I diavoli che Dante trova nella quinta bolgia del cerchio ottavo, se
hanno del terribile, hanno anche del comico. Essi stringono la lingua
coi denti per far cenno al lor duce, come è usanza dei monelli, e
il lor duce fa trombetta di ciò che non occorre rammentare[312].
Si lasciano ingannare da Ciampolo, o chi altri si sia il _famiglio
del buon re Tebaldo_[313], e due di loro, Alichino e Calcabrina, si
azzuffano per ciò, e cadono nel bel mezzo del bollente stagno[314].
Diavoli così fatti, se possono incutere terrore (e molto ne incutono a
Dante), possono anche muovere a riso, ed hanno grande somiglianza con
quelli che si vedono trescare per entro ai Misteri e alle Moralità del
medio evo. Io non ho a ricercare qui come la fantasia popolare, e anche
la non popolare, pure ingombre come erano dei terrori dell'Inferno,
giungessero a ideare il demonio burlesco, sciocco, ridicolo. Molti
elementi concorrono in sì fatto concetto, a sceverare i quali sarebbe
necessaria un'accurata analisi. Ricorderò solo che il diavolo appar
ridicolo in numerose leggende[315], e che viene un tempo in cui
l'officio principale suo sulla scena è quello di far ridere gli
spettatori[316].
Se fu in Francia, il che è assai dubbio, Dante può avervi veduto,
in certe rappresentazioni di sacro argomento,, diavoli molto simili
a quelli ch'ei pone nella bolgia dei barattieri, poichè, già nel
XII secolo, alla rappresentazione del _Mistère d'Adam_, si vedevano
demonii correre per la piazza, tra il popolo[317]: ma è da credere
che anche in Italia Dante potesse vedere così fatti demonii, sebbene
sia vero ciò che nota il D'Ancona, non avere, cioè, più tardi, nelle
Sacre Rappresentazioni nostre, il diavolo raggiunto mai quel grado
di ridicolo che raggiunse in Francia[318]. La rappresentazione
dell'Inferno, fattasi in Firenze nel 1304, e nella quale erano,
secondo narra Giovanni Villani[319], diavoli _orribili a vedere_,
è possibile non si facesse in quell'anno la prima volta. In una sua
costituzione, del 1210, Innocenzo III parla di _monstra larvarum_, che
s'introducevano nelle chiese, ed è assai probabile che tra esse ce ne
fossero di diaboliche.
Anche i nomi che Dante dà a que' suoi demonii rimandano a Misteri e a
Sacre rappresentazioni, dove nomi consimili occorrono frequenti. Tali
Misteri e tali Sacre Rappresentazioni sono, gli è vero, posteriori alla
_Divina Commedia_; ma nulla vieta di credere che essi occorressero già
in drammi più antichi, non pervenuti sino a noi[320].