Che questa immaginazione del Monte della Calamita (parlo solo del
monte, perchè gli è quello che si trova ricordato più spesso) sia
orientale di origine, e passata d'Oriente in Occidente, non si può,
cred'io, dubitare. Ma come e quando passata la prima volta nessuno
può dire. Non sarebbe forse troppo irragionevole congettura quella
che la facesse giungere in Europa coi reduci della spedizione di
Alessandro Magno, sebbene in Arriano, e negli altri narratori delle
imprese del Macedone, e descrittori dell'India, non se ne trovi
cenno. Ben si può tener per sicuro che l'antica memoria, raccolta da
Plinio, fosse in varii modi, e a più riprese, rinfrescata, oltrechè da
notizie di viaggiatori, da racconti giunti nei tempi di mezzo fra le
genti cristiane per quelle medesime vie per cui giunsero, dal remoto
Oriente, tanti altri racconti. Di ciò vedremo, tra breve, alcuna
prova complessa; ma non sono da trascurare, per questo rispetto, certi
parallelismi e riscontri che difficilmente si posson credere casuali e
spontanei.
Ho notato nel racconto delle _Mille e una Notte_ sommariamente riferito
in principio, la sovrapposizione di un elemento estraneo ed eterogeneo
a quello che senza dubbio dovette essere il tema primitivo e genuino.
Per esso, il Monte della Calamita, perduta quasi la sua virtù naturale,
diventa mezzo e strumento di magico potere. Che direm noi quando, in
racconti occidentali, vedremo questo medesimo accoppiamento del Monte
della Calamita con alcun magico artificio, ovvero il Monte fatto
dimora di maghi e di fate? Nel poema tedesco anonimo intitolato:
_Reinfrit von Braunschweig_[637], e composto sul finire del secolo
XIII, o sul principiare del seguente, si narra una strana storia di un
gran negromante per nome Zabulon, il quale, dimorando sul Monte della
Calamita, aveva letto nelle stelle la venuta di Cristo milledugento
anni prima che accadesse, e per impedirla aveva scritto parecchi libri
di negromanzia e di astrologia, delle quali scienze era inventore.
Poco tempo prima che Cristo nascesse, Virgilio, uomo di gran sapere
e di singolare virtù, avuta notizia di questo mago e delle male sue
arti, navigò alla volta del Monte della Calamita, e mercè l'ajuto di
uno spirito, riuscì a impadronirsi dei tesori e dei libri di lui.
Venuto il termine prescritto, la Vergine potè dare alla luce Gesù.
Enrico di Müglin narra in una sua poesia[638] come Virgilio, in
compagnia di molti nobili signori, partisse da Venezia sopra una nave
tratta da due grifoni, giungesse al Monte della Calamita, trovasse
quivi, chiuso in una fiala, un demonio, il quale, a patto d'avere la
libertà, gl'insegnò come potesse impadronirsi di un libro di magia,
ch'era dentro una tomba. Avuto il libro ed apertolo, Virgilio si
vide comparir dinanzi ottantamila diavoli, ai quali comandò subito di
costruire una buona strada, dopo di che se ne tornò tranquillamente
co' suoi compagni a Venezia. Queste fantasie fan capolino anche nel
_Wartburgkrieg_[639]. Di un magnifico palazzo, sorgente sul Monte della
Calamita, e abitato da cinque fate, si narra nel séguito dell'_Huon
de Bordeaux_ in prosa[640], ed è senza dubbio tutt'uno collo _chastel
d'aimant_ descritto in una redazione tarda dell'_Ogier_[641]. In un
romanzo francese in prosa, composto probabilmente nel secolo XV,
il Monte, o piuttosto lo Scoglio di Calamita è abitato da maghi e
incantato, e per potersene allontanare, dopo esserne stati attirati,
bisogna, conformemente a quanto è detto in certa iscrizione, gettar nel
mare un anello, ch'è in cima alla rupe[642]. Non è ciò singolarmente
conforme a quanto si legge nel racconto del terzo calendero? S'avverta
inoltre che nei lapidarii, dove molte immaginazioni si trovano venuteci
dall'Oriente, la calamita è messa in istretta relazione con l'arti
magiche. In quello attribuito a Marbodo si legge:
Deendor magus hoc (_lapide_) primum dicitur usus,
Conscius in magica nihil esse potentius arte.
Post illum fertur famosa venefica Circe
Hoc in praestigiis magicis specialiter usa[643].
Alberto Magno ed altri parlano ancor essi delle virtù magiche della
calamita[644].
Dopo quanto abbiam veduto non ci parrà cosa troppo fuori del
ragionevole che il Monte della Calamita diventasse il beato soggiorno,
oltre che delle fate, anche di Artù, come si vede essere avvenuto in
un vecchio romanzo francese intitolato _Roman de Mabrian_[645], e ci
sarà men difficile intendere come e perchè, nel poema di _Gudruna_, il
Monte della Calamita s'identificasse col monte Gîvers, o Mongibello,
dove una leggenda, di cui discorro in questo stesso volume, pose per
l'appunto la dimora di Artù, e divenisse stanza di un popolo felice,
che vive nell'abbondanza, ed abita in palazzi d'oro[646]. A immaginare
così fatta stanza e così fatto popolo, sollecitava anche, in certo qual
modo, la credenza che le infinite navi tratte da ogni banda inverso il
monte, vi recassero copia delle ricchezze tutte della terra.
Che l'idea di porre in relazione col Monte della Calamita i grifoni,
facendo di questi un mezzo di scampo per alcuni naufraghi più ingegnosi
e più arditi, sia ancor essa orientale di origine, parmi cosa, come
vedremo tra breve, più che probabile. Beniamino da Tudela parla di
certe, com'egli le chiama, angustie del mar della Cina, dalle quali le
navi che ci si smarrivano più non potevano districarsi, onde, venendo
a mancare le vettovaglie, conveniva che i naviganti si morissero di
fame. Perciò i meglio avveduti portavano con sè pelli di buoi, e quando
non rimaneva loro altro scampo, si avvolgevano in esse, e si lasciavan
rapire da certe aquile grandi, che li portavano a terra; e così
molti se ne salvavano[647]. Fra quelle angustie del mare si cela di
sicuro il Monte, o si celano, per lo meno, gli scogli, o i bassifondi
di calamita, e quelle aquile grandi sono i ruc o roc delle novelle
orientali, divenuti poi, in Occidente, grifoni.
In racconti occidentali il Monte della Calamita è posto spesso nel bel
mezzo del Mare coagulato[648]: così nel _Herzog Ernst_, di cui dirò or
ora, nel _Jüngere Titurel_, ecc.[649]. Il poema di _Gudruna_ lo pone
nel Mar tenebroso[650]. Che sì fatti collegamenti fossero già prima
avvenuti in Oriente, parmi probabile; ma vuolsi per altro avvertire
che la fantasia doveva essere, non meno qua che laggiù, naturalmente
inclinata a raccogliere insieme i pericoli tutti del mare; e gli è per
ciò che, in parecchi racconti occidentali, al Mare coagulato, al Monte
della Calamita, vanno a tener compagnia le sirene.