XX. La ribalderia di Dangerfield non aveva, al pari di quella d’Oates,

cagionata la morte di molte vittime innocenti; perocchè Dangerfield

non si diede al mestiere di testimonio se non quando la congiura era

andata in fumo, e i giurati s’erano fatti increduli.[284] Gli fu

intentato il processo, non come reo di spergiuro, ma per diffamazione.

Mentre ferveva il commovimento cagionato dalla Legge d’Esclusione,

egli aveva stampata una narrazione che conteneva alcuni falsi e odiosi

addebiti contro Carlo e Giacomo. Per tale pubblicazione, egli, dopo

cinque anni, fu improvvisamente preso, condotto innanti al Consiglio

Privato, accusato, processato, convinto, e dannato alla fustigazione

da Aldgate a Newgate, e da Newgate a Tyburn. Lo sciagurato, durante

il processo, tenne sfrontato contegno; ma appena udì profferire la

sentenza, si abbandonò allo strazio della disperazione; si dette per

ispacciato, e scelse un testo biblico per il suo funebre sermone. Il

suo presentimento era giusto. A dir vero, non fu flagellato con tanta

severità con quanta lo era stato Oates; ma non aveva la forza ferrea

della mente e del corpo d’Oates. Dopo la esecuzione della sentenza,

Dangerfield fu posto in una carrozza d’affitto per ritornare al proprio

carcere. Passato il canto di Hatton Garden, un gentiluomo Tory di

Gray’s Inn, di nome Francis, fermò la vettura e gridò con brutale

ironia: «E bene, amico, vi hanno scaldata la schiena stamane?» Il

prigione grondante sangue, infuriato a quell’insulto, gli rispose con

una maledizione. Francis gli avventò tosto al viso una mazzata, che lo

ferì in un occhio. Dangerfield fu portato morente a Newgate. Questo

codardo oltraggio mosse a sdegno gli astanti, i quali posero le mani

addosso a Francis, sì che stettero per farlo in brani. Alla vista

del corpo di Dangerfield, orribilmente lacerato dalle fustigazioni,

molti inchinavano a credere che la sua morte fosse stata massimamente,

se non al tutto, cagionata dalle frustate ricevute. Il Governo e il

Capo Giudice stimarono convenevole darne tutta la colpa a Francis,

il quale, comecchè sembri al più d’essere stato reo d’omicidio

aggravante, fu processato e mandato al patibolo come assassino. Le

sue estreme parole sono uno de’ più curiosi monumenti di que’ tempi.

Quel feroce spirito che lo aveva condotto in sulle forche, gli durò

fino all’ultimo istante della vita. Mescolò vanti di lealtà e ingiurie

contro i Whig con giaculatorie, nelle quali raccomandava l’anima

propria alla misericordia divina. S’era sparsa la voce che la sua

moglie amoreggiasse con Dangerfield, uomo di grande bellezza e famoso

per avventure galanti, e che il marito mosso dalla gelosia gli avesse

avventato il colpo fatale. Il morente marito, con serietà, mezzo

ridicola e mezzo patetica, rivendicò l’onore della consorte, dicendo

ch’ella era una donna virtuosa, che era nata da parenti leali, ed ove

fosse stata propensa a violare la fede coniugale, avrebbe almeno scelto

per drudo un Tory o un Anglicano.[285]

XXI. Verso il medesimo tempo, un accusato che aveva pochissima

somiglianza con Oates o Dangerfleld, comparve avanti la Corte del

Banco del Re. Non v’era illustre capo–parte che fosse mai passato

traverso a molti anni di dissensioni civili e religiose con maggiore

innocenza di Riccardo Baxter. Apparteneva alla classe più mite e

temperata della setta puritana. Allorquando scoppiò la guerra civile,

egli era giovane. Credeva che le Camere avessero ragione, e non ebbe

scrupolo di esercitare l’ufficio di cappellano in un reggimento

dello esercito parlamentare: ma il suo lucido ed alquanto scettico

intendimento, non che il suo forte senso di giustizia, lo tennero

lontano da ogni eccesso. Fece ogni sforzo per frenare la violenza

fanatica della soldatesca. Vituperò i procedimenti dell’Alta Corte di

Giustizia. A tempo della Repubblica ebbe ardimento di manifestare in

molte occasioni, e una volta anche al cospetto di Cromwell, amore e

riverenza alle antiche istituzioni della patria. Mentre la famiglia

reale era in esilio, Baxter passò la vita per lo più in Kidderminster,

esercitando assiduamente i doveri di parroco. Di gran cuore contribuì

alla Ristaurazione, e sinceramente desiderava d’indurre a concordia

gli Episcopali e i Presbiteriani. Perocchè con liberalità, per que’

tempi rarissima, considerava le questioni di politica ecclesiastica di

poco conto in paragone de’ grandi principii del Cristianesimo; ed anco

quando la prelatura era esosa alla potestà dominatrice, non congiunse

mai la propria voce al grido contro i vescovi. Baxter fallì nella

impresa di conciliare le avverse fazioni. Accomunò le proprie sorti a

quelle de’ suoi amici proscritti, ricusò la mitra di Hereford, rinunziò

alla parrocchia di Kidderminster, dedicandosi quasi interamente

agli studi. I suoi scritti teologici, comecchè fossero sì moderati

da non piacere ai bacchettoni d’ogni partito, acquistarono immensa

riputazione. Gli zelanti ecclesiastici lo chiamavano Testa–Rotonda; e

molti Non–Conformisti lo accusavano di Erastianismo e d’Arminianismo.

Ma la integrità del cuore, la purità della vita, il vigore della

intelligenza, la vastità della dottrina erano in lui riconosciute dagli

uomini migliori e più savi d’ogni setta. Le sue opinioni politiche,

malgrado l’oppressione da lui e da’ suoi confratelli sofferta,

erano moderate. Procedeva amico a quel piccolo partito che era in

odio ai Whig ed ai Tory, dicendo di non potere indursi a maledire i

Barcamenanti, qualvolta rammentava Colui che aveva benedetti i facitori

della pace.[286]

In un Commentario al Testamento Nuovo, aveva alquanto amaramente

lamentata la persecuzione che i Dissenzienti pativano. Che gli uomini

i quali per non usare il Libro delle Preghiere, erano stati cacciati

dalle loro case, privati degli averi e sepolti nelle carceri, osassero

mormorarne, tenevasi allora per grave delitto contro lo Stato e la

Chiesa. Ruggiero Lestrange, campione del Governo e oracolo del Clero,

levò il grido di guerra nell’_Osservatore_. Fu intentato un processo.

Baxter chiese gli si concedesse qualche tempo ad apparecchiare la

propria difesa. Nel giorno stesso in cui Oates era posto alla berlina

in Palace Yard, lo illustre capo de’ Puritani, oppresso dagli anni

e dalle infermità, andò a Westminster Hall per fare tale richiesta.

Jeffreys con gran tempesta di rabbia gridò: «Nè anche un minuto per

salvare la sua vita. Io so bene condurmi coi santi egualmente che coi

peccatori. In un lato della berlina adesso sta Oates; e se Baxter fosse

nell’altro, i due più grandi ribaldi del Regno starebbero insieme.»

Quando si aperse il processo in Guildhall, una folla di coloro che

amavano e riverivano Baxter, riempiva la corte. Stava accanto

all’accusato il Dottore Guglielmo Bates, uno de’ più cospicui fra i

teologi Non–Conformisti. Pollexfen e Wallop, rinomatissimi avvocati

Whig, lo difendevano. Pollexfen aveva appena principiato a favellare

avanti ai Giurati, allorquando il Capo Giudice proruppe in queste

oscene parole: «Pollexfen, io vi conosco bene; e vi terrò a mente.

Voi siete il protettore della fazione. Costui è un vecchio ribaldo,

un birbone scismatico, un ipocrita tristo. Odia la Liturgia, e non

vorrebbe altro usare che lunghissimi piagnistei senza libro.» E quindi

sua Signoria levò in alto gli occhi, giunse le mani, e cominciò a

cantare col naso, imitando a suo credere il modo di pregare di Baxter:

«Signore, noi siamo il tuo popolo, il tuo popolo peculiare, il tuo

diletto popolo.» Pollexfen gentilmente rammentò alla corte come la

Maestà del Re defunto avesse reputato Baxter degno d’un vescovato. «E

che ambiva, dunque, il vecchio bestione» esclamò Jeffreys «che non lo

accettò?» Qui il suo furore giunse quasi alla insania. Chiamò Baxter

un cane, e giurò che sarebbe stata semplice giustizia il flagellare un

tanto ribaldo per le vie della città.

Wallop s’interpose, ma non ebbe miglior ventura del suo collega. «Voi

v’immischiate in tutte coteste sudicie cause, o signor Wallop,» disse

il giudice. «I gentiluomini togati dovrebbero aver vergogna d’aiutare

così faziosi ribaldi.» Lo avvocato si provò di nuovo a farsi ascoltare,

ma indarno. «Se non farete il debito vostro,» gridò Jeffreys «ve lo

insegnerò bene io.»

Wallop si pose a sedere; e Baxter tentò di dire qualche parola da sè.

Ma il Capo Giudice gli dette sulla voce con un torrente d’ingiurie e

d’invettive, mescolate con citazioni di Hudibras. «Mio Signore,» disse

il vecchio «sono stato molto biasimato dai Dissenzienti per avere

rispettosamente favellato de’ vescovi.»—«Baxter a favore dei vescovi!»

urlò il Giudice «questa davvero è una cosa buffa! Lo so bene io ciò che

voi intendete per vescovi; furfanti come voi, vescovi di Kidderminster,

faziosi e piagnolosi presbiteriani!» Baxter provossi nuovamente a

parlare, e Jeffreys ad urlare di nuovo: «Riccardo, Riccardo, o che tu

pensi che ti lasceremo attoscar la corte? Riccardo, tu sei un vecchio

furfante. Tu hai scritti tanti libri da riempirne un baroccio, e

ciascuno de’ tuoi libri è pieno, come un uovo, di pensieri sediziosi.

Grazie al cielo, ti terrò io gli occhi addosso. Veggo che molti della

tua confraternita aspettano di vedere quale sarà la sorte del loro

valoroso Don Chisciotte. Ed eccolo lì» seguitò fissando il feroce

sguardo sopra Bates, «ecco lì un Dottore del partito che ti sta presso;

ma, per grazia di Dio onnipotente, vi schiaccerò tutti quanti.»

Baxter stette cheto. Ma uno de’ più giovani avvocati della difesa fece

un ultimo sforzo, e imprese a mostrare come le parole incriminate non

comportassero il costrutto dato ad esse dall’Accusa. A tale scopo si

pose a leggerne il contesto. In un istante fu interrotto dagli urli di

Jeffreys. «Voi non trasformerete la corte in un conventicolo.» E qui

udendo alcuni gemiti che partivano da coloro che circondavano Baxter,

Jeffreys esclamò; «piagnolosi bestioni!»

I testimoni della difesa, fra’ quali erano diversi chierici della

Chiesa Stabilita, stavano lì ad aspettare. Ma il Capo Giudice non volle

ascoltarli. «Crede ella la Signoria vostra,» disse Baxter «che vi siano

Giurati che vogliano dichiarare reo convinto un uomo con un processo

come questo?»—«Ve ne assicuro, Signor Baxter» rispose Jeffreys «non ve

ne date pensiero.» Jeffreys aveva ragione. Gli sceriffi erano strumenti

del Governo. I Giurati, scelti dagli sceriffi fra i più feroci

zelanti del partito Tory, si ritrassero per un momento a deliberare,

e dichiararono Baxter colpevole. «Mio signore,» disse egli partendosi

dalla corte «un tempo eravi un Capo Giudice che mi avrebbe molto

diversamente trattato.» Ed alludeva al suo dotto e virtuoso amico Sir

Matteo Hale. «Non vi è uomo onesto in Inghilterra,» rispose Jeffreys

«che non ti tenga per furfante.»[287]

La condanna per que’ tempi fu mite. Ciò che seguisse fra’ giudici

mentre deliberarono, non può con certezza sapersi. Credettero i

Non–Conformisti, ed è grandemente probabile, che il Capo Giudice fosse

vinto da’ suoi tre confratelli. Dicesi ch’egli proponesse che Baxter

patisse la fustigazione legato a coda di cavallo, e trascinato per le

vie di Londra. La maggioranza stimò che un teologo illustre, al quale

venticinque anni innanzi era stata profferta una mitra, e che adesso

contava anni settanta d’età, sarebbe stato bastevolmente punito della

colpa di poche parole pungenti con una multa e la prigione.[288]

XXII. Il modo onde Baxter fu trattato da un giudice che era membro

del Gabinetto, e il prediletto del sovrano, mostrava, in modo da non

indurre in errore, i sentimenti che in quel tempo il Governo nutriva

verso i Protestanti Non–Conformisti. Ma tali sentimenti erano già

stati manifestati da più forti e terribili segni. Il Parlamento di

Scozia erasi ragunato, Giacomo ne aveva appositamente affrettate le

sessioni, e posposte quelle delle Camere Inglesi, sperando che lo

esempio d’Edimburgo avrebbe prodotto un buono effetto in Westminster;

dacchè il corpo legislativo del suo Regno Settentrionale era ossequioso

al pari di quegli Stati Provinciali che Luigi XIV lasciava trastullare

con alcune delle loro antiche funzioni in Bretagna e in Borgogna.

Nessuno che non fosse episcopale poteva aver seggio nel Parlamento

Scozzese, e nè anche essere elettore; e in Iscozia, un episcopale era

sempre Tory. Da un’assemblea siffattamente costituita, poca era la

opposizione da temersi alle voglie del Re: oltrechè quell’assemblea non

poteva adottare legge che non fosse innanzi approvata da un comitato di

cortigiani.

Tutto ciò che chiese il Governo, venne di leggieri consentito. Rispetto

alle finanze, a dir vero, la liberalità degli Stati Scozzesi era di

poco momento. Dettero, non per tanto, ciò che comportavano i loro

pochi mezzi. Concessero, a perpetuità, alla Corona i dazi già concessi

al Re defunto, e che in allora erano stati estimati a quaranta mila

sterline l’anno. Assegnarono parimente a Giacomo, sua vita durante, una

rendita annua di duecento sedici mila lire scozzesi; somma equivalente

a diciotto mila lire sterline. La intera somma che poterono concedere,

fu di sessanta mila lire sterline l’anno; poco più di quello che

versavasi ogni quindici giorni nello Scacchiere Inglese.[289]

Avendo poca pecunia da dare, gli Stati supplirono al difetto con

proteste di lealtà e barbari ordinamenti. Il Re, in una lettera, che

venne loro letta nel dì in cui si aprì la sessione, li richiedeva

con virulente parole di fare nuove leggi penali contro gli ostinati

presbiteriani, e si mostrava dolente che le faccende dello Stato

gl’impedissero di proporle egli stesso in persona dal trono. I suoi

comandamenti furono obbediti. Passò senza ostacolo uno statuto formato

da’ Ministri della Corona, il quale anche fra gli statuti di quello

sventurato paese e di quel tempo sventuratissimo, è predistinto per

atrocità. Fu decretato, con poche ma enfatiche parole, che chiunque

avesse osato predicare in un conventicolo in casa, o intervenire come

predicatore o come uditore ad un conventicolo all’aria aperta, sarebbe

stato punito con la morte e la confisca de’ beni.[290]

XXIII. Questa legge, approvata ad istanza del Re da un’assemblea

schiava delle voglie di lui, è degna di particolare considerazione:

imperciocchè dagli scrittori ignoranti Giacomo è stato giudicato come

principe lesto di cervello e poco giudizioso nella scelta dei mezzi,

ma intento ad uno de’ fini più nobili cui possa tendere un Sovrano; a

quello, cioè, di stabilire la piena libertà religiosa. Nè può negarsi

che alcune parti della sua vita, ove si sceverino dallo insieme e

superficialmente si considerino, sembrano far credere tale il suo

carattere.

Mentre egli era suddito, aveva per molti anni patita la persecuzione,

la quale aveva in lui prodotti gli effetti consueti. La sua mente,

torpida e angusta come ella era, aveva profittato di quella severa

disciplina. Allorchè fu escluso dalla Corte, dallo Ammiragliato e dal

Consiglio, e stette in pericolo di rimanere escluso anco dal trono,

solo perchè non sapeva frenarsi dal credere nella transustanziazione

e nella autorità della Sede Romana, progredì così rapidamente nelle

dottrine della tolleranza, da lasciarsi addietro Milton e Locke.

Qual cosa, diceva di sovente, può essere più ingiusta che il punire

le speculazioni dello intelletto con pene che dovrebbero infliggersi

ai soli atti? Quale più impolitica che il rifiutare i servigi de’

buoni soldati, marinai, giureconsulti, diplomatici, finanzieri, solo

perchè professano dottrine erronee intorno al numero de’ sacramenti o

alla pluripresenza de’ Santi? Aveva imparato a mente i luoghi comuni

che tutte le sètte ripetono con tanta facondia semprechè patiscono

oppressione, e dimenticano con tanta facilità semprechè possono rendere

il contraccambio. E veramente, ei recitava così bene la sua lezione,

che coloro ai quali fosse accaduto di udirlo favellare intorno a quella

materia, gli davano più credito di buon senso e di eloquenza, ch’ei

veramente non meritasse. Con la manifestazione de’ suoi principii,

egli illudeva molti spiriti accesi di carità del prossimo, e forse

sè stesso. Ma il suo zelo pei diritti della coscienza finì al finire

del predominio del partito Whig. Come la fortuna cangiò, come egli

più non ebbe timore delle persecuzioni altrui, come ebbe in mano la

potestà di perseguitare gli altri, le vere inclinazioni dell’indole sua

cominciarono a mostrarsi. Abborriva i Puritani con odio multiforme,

con odio religioso, politico, ereditario e personale. Gli considerava

come nemici di Dio, nemici della autorità legittima nella Chiesa e

nello Stato, nemici della bisava, dell’avo, del padre, della madre, del

fratello, e suoi propri. Egli, che si era così altamente doluto delle

leggi contro i papisti, adesso affermò di non sapere immaginare in

che modo altri potesse avere la impudenza di proporre la revoca delle

leggi contro i Puritani.[291] Egli, il cui têma prediletto era stato

la ingiustizia di imporre agli ufficiali civili giuramenti religiosi,

stabilì in Iscozia, mentre vi governava da vicerè, il più severo atto

di prova religiosa che fosse mai conosciuta nel Regno.[292] Egli, che

aveva mostrata giusta indignazione allorquando i sacerdoti della sua

fede venivano appesi alle forche e squartati, spassavasi a udire le

strida de’ Convenzionisti, e a vederli contorcersi mentre sentivansi

dirompere le gambe nello stivaletto.[293] Così, divenuto Re, chiese

subito ed ottenne dagli ossequiosi Stati di Scozia, come il più sicuro

pegno della lealtà loro, la legge più sanguinaria che sia stata mai

fatta nell’isola nostra contro i Protestanti Non–Conformisti.

XXIV. Con questa legge pienamente concordava lo spirito di tutta

l’amministrazione del Governo. La feroce persecuzione che infuriò

mentre egli era vicerè in Iscozia, si fece più ardente che mai il

giorno che ei divenne sovrano. Quelle Contee in cui i Convenzionisti

erano in maggior numero, furono abbandonate alla licenza della

soldatesca. A’ soldati era mescolata una milizia cittadina, composta

de’ più violenti e dissoluti tra coloro che si chiamavano Episcopali.

Predistinguevansi fra le bande che opprimevano e devastavano quei

malarrivati distretti, i dragoni capitanati da Giovanni Graham di

Claverhouse. Corse la voce che questi uomini malvagi erano soliti,

ne’ loro baccani, giuocare ai tormenti dello inferno, e chiamarsi

vicendevolmente coi nomi de’ demoni e delle anime dannate.[294] Il

capo di questo inferno sulla terra, soldato insigne per coraggio e

perizia nell’arte militare, ma rapace e profano, d’indole violenta e

di cuor duro, ha lasciato un nome, che, in qualunque luogo del globo

stanzi la razza scozzese, è ricordato con odio peculiare e fortissimo.

Riepilogare in brevi pagine tutti i delitti con che costui e i suoi

pari spinsero alla frenesia il contadiname delle pianure occidentali,

sarebbe opera interminabile. Servano pochi esempi, che trarrò tutti

dalla storia di soli quindici giorni; quegli stessi quindici giorni in

cui il Parlamento Scozzese, alle premurose richieste di Giacomo, fece

una nuova legge di non mai udita severità contro i Dissenzienti.

Giovanni Brown, povero vetturino della Contea di Lanark, era, a

cagione della sua esimia pietà, comunemente chiamato il vetturino

cristiano. Molti anni dopo, allorchè la Scozia giunse a godere pace,

prosperità e libertà religiosa, i vecchi che serbavano ricordo de’

giorni della sciagura, lo descrivevano come uomo versato nelle cose

divine, di vita intemerata, e d’indole così pacifica, che i tiranni

non poterono trovare in lui altra colpa, che d’essersi allontanato

dal culto pubblico degli Episcopali. Il dì primo di maggio, egli

stava a segar fratte, allorchè fu preso dai dragoni di Claverhouse,

esaminato all’infretta, convinto di non–conformismo, e dannato a

morire. Dicesi che anche fra i soldati non trovossi chi volesse fare

da carnefice; imperocchè la moglie del povero uomo era lì presente,

aveva per mano un fanciulletto, ed era agevole accorgersi che tra breve

avrebbe dato nascimento ad un’altra creatura; ed anche quegli uomini

di cuore duro e feroce, che si soprannominavano Belzebù ed Apollione,

sentivano raccapriccio della scelleratezza di ucciderle in faccia il

marito. Questi, infrattanto, levando alto lo spirito per la prossima

sua partita verso l’eternità, mandava alte e fervide preci come uomo

ispirato, allorchè Claverhouse invaso di furore lo stese a terra

morto con un’archibugiata. Fu riferito da testimoni degni di fede,

che la vedova nella sua dolorosa disperazione gridasse: «Ebbene, o

signore, ebbene! verrà il giorno da renderne conto;» e che lo assassino

rispondesse: «Agli uomini posso rispondere di ciò che ho fatto; in

quanto a Dio, so io il modo di farlo star cheto.» Nonostante, corse

voce che anche sull’arida coscienza e sull’adamantino cuore di lui, i

detti della morente vittima facessero tale un’impressione, che non fu

mai cancellata.[295]

Il dì quinto di maggio, due artigiani, detti Pietro Gillies e Giovanni

Bryce, furono processati nella Contea di Ayr da un tribunale militare,

composto di quindici soldati. Esiste tuttora l’Atto d’Accusa. I

prigioni erano incolpati, non di alcun fatto di ribellione, ma di

tenere le medesime perniciose dottrine che avevano spinto altrui a

ribellare, e di non avere agito giusta quelle dottrine solo perchè era

mancata loro l’occasione. Il processo fu brevissimo: in poche ore i due

colpevoli furono convinti, impiccati e gettati in un fosso sotto le

forche.[296]

Il giorno undecimo di maggio fu segnalato da più d’un grande delitto.

Taluni rigorosi calvinisti, dalla dottrina della riprovazione avevano

dedotta la conseguenza, che pregare per chi fosse predestinato a

dannarsi, era atto di ribellione agli eterni decreti dell’Ente Supremo.

Tre poveri lavoranti, profondamente imbevuti di cotali principii,

furono presi da un ufficiale nelle vicinanze di Glasgow. Fu loro

chiesto se volessero pregare pel Re Giacomo VII. Assentirono di farlo,

a condizione ch’egli fosse uno degli eletti. Una fila di moschettieri

fu fatta schierare. I due prigioni inginocchiaronsi; vennero loro

bendati gli occhi; e un’ora dopo d’essere stati presi, il sangue loro

era leccato dai cani.[297]

Mentre tali cose seguivano in Clydesdale, un atto non meno orribile

commettevasi in Eskdale. Uno de’ Convenzionisti proscritti, vinto

dalla infermità, aveva trovato ricovero nella casa d’una vedova

rispettabile, e quivi era morto. Il cadavere fu scoperto dal signore di

Westerhall, tirannello, che al tempo della Convenzione aveva mostrato

stemperatissimo zelo a pro della Chiesa presbiteriana, e dopo la

Restaurazione comprato con l’apostasia il favore del Governo, e sentiva

pel partito da lui abbandonato l’odio implacabile d’un apostata. Costui

atterrò la casa della povera donna, se ne prese la roba, e lasciando

lei coi figlioletti ad errare su per la campagna, trascinò il suo

figlio Andrea, ancora fanciullo, dinanzi a Claverhouse, il quale a caso

passava per quelle contrade. Claverhouse era a quei tempi stranamente

mite. Alcuni credevano ch’egli, dopo la morte del vetturino cristiano

successa dieci giorni prima, non fosse affatto in sè. Ma Westerhall,

volendo porgere argomento della propria lealtà, giunse ad estorcere da

lui la licenza. Caricati gli archibusi, al giovanetto fu ingiunto di

tirarsi il berretto in su gli occhi. Ei rifiutò e stette imperterrito,

tenendo in mano la Bibbia in faccia agli assassini. «Vi posso guardare

in viso,» disse egli, «io non ho fatto nulla di cui debba arrossire. Ma

in che modo guarderete voi in quel giorno nel quale sarete giudicati

secondo ciò che è scritto in questo libro?» Cadde morto, e fu

sotterrato nel pantano.[298]

Nel dì medesimo, due donne, di nome Margherita Maclachlan e Margherita

Wilson, vedova d’età matura l’una, giovinetta di anni diciotto

l’altra, morirono per la loro religione nella Contea di Wigton. Fu

loro offerta la vita a patto che consentissero ad abiurare la dottrina

dei ribelli Convenzionisti, e d’assistere al culto episcopale. E

ricusando, furono condannate ad essere annegate. Vennero condotte ad

un luogo che il Solway inonda due volte al giorno, e legate a due pali

fitti nella sabbia tra il segno più basso e il più alto del flusso e

riflusso dell’acque. La vedova fu posta più davvicino alle onde che

s’avanzavano, con la speranza che la sua suprema agonia atterrendo la

giovine, l’avrebbe indotta a cedere. Lo spettacolo fu spaventevole.

Ma il coraggio della sopravvivente fu sostenuto da un entusiasmo

grandissimo, al pari di qualunque altro di cui faccia ricordo il

martirologio. Vedeva il mare farsi sempre più da presso, ma non dette

segno di paura. Pregò, e cantò versetti di salmi, finchè la sua voce si

estinse nelle acque. Dopo che ebbe sentita l’amarezza della morte, con

crudele misericordia, fu slegata e resa alla vita. Risensata, gli amici

e i vicini impietositi la supplicavano a cedere. «Cara Margherita, di’

solamente: Dio salvi il Re!» La povera fanciulla, ognor ferma nella sua

severa credenza, con voce affannosa mormorò: «Dio lo salvi, se tale è

la sua volontà!» I suoi amici affollaronsi dattorno all’impazientito

ufficiale: «Ella l’ha detto; davvero, signore, ella lo ha detto.»—«Farà

ella l’abiura?» chiese l’ufficiale. «Giammai,» ella esclamò. «Io sono

di Cristo, lasciatemi morire.» E le acque per l’ultima volta le si

chiusero sopra.[299]

In tal guisa la Scozia era governata da quel principe che gl’ignoranti

hanno rappresentato come amico alla libertà religiosa, che ebbe la

sventura d’essere troppo savio e buono per il tempo in cui gli toccò

di vivere. Che anzi, ei pensava che quelle stesse leggi le quali gli

concedevano di governare a quel modo, fossero assai miti. Mentre i

suoi ufficiali commettevano i raccontati assassinii, egli istigava il

Parlamento scozzese a fare una nuova legge, in paragone della quale

tutte le precedenti potrebbero chiamarsi temperatissime.

In Inghilterra l’autorità di lui, benchè grande, era infrenata da

antiche e venerande leggi, che nè anche i Tory avrebbero con pazienza

veduto rompere. Quivi ei non poteva tradurre i Dissenzienti dinanzi

ai tribunali militari, o gioire in Consiglio della voluttà di vederli

svenire sotto la tortura dello stivaletto. Quivi non poteva annegare le

fanciulle ricusanti di fare l’abiura, o fucilare i poveri campagnuoli

che avessero dubitato lui essere uno degli eletti. Eppure, anco

in Inghilterra, continuò a perseguitare, per quanto il suo potere

si estendeva, i Puritani; finchè gli eventi che verranno da noi

raccontati, lo indussero a concepire la idea di unire i Puritani e i

Papisti in colleganza, onde umiliare e spogliare la Chiesa Anglicana.

Storia d'Inghilterra, vol 1 · 第 40 / 58 段