XVII. Fu questo il momento in cui lo entusiasmo del partito Tory

pervenne alla sua maggiore altezza. Dal dì in che Giacomo fu asceso

sul trono, s’erano sempre avvicendati indirizzi, in cui quel partito

esprimeva profonda venerazione per la persona e la dignità del monarca,

e acre abborrimento per i vinti Whig. I magistrati di Middlesex

rendevano grazie a Dio per avere dispersi i disegni di que’ regicidi

ed Esclusionisti, i quali, non paghi d’avere assassinato un monarca

santo, tentavano di distruggere le fondamenta della monarchia. La

città di Gloucester esecrò i ribaldi sitibondi di sangue, che avevano

tentato di privare la Maestà Sua del diritto ereditario. I borghesi di

Wigan assicurarono il sovrano, che lo avrebbero difeso contro tutti

gli Achitophel cospiratori, e i ribelli Assalonni. I gran giurati di

Suffolk dissero sperare, che il Parlamento avrebbe proscritti gli

Esclusionisti. Molti Consigli municipali giurarono di non rieleggere

mai più alla Camera de’ Comuni chiunque avesse votato a favore della

legge che voleva privare Giacomo del diritto di successione. Perfino

la metropoli mostrò profondo ossequio. I legali e i commercianti fra

loro gareggiavano di servilità. I collegi dei Tribunali, e quelli

di Cancelleria, mandarono fervide professioni di sommissione e

d’affetto. Tutte le grandi società commerciali, la Compagnia delle

Indie Orientali, la Compagnia Affricana, la Compagnia di Turchia,

la Compagnia di Moscovia, la Compagnia di Hudson Bay, i Mercanti

di Maryland, i Mercanti della Giammaica, i Mercanti Avventurieri,

dichiararono che accettavano ben volentieri lo editto regio, il quale

ingiungeva loro di continuare a pagare i diritti doganali. Bristol,

seconda città dell’isola, fece eco al voto di Londra. Ma in nessuno

altro luogo lo spirito di lealtà fu più fervido di quel che fosse

nelle due università. Oxford dichiarò che non si sarebbe mai dilungata

da quei principii religiosi che la obbligavano a prestare obbedienza

al Re senza limiti o restrizioni. Cambridge, con severissime parole,

dannò la violenza e il tradimento di que’ torbidi spiriti che s’erano

malignamente studiati di trarre la corrente della successione fuori del

suo proprio alveo.[262]

XVIII. Simiglianti indirizzi, per uno spazio considerevole di tempo,

riempirono ciascun numero della Gazzetta di Londra. Ma non erano

i soli indirizzi i mezzi onde i Tory mostravano il proprio zelo.

Pubblicati i decreti per le elezioni parlamentari, il paese fu in

grande concitamento. Non v’era mai stata elezione generale che, come

questa, fosse accompagnata da circostanze cotanto favorevoli alla

Corte. Centinaia di migliaia che la Congiura papale aveva cacciato

dentro il partito Whig, furono ricacciati al partito Tory dalla

congiura di Rye House. Nelle Contee, il Governo poteva esser sicuro

d’una immensa maggioranza di gentiluomini possidenti trecento e più

lire sterline l’anno, e di tutti gli ecclesiastici fino a uno. Quei

borghi che un tempo erano cittadelle di Whig, erano di fresco stati

con sentenza legale privati de’ loro Statuti, o avevano prevenuta la

sentenza, spontaneamente rinunziandovi. Erano poi stati ricostituiti

in modo da rieleggere senza dubbio rappresentanti devoti alla Corona.

Dove non era da fidarsi dei cittadini, la franchigia elettorale era

stata affidata agli scudieri delle vicinanze. In alcuni dei più

piccoli municipii occidentali, i collegi elettorali erano in gran

parte composti di Capitani e di Luogotenenti delle Guardie. I seggi

elettorali avevano dovecchessia interesse per la Corte. In ciascuna

Contea il Lord Luogotenente e i suoi deputati formavano un potente,

operoso e vigilante comitato, col fine di carezzare e intimidire i

liberi possidenti. Le popolazioni erano ammonite da migliaia di pulpiti

a non votare a favore di nessun candidato Whig, perocchè ne dovevano

render conto a Colui che aveva ordinato che vi fossero i potentati,

e aveva detto la ribellione essere peccato non meno grave della

stregoneria. Di tutti cotesti elementi il partito predominante non solo

usò quanto potè, ma abusò in modo così svergognato, che gli uomini

gravi e saggi, i quali si erano mantenuti fedeli alla monarchia mentre

era in pericolo, e non portavano nessun affetto ai repubblicani e agli

scismatici, tiraronsi da parte, e da siffatti primordii previdero lo

appressarsi di tempi tristissimi.[263]

Nondimeno i Whig, comecchè patissero la giusta pena de’ propri errori,

e fossero sconfitti, scoraggiati, disordinati, non vollero cedere

senza sforzi. Erano tuttavia numerosi nelle classi dei trafficanti e

degli artigiani delle città, e in quelle de’ piccoli possidenti e de’

contadini sparsi per le campagne. In taluni distretti, come, a cagione

d’esempio, nelle Contee di Dorset e di Somerset, formavano la gran

maggioranza della popolazione. Nulla potevano nei borghi ricostituiti;

ma in ogni Contea dove avevano probabilità di prospero successo,

lottarono disperatamente. Nella Contea di Bedford, che all’ultimo

Parlamento era stata rappresentata dallo sfortunato Russell, essi

rimasero vincitori nella prova ad alzata di mani, ma perdenti in quella

dello squittinio.[264] In Essex ottennero mille trecento voti contro

mille ottocento.[265] Nella elezione della Contea di Northampton, il

popolo procedè così violentemente ostile al candidato della Corte,

che fu necessario appostare nella piazza di mercato della città della

Contea una coorte di soldati, ai quali fu dato ordine di caricare a

palla gli archibugi.[266] La storia della contesa per la elezione della

Contea di Buckingham, è anche più degna di considerazione. Il candidato

Whig, che aveva nome Tommaso Wharton, figlio primogenito di Filippo

Lord Wharton, era uomo predistinto e per destrezza e per audacia,

e destinato a rappresentare una parte cospicua, benchè non sempre

commendevole, nella politica di vari sovrani. Nella Camera de’ Comuni

era stato uno de’ membri, i quali avevano portata la Legge d’Esclusione

alla barra di quella de’ Lordi. La Corte, adunque, era intesa ad usare

ogni mezzo buono o cattivo per escluderlo dal Parlamento. Il Lord

Capo Giudice Jeffreys recossi in persona nella Contea di Buckingham,

a fine di sostenere un gentiluomo chiamato Hacket, che apparteneva al

partito Tory. Immaginarono uno strattagemma, che essi pensavano dovesse

produrre buono effetto. Fu annunziato che la elezione si farebbe in

Ailesbury; e Wharton, la cui perizia in tutte le astuzie di condurre

una elezione era senza rivali, ordinò tutto, credendo vera la cosa;

allorquando, con improvviso annunzio, lo sceriffo fece sapere che lo

squittinio seguirebbe in Newport Pagnell. Wharton e i suoi partigiani

vi si recarono frettolosamente, e trovarono che Hacket, il quale

sapeva il secreto, aveva già preso per conto suo tutte le locande e

gli alberghi. I liberi possidenti Whig furono costretti a legare i

propri cavalli alle siepi, e dormire a cielo scoperto sui prati che

circondavano la città. E’ non fu senza difficoltà grandissima che si

potè provvedere improvvisamente al vitto di tanto numero d’uomini e

d’animali; quantunque Wharton, che non curava affatto spesa alcuna

quando gli si accendevano in cuore l’ambizione e lo spirito di parte,

sborsasse in un solo giorno mille cinquecento lire sterline, somma

immensa per que’ tempi. Nonostante, sembra che tanta ingiustizia avesse

ridato coraggio ai possidenti di Bucks, animosi figli degli elettori

di Giovanni Hampden. Wharton non solo sortì vittorioso della prova,

ma potè ottenere la elezione d’un altro uomo d’opinioni moderate, e

sconfiggere il candidato del Capo Giudice.[267]

Nella contea di Chester la lotta durò sei giorni. I Whig ebbero

circa mille settecento voti, i Tory circa due mila. Il popolo minuto

parteggiò con veemenza a favore de’ Whig, e gridando: «Abbasso i

Vescovi!» insultò il clero per le vie di Chester, stramazzò a terra un

gentiluomo Tory, ruppe le finestre e bastonò i commissari di polizia.

Fu chiamata la milizia cittadina a chetare il tumulto, e fu fatta

rimanere in armi, onde proteggere il trionfo de’ vincitori. Appena

finito lo squittinio, cinque grossi cannoni dal castello annunziarono

al paese circostante la vittoria della Chiesa e della Corona. Le

campane sonarono a festa. Gli eletti furono condotti solennemente alla

croce della città,[268] accompagnati da una banda musicale e da un

lungo codazzo di cavallieri e scudieri. La processione andava cantando:

«Letizia al gran Cesare!» ode cortigiana, la quale era stata, poco

innanzi, scritta da Durfey, e quantunque, al pari di tutti gli scritti

di lui, fosse estremamente spregevole, in quel tempo era quasi tanto

popolare, quanto pochi anni dopo lo fu Lillibullero.[269] Attorno la

croce stavano schierate le civiche milizie; fu acceso un fuoco di

gioia; la Legge d’Esclusione venne bruciata; e si bevve con fragorose

acclamazioni alla salute di Re Giacomo. Il dì seguente era domenica.

La milizia schierossi in fila lungo le vie conducenti al duomo. I due

rappresentanti della Contea furono condotti con gran pompa al coro

dai magistrati della città; ascoltarono la predica del Decano, che

probabilmente ragionò del debito d’obbedienza passiva; e poi furono

festeggiati dal Gonfaloniere.[270]

In Northumberland, il trionfo di Sir Giovanni Fenwik, cortigiano che

acquistò poscia trista rinomanza, fu accompagnato da circostanze

che destarono interesse in Londra, e che non furono stimate indegne

d’essere rammentate, nei dispacci de’ Ministri stranieri. Newcastle fu

illuminato con gran mucchi di carbone acceso. I campanili mandarono

suoni di esultanza. Un esemplare della Legge d’Esclusione, ed una

cassetta nera simigliante a quella che, secondo la favola popolare,

conteneva il contratto di nozze tra Carlo II e Lucia Walters, vennero

pubblicamente date alle fiamme con alte acclamazioni.[271]

L’esito generale delle elezioni sorpassò le più ardenti speranze

della Corte. Giacomo vide con gioia, come non gli fosse necessario di

spendere un soldo a comperare i voti. Disse che, tranne circa quaranta

membri, la Camera de’ Comuni era quale doveva essere ove egli l’avesse

nominata da sè.[272] Oltrechè, stava in poter suo, secondo che allora

consentivano le leggi, tenerla sino alla fine del suo regno.

Essendo sicuro d’essere sostenuto dal Parlamento, poteva oramai

appagare la libidine di vendetta. Aveva indole implacabile; e

mentre era ancor suddito, aveva patito ingiurie e indegnità tali,

che avrebbero mosso anche un animo placabile a fiero e durevole

risentimento. Una setta d’uomini, in ispecie, aveva, con inusitata e

indicibile crudeltà e vigliaccheria, aggredito l’onore e la vita di

lui; voglio dire i testimoni della congiura. L’odio ch’ei loro portava,

parrebbe degno di scusa; poichè fino ai dì nostri il solo profferirne

il nome muove a schifo ed orrore gli uomini di tutte le sètte e di

tutti i partiti.

XIX. Alcuni di cotesti sciagurati erano in luogo dove non poteva

giungere il braccio della umana giustizia. Bedloe era morto da ribaldo,

senza dare il minimo segno di rimorso e di vergogna.[273] Dugdale gli

era andato dietro, reso insano, secondo che dicevasi, dalle furie della

pessima coscienza, con acute strida scongiurando coloro che stavano

attorno al suo letto, d’allontanare lo spettro di Lord Stafford.[274]

Carstairs anch’esso era morto. La sua fine fu tutta orrore e

disperazione; e sul punto di mandare l’ultimo flato, aveva detto ai

suoi assistenti di gittarlo a guisa d’un cane in un fosso, non essendo

degno di riposare in un cimitero cristiano.[275] Ma Oates e Dangerfield

erano in potere dello austero principe da essi oltraggiato. Giacomo,

breve tempo avanti che ascendesse sul trono, aveva intentato un

processo civile contro Oates per diffamazione; e i giurati lo avevano

condannato a pagare la enorme multa di cento mila lire sterline.[276]

Lo accusato, non potendo pagare, era stato preso, e viveva in carcere

senza speranza d’uscire. Gli Alti Giurati di Middlesex, poche settimane

avanti la morte di Carlo, avevano ammessi contro lui due atti d’accusa

come colpevole di spergiuro. Appena finite le elezioni, si cominciò il

processo.

Tra le classi alte e le medie, ad Oates non rimaneva nè anche un amico.

Tutti i Whig intelligenti erano convinti, che quando anche il suo

racconto fosse in alcun modo fondato sul fatto, egli vi aveva edificato

sopra un romanzo. Un numero considerevole di fanatici, nondimeno, lo

considerava tuttavia come pubblico benefattore. Costoro bene sapevano

che qualora ei fosse convinto di reità, la sua sentenza sarebbe

severissima; e però infaticabilmente studiavansi a procacciargli la

fuga. Quantunque fino allora fosse rinchiuso per debiti, venne posto

in ferri dalle autorità della prigione del Banco del Re; ed anche ciò

non era bastevole a tenerlo in sicura custodia. Al mastino che stava

dinanzi all’uscio del suo carcere, fu dato il veleno; e nella medesima

notte che precedè il suo processo, una scala di fune fu introdotta

nella sua cella.

Il giorno ch’ei fu condotto alla barra, Westminster Hall era affollata

di spettatori, fra’ quali vedevansi molti cattolici romani, ansiosi

di contemplare la miseria e la umiliazione del loro persecutore.[277]

Pochi anni prima, il suo collo corto, le sue gambe ineguali come quelle

d’un tasso, la sua fronte bassa a guisa di quella d’un babbuino, le

sue guance chiazzate di sangue, la mostruosa lunghezza del suo mento,

erano famigliari a quanti frequentavano le corti di giustizia. Era in

que’ giorni diventato l’idolo della nazione: dovunque ei si mostrasse,

ciascuno gli faceva di cappello. La vita e gli averi de’ magnati del

reame erano stati in sua balìa. Ma adesso i tempi erano cangiati; e

molti di coloro che per lo innanzi lo avevano considerato liberatore

della patria, rabbrividivano alla vista di quegli osceni sembianti,

sopra i quali pareva che il dito di Dio avesse scritto: scellerato![278]

E’ fu provato, senza possibilità di dubbio, che questo uomo aveva,

con false testimonianze, premeditatamente assassinate varie persone

innocenti. Egli invocò invano i più eminenti membri del Parlamento,

dai quali era stato ricompensato ed esaltato, perchè testificassero

a favor suo. Parecchi di coloro ch’egli aveva chiamati al tribunale,

assentaronsi. Nessuno disse la minima cosa che tendesse a scolparlo.

Uno di loro, cioè a dire il Conte di Huntingdon, lo rimproverò

aspramente d’avere ingannate le Camere, e gettata sopra esse la colpa

d’aver versato il sangue innocente. I giudici guardavano fieri, ed

avvilirono lo accusato con crudeltà tale, che anche nei casi più

atroci mal conviene al carattere di ministro della giustizia. Eppure

ei non mostrò segno di timore o vergogna, e con la insolenza della

disperazione affrontò la tempesta delle invettive che scoppiava

contro lui dalla barra, dal seggio e dal banco de’ testimoni. Fu

dichiarato convinto sopra ambedue gli atti d’accusa. Quantunque,

moralmente considerata, la sua colpa fosse assassinio della più grave

specie, nondimeno agli occhi della legge era semplice delitto. Il

tribunale, nondimeno, voleva che la pena da darglisi fosse più severa

di quella de’ felloni o traditori, e non solo farlo morire, ma farlo

morire tra orribili tormenti. Fu condannato ad essere spogliato degli

abiti clericali, posto alla gogna in Palace Yard, e condotto attorno

Westminster Hall con un cartello fittogli sulla testa, nel quale fosse

scritta la sua infamia; e posto nuovamente alla gogna di faccia alla

Borsa Reale, fustigato da Aldgate a Newgate, e dopo un intervallo di

due giorni fustigato un’altra volta da Newgate a Tyburn. Se, contro

ogni probabilità, egli fosse sopravvissuto a questa orribile pena,

doveva rimanere in carcere per tutta la vita, donde doveva essere

tratto cinque volte l’anno, e messo alla gogna in diversi luoghi della

metropoli.[279]

La cruda sentenza venne crudamente eseguita. Oates, il giorno in cui

fu posto alla gogna in Palace Yard, sostenne una pioggia di sassate, e

corse pericolo di essere fatto in brani.[280] Ma nella città, i suoi

partigiani si raccolsero, suscitarono un tumulto, e rovesciarono la

gogna.[281] Ciò non ostante, non riuscì loro di liberarlo. Fu creduto

che per sottrarsi all’orrendo destino che lo aspettava, tentasse

d’avvelenarsi: però il cibo e la bevanda furono sottoposti a rigoroso

esame. Il dì seguente, fu tratto fuori di carcere per subire la prima

fustigazione. A buon’ora, innumerevole turba di popolo riempiva tutte

le vie, da Aldgate sino a Old Bailey. Il carnefice menava la frusta

con tanto insolita severità, da mostrare che avesse ricevuto speciali

ammonimenti. Il sangue correva a rivi. Per qualche tempo il colpevole

fece mostra d’una strana costanza; ma in fine, sì ostinata fortezza

gli venne meno. Urlava in modo spaventevole; perdè i sensi più volte:

ma non perciò restava il flagello. Come fu sciolto, e’ parve d’avere

sopportato quanto la forma umana può sopportare senza dissolversi.

Giacomo venne supplicato a risparmiargli la seconda fustigazione. Ei

rispose in brevi e chiare parole: «Dovrà subire la pena finchè gli

rimarrà fiato in corpo.» Tentossi di ottenere la intercessione della

Regina; ma essa sdegnosamente ricusò di dire una sola parola a pro di

un tanto scellerato. Dopo un intervallo di sole quarantotto ore, Oates

fu nuovamente tratto di carcere. Non aveva forza da tenersi in piedi,

e fu d’uopo trascinarlo sopra una treggia a Tyburn. Pareva affatto

insensibile; e i Tory riferivano ch’egli si fosse stordito bevendo

liquori spiritosi. Un tale, che nel secondo giorno contò il numero

delle frustate, affermò che fossero mille settecento. Al tristo uomo

rimase la vita, ma in guisa che gl’ignoranti e i bacchettoni fra’ suoi

ammiratori reputarono la sua guarigione un miracolo, e l’adducevano

come argomento della innocenza di lui. Le porte del carcere gli si

richiusero sopra. Per molti mesi stette incatenato nel più oscuro buco

di Newgate. Fu detto che ivi si abbandonasse alla malinconia, e per

giorni interi sedendo con le mani incrociate, e col cappello fitto in

sugli occhi, mandasse cupi gemiti. E’ non fu nella sola Inghilterra che

questi avvenimenti svegliarono grande interesse. Milioni di cattolici

romani, i quali non sapevano nulla delle nostre istituzioni e fazioni,

avevano udito come nella nostra isola avesse infuriato una barbarissima

persecuzione contro i credenti nella vera fede, come molti uomini pii

avessero patito il martirio, e Tito Oates fosse stato il principale

assassino. E però grande fu la gioia ne’ lontani paesi appena si seppe

che la mano della giustizia divina lo aveva raggiunto. Per tutta

l’Europa correvano certe incisioni, dove egli era rappresentato alla

gogna e in atto di subire la flagellazione; e gli epigrammisti, in

molte lingue, scherzarono sul titolo di dottore ch’egli pretendeva

d’avere ottenuto nella Università di Salamanca, e notavano che non

potendo farlo arrossire in fronte, era giusto che lo facessero

arrossire su per la schiena.[282]

Per quanto orribili fossero i tormenti di Oates, non potevano

agguagliarsi a’ suoi misfatti. Un’antica legge dell’Inghilterra,

che s’era lasciata cadere in disuso, trattava come assassino il

falso testimone, che spergiurando fosse stato cagione di morte

ad alcuno.[283] Ciò era savio ed equo, imperocchè un simigliante

testimonio, davvero è il peggiore degli assassini. Alla colpa di

spargere il sangue innocente, egli aggiunge quella di violare il

più solenne contratto che possa esistere tra uomo e uomo, e di

rendere le istituzioni—alle quali è da desiderarsi che il pubblico

porti rispetto e fiducia—strumento di terribili danni, e obietto di

generale diffidenza. Il dolore cagionato da un assassinio ordinario

non è da paragonarsi al dolore cagionato dallo assassinio, di cui le

corti di giustizia diventano agenti. La semplice estinzione della

vita è piccolissima parte di ciò che rende orribile il patibolo. La

prolungata mortale agonia del condannato, la vergogna e la miseria

de’ suoi congiunti, la macchia d’infamia che discende fino alla

terza o quarta generazione, sono cose più spaventevoli della morte

stessa. Generalmente, potrebbe di sicuro affermarsi che il padre di

una numerosa famiglia si lascerebbe più presto privare di tutti i

propri figliuoli, morti per disgrazia o per malattia, che perdere un

solo di loro per le mani del carnefice. L’assassinio cagionato da

falsa testimonianza è, dunque, la specie più grave degli assassinii;

ed Oates era reo di molti simiglianti assassinii. Nondimeno, non può

giustificarsi la pena che gli venne inflitta. Nel dannarlo ad essere

spogliato dell’abito ecclesiastico e incarcerato a vita, sembra che i

giudici avessero ecceduto il loro potere legale. Certo erano competenti

a infliggere la fustigazione, nè la legge assegnava termine al numero

delle frustate: ma lo spirito della legge manifestamente voleva che

nessun delitto venisse punito con severità maggiore di quella con cui

si puniscono le più atroci fellonie. Il peggiore de’ felloni poteva

essere condannato alla forca. I giudici, secondo che credevano,

dannarono Oates ad essere flagellato a morte. Dire che la legge fosse

difettosa, non è scusa sufficiente: imperocchè le leggi difettive

dovrebbero essere riformate dal Corpo legislativo, non mai stiracchiate

dai tribunali, e, quel che è peggio, stiracchiate a fine di dare

la tortura e la morte. Che Oates fosse uomo malvagio, non è scusa

sufficiente: imperocchè il colpevole è quasi sempre il primo a patire

le severità che poscia si considerano come precedenti per opprimere

l’innocente. Tale era il caso d’Oates. Il flagellare senza misericordia

divenne tosto la punizione ordinaria de’ falli politici di non molta

gravità. Individui accusati di avere imprudentemente profferite parole

ostili al Governo, vennero condannati a tormenti così crudeli, che

essi, con non simulata serietà, chiedevano d’essere processati come

rei di delitti capitali, e mandati alle forche. Avventuratamente, a’

progressi di tanto male posero argine la Rivoluzione, e la Legge de’

Diritti, con quello articolo che condanna ogni punizione crudele e

inusitata.

Storia d'Inghilterra, vol 1 · 第 39 / 58 段