era Bath. Le acque di quella città erano rinomate fino dai tempi
romani. Essa, per molti secoli, era stata sedia vescovile. Gl’infermi
vi accorrevano da ogni parte del Regno. Talvolta il re vi teneva
corte. Nonostante, Bath allora altro non era che un laberinto di
quattro o cinquecento case, ammassate dentro una vecchia muraglia,
nelle vicinanze dell’Avon. Esistono tuttora parecchie pitture di
case, che in quel tempo consideravansi come bellissime, e somigliano
grandemente alle più luride botteghe di cenciaioli, ed alle bettole
di Ratcliffe Highway. Vero è che anche in allora i viaggiatori
muovevano lamento della strettezza e del sudiciume delle strade.
Quella leggiadra città, che incanta anche l’occhio avvezzo a bearsi
de’ capolavori di Bramante e di Palladio, resa classica dal genio di
Anstey e di Smollett, di Francesca Burney e di Giovanna Austen, non
aveva cominciato ad esistere. La stessa Milsom Stret era una campagna
aperta molto lungi dalle mura; e lo spazio ora coperto dal Crescent e
dal Circus, era intersecato da siepi. I poveri infermi, ai quali erano
state prescritte le acque, giacevano sopra la paglia in un luogo, che,
per servirmi delle parole d’un medico di quei tempi, aveva sembianza
di nascondiglio, più presto che d’alloggio. Rispetto agli agi ed
al lusso che potevano trovare nello interno delle case di Bath le
persone cospicue che ci andavano per riacquistare la salute o trovarvi
divertimento, abbiamo notizie più abbondevoli e minute di quante se ne
possano generalmente sperare intorno a cotali subietti. Uno scrittore,
che sessanta anni dopo la Rivoluzione pubblicò un’opera sopra quella
città, ha con accuratezza descritti i cangiamenti a sua ricordanza ivi
seguiti. Egli ci assicura, come ne’ suoi anni giovanili, i gentiluomini
che visitavano le acque, dormissero in certe camere appena simili allo
soffitte dove ai suoi giorni stavano i servitori. I pavimenti delle
sale da pranzo erano privi di tappeti, e coperti d’una tinta bruna,
composta di sego e di birra, per nascondere il sudiciume. Nè anche un
tavolato era dipinto. Non un focolare o camino era di marmo. Una lastra
di pietra comune, e certe molle di ferro che potevano costare tre o
quattro scellini, erano stimate bastevoli per ogni camino. I migliori
appartamenti avevano tende di ruvida stoffa di lana, e seggiole col
fondo coperto di giunco. Quei lettori che s’interessano al progresso
dello incivilimento e delle arti utili, sapranno grado all’umile
topografo che ci ha tramandati cotesti fatti, e desidereranno forse che
storici più solenni avessero talvolta messe da parte poche pagine piene
di evoluzioni militari e d’intrighi politici, per dipingerci le sale e
le stanze da letto de’ nostri antenati.[104]
XXVII. La posizione di Londra, in ordine alle altre città dello Stato,
era ai tempi di Carlo II assai più considerevole che non è ai nostri.
Imperocchè, adesso la sua popolazione è poco più di sei volte di quella
di Manchester o di Liverpool; e, regnante Carlo, era più di diciassette
volte della popolazione di Bristol o di Norwich. È da dubitarsi se
si possa additare un altro esempio di un gran Regno, in cui la prima
città fosse diciassette volte più grande della seconda. Abbiamo ragione
di credere, che Londra nel 1685, fosse stata fino da mezzo secolo la
più popolata metropoli d’Europa. Gli abitanti, che oggidì sono almeno
un milione e novecento mila, erano allora, probabilmente, poco meno
di mezzo milione.[105] Londra, nel mondo, aveva soltanto una rivale
rispetto al commercio; rivale ora da lungo tempo vinta: voglio dire la
potente e ricca Amsterdam. Gli scrittori inglesi menavano vanto della
foresta di alberi che copriva il fiume dal Ponte alla Torre, e delle
portentose somme di danaro che entravano nell’ufficio della Dogana in
Thame’s Street. Non è dubbio che il traffico della metropoli a quei
di era, verso quello di tutto il paese, in maggior proporzione che
non è adesso: eppure, agli occhi nostri, gli onesti vanti de’ nostri
antenati sembrano quasi scherzevoli. Pare che la capacità delle navi,
da essi reputata incredibilmente grande, non eccedesse settanta mila
tonnellate. A dir vero, ciò era in quel tempo più che il terzo di
tutto il tonnellaggio del Regno; ma adesso è meno di un quarto del
tonnellaggio di Newcastle, ed equivale pressochè a quello de’ soli
piroscafi del Tamigi. Le dogane di Londra rendevano, nel 1685, circa
trecento trenta mila sterline l’anno. Ai giorni nostri, la somma de’
Dazii netta che si ricava nel medesimo ufficio, avanza i dieci milioni
di sterline.[106]
Chiunque si faccia ad esaminare le carte topografiche di Londra,
pubblicate verso la fine del regno di Carlo II, vedrà come a que’ tempi
altro non esistesse che il nucleo della presente metropoli. La città
non si perdeva, come adesso, a gradi impercettibili nella campagna.
Non viali di ville ombreggiati da file di lilla e d’avarnielli
estendevansi, dal gran centro della ricchezza e della civiltà, quasi
sino ai confini di Middlessex, e ben addentro nel cuore di Kent e di
Surrey. Ad oriente, nessuna parte dell’immensa linea de’ magazzini, e
de’ laghi artificiali, che ora si distende dalla Torre a Blackwall,
era per anche stata ideata. Ad occidente, nè anco uno di quei solidi e
vasti edifizi, dove abitano i nobili e i potenti, esisteva; e Chelsea,
che oggimai è popolato da quaranta e più mila umane creature, era un
tranquillo villaggio rurale di circa mille abitatori.[107] A tramontana
pascolavano gli armenti; e i cacciatori armati de’ loro archibugi
erravano co’ cani sul luogo dove sorge il borgo di Marylebone, e sopra
la maggior parte dello spazio ora coperto dai borghi di Finsbury e di
Tower Hamlets. Islington era quasi un deserto; e i poeti dilettavansi
di porre in contrasto la quiete che ivi regnava col frastuono della
immensa Londra.[108] A mezzodì, alla capitale adesso si aggiunge il
suburbio per mezzo di vari ponti, non meno magnifici e solidi delle più
belle opere de’ Cesari. Nel 1685, una sola fila di archi irregolari,
sopraccarichi da mucchi di case povere e cadenti, e piene, in modo
degno degl’ignudi barbari di Dahomy, di centinaia di teste putrefatte,
erano d’impaccio alla navigazione del fiume.
XXVIII. La parte più importante della metropoli, era quella che
propriamente chiamavasi la Città. Nel tempo della Restaurazione, era
stata in grandissima parte costrutta di legname e di gesso: i pochi
mattoni di cui si faceva uso, erano cotti male: le trabacche dove
ponevansi in vendita le mercanzie, proiettavano su per le strade,
ed erano coperte dai piani superiori. Pochi vestigi di cotesta
architettura possono anche oggi vedersi in quei distretti che non
furono preda del grande incendio. Il quale, in pochi giorni, aveva
coperto uno spazio poco minore d’un miglio quadrato, con le rovine di
ottantanove chiese e di tredicimila case. Ma la città era nuovamente
risorta con celerità tale, che ne avevano maravigliato i paesi vicini.
Sciaguratamente, le antiche linee delle strade erano state per lo più
mantenute: le quali linee, in origine descritte allorquando anche
le principesse viaggiavano a cavallo, erano spesso così anguste, da
non concedere che i carriaggi agevolmente passassero l’uno allato
dell’altro, ed erano perciò improprie perchè vi abitasse la gente
ricca, in un tempo in cui un cocchio a sei cavalli era un lusso in
voga. Lo stile de’ nuovi edifici, nulladimeno, era assai superiore a
quello dell’arsa città. I materiali di che comunemente avevano fatto
uso, erano mattoni assai migliori di quelli che in prima s’adoperavano.
Sopra i luoghi dove un dì sorgevano le antiche parrocchie, s’erano
innalzale nuove cupole, torri, ed aguglie improntate dal carattere del
fecondo genio di Wren. In ogni dove, tranne in un solo luogo, i segni
della immane devastazione erano spariti. Ma vedevansi tuttavia schiere
d’operai, ponti e masse di pietre, là dove il più magnifico de’ tempii
protestanti sorgeva, lento sopra le rovine della vecchia cattedrale di
San Paolo.[109]
Dopo quel tempo, lo aspetto della Città è intieramente cangiato.
Adesso i banchieri, i mercanti e i padroni di botteghe vi si recano
sei giorni della settimana per attendere ai loro negozi; ma abitano
negli altri quartieri della metropoli, o nelle residenze suburbane,
circondate da giardini d’arbusti e di fiori. Cotesta rivoluzione ne’
costumi de’ cittadini, ha prodotto un rivolgimento politico di non
lieve importanza. I più ricchi uomini, dediti al traffico, non portano
più alla Città quello affetto che ciascuno naturalmente prova per la
propria casa. La Città non isveglia più nelle menti loro le idee delle
affezioni e delle gioie domestiche. Il focolare, la famigliuola, il
desco socievole, il quieto letto, non sono più ivi. Lombard Street e
Threadneedle Street sono semplici luoghi dove gli uomini lavorano ed
accumulano. Essi vanno altrove a sollazzarsi ed a spendere i guadagni.
La domenica, o la sera, a faccende finite, parecchi cortili o viali,
dove poche ore innanzi era un ire e venire di visi affaccendati, sono
silenziosi come i sentieri d’una foresta. I capi degli interessi
mercantili più non sono cittadini. Schivano, e pressochè sprezzano
le onorificenze e i doveri municipali, e gli abbandonano ad uomini,
i quali, quantunque utili, e di rispetto degnissimi, rade volte
appartengono alle grandissime case commerciali, i cui nomi corrono
famosi per tutto il mondo.
Nel secolo diciassettesimo, i mercanti risedevano nella Città. Le case
degli antichi borghesi che esistono tuttora, sono state trasformate in
computisterie e magazzini; ma si conosce anche oggi, come non fossero
meno magnifiche delle abitazioni dove allora stanziavano i nobili.
Esse talvolta sorgono dentro bui e riposti cortili, e vi si va per
poco convenevoli aditi; ma sono ampie di mole, e solide d’aspetto.
Gl’ingressi sono adorni di pilastri e baldacchini, riccamente
intagliati. Le scale e i ballatoi non difettano di magnificenza. I
pavimenti sono talvolta di legno intarsiato, secondo l’uso di Francia.
Il palazzo di Sir Roberto Clayton, nel Ghetto vecchio, conteneva una
bella sala da pranzo, intavolata di legno di cedro, e ornata con
affreschi che rappresentavano le battaglie de’ numi e dei giganti.[110]
Sir Dudley North spese quattro mila lire sterline—somma che in quei
tempi sarebbe stata considerevolissima per un duca—ne’ ricchi addobbi
de’ suoi saloni in Basinghall Street.[111] In simiglianti abitazioni,
sotto gli Stuardi, i più grandi banchieri vivevano splendidamente
ospitali. Alle case proprie gli legavano i fortissimi vincoli dello
interesse e dell’affetto. Ivi avevano passati i dì della loro
giovinezza, formate le loro amicizie, corteggiate le proprie spose,
veduti crescere i figli, sotterrate le ossa dei parenti, aspettando di
trovarvi anch’essi la pace del sepolcro. Quel forte amore del natio
loco che è peculiare agli uomini delle società congregate in angusto
spazio, in simili circostanze sviluppavasi vigorosamente. Londra, per
il Londrino, era ciò che Atene per l’Ateniese dell’età di Pericle,
ciò che Firenze pel Fiorentino del secolo decimoquinto. Il cittadino
andava altero della grandezza della propria città, gelosissimo del
diritto all’altrui riverenza, ambizioso degli uffici, e zelante delle
franchigie di quella.
Sul finire del regno di Carlo II, l’orgoglio de’ cittadini di Londra
era inasprito da una crudele mortificazione. Lo antico statuto era
stato abolito, e il magistrato rifatto. Tutti gli uffici civili erano
in mano de’ Tory; e i Whig, comecchè per numero e per opulenza fossero
superiori ai loro avversari, trovavansi esclusi da ogni dignità locale.
Nulladimeno, lo esterno splendore del governo municipale non era punto
scemato; chè anzi, il mutamento lo aveva accresciuto. Imperocchè, sotto
l’amministrazione di certi Puritani che avevano poco innanzi governato,
la vecchia fama di briosa che la Città godeva, era volta in basso;
ma sotto i nuovi magistrati, i quali appartenevano ad un partito più
festevole, e alle mense dei quali vedevansi spesso ospiti distinti
per titoli o gradi dimoranti molto oltre Temple Bar, il Guildhall
e le sale delle grandi compagnie erano ravvivate da molti sontuosi
banchetti. Duranti i quali, cantavansi odi dai poeti del municipio,
composto in lode del Re, del Duca e del Gonfaloniere. Bevevano molto,
e tripudiavano clamorosamente. Un osservatore Tory, che s’era sovente
trovato fra mezzo a coteste gozzoviglie, ha notato come il costume
di accogliere con gioiose grida i brindisi fatti all’altrui salute,
cominciasse da quel lieto tempo.[112]
Il magnifico vivere del primo magistrato civico era quasi quello di
un re. Il cocchio dorato, che la folla adesso ammira ciascun anno, in
allora non v’era. Nelle grandi occasioni egli mostravasi a cavallo,
seguito da una lunga cavalcata, che per magnificenza era inferiore
soltanto al corteo che dalla Torre a Westminster accompagnava
il sovrano nel dì della incoronazione. Il Lord Gonfaloniere non
lasciavasi mai vedere in pubblico senza la sua veste, il cappuccio
di velluto nero, la catena d’oro, il gioiello, ed una gran torma di
battistrada e di guardie.[113] Nè il mondo vedeva cosa alcuna degna
di riso nella pompa ond’egli era di continuo circuito; perocchè
reputavala convenevole allo ufficio, che, come comandante le forze
e rappresentante la dignità di Londra, aveva diritto di occupare
nello Stato. La città, essendo allora non solo senza uguale in tutto
il reame, ma senza seconda, aveva per lo spazio di quarantacinque
anni esercitata influenza sì grande sopra le cose politiche della
Inghilterra, come ai giorni nostri Parigi la esercita sopra quelle
della Francia. Per istruzione, Londra superava grandemente qualunque
altra parte del Regno. Un Governo sostenuto dalla città di Londra,
poteva in un sol dì ottenere tali mezzi pecuniarii, che ci sarebbero
bisognati de’ mesi per raccoglierli da tutto il rimanente dell’isola.
Nè i mezzi militari della metropoli erano da tenersi in dispregio.
Il potere che i Lordi Luogotenenti esercitavano negli altri luoghi
del Regno, era in Londra affidato ad una commissione di eminenti
cittadini; sotto gli ordini della quale stavano dodici reggimenti di
fanteria e due di cavalleria. Un’armata di giovani di mercatanti e di
sarti, avente a capitani i consiglieri comunali, e a colonnelli gli
Aldermanni, non avrebbe certo potuto sostenere l’impeto delle truppe
regolari: ma pochissime erano allora nel Regno le regolari milizie.
Una città, quindi, la quale, un’ora dopo lo avviso, poteva metter su
venti mila uomini, forniti di coraggio naturale, provveduti di armi
non cattive e non affatto ignari della militar disciplina, non poteva
non essere un alleato importante e un formidabile nemico. Rammentava
ciascuno come Hampden e Pym fossero dalla milizia civica di Londra
stati protetti contro una sleale tirannide; come nella gran crisi
della guerra civile i militi cittadini di Londra fossero andati a
levare l’assedio dalla città di Gloucester; come nel movimento contro
i tiranni militari, che seguì alla caduta di Riccardo Cromwell, la
cittadina milizia di Londra avesse avuta importantissima parte. E
davvero, non sarebbe troppo il dire, che se Carlo I non avesse avuta
ostile la città, non sarebbe mai stato vinto, e che senza lo aiuto di
quella Carlo II non sarebbe riasceso sopra il trono degli avi suoi.
Queste considerazioni servano a dimostrare in che guisa, malgrado
quelle attrattive che per tanti anni avevano a poco a poco chiamata
l’aristocrazia verso la parte occidentale, pochi uomini d’alto grado
seguitassero fino ad un’epoca non molto lontana ad abitare nelle
vicinanze della Borsa e del Guildhall. Shaftesbury e Buckingham, mentre
facevano al Governo una opposizione aspra e senza scrupoli, pensarono
che in nessun altro luogo avrebbero potuto condurre così bene e senza
pericolo i loro intrighi, come sotto la protezione de’ magistrati e
della milizia della Città. E però Shaftesbury abitava in Aldersgate
Street una casa che si può oggi facilmente riconoscere, ai pilastri e
cordoni, opera leggiadra d’Inigo.[114] Buckingham aveva ordinato che la
sua abitazione presso Charing Cross, un tempo dimora degli arcivescovi
di York, fosse demolita; e mentre ivi sorgevano le strade e i viali
che portano tuttavia il nome di lui, elesse di abitare in Dowgate.[115]
XXIX. Nondimeno, queste erano rare eccezioni. Quasi tutte le nobili
famiglie d’Inghilterra avevano da lungo tempo emigrato fuori le
mura. Il distretto in cui rimaneva la maggior parte delle loro case
cittadine, giace fra la città e que’ luoghi che ora vengono considerati
come cospicui. Pochi grandi uomini seguitarono a starsi ne’ loro palagi
ereditari fra lo Strand e il fiume. I solidi edifici tra il mezzodì
e l’occidente di Lincoln’s Inn Fields, la piazza di Covent Garden,
Southampton Square, che oggi si chiama Bloomsbury Square, e King’s
Square in Soho Fields, che ora ha nome Soho Square, erano fra i luoghi
più prediletti. I principi stranieri venivano condotti a visitare
Bloomsbury Square come una delle maraviglie della Inghilterra.[116]
Soho Square, che era stato pure allora edificato, era pei nostri
antichi argomento d’un orgoglio, al quale i posteri loro non vorranno
partecipare. Lo avevano chiamato Monmouth Square finchè durò prospera
la fortuna del Duca di Monmouth; e nel lato meridionale torreggiava
il palazzo di lui. Il prospetto, comecchè senza grazia, era alto e
riccamente ornato. Sulle pareti degli appartamenti principali vedevansi
sculture di frutti, fogliami e blasoni, ed erano tappezzati di serici
drappi a ricamo.[117] Ogni vestigio di tanta magnificenza da lungo
tempo è scomparso, e in un quartiere un dì cotanto aristocratico, non
si trova nessuna casa aristocratica. Poco più in là, a tramontana da
Holborn, e lungo i campi da pascolo e da grano, sorgevano due rinomati
palazzi, a ciascuno dei quali era annesso un vasto giardino. L’uno, in
allora detto Southampton House, e di poi Bedford House, fu distrutto
circa cinquanta anni sono per far luogo ad una nuova città, la quale
adesso con le sue piazze, strade, e chiese occupa un vasto spazio, già
famoso nel secolo decimosettimo per le pesche e le beccaccine. L’altro,
chiamato Montague House, e celebre per gli affreschi e gli addobbi
onde era adorno, pochi mesi dopo la morte di Carlo II fu bruciato fino
alle fondamenta, e vi fu posto in sua vece un assai più magnifico
edificio, detto anch’esso Montague House; il quale essendo stato da
lungo tempo il sacrario di vari e preziosi tesori d’arte, di scienza
e di letteratura, quali non trovavansi per innanzi raccolti sotto
un solo tetto, ha da pochi anni dato luogo ad un edificio anche più
magnifico.[118]
Più presso alla Corte, in un luogo chiamato Saint James Fields, era
stato di recente edificato Saint James’s Square e Jermyn Street. La
chiesa di San Giacomo era stata allora aperta per comodo degli abitanti
di questo nuovo quartiere.[119] Golden Square, dove nella susseguente
generazione abitavano Lordi e Ministri di Stato, non era per anche
incominciato. A dir vero, le sole abitazioni che si potessero vedere a
tramontana di Piccadilly, erano tre o quattro solinghe e quasi rurali
dimore, la più celebre delle quali era il sontuoso edificio eretto
da Clarendon, e soprannominato Casa di Dunkerque. Dopo la caduta del
suo fondatore, era stato comperato dal Duca d’Albemarle. Il palazzo
Clarendon ed Albemarle Street serbano tuttavia la memoria del sito.
Colui che in allora girovagava per quella che oggidì è la parte
più celebre e gaia di Regent Street, trovavasi in una solitudine,
e talvolta si reputava fortunato di potere tirare con l’archibugio
a qualche beccaccia.[120] A settentrione, la strada di Oxford era
fiancheggiata da siepi. A cinque o seicento braccia verso mezzodì,
sorgevano le mura de’ giardini di poche grandi case, che consideravansi
affatto fuori la città. Ad occidente eravi un prato famoso per una
sorgente d’acqua, la quale, lungo tempo dopo, dette il nome a Conduit
Street. Ad oriente eravi un campo, che nessun cittadino di Londra a
que’ tempi poteva traversare senza ribrezzo. Ivi, come in luogo deserto
da ogni uomo, venti anni innanzi, allorquando la peste fece cotanta
strage, era stata scavata una vasta fossa, dove i carri mortuari, di
notte tempo, trasportavano cadaveri a centinaia. Il popolo credeva che
la terra fosse così infetta sotto la sua superficie, da non potersi
sommovore senza presentissimo pericolo per la vita degli uomini. Ivi
non furono gettate alcune fondamenta, se non dopo che trascorsero due
generazioni senza peste, e dopo che il luogo degli spettri era stato da
lungo tempo circondato da edifizi.[121]
Cadremmo in grave errore ove supponessimo che alcuna delle vie e
delle piazze allora avesse il medesimo aspetto in che oggi si vede.
La maggior parte delle case, dopo quel tempo, sono state al tutto o
quasi al tutto riedificate. Se le parti più cospicue della metropoli
potessero mostrarsi agli occhi nostri nella forma che allora avevano,
rimarremmo disgustati della loro squallida apparenza, ed attoscati
dall’atmosfera malsana che le circondava. In Covent Garden, presso alle
case de’ grandi, giaceva un sudicio e romoroso mercato. Le fruttaiuole
gridavano, i carrettieri azzuffavansi, torsi di cavoli e putride mele
vedevansi a mucchi accanto alle porte delle case della contessa di
Berkshire e del vescovo di Durham.[122]
Il centro di Lincoln’s Inn Fields era uno spazio aperto, dove ogni
sera ragunavasi la marmaglia, a pochi passi di Cardigan House e di
Winchester House, ad ascoltare le cicalate de’ saltimbanchi, a vedere
ballar gli orsi, e lanciare i cani addosso ai buoi. Vedevansi qua e
colà sparse le lordure. Vi si esercitavano i cavalli. Gli accattoni
erano così chiassosi ed importuni, come nelle peggio governate
città del continente. Mendicante di Lincoln’s Inn era espressione
proverbiale. Tutta la confraternita conosceva le armi e le livree
d’ogni signore caritatevole del vicinato, e appena compariva il tiro a
sei di sua signoria, saltellando o strascinandosi, gli si affollavano
d’intorno. Cotesti disordini durarono, malgrado molti accidenti e
alcuni procedimenti legali, fino a quando, nel regno di Giorgio II, Sir
Giuseppe Jekyll maestro de’ Rotoli, ovvero degli Atti, fu stramazzato a
terra e pressochè morto in mezzo alla piazza. Allora vi si fecero delle
palizzate e un piacevole giardino.[123]
Saint James’s Square era il ricettacolo di tutta la mondiglia e delle
ceneri, de’ gatti e cani morti di Westminster. Ora un giuocatore di
batacchio vi poneva la campana. Ora un impudente si piantava lì a
costruire una casipola per la spazzatura, sotto le finestre dell’aurate
sale in cui i magnati del Regno, i Norfolk, gli Ormond, i Kent e i
Pembroke davano banchetti e feste da ballo. E’ non fu se non dopo
che siffatti inconvenienti erano durati per una generazione, e dopo
che s’era molto scritto contro essi, che gli abitanti ricorsero al
Parlamento, onde ottenere licenza di porvi steccati e piantarvi
alberi.[124]