Se vogliamo studiare con frutto la storia de’ nostri antichi, è

mestieri guardarci dall’inganno che i ben noti nomi delle famiglie,

de’ luoghi e degli uffici, naturalmente producono, e non dimenticar

mai che il paese del quale leggiamo la storia, è assai diverso da

quello nel quale ora viviamo. In ogni scienza sperimentale è tendenza

verso la perfezione. In ogni essere umano è desiderio di megliorare le

condizioni proprie. Questi due principii spesso sono stati bastevoli,

anche controbilanciati da grandi calamità pubbliche e da pessime

istituzioni, a spingere rapidamente innanzi lo incivilimento. Non vi

ha sciagura ordinaria, non ordinario mal governo, che tanto possano

rendere misera una nazione, quanto il costante progredire delle scienze

fisiche, e lo sforzo costante che fa ogni uomo a rendersi migliore,

contribuiscono a fare prospero un popolo. È stato spesso notato che le

spese prodighe, le tasse gravose, le assurde restrizioni commerciali,

i tribunali corrotti, le disastrose guerre, le sedizioni, le

persecuzioni, gl’incendi, le inondazioni, non hanno potuto distruggere

le sostanze così presto, come gli sforzi dei cittadini privati hanno

potuto crearle. Potrebbe agevolmente provarsi, che nella nostra patria

la ricchezza nazionale, negli ultimi sei secoli, è venuta quasi senza

interruzione crescendo; che era maggiore sotto i Tudors, che sotto i

Plantageneti; maggiore sotto gli Stuardi, che sotto i Tudors; che,

nonostanti le battaglie, gli assedi e le confische, ella era maggiore

nel giorno della Restaurazione, che in quello in cui adunossi il Lungo

Parlamento; che, malgrado la pessima amministrazione, la stravaganza,

il pubblico fallimento, le due guerre costose e sciagurate, la

pestilenza e lo incendio, era anche maggiore nel giorno della morte di

Carlo II, che in quello della sua Restaurazione. Cotesto progresso,

continuando per molti anni, divenne finalmente, verso la metà del

secolo decimottavo, portentosamente rapido, e nel decimonono ha

acquistata incredibile velocità. A cagione, in parte, della nostra

posizione geografica, in parte delle nostre morali condizioni, noi,

nel corso di parecchie generazioni, siamo rimasti esenti dai danni

che altrove hanno impacciato gli sforzi e distrutto i frutti della

industria. Mentre ogni paese del continente, da Mosca fino a Lisbona,

è stato il teatro di guerre sanguinose e devastatrici, non si è veduto

in Inghilterra vessillo nemico, se non in sembianza di trofeo. Mentre

ci abbiamo veduto fremere d’intorno il fuoco delle rivoluzioni, il

nostro Governo non è stato nè anche una sola volta abbattuto dalla

violenza. Per cento anni non è stato mai nell’isola nostra nessun

tumulto di gravità tanta, che si possa chiamare insurrezione. La

legge non è stata mai calpestata nè dal furore popolare, nè dalla

regia tirannide. Il credito pubblico è stato considerato come sacro.

L’amministrazione della giustizia è stata pura. Anche in tempi che

dagl’Inglesi potrebbero rettamente chiamarsi tristi, abbiamo fruito ciò

che quasi ogni altra nazione del mondo avrebbe reputato ampia misura

di libertà civile e religiosa. Ciascuno ha avuta intera fiducia che lo

Stato lo avrebbe protetto nel possesso di ciò che ha guadagnato con la

propria diligenza, o accumulato con la parsimonia. Sotto la benefica

influenza della pace e della libertà, le scienze hanno fiorito, e sono

state applicate agli usi pratici in modo per innanzi sconosciuto. Onde

avvenne che nella patria nostra seguisse un cangiamento tale, che

nella storia del vecchio mondo non si trovi nulla che gli si possa

agguagliare. Se la Inghilterra del 1685 potesse, per alcuna virtù

magica, mostrarsi agli occhi nostri, non sapremmo fra cento riconoscere

un tratto di paese, nè un edifizio fra mille. Il gentiluomo della

provincia non riconoscerebbe i propri campi. L’abitante della città non

riconoscerebbe la propria strada. Ogni cosa ha mutato aspetto, tranne

le grandi sembianze della natura, e poche massicce e durevoli opere

dell’arte umana. Potremmo scoprire Snowdon e Windermare, Ceddar Cliffs

e Beachy Head; qua e là qualche monastero normanno o castello che vide

le guerre delle Rose. Ma, salvo queste poche eccezioni, ogni cosa ci

sembrerebbe strana. Molte mila miglia quadrate, che adesso sono campi

ricchi di grano, e prati traversati da verdeggianti siepi e popolati di

villaggi e di amene ville, ci apparirebbero impervii deserti, o paduli

abitati dalle anitre. Vedremmo tugurii di legno coperti di frasche

sparsi qua e là, dove adesso miriamo città manifatturiere, e porti di

mare la cui fama giunge sino ai più remoti confini del mondo. La stessa

metropoli ci parrebbe poco più vasta del suo presente suburbio lungo

la riva meridionale del Tamigi. Nè meno strani ci sembrerebbero lo

aspetto e i costumi del popolo, la mobilia e gli equipaggi, l’interno

delle botteghe e delle abitazioni. E’ pare che tale mutamento nelle

condizioni d’una nazione sia degno di essere descritto dallo storico,

almeno quanto qualunque mutamento di dinastia o di ministero.

II. Uno dei fini principali dello scrittore che intenda a farsi

una esatta idea della condizione d’una comunità in un dato tempo,

deve essere quello d’indagare di quanti individui essa allora era

composta. Sventuratamente, non può con esattezza stabilirsi quanta

fosse la popolazione dell’Inghilterra nel 1685; perocchè nessuno

dei grandi Stati allora aveva adottata la saggia costumanza di

enumerare periodicamente il popolo. Gli scrittori non potevano se

non congetturare da sè stessi; e poichè facevano ciò senza esaminare

i fatti e sotto il dominio di forti passioni e pregiudizi, i loro

computi spesso riuscivano assurdi. Anco gl’intelligenti cittadini di

Londra, ordinariamente, affermavano la città loro contenere parecchi

milioni d’anime. Molti hanno con molta sicurezza asserito, che nei

trentacinque anni trascorsi dallo avvenimento di Carlo I al trono fino

alla Restaurazione, la popolazione della città era cresciuta di due

milioni.[28] E mentre erano ancor fresche le devastazioni della peste

e del fuoco, era costume asserire che la città contava tuttavia un

milione e mezzo d’abitatori.[29] Alcuni altri, stomacati da siffatte

esagerazioni, trascorsero agli estremi opposti. Così Isacco Vossio,

uomo indubitatamente dotto, sosteneva con franchezza che Inghilterra,

Scozia, Irlanda, prese insieme, non v’erano se non se due milioni di

creature umane.[30]

Ciò non ostante, non ci mancano affatto i mezzi di correggere i gravi

falli, in cui taluni cervelli per vanità nazionale, ed altri per

vaghezza di paradosso, cadevano. Esistono tre computi, che sembrano

meritevoli di attenzione speciale. Non dipendono in nulla l’uno

dall’altro; procedono sopra principii diversi; e nondimeno, poca è la

differenza de’ risultamenti che dànno.

Uno di cotesti computi fu fatto nell’anno 1696 da Gregorio King, araldo

di Lancaster, aritmetico politico grandemente sottile e giudizioso.

A fondamento de’ suoi calcoli, tolse il numero delle case indicato

dagli ufficiali che fecero l’ultima esazione della imposta sui

focolari. La conclusione alla quale egli venne, fu che la popolazione

dell’Inghilterra era di circa cinque milioni e mezzo d’anime.[31]

Verso quel medesimo tempo, il Re Guglielmo III volle conoscere la forza

comparativa delle varie sètte religiose, in che la comunità era divisa.

Istituita una inchiesta, gli furono da tutte le diocesi del Regno

trasmesse le necessarie relazioni. Secondo le quali, il numero de’ suoi

sudditi inglesi doveva essere circa cinque milioni e duecento mila.[32]

Da ultimo, ai dì nostri, Finlaison, esperto computista, sottopose

gli antichi registri parrocchiali a tutti gli esperimenti che potè

somministrargli il moderno progresso della scienza statistica. Egli

opinò, che verso il chiudersi del secolo decimosettimo, la popolazione

dell’Inghilterra fosse poco meno di cinque milioni e duecentomila

anime.[33]

Di questi tre computi, formati da diversi individui, senza che l’uno

s’accordasse con l’altro, sopra materiali di specie diversa, il più

alto, che è quello di King, non eccede d’un dodicesimo il più basso che

è quello di Finlaison. Possiamo, quindi, con franchezza asserire, che

mentre Giacomo II regnava, l’Inghilterra conteneva tra cinque milioni

e cinque milioni e mezzo d’abitatori. Secondo il maggior computo, essa

aveva un terzo della popolazione de’ tempi nostri, e meno del triplo

della popolazione che adesso è raccolta nella sua gigantesca metropoli.

III. L’augumento del popolo è stato grande in ogni parte del Regno,

ma generalmente maggiore nelle Contee settentrionali, che nelle

meridionali. Veramente, gran parte del paese oltre il Trent, fino al

secolo decimottavo era in istato di barbarie. Cagioni fisiche e morali

avevano cooperato perchè lo incivilimento non si spandesse per quella

regione. Il cielo era inclemente, il suolo in condizioni tali, da

richiedere arte somma ed industria nella coltivazione; e poca poteva

essere l’arte e la industria in una contrada che spesso era teatro di

guerra, e che, anche quando vi regnava una pace di solo nome, veniva

perennemente devastata dalle bande di ladroni scozzesi. Avanti e lungo

tempo dopo il congiungimento delle due Corone britanniche, eravi tanta

differenza tra Middlesex e Northumberland, quanta oggi ve n’è tra il

Massachusetts e gli stabilimenti di quelle genti nomadi, le quali nelle

rimote contrade occidentali del Mississipi, amministrano rozzamente

la giustizia con la carabina e il pugnale. Nel regno di Carlo II, i

vestigii lasciati da lunghi anni di strage e di saccheggio vedevansi

ancora chiaramente per molte miglia al mezzogiorno del Tweed, nello

aspetto della contrada e nei costumi del popolo. Eravi ancora una

genia di predoni, che dedicavasi all’arte di saccheggiare le case

e rapire interi branchi di gregge. Poco dopo la Restaurazione, il

Governo reputò necessario promulgare leggi severissime, a impedire

simiglianti delitti. Ai Magistrati di Northumberland e di Cumberland

fu data potestà di levare bande d’uomini armati per la difesa della

proprietà e dell’ordine; e onde provvedere alle spese di cosiffatte

leve, imposero una tassa locale.[34] Fu ordinato che le parrocchie

tenessero de’ cani addestrati a fine di dar la caccia ai ladroni.

Non pochi vecchi che vivevano ancora a mezzo del secolo decimottavo,

potevano bene rammentarsi del tempo in cui quei cani feroci erano d’uso

comune.[35] Eppure, anche con tali aiuti, spesso era impossibile

rintracciare i nascondigli di quei malfattori fra i luoghi alpestri

e paludosi. Imperocchè la geografia di quella selvaggia contrada

conoscevasi imperfettamente. Anco dopo che Giorgio III ascese al trono,

il sentiero su per le rocce da Borrowdale a Ravenglas era tuttavia

un secreto studiosamente custodito dagli abitatori delle valli,

taluni de’ quali s’erano probabilmente in gioventù loro sottratti per

que’ sentieri alle ricerche della giustizia.[36] Le abitazioni de’

gentiluomini e le grandi case coloniche erano fortificate. I buoi

nella notte venivano custoditi sotto gli spaldi della residenza, che

chiamavasi col nome di _Peel_. Coloro che vi abitavano, dormivano con

le armi allato. Grosse pietre ed acqua bollente erano sempre pronte a

schiacciare e scottare il ladrone che si fosse rischiato ad assalire il

piccolo presidio. Nissuno ardiva viaggiare per quel paese, senza aver

fatto testamento. I giudici, nel loro viaggio periodico, con tutta la

torma degli avvocati, procuratori, scrivani e servitori, cavalcavano

da Newcastle a Carlisle armati, e scortati da una forte guardia sotto

il comando degli Sceriffi. Era mestieri recare seco le necessarie

provvisioni; perocchè la contrada era un deserto, dove era d’ogni cosa

difetto. Il luogo nel quale la cavalcata fermavasi a desinare, sotto

una quercia immensa, non è peranche caduto in oblio. La irregolare

rigidità con che amministravasi la giustizia, faceva ribrezzo all’animo

di coloro che erano vissuti in più tranquilli distretti. I Giurati,

spinti dall’odio e dal sentimento del comune pericolo, dichiaravano rei

convinti gli aggressori delle case e i rapitori degli armenti, con la

fretta con cui giudica una Corte marziale in occasione di tumulti, e a

centinaia gli mandavano alla forca.[37] A memoria di alcuni che hanno

veduta la presente generazione, il cacciatore il quale procedeva fino

alle scaturigini del Tyne, trovava gli scopeti attorno Keeldar Castle

popolati d’una razza di uomini selvaggi quasi al pari degli Indiani

della California; e sentiva, maravigliando, le donne, mezzo ignude,

cantare rozze e fiere melodie, mentre gli uomini con le daghe in pugno

danzavano una danza guerresca.[38]

Lentamente e con difficoltà la pace venne stabilita lungo i confini. La

seguirono l’industria e le arti del vivere civile. Intanto scoprivasi

che le regioni a settentrione del Trento, possedevano nelle loro

miniere di carbone una sorgente di ricchezza assai più preziosa delle

miniere aurifere del Perù. Conobbesi che nel vicinato di cotesti strati

carboniferi, quasi ogni specie di manifattura si poteva esercitare con

grande utile. Le genti presero ad affluire di continuo a que’ luoghi.

Raccogliesi dai computi del 1841, che l’antica provincia arcivescovile

di York conteneva due settimi della popolazione d’Inghilterra. Ai tempi

della Rivoluzione, credevasi che quella provincia contenesse solo un

settimo della popolazione.[39] Nella Contea di Lancaster il numero

degli abitatori sembra essere cresciuto nove volte di più; mentre

in Norfolk, Suffolk e nella Contea di Northampton, appena trovasi

raddoppiato.[40]

IV. Intorno alle tasse possiamo favellare con maggior precisione e

sicurezza, che intorno alla popolazione. La rendita dell’Inghilterra,

alla morte di Carlo II, era piccola in paragone de’ mezzi che essa

allora possedeva, o delle somme di pecunia che levavano i Governi degli

Stati al nostro propinqui. Dopo l’epoca della Restaurazione, era venuta

quasi sempre crescendo; e nondimeno, era poco più di tre quarti della

rendita delle Provincie Unite, ed appena un quinto di quella di Francia.

Il più importante capo di entrata era quel balzello detto _excise_,

il quale nell’ultimo anno del regno di Carlo produsse cinquecento

ottantacinquemila lire sterline, nette di spese. Il prodotto netto

delle dogane ascese, nell’anno stesso a cinquecentotrentamila lire

sterline. Questi carichi non pesavano molto gravemente sulla nazione.

La tassa sui camini o focolari, quantunque fosse meno produttiva,

destò maggiori mormorazioni. Il malcontento che nasce dalle imposte

dirette, sta, a dir vero, quasi sempre fuori di proporzione alla

quantità di danaro che riportano allo Scacchiere; e la tassa sui camini

era, anco fra le imposte dirette, particolarmente odiosa: imperocchè

non poteva levarsi se non se per mezzo di visite domiciliari; alle

quali visite gl’Inglesi hanno sempre avuto tale abborrimento, che il

popolo degli altri paesi se ne potrebbe formare solo una debole idea.

I padroni di case poveri, spesso non potevano pagare la imposta sui

loro focolari. Ogni qualvolta ciò avveniva, gli esattori sequestravano

senza misericordia la mobilia: poichè la tassa era data in appalto;

e un appaltatore di tasse, fra tutti i creditori, secondo porge il

proverbio, è il più rapace. Gli esattori venivano apertamente accusati

di condursi, nello esercizio del loro abborrito mestiere, con durezza

e insolenza. Dicevasi, che appena essi mostravansi sulla soglia d’un

tugurio, i fanciulli cominciavano a piangere, e le vecchie correvano a

nascondere i loro arnesi da cucina. Anzi, l’unico letto d’una povera

famiglia soventi volte veniva portato via, e venduto. Il prodotto annuo

netto di cotesta tassa era di duecentomila lire sterline.[41]

Se alle tre grandi sorgenti d’entrata da noi rammentate, aggiungiamo

quella delle regie possessioni, allora più estese di quello che siano

ai dì nostri, i primi frutti e le decime, che non erano per anche state

rese alla Chiesa, i Ducati di Cornwall e di Lancaster, le confische

e le multe; la intera rendita annua della Corona potrebbe estimarsi

sicuramente a un milione e quattrocentomila lire sterline. Di cotesta

rendita, parte era ereditaria; il rimanente, a Carlo era stato concesso

a vita; ed egli era libero di spenderla tutta, in qualunque modo gli

fosse piaciuto. Tutto ciò ch’egli poteva risparmiare dalla spesa

de’ pubblici dipartimenti, andava alla sua borsa privata. Intorno

all’uffizio postale ragioneremo più innanzi. Gli utili di quello

stabilimento erano stati dal Parlamento concessi al Duca di York.

La entrata del Re era, o avrebbe dovuto essere, sopraccarica del

pagamento di circa ottantamila sterline l’anno, ch’era l’interesse de’

danari dalla Cabala fraudolentemente ritenuti nello Scacchiere. Mentre

Danby era capo dell’ufficio delle finanze, i creditori avevano ricevuti

i loro dividendi, quantunque senza la esatta puntualità che ne’ moderni

tempi si costuma; ma coloro che gli erano succeduti al Tesoro, erano

stati meno destri o meno solleciti a mantenere la fede pubblica. Dopo

la vittoria che la Corte riportò sopra i Whig, nè anche un soldo

era stato pagato, nè fatta giustizia ai creditori, finchè una nuova

dinastia non istabilì un sistema nuovo. Si erra grandemente immaginando

che il sistema di provvedere ai bisogni dello Stato per mezzo di un

prestito, fosse recato nell’isola nostra da Guglielmo III. Da tempo

immemorabile, ogni Governo Inglese aveva avuto costume di contrarre

debiti. Ciò che venne introdotto dalla Rivoluzione, fu la usanza di

pagarli onestamente.[42]

V. Saccheggiando i pubblici creditori, era possibile accumulare

una entrata di un milione e quattrocento mila lire sterline; ed

aggiungendovi di quando in quando qualche sussidio della Francia,

sostenere le spese necessarie del Governo, e lo scialacquo della Corte:

imperciocchè quel peso che gravava sulle finanze de’ grandi Stati

continentali, in Inghilterra sentivasi appena. In Francia, in Germania,

ne’ Paesi Bassi, eserciti numerosi, quali Enrico IV e Filippo II non

avevano mai mantenuti in tempo di guerra, tenevansi fra mezzo alla

pace. In ogni parte si erigevano bastioni e forti, edificandoli con

principii ignoti a Parma o a Spinola. Le artiglierie e le munizioni

accumulavansi in tanta quantità, che lo stesso Richelieu, il quale

dalle precedenti generazioni era stato considerato come operatore di

prodigi, avrebbe chiamata favolosa. Niuno poteva viaggiare per molte

miglia in quelle contrade, senza udire i tamburi d’un reggimento in

marcia, o senza essere fermato dalle sentinelle de’ ponti levatoi d’una

fortezza. Nella nostra isola, all’incontro, era possibile vivere e

viaggiare lungamente, senza che nessun suono o vista di cose marziali

rammentasse che la difesa dello Stato era divenuta una scienza ed

una professione. La maggior parte degli Inglesi che avevano meno

di venticinque anni, non avevano probabilmente veduta mai nessuna

compagnia di soldati regolari. Delle città le quali nella guerra civile

avevano valorosamente respinto le armate ostili, nè anche una era

capace di sostenere un assedio. Le porte rimanevano aperte di notte e

di giorno: i fossi erano senz’acqua: gli spaldi delle mura si erano

lasciati andare in rovina, o erano racconci in modo, che il popolo vi

potesse con diletto passeggiare nelle notti estive. Molte delle vecchie

abitazioni de’ Baroni erano state fracassate dai cannoni di Fairfax e

di Cromwell, ed erano mucchi di rovine coperte di edera. Quelle che

restavano in piedi, avevano perduto il loro aspetto marziale, ed erano

diventate palazzi rurali dell’aristocrazia. I fossati erano mutati in

vivai di carpii e di lucci. I terrapieni erano coperti di olezzanti

arbusti, a traverso de’ quali aprivansi viottoli, che conducevano su

a tempietti ornati di specchi e di pitture.[43] Sui promontori delle

coste, e su per molti colli del paese interno, vedevansi tuttavia posti

alti, sormontati di barili, che un tempo erano ripieni di pece: in

tempi di pericolo vigilavano attorno ad essi le sentinelle; e in poche

ore, appena scoperta una flotta spagnuola nel canale, o appena veduto

che un migliaio di predoni scozzesi aveva passato il fiume Tweed, i

fuochi d’accenno splendevano per un tratto di cinquanta miglia, e tutte

le Contee correvano alle armi. Ma erano trascorsi molti anni da che

que’ fuochi non si accendevano più; ed oramai venivano considerati più

presto come curiose reliquie de’ vecchi costumi, che come parte d’una

macchina necessaria alla salvezza dello Stato.[44]

La sola armata riconosciuta dalla legge, era la guardia cittadina. Era

stata riordinata per virtù di due leggi, passate in Parlamento poco

dopo la Restaurazione. Chiunque possedeva cinquecento lire sterline

annue in terreni, o seimila lire sterline d’utili personali, era tenuto

ad apprestare, equipaggiato e pagato a proprio carico, un uomo a

cavallo. Chiunque possedeva cinquanta lire sterline annue in terreni,

o seicento d’utili personali, era similmente tenuto ad apprestare un

lanciere o moschettiere. I possidenti minori furono ordinati in una

specie di società, a significare la quale la nostra lingua non ha

vocabolo proprio, ma che un Ateniese avrebbe chiamata _Synteleia_; e

ciascuna di coteste società doveva fornire, secondo i propri mezzi, un

soldato a cavallo, o un pedone. Il numero della cavalleria e fanteria

in tal guisa raccolto, stimavasi comunemente ascendere a cento trenta

mila uomini.[45]

Per virtù dell’antica Costituzione del reame, e del recente e solenne

riconoscimento di ambedue le Camere, il Re era il solo Capitano

Generale di queste grandi forze. I Lordi Luogotenenti e i deputati

loro comandavano a lui sottoposti, e ordinavano le raccolte per gli

esercizi o le ispezioni. La durata di siffatti ragunamenti, nondimeno,

non poteva eccedere quattordici giorni in un anno. I Giudici di Pace

avevano potestà d’infliggere pene per infrazioni di disciplina. La

Corona non contribuiva nulla alla spesa ordinaria; ma quando la

milizia cittadina veniva chiamata alle armi contro l’inimico, al suo

mantenimento provvedeva il Governo a carico della entrata generale

dello Stato, e la sottoponeva al massimo rigore della legge marziale.

Eranvi di quelli che non guardavano di buon occhio la milizia

cittadina. Uomini che avevano molto viaggiato nel continente, ammirato

la rigorosa precisione con che ogni sentinella movevasi e parlava

nelle cittadelle edificate da Vauban, veduto gli eserciti possenti

che affluivano per tutte le strade della Germania a respingere gli

Ottomanni dalle porte di Vienna, ed erano stati abbagliati dalla

pomposa magnificenza delle guardie palatine di Luigi, irridevano al

modo con cui i contadini delle Contee di Devon e di York marciavano,

giravansi, e portavano gli archibugi e le picche. Gl’inimici delle

libertà e della religione dell’Inghilterra, guardavano con abborrimento

una forza che non potevasi, senza estremo periglio, adoperare contro

quelle libertà e quella religione, e non lasciavano fuggire veruna

occasione senza porre in dileggio le rustiche soldatesche.[46] I saggi

amatori della patria, quando raffrontavano queste rozze leve coi

battaglioni che, in tempo di guerra, tra poche ore potevano condursi

alle coste di Kent o di Sussex, erano costretti a concedere, che,

per quanto pericolo vi fosse nel mantenere uno esercito stanziale,

sarebbe stato anche più pericoloso provvedimento lo affidare l’onore

e la indipendenza del paese all’esito d’una lotta tra i campagnoli

capitanati dai Giudici di Pace, e i vecchi guerrieri condotti dai

Marescialli di Francia. Cotali opinioni in Parlamento non potevano

manifestarsi se non con grande riserbo, perocchè la milizia cittadina

era una istituzione eminentemente popolare. Ogni qualunque osservazione

intorno ad essa eccitava lo sdegno di ambi i grandi partiti dello

Stato, ed in ispecie di quello che mostravasi zelantissimo della

Monarchia e della Chiesa Anglicana. Le legioni delle Contee erano

comandate quasi esclusivamente da nobili e gentiluomini Tory; i quali

andavano alteri del loro grado militare, e tenevano come fatto a sè

stessi ogni insulto contro la istituzione alla quale appartenevano.

Sapevano bene pur troppo, che tutto ciò che dicevasi contro la guardia

cittadina era detto in favore d’un esercito stanziale, il cui nome

era da loro abborrito. Un simigliante esercito aveva signoreggiata

l’Inghilterra, e sotto esso il Re era stato assassinato, la nobiltà

degradata, i gentiluomini spogliati delle loro terre, la Chiesa

perseguitata. Non v’era signore rurale che non avesse da raccontare

una storia di danni e d’insulti a lui inflitti, o al padre suo, dai

soldati parlamentari. Un vecchio Cavaliere aveva veduto mezza la sua

campestre residenza distrutta. Gli olmi ereditarii d’un altro erano

stati abbattuti. Un terzo non poteva mai porre il piede dentro la

chiesa della propria parrocchia, senza che i suoi scudi sfigurati, i

capi mozzi delle statue de’ suoi antichi, gli rammentassero come i

soldati d’Oliviero avessero di quel sacro luogo fatto stalla ai propri

cavalli. E però, quegli stessi realisti che erano pronti a combattere

per il Re loro, erano gli ultimi ai quali egli potesse chiedere i mezzi

di assoldare milizie regolari.

Carlo, nonostante, pochi mesi dopo la sua Restaurazione, aveva

cominciato a formare una piccola armata stanziale. Pensava che, senza

una protezione migliore di quella della civica milizia e delle guardie

reali, la sua persona o il suo palazzo appena sarebbero in sicuro,

nella propinquità d’una città vasta, piena di guerrieri, che erano

stati pur allora sbandati. Egli, quindi, spensierato e prodigo come

era, studiossi di risparmiare dai suoi piaceri una somma bastevole a

mantenere un corpo di guardie. Con lo accrescersi del traffico e della

ricchezza pubblica, le sue rendite crescevano; e in tal guisa potè,

a dispetto del mormorare de’ Comuni, ingrossare a poco a poco le sue

milizie regolari. Un’addizione considerevole fu ad esse fatta innanzi

la fine del suo regno. Il costoso, inutile e pestilenziale stabilimento

di Tangeri, venne abbandonato ai Barbari che vi abitavano all’intorno;

e il presidio, composto di un reggimento di cavalleria e due di

fanteria, fu richiamato in Inghilterra.

La piccola armata così formata da Carlo, fu il germe di quel grande e

rinomato esercito, che, in questo secolo, ha marciato trionfalmente a

Madrid e Parigi, a Canton e Candahar. Le guardie del corpo, che adesso

formano due reggimenti, erano allora partite in tre corpi, ciascuno dei

quali constava di duecento carabinieri, esclusi gli ufficiali. Questo

corpo, cui era affidata la sicurezza del Re e della real famiglia,

aveva un carattere speciale. Anche i semplici soldati erano insigniti

del grado di gentiluomini della Guardia. Molti di loro erano di buone

famiglie, ed avevano servito nelle guerre civili. La loro paga era

maggiore di quella che si dà al più prediletto reggimento de’ tempi

nostri; ed in quella età veniva riputata provvisione rispettabile per

un figlio cadetto di scudiero di provincia. I loro bei cavalli, le

ricche valdrappe, le corazze, le vesti ornate di nastri, di velluto e

di frange d’oro, facevano bello spettacolo nel Parco di San Giacomo.

Una piccola coorte di dragoni granatieri, che erano di più bassa

classe ed avevano paga minore, era annessa a ciascun corpo. Un’altra

legione di cavalleria, predistinta da vesti e manti azzurri, e tuttavia

chiamata gli Azzurrini (_the Blues_), stava generalmente acquartierata

nelle vicinanze della capitale. Propinquo ad essa rimaneva anche il

corpo che oggi porta il nome di primo reggimento dei dragoni, ma che

allora era il solo reggimento de’ dragoni che fosse in Inghilterra.

Era stato composto della cavalleria che era ritornata da Tangeri. Un

solo corpo di dragoni, che non faceva parte di nessun reggimento,

stanziava presso Berwick, a fine di mantenere la pace fra i predoni del

confine. A quest’uso peculiare pensavasi allora che il dragone fosse

singolarmente adattato. Ne’ tempi posteriori è divenuto un semplice

soldato di cavalleria: ma nel secolo decimosettimo, venne accuratamente

descritto da Montecuccoli, come un pedone che servivasi del cavallo

per giungere con maggiore speditezza a un luogo designato dal servizio

militare.

La fanteria reale constava di due reggimenti, i quali chiamavansi

allora, come adesso, il primo reggimento delle guardie a piedi, e

le guardie _Coldstream_. Generalmente, prestavano servizio presso

Whitehall, e il Palazzo di San Giacomo. Poichè allora non v’erano

caserme, e poichè, per virtù della Petizione de’ Diritti, i soldati

non potevano essere acquartierati nelle case private, essi riempivano

tutte le birrerie di Westminster e di Strand.

Storia d'Inghilterra, vol 1 · 第 24 / 58 段