V’erano altri cinque reggimenti di pedoni. Uno dei quali, detto il

reggimento dell’Ammiraglio, era specialmente destinato a prestare

servizio sulle navi. Gli altri quattro chiamavansi, tuttavia, i primi

quattro reggimenti di linea. Due di essi rappresentavano due brigate,

che avevano lungo tempo mantenuta nel Continente la rinomanza del

valore inglese. Il primo, ovvero reggimento reale, aveva, sotto il

grande Gustavo, sostenuta una parte cospicua nella liberazione della

Germania. Il terzo reggimento, che distinguevasi per le mostreggiature

di colore carneo, da cui trasse il ben noto nome di Buffs,[47] aveva,

sotto Maurizio di Nassau, combattuto con non minore valentia per la

liberazione delle Fiandre. Entrambe coteste magnifiche legioni, alla

perfine, dopo molte vicende, erano state da Carlo II richiamate dal

servizio forestiero, ed aggregate alla milizia inglese.

I reggimenti che adesso si dicono secondo e quarto di linea, nel 1685

erano pur allora ritornati da Tangeri, recando seco i costumi crudeli

e licenziosi che avevano contratti dalla loro lunga consuetudine

coi Mori. Poche compagnie di fanteria che non erano state ordinate

a reggimenti, erano di presidio a Tilbury Fort, a Portsmouth o a

Plymouth, e in alcuni altri posti importanti su o presso la costa.

Dopo i primi anni del secolo decimosettimo, era seguito un grande

mutamento nelle armi della fanteria. Alla lancia o picca s’era

gradatamente venuto sostituendo l’archibugio; e alla fine del regno

di Carlo II, la maggior parte de’ suoi pedoni erano moschettieri.

Nondimeno, continuavano ad essere mescolati coi lancieri. Ciascuna

classe di truppa nemica, veniva, secondo le occasioni, ammaestrata

nell’uso dell’arme che peculiarmente apparteneva all’altra classe.

Ogni pedone aveva a fianco una spada per servirsene combattendo

petto a petto. Il dragone era armato come un moschettiere; portava

un’arme che nel corso di molti anni erasi venuta adottando, allora

dagl’Inglesi chiamata daga (_dagger_), ma che fino dal tempo della

nostra Rivoluzione, è stata fra noi conosciuta col vocabolo francese di

baionetta. E’ pare che la baionetta non fosse dapprima uno strumento

così formidabile come poscia è diventata; poichè, essendo conficcata

alla bocca della canna dell’archibugio, il soldato che avesse voluto

far fuoco, perdeva molto tempo a levarla, e riporvela, volendosene

servire alla carica.

L’esercito regolare che mantenevasi in Inghilterra al principio del

1685, comprendeva, inclusi i soldati d’ogni arme, circa settemila

pedoni e millesettecento cavalli e dragoni. La spesa a mantenerlo,

ascendeva a circa duecento novantamila sterline l’anno; meno del decimo

della somma che costava in tempo di pace la milizia francese. La paga

giornaliera di un milite privato nelle Guardie del Corpo era cinque

scellini, negli Azzurri due scellini e sei soldi, nei Dragoni diciotto

soldi, nelle Guardie a piedi dieci soldi, e nella Linea otto. La

disciplina era debole; e, per vero dire, non poteva essere altrimenti.

Il Diritto comune dell’Inghilterra non riconosceva corti marziali, e in

tempo di pace non faceva distinzione tra un soldato e qualunque altro

suddito; nè il Governo poteva allora rischiarsi a chiedere una legge

d’ammutinamento (_Mutiny Bill_) al Parlamento anche il più realista.

Un soldato, dunque, battendo il proprio colonnello, incorreva soltanto

nelle pene per assalto o percossa; e ricusando di obbedire agli ordini

superiori, o coll’addormentarsi nel tempo che faceva la guardia, o col

lasciare le proprie insegne, non incorreva nessuna pena legale. Non è

dubbio che sotto il regno di Carlo II s’inflissero punizioni militari;

ma con molta parsimonia, e in modo da non attirare l’attenzione

pubblica, o produrre un appello alle Corti di Westminster Hall.

Non era verosimile che un esercito come questo rendesse schiavi cinque

milioni d’Inglesi. E davvero, difficilmente sarebbe stato bastevole

ad opprimere una insurrezione in Londra, se la milizia della città

si fosse unita agl’insorti. Nè il Re poteva sperare, nel caso che il

popolo insorgesse in Inghilterra, di ottenere aiuto dai suoi altri

dominii. Imperocchè, quantunque la Scozia e l’Irlanda mantenessero

milizie proprie, queste forze erano appena sufficienti ad infrenare i

malcontenti puritani dell’un Regno, e i papisti malcontenti dell’altro.

Il Governo, non ostante, aveva altri mezzi militari importantissimi,

dei quali va fatta menzione. V’erano al soldo delle Provincie Unite

sei belli reggimenti, capitanati primamente dal valoroso Ossory; tre

de’ quali erano stati raccolti in Inghilterra, e tre in Iscozia. Il

Re inglese erasi riserbata la potestà di richiamarli a sè, qualvolta

ne avesse mestieri contro un nemico esterno od interno. Infrattanto,

venivano mantenuti senza nessun carico di spesa per lui, ed assuefatti

ad una eccellente disciplina, alla quale egli non si sarebbe rischiato

di sottoporli.[48]

VI. Se la gelosia del Parlamento e della Nazione impediva al Re di

mantenere un esercito stanziale formidabile, egli non aveva simile

impedimento a rendere l’Inghilterra prima fra le Potenze marittime.

I Whig e i Tory erano pronti a plaudire ad ogni provvedimento che

tendesse ad accrescere quella forza, la quale, mentre era la migliore

protezione dell’Isola contro i nemici stranieri, tornava impotente

contro la libertà cittadina. Le più grandi gesta di cui gli uomini

d’allora serbassero memoria, operate dai soldati inglesi, erano

avvenute nelle guerre contro i principi inglesi. Le vittorie de’ nostri

marinai erano state riportato sopra nemici stranieri, ed avevano

allontanato lo sterminio e la rapina dal nostro suolo. Almeno mezza la

nazione rammentava con ribrezzo la battaglia di Naseby, e con orgoglio

frammisto a molti spiacevoli sentimenti la battagli di Dunbar: ma la

sconfitta dell’Armada, e gli scontri di Blake con gli Olandesi e gli

Spagnuoli, ricorrevano alla memoria di tutti i partiti con infinita

esultanza. Dalla Restaurazione in poi, i Comuni, anche quando avevano

mostrato scontento e parsimonia, erano stati sempre docili fino alla

prodigalità, in ciò che concerne gl’interessi della flotta. Era stato

loro dimostro, mentre il Governo era nelle mani di Danby, che molti

dei vascelli della flotta reale erano vecchi e inadatti al mare; e

quantunque in quel tempo la Camera fosse ripugnante a dare, concesse

un sussidio di circa seicentomila lire sterline per la costruzione

di trenta nuovi legni da guerra. Ma la liberalità della nazione

rendevasi infruttuosa pei vizii del Governo. La lista delle navi del

Re, egli è vero, faceva bella mostra. Ve n’erano nove di prima classe,

quattordici di seconda, trentanove di terza, e molti altri legni più

piccoli. Quelli di prima classe, veramente, erano minori de’ legni

di terza classe de’ nostri tempi; e quei di terza classe adesso non

verrebbero considerati come fregate molto vaste. Se, nulladimeno,

questa forza marittima fosse stata effettiva, in que’ giorni il più

gran potentato l’avrebbe considerata come formidabile. Ma esisteva

solo in iscritto. Quando terminò il regno di Carlo, la sua flotta era

guasta e caduta in basso tanto, che sarebbe quasi incredibile, senza

l’unanime testimonianza di tali la cui autorità non ammette dubbio.

Pepys, l’uomo più esperto dell’Ammiragliato inglese, compose nel

1684 una memoria intorno alle condizioni del suo dipartimento, per

informarne Carlo. Pochi mesi appresso, Bonrepaux, l’uomo più esperto

dell’Ammiragliato francese, avendo visitata l’Inghilterra con lo scopo

speciale di chiarirsi della forza marittima di quella, presentò a

Luigi il frutto delle sue indagini. Le due relazioni dànno un medesimo

risultato. Bonrepaux dichiarò d’avere trovata ogni cosa in disordine ed

in misere condizioni; disse che la superiorità della marina francese

era riconosciuta con vergogna ed invidia in Whitehall, e che lo stato

delle navi e degli arsenali nostri era per sè una bastevole guarentigia

della nostra impossibilità ad immischiarci nelle contese europee.[49]

Pepys esponeva al proprio signore, come l’amministrazione navale

fosse un prodigio di prodigalità, di corruzione, d’ignoranza e di

vigliaccheria; come non fosse da fidarsi a nessuno estimo, non potesse

farsi nessun contratto, non vi fosse freno nessuno. I vascelli che il

Governo, grazie alla liberalità del Parlamento, aveva potuto costruire,

e che non erano mai usciti fuori del porto, erano stati costruiti di

legno così cattivo, che erano meno adatti a viaggiare, che non fossero

le vecchie carcasse le quali trent’anni innanzi avevano sostenuto le

mitraglie degli Olandesi e degli Spagnuoli. Alcuni de’ nuovi legni da

guerra, certamente, erano così marci, che se non venivano riattati,

sarebbero calati a fondo nelle darsene. I marinai erano pagati con sì

poca precisione, che chiamavansi avventurati di poter trovare qualche

usuraio che comperasse i loro biglietti col quaranta per cento di

sconto. I comandanti che non avessero amici potenti in Corte, erano

anche peggio trattati. Taluni ufficiali, creditori di grosse somme

arretrate, dopo di avere indarno importunato per molti anni il Governo,

erano morti per mancanza d’un tozzo di pane.

La maggior parte delle navi che stavano in mare, erano comandate da

uomini non educati a quell’ufficio. Vero è che questo non era abuso

introdotto dal Governo di Carlo. Nessuno Stato antico o moderno

aveva, innanzi a quel tempo, separato affatto il servizio navale dal

militare. Nelle grandi nazioni incivilite del mondo antico, Cimone e

Lisandro, Pompeo ed Agrippa, avevano combattuto battaglie di terra e

di mare. Nè lo impulso che la nautica ricevette sul finire del secolo

decimoquinto, aveva prodotto nessun miglioramento nella divisione

delle fatiche. A Flodden, l’ala diritta dell’armata vittoriosa era

diretta dall’Ammiraglio d’Inghilterra. A Jarnac e Moncontour, le coorti

degli Ugonotti erano capitanate dallo Ammiraglio di Francia. Nè Don

Giovanni d’Austria, vincitore di Lepanto, nè Lord Howard di Effingham,

al quale era affidata la marina inglese allorquando gl’invasori

spagnuoli appressaronsi ai nostri lidi, erano stati educati al mare.

Raleigh, altamente celebrato come comandante navale, aveva per molti

anni servito come soldato in Francia, nelle Fiandre e in Irlanda.

Blake erasi reso cospicuo per la sua esperta e valorosa difesa di una

città interna, innanzi che umiliasse l’orgoglio olandese e castigliano

nell’Oceano. Dopo la Restaurazione, era stato seguito il medesimo

sistema. Grosse flotte erano state affidate a Rupert ed a Monk: a

Rupert, che aveva rinomanza di fervido e ardimentoso ufficiale di

cavalleria; e a Monk, il quale semprechè voleva che il vascello mutasse

cammino, faceva ridere la ciurma gridando: «Girate a sinistra!»

Ma verso questo tempo, gli uomini saggi cominciarono ad accorgersi, che

il rapido perfezionamento dell’arte della guerra e dell’arte nautica

rendeva necessario partire l’una dall’altra le due professioni, che

fino allora erano state confuse insieme. O il comando d’un reggimento o

quello d’una nave, adesso erano sufficienti ad occupare la mente d’un

solo uomo. Nel 1672, il Governo Francese deliberò d’educare parecchi

giovani, fino dalla loro tenera età unicamente al servizio della

marina. Ma il Governo Inglese, invece di seguire cotesto laudevole

esempio, non solo continuò ad affidare il comando navale ad uomini non

esperti del mare, ma li sceglieva tali, che anche in imprese di terra

erano inetti a commissioni di qualche importanza. Ogni giovinetto di

nobile lignaggio, ogni dissoluto cortigiano, a pro’ del quale una

delle amanti del Re avesse voluto dire una parola, poteva sperare il

comando di un vascello di linea; e con esso, l’onore della patria e

la vita di centinaia d’uomini valorosi rimanevano affidati alla sua

cura. Nulla importava che ei non avesse mai in vita sua navigato

fuorchè nelle acque del Tamigi, che non potesse star fermo al soffio

del vento, che non conoscesse la differenza tra la latitudine e la

longitudine. L’educazione speciale all’arte non era creduta necessaria;

o, al più, egli era mandato a fare una breve gita sopra una nave da

guerra, dove non era sottoposto a veruna disciplina, veniva trattato

rispettosamente, e consumava il tempo in trastulli e follie. Se nel

tempo che gli avanzava dal festeggiare, dal bere e dal giocare,

riuscivagli d’imparare il significato di poche frasi tecniche, e i nomi

de’ punti del compasso, acquistava i requisiti necessari a comandare

un vascello a tre ponti. Questa non è descrizione di fantasia. Nel

1666, Giovanni Scheffleld, Conte di Mulgrave, giovinetto di diciassette

anni, entrò come volontario nel servizio di mare contro gli Olandesi.

Passò sei settimane sur una nave, trastullandosi, quanto più poteva,

in compagnia di alcuni giovani libertini di razza nobile, e poscia

fece ritorno in Inghilterra per assumere il comando di un corpo di

cavalleria. Dopo ciò, non andò mai al mare fino all’anno 1672; in cui

di nuovo si aggiunse alla flotta, e quasi subito fu fatto capitano

d’un vascello di ottantaquattro cannoni, estimato il più bello di

tutta la nostra marina. Allora egli aveva ventitrè anni, e in tutto il

corso della vita sua non era stato nè anche tre mesi sul mare. Appena

ritornato, fu fatto colonnello d’un reggimento di fanteria. È questo

un saggio del modo con cui i comandi navali della maggiore importanza

concedevansi; ed è saggio non tanto riprovevole, imperocchè Mulgrave,

benchè difettasse d’ esperienza, non difettava punto d’animo e di doti.

Nel medesimo modo venivano promossi altri, i quali, non che non essere

buoni ufficiali, erano intellettualmente e moralmente incapaci di mai

divenir tali, e la cui sola raccomandazione stava in ciò, che erano

stati rovinati dalle follie e dai vizi. La cosa precipua che attraeva

cotesti uomini al servigio, era il profitto di trasportare di porto

in porto verghe d’argento, o altre preziose mercanzie; perciocchè sì

l’Atlantico e sì il Mediterraneo a quel tempo infestavano i pirati

di Barberia, talmente che i mercanti non volevano i loro preziosi

carichi alla custodia d’altri affidare, che a quella di una nave da

guerra. Un capitano, in simile guisa, talvolta guadagnava in un breve

viaggio parecchie migliaia di lire sterline; e per condurre cotesto

lucroso traffico, troppo spesso trascurava gl’interessi della propria

patria e l’onore del proprio vessillo, vilmente sottomettevasi alle

Potenze straniere, disobbediva agli ordini più diretti de’ superiori

suoi, rimaneva in porto quando gli comandavano di correre dietro ad

un corsaro di Salè, o andava a portare argento in Livorno, quando

le istruzioni ricevute richiedevano che si riducesse in Lisbona.

E tutto ciò egli faceva impunemente. Lo interesse medesimo che lo

aveva locato in un posto al quale era disadatto, ve lo manteneva.

Non v’era ammiraglio, che, sfidato da codesti corrotti e sfrenati

prediletti di palazzo, osasse appena bisbigliare di corte marziale.

Se qualche ufficiale mostrava maggior sentimento del proprio dovere

che non facessero i suoi colleghi, accorgevasi tosto d’avere perduti

i guadagni, senza essersi acquistato onore. Un capitano che, per

avere rigorosamente obbedito agli ordini dello Ammiragliato, perdè

un trasporto di mercanzie dal quale avrebbe ricavato quattromila

sterline, si sentì dalle stesse labbra di Carlo chiamare, con ignobile

leggerezza, grandissimo stolto per le cure che si prendeva.

La disciplina della marineria procedeva tutta ad un modo. Come il

capitano cortigiano spregiava lo ammiragliato, così egli era spregiato

dalla sua ciurma. Non poteva nascondere d’essere nell’arte sua

inferiore a ciascuno de’ marinai sul bordo. Ed era vano lo sperare

che i vecchi marinai, avvezzi agli uragani de’ tropici e ai ghiacci

del cerchio artico, rendessero pronta e riverente obbedienza a un

capo, il quale de’ venti e delle onde non conosceva più di quello che

avrebbe potuto imparare sopra un dorato navicello tra Whitehall Stairs

e Hampton Court. Affidare a cosiffatto novizio la direzione di un

vascello, era cosa evidentemente impossibile. L’ufficio di dirigere la

navigazione fu, quindi, tolto al capitano e dato al primo piloto; ma

questa partizione d’autorità produceva innumerevoli inconvenienti. La

linea di demarcazione non era, e forse non poteva essere descritta con

precisione. Ne seguiva quindi un perenne litigare. Il capitano, tanto

più fiducioso di sè quanto maggiore era la ignoranza sua, trattava il

piloto con dispregio. Il primo piloto, ben consapevole del pericolo

di spiacere al più potente, spessissimo dopo una lotta cedeva; ed era

fortuna se da ciò non ne conseguitasse la perdita del legno e della

ciurma. Generalmente, i meno perversi dei capitani aristocratici erano

quelli che abbandonavano affatto ad altri la direzione dei vascelli,

e badavano solo a far danari e profonderli. Il modo con cui costoro

vivevano, era cotanto ostentato e voluttuoso, che, per quanto fossero

cupidi di guadagni, rade volte arricchivansi. Vestivansi come in un

giorno di gala in Versailles, mangiavano su piatti d’oro e d’argento,

bevevano i vini più squisiti, e mantenevano serragli sul bordo; mentre

la fame e lo scorbuto infuriavano fra la ciurma, e mentre ogni giorno

cadaveri erano gettati giù dalle cannoniere.

Era tale il carattere ordinario di coloro che allora chiamavansi

capitani gentiluomini. Mescolati con essi trovavansi, avventuratamente

per la patria nostra, comandanti navali di diversa specie; uomini

che avevano passata la vita sulle acque, e che avevano lavorato, e

dagli infimi uffici del cassero erano pervenuti ai gradi ed alle

onorificenze. Uno de’ più eminenti fra questi ufficiali, fu Sir

Cristoforo Mings, il quale cominciò a servire come ragazzo da camerino,

cadde valorosamente combattendo contra gli Olandesi, e fu dalla sua

ciurma, che lo piangeva e giurava di vendicarlo, trasportato alla

sepoltura. Da lui discese, per via singolarissima, una linea di strenui

ed esperti uomini di mare. Il ragazzo del suo camerino fu Sir Giovanni

Narborough, e il ragazzo del camerino di Sir Giovanni Narborough fu

Sir Cloudesley Shovel. Al vigoroso buon senso naturale, e all’indomito

coraggio di questa classe d’uomini, l’Inghilterra serba un debito

che non dimenticherà mai. Cotesti animi fermi, malgrado la mala

amministrazione e i falli degli ammiragli cortigiani, furono quelli che

protessero le nostre coste, e mantennero rispettata la nostra bandiera

per molti anni di turbolenze e di pericoli. Ma a un cittadino cotesti

veri marinai parevano una razza d’uomini mezzo selvaggi. Tutto il loro

sapere limitavasi alle cose della professione loro, ed era più pratico

che scientifico. Fuori del loro elemento, erano semplici a guisa di

fanciulli. Ruvido era il loro portamento; nella loro stessa buona

indole era rozzezza; e la loro favella, qualvolta usciva dal frasario

nautico, comunemente abbondava di giuramenti e di maledizioni. Tali

erano i capi, nella cui rozza scuola formaronsi quei robusti guerrieri

i quali a Smollet, nella età susseguente, servirono da modelli per

ritrarre il Luogotenente Bowling e il Comodoro Trunnion. Ma non sembra

che al servizio degli Stuardi vi fosse nè anche un ufficiale di marina

quale, secondo le idee de’ nostri tempi, dovrebbe essere: vale a dire,

un uomo versato nella teorica e nella pratica della propria arte,

indurito ai pericoli della pugna e della tempesta, e, nondimeno, adorno

di cultura intellettuale e di modi gentili. V’erano gentiluomini,

ed eranvi marinai nella flotta di Carlo II; ma questi non erano

gentiluomini, e quelli non erano marinai.

La marina inglese di quel tempo, secondo i più esatti computi che sono

fino a noi pervenuti, si sarebbe potuta mantenere in attività con

trecento ottanta mila lire sterline annue. Quattrocento mila sterline

l’anno era la somma che spendevasi: ma, come abbiamo veduto, si

spendeva male. Il costo della marina francese era pressochè lo stesso,

e considerevolmente maggiore quello della olandese.[50]

VII. La spesa dell’artiglieria in Inghilterra nel secolo decimosettimo,

paragonata agli altri carichi militari e marittimi, era molto minore

di quello che sia nell’età nostra. Nella maggior parte dei presidii

v’erano parecchi cannonieri, e qua e là, in qualche posto d’importanza,

un ingegnere. Ma non eravi reggimento d’artiglieria; non brigate

di zappatori o di minatori; non collegio, in cui i giovani soldati

potessero imparare la parte scientifica dell’arte della guerra. La

difficoltà di muovere i pezzi da campagna era estrema. Allorquando,

pochi anni dopo, Guglielmo marciò da Devonshire a Londra, l’apparecchio

che trasportava seco, quantunque fosse simile a quello che da lungo

tempo si era sempre usato nel continente, e tale che oggi verrebbe

considerato in Woolwich rozzo e impaccioso, svegliò nei nostri antenati

una maraviglia somigliante a quella che negli Indiani dell’America

produssero gli archibugi dei Castigliani. La provvista di polvere

che tenevasi nei forti e negli arsenali inglesi, veniva con orgoglio

rammentata dagli scrittori patriottici come cosa da incutere spavento

alle nazioni vicine. Ascendeva a mille e quattrocento o cinquecento

barili; quasi un dodicesimo della quantità che oggimai si reputa

necessario di tenere sempre accumulata. La spesa, sotto titolo di

artiglieria, era a un di presso poco più di sessanta mila lire sterline

annue.[51]

VIII. Tutta la spesa effettiva dell’armata, della marina, e

dell’artiglieria, ascendeva a circa settecento cinquanta mila lire

sterline. La spesa non effettiva, che adesso è parte gravosa de’

pubblici carichi, mal si direbbe che esistesse. Un piccolissimo

numero d’ufficiali marittimi, che non erano impiegati nel pubblico

servizio, avevano mezza paga. Nessun luogotenente era nella lista, e

nessun capitano che non avesse comandato un vascello di prima o di

seconda classe. E siccome lo Stato allora possedeva soli diciassette

vascelli di prima e di seconda classe che fossero stati in attività,

e siccome gran numero degli individui che avevano comandato quei

legni, occupavano buoni impieghi sul littorale, la spesa sotto cotesto

titolo doveva essere veramente lieve.[52] In ciascuna armata, la mezza

paga davasi come una concessione speciale e temporanea a un piccolo

numero d’ ufficiali che appartenevano a due reggimenti che avevano

peculiare situazione.[53] Lo spedale di Greenwich non era fondato;

quello di Chelsea stavasi edificando: ma alla spesa di tale istituzione

provvedevasi, in parte, con una deduzione dalla paga delle truppe; in

parte, per mezzo di soscrizioni private. Il re promise di contribuire

per venti mila sterline alle spese di fabbrica, e per cinquemila l’anno

al mantenimento degl’invalidi.[54] Non era parte del sistema che vi

fossero esterni. La intera spesa non effettiva, militare e navale,

appena poteva sorpassare dieci mila sterline annue. Oggi supera dieci

mila lire il giorno.

IX. Alle spese del governo civile, la Corona contribuiva solo in

piccola parte. Il maggior numero de’ funzionari, l’ufficio de’

quali era quello d’ amministrare la giustizia e serbare l’ordine, o

prestavano gratuitamente i loro servigi al pubblico, o erano rimunerati

in modo da non cagionare nessun vuoto nella rendita dello Stato. Gli

sceriffi, i gonfalonieri, gli aldermanni delle città, i gentiluomini

di provincia che erano commissarii di pace, i capi de’ borghi, i

ricevitori e i piccoli constabili, al Re non costavano nulla. Le corti

superiori di giustizia, principalmente, mantenevansi con le tasse

giudiciali.

Storia d'Inghilterra, vol 1 · 第 25 / 58 段