentre
il Parlamento era disposto a mantenere l’ordine della successione, e
sarebbe stato revocato appena fosse venuto un Parlamento inchinevole a
cangiarlo.[380]
Il decreto, con le modificazioni fatte, fu approvato e recato alla
Camera de’ Lordi, ma non divenne Legge. Il Re aveva ottenuto dal
Parlamento tutti i sussidi pecuniari che si sarebbe potuto aspettare;
e pensò che, mentre ardeva la ribellione, i nobili e i gentiluomini
a lui fidi sarebbero stati più utili nelle loro Contee che in
Westminster. Gli esortò quindi a terminare le loro deliberazioni, e
nel dì 2 di luglio li accommiatò. Nello stesso giorno, approvò una
Legge che richiamava a vita quella censura della stampa, che era
spirata nel 1679. Fu espressa con poche parole poste alla fine di uno
Statuto contenente varie provvisioni fatte nel finire della sessione.
I cortigiani non credevano di avere riportata una vittoria. I Whig non
mormorarono punto. Nella Camera de’ Lordi, e in quella dei Comuni non
vi furono dispareri, o anco, per quanto si possa adesso conoscere,
discussione alcuna intorno a una questione che nella età nostra
porrebbe in commovimento la società intera. E davvero, il mutamento
era lieve e quasi impercettibile; imperocchè, dopo la scoperta della
congiura di Rye House, la libertà della stampa esisteva solo di nome.
Per molti mesi quasi nessun foglio avverso alla Corte era stato
pubblicato alla macchia; ed alla macchia simili fogli si sarebbero,
anche dopo la nuova Legge, potuti stampare.[381]
Le Camere si chiusero. Non furono prorogate, ma soltanto aggiornate,
affinchè, venuta l’ora di ragunarsi di nuovo, avessero potuto
ripigliare i loro lavori dal punto in cui gli avevano lasciati
interrotti.[382]
XXXIII. Mentre il Parlamento divisava rigorose leggi contro Monmouth
e i suoi partigiani, questi era stato accolto in Taunton con modo da
fargli sperare che la impresa avrebbe avuto prospero fine. Taunton,
al pari della più parte delle città nelle contrade meridionali
dell’Inghilterra, era in que’ tempi più importante di quello che sia
ai nostri. Quelle città non sono ite in decadenza; chè anzi sono,
tranne pochissime, più grandi e più ricche, meglio fabbricate e
meglio popolate che non erano nel secolo decimosettimo. Ma, comecchè
abbiano fatto positivi progressi, relativamente hanno indietreggiato.
Sono state superate per ricchezza e popolazione dalle grandi città
manifatturiere e commerciali del settentrione; città che, a tempo
degli Stuardi, appena cominciavano ad essere conosciute come sedi
dell’industria. Taunton, allorchè vi andò Monmouth, era un luogo
d’insigne prosperità. Aveva abbondevoli mercati, e celebri lanifici. La
popolazione vantavasi dicendo che la terra era irrigata di latte e di
miele. Nè così favellavano solo i naturali del luogo; ogni straniero
che salisse sopra la leggiadra torre di Santa Maria Maddalena,
confessava di contemplare la più fertile delle valli d’Inghilterra.
Era una contrada rigogliosa di pometi e di verdi pascoli, fra i quali
sorgevano con vaga apparenza case, capanne e campanili di villaggio.
I cittadini da lungo tempo pendevano alle dottrine presbiteriane e
ai principii politici de’ Whig. A tempo della grande guerra civile,
Taunton, traverso a tutte le vicissitudini, erasi tenuta fida al
Parlamento, era stata due volte cinta di stretto assedio da Goring,
e due volte difesa dalla eroica virtù di Roberto Blake, che poscia
divenne il celeberrimo Ammiraglio della Repubblica. Strade intere erano
state incendiate dalle bombe e dalle granate de’ Cavalieri. I viveri
erano stati così scarsi, che il Governatore aveva fermamente annunziato
di far distribuire al presidio carni di cavallo. Ma nè fuoco nè fame
valsero mai a domare lo spirito di que’ cittadini.[383]
La Restaurazione non aveva cangiata l’indole degli abitatori di
Taunton, i quali seguitavano tuttavia a celebrare lo anniversario del
fausto giorno in cui fu levato lo assedio posto alla città dall’armata
regia; e il loro ostinato affetto alla vecchia causa, aveva destato in
Whitehall tanta ira e timore, che il loro canale era stato riempito, e
le loro mura distrutte fino dalle fondamenta.[384] Lo spirito puritano
ne’ cuori loro, era stato tenuto sempre desto dai precetti e dallo
esempio di uno tra i più celebri uomini del clero dissenziente; voglio
dire, di Giuseppe Alleine. Alleine era l’autore d’un Trattato che aveva
per titolo «Ammonimento ai non Convertiti;» libro che è anche oggi
popolare in Inghilterra e in America. Dal fondo della prigione, dove
lo avevano sepolto i vittoriosi Cavalieri, diresse ai suoi diletti
amici di Taunton molte epistole imbevute dello spirito d’una pietà
veramente eroica. La sua salute in breve tempo soggiacque agli effetti
dello studio, degli affanni e della persecuzione; ma la sua memoria
rimase lungamente cara e riverita da coloro ch’egli aveva ammoniti e
catechizzati.[385]
I figli degli uomini, che quaranta anni innanzi avevano difese le
mura di Taunton contro i realisti, adesso accoglievano Monmouth con
acclamazioni di gioia e d’affetto. Ogni uscio, ogni finestra era
adornata di festoni di fiori. Nessuno mostravasi nelle vie senza
portare fitta al cappello una verde fronda, insegna della causa
popolare. Le damigelle delle più insigni famiglie della città tessevano
i vessilli degl’insorgenti. E in ispecie una bandiera, nella quale a
magnifici ricami erano rappresentati gli emblemi della regia dignità,
fu offerta a Monmouth da un drappello di fanciulle. Egli accettò il
dono con quelle incantevoli maniere che erano tutte sue. La damigella
che guidava la processione, lo presentò anco d’una piccola Bibbia
di gran pregio. Egli la prese con riverenza, e disse: «Io vengo a
difendere le verità che si contengono in questo libro, o a suggellarle,
qualora bisogni, col sangue mio.»[386]
Ma intanto che Monmouth beavasi degli applausi della moltitudine, non
poteva non accorgersi, con timore e rammarico, che le classi alte
procedevano, quasi senza eccezione, ostili alla sua intrapresa, e che
nessuna delle Contee, dove ei si era mostrato, insorgeva. Era stato
assicurato da agenti che dicevano di saperlo da Wildman, come tutta
l’aristocrazia Whig agognasse a correre alle armi. Ciò non ostante, era
scorsa più d’una settimana da che la sua bandiera era stata inalberata
in Lyme. I lavoranti, i piccoli fattori, i bottegai coi loro giovani,
i predicatori dissenzienti, erano corsi in folla al campo de’ ribelli;
ma nè anche un solo Pari, o baronetto, o cavaliere, o membro della
Camera de’ Comuni, tranne qualche scudiere di sì poca importanza
da non essere mai stato commissario di pace, erasi congiunto con
gl’invasori. Ferguson, il quale fino dalla morte di Carlo era sempre
stato l’angiolo malvagio di Monmouth, trovò lì pronto il consiglio. Il
Duca, evitando di assumere il titolo di Re, erasi messo in una falsa
postura. Se si fosse dichiarato sovrano d’Inghilterra, la sua causa
avrebbe avuto sembiante di legalità. Adesso era impossibile conciliare
il suo Manifesto coi principii della Costituzione. Era chiaro che o
Monmouth o il suo zio era il Re legittimo. Monmouth non si rischiò a
chiamarsi Re legittimo, e nondimeno negava che il suo zio lo fosse.
Coloro che stavano per Giacomo, pugnavano per il solo uomo il quale
s’era avventurato a pretendere al trono; e però, secondo le leggi
del reame, facevano il proprio debito. Coloro che parteggiavano per
Monmouth, combattevano per un sistema politico ignoto, che era da
stabilirsi da una Convenzione non ancora esistente. Non è meraviglia
che gli uomini cospicui per grado ed opulenza, si tenessero alieni
da una intrapresa che minacciava distruggere quel sistema, nella cui
durata essi avevano cotanto interesse. Se il Duca avesse proclamata la
propria legittimità ed assunta la Corona, avrebbe a un tratto abbattuta
la predetta obiezione. La questione non sarebbe più stata tra l’antica
Costituzione e la nuova; sarebbe bensì stata semplice questione di
diritto ereditario tra due principi.
XXXIV. Con simiglianti argomenti, Ferguson, quasi immediatamente
dopo lo sbarco, aveva con insistenza stimolato il Duca a proclamarsi
Re; e Grey opinava nel modo medesimo. Monmouth avrebbe assai
volentieri seguito il loro consiglio; ma Wade ed altri repubblicani
lo avversavano, e il loro capo con la usata pieghevolezza cesse
alle ragioni che adducevano. In Taunton la questione fu rimessa in
campo. Monmouth chiamò a sè coloro che dissentivano, li assicurò
che ei non vedeva altro modo ad ottenere lo aiuto dell’aristocrazia
di qualunque partito si fosse, e gli riuscì di strappare loro mal
grado il consentimento. La mattina del dì ventesimo di giugno, egli
fu proclamato Re nella piazza di Taunton. I suoi seguaci ripetevano
il suo titolo con gioia ed affetto. Ma potendo nascere confusione,
ove si fosse chiamato Re Giacomo II, lo chiamavano spesso col nome
strano di Re Monmouth; col quale nome il male arrivato principe era
spesso ricordato, a memoria di uomini tuttora viventi, nelle Contee
occidentali.[387]
In meno di ventiquattro ore, dopo ch’egli ebbe assunto il titolo di
Re, promulgò vari proclami muniti della sua firma. Con uno poneva a
prezzo la testa del rivale. Con un altro dichiarava illegale assemblea
il Parlamento allora ragunato in Westminster, e comandava ai membri
che si sciogliessero. Col terzo, inibiva al popolo di pagare le tasse
all’usurpatore. Col quarto dichiarava Albemarle traditore.[388]
Albemarle mandò cotesti proclami a Londra, solo come esempi di follia
e d’impertinenza. Non fecero altro effetto, che quello di destare
maraviglia e disprezzo; nè Monmouth aveva ragione di credere che
l’assunzione del titolo regio avesse migliorate le sue condizioni.
Soltanto una settimana era corsa da che egli si era solennemente
obbligato a non prendere la Corona, finchè un libero Parlamento non
avesse riconosciuti i suoi diritti. Rompendo quella promessa, era
incorso nello addebito di leggerezza, se non di perfidia. La classe
ch’egli aveva sperato di trarre al suo partito, seguitò a tenersi
in disparte. Le ragioni che impedivano ai gran Lordi e gentiluomini
Whig di riconoscere lui come Re, erano per lo meno forti al pari di
quelle onde erano stati impediti dal correre a lui come loro Capitano
generale. Egli è vero che aborrivano la persona, la religione e la
politica di Giacomo; ma questi più non era giovine. La maggiore
delle sue figlie era giustamente diletta al popolo, come quella che
fermamente aderiva alla fede riformata; ed era moglie di un principe
che era il capo ereditario de’ Protestanti del Continente, d’un
principe ch’era stato educato in una repubblica, e che supponevasi
avere sentimenti convenevoli a un Re costituzionale. Era egli savio
partito esporsi agli orrori della guerra civile per la semplice
probabilità di ottenere subitamente ciò che la natura, senza
spargimento di sangue, senza violazione della legge, avrebbe con ogni
probabilità, fra non molti anni, fatto? Forse v’erano ragioni per
cacciar via Giacomo; ma dov’erano le ragioni per innalzare Monmouth?
Escludere un principe dal trono per cagione d’inettitudine, era un
partito consono ai principii de’ Whig. Ma non era principio alcuno,
secondo il quale si potessero escludere gli eredi legittimi, i quali
venivano riputati non solo irreprensibili, ma altamente meritevoli
della pubblica fiducia. Nessun uomo di senno avrebbe creduto che
Monmouth fosse legittimo, o, per meglio dire, ch’ei si tenesse
legittimo. Egli era, dunque, non un semplice usurpatore, ma un
usurpatore di pessima specie; cioè un impostore. S’egli avesse voluto
provare il suo preteso diritto con forme legali, lo avrebbe potuto fare
solo per mezzo di falsi documenti e di spergiuri. Tutti gli onesti e
savi uomini non amavano vedere una frode,—la quale, ove fosse stata
adoperata ad ottenere il possesso d’una cosa, sarebbe stata punita
con il flagello e la gogna,—ricompensata col trono dell’Inghilterra.
La vecchia nobiltà del reame, non sapeva patire che il bastardo di
Lucia Walters fosse preferito ai legittimi discendenti dei Fitzalans
e dei De Veres. Coloro che sapevano spingere più lungi gli sguardi,
era d’uopo s’accorgessero, che ove a Monmouth fosse riuscito di
abbattere il Governo esistente, ne sarebbe nata una guerra tra lui e
la Casa d’Orange; guerra che avrebbe potuto durare più lungo tempo e
produrre maggiori calamità di quella delle Rose; guerra che avrebbe
forse divisi i protestanti d’Europa in partiti avversi, avrebbe accese
le ostilità fra l’Inghilterra e l’Olanda, e le avrebbe rese entrambe
facile preda della Francia. E’ sembra, adunque, che tutti i principali
Whig opinassero che la impresa di Monmouth non potesse non finire con
qualche grande disastro per la nazione, ma che la sua sconfitta sarebbe
stata un disastro minore della sua vittoria.