Circa la natura morale dei demonii Dante non ha, e non poteva avere
cose nuove da dire: conosciuti erano gli atti e portamenti loro; la
loro riputazione era fatta.
Lucifero fu creato più nobile d'ogni altra creatura[198]; ma il
peccato, il _superbo strupo_[199], cancellò in lui, come ne' seguaci
suoi, ogni natia nobiltà. La superbia fu il suo primo peccato[200]; fu
il secondo l'invidia, e questa trasse a perdizione i primi parenti,
e con essi tutto il genere umano[201]. Egli è il nemico antico ed
implacabile dell'umana prosperità[202], l'_antico avversaro_[203] di
tutti gli uomini, ma più di quelli che non vanno per le sue vie, e
cui egli tenta trarre a peccato e a ruina; il _vermo reo che il mondo
fora_[204]. Perciò egli con amo invescato attira le anime[205], e tenta
insidiarle persino in Purgatorio, donde lo cacciano gli angeli[206].
Egli, _il perverso_[207] κατ’ ἐξοχήν, _è bugiardo e padre di
menzogna_[208]. _Il mal voler, che pur mal chiede_[209], è fatto natura
sua e degli angeli suoi: Dante, con tutti i teologi del suo tempo,
rifiuta e condanna la opinion di Origene e di alcuni seguaci di lui,
che i demonii possano ravvedersi e trovar grazia. L'ira e la rabbia
sono passioni principali dei _maledetti_[210]. Caronte parla iracondo,
si cruccia, batte col remo qualunque anima si adagia[211]; Minosse si
morde per gran rabbia la coda[212]; Plutone _consuma dentro_ sè con
la sua _rabbia_[213]; Flegias, conosciuto il proprio inganno, se ne
rammarca _nell'ira accolta_[214]; i demonii che stanno a custodia della
città di Dite parlan tra loro _stizzosamente_[215], il Minotauro morde
se stesso,
Sì come quei cui l'ira dentro fiacca[216];
e non parliam delle Furie e d'altri demonii che con atti o con parole
fan manifesta la rabbia che li divora. Quelli della quinta bolgia
dell'ottavo cerchio digrignano i denti e _con le ciglia minaccian
duoli_[217]. Opportuna perciò la comparazione che più di una volta
Dante fa de' suoi demonii con mastini sciolti, con cani furibondi e
crudeli[218]. Se Rubicante è pazzo, come Malacoda lo chiama[219], la
sua è certo pazzia furiosa.
I demonii sono gelosi del loro regno, e malvolentieri vedono altri
penetrarvi e aggirarvisi, se non è condotto da loro e in lor servitù.
Come già si opposero alla discesa di Cristo[220], così si oppongono
al viaggio di Dante. Caronte, Minosse, Cerbero, Plutone, i demonii
della città di Dite, le Furie, forse anche Nembrot, cercano in varii
modi e con varii argomenti di farlo retrocedere[221]. Allo stesso
modo, nella leggenda del Pozzo di S. Patrizio, i demonii tentano
ripetutamente di far tornare addietro il cavaliere Owen. La tracotanza
e l'insolenza sono proprie qualità dei superbi caduti, a umiliare le
quali è talvolta necessario l'intervento divino[222]. E anche quando
sanno non essere senza l'espresso volere di Dio l'andata dei due poeti,
i demonii più protervi si studiano di nuocer loro, minaccian Dante coi
raffii[223], ingannano Virgilio con false informazioni[224], inseguono
l'uno e l'altro per prenderli, dopo averli lasciati andare[225]. Nella
Visione di Carlo il Grosso appaiono _nigerrimi demones advolantes cum
uncis igneis_, i quali tentano di uncinare Carlo, e ne sono impediti
dall'angelo che lo guida[226]; nella Visione di un uomo di Nortumbria,
narrata da Beda, demonii minacciano di afferrare con ignee tenaglie
l'intruso[227]; anche Alberico è minacciato da un diavolo e difeso da
S. Pietro[228]. Giunto in prossimità dell'Inferno, il Mandeville si
vide contrastare il passo da un nugolo d'avversarii, ed ebbe da uno di
loro una mala percossa, di cui portò il segno per ben diciott'anni.
Che con un naturale sì fatto i diavoli non possano amarsi tra loro
s'intende facilmente. Come Alichino e Calcabrina fanno, là, nella
bolgia dei barattieri[229], così debbono gli altri azzuffarsi quando
l'occasione se ne porga. Vero è che Barbariccia, co' suoi, tiran poi
fuori del _bollente stagno_, in cui eran caduti, i due combattenti.
Quest'opera di fraterno soccorso ci lascia pensare che anche nei
diavoli possa talvolta essere alcun che di men tristo. Minosse, il
_conoscitor delle peccata_, ha da avere, se non altro, un sicuro
sentimento di giustizia, senza di che non potrebbe assegnare a ciascun
peccatore la pena che gli si conviene. Chirone dà una _scorta fida_
ai poeti[230]; Gerione concede loro il suo dorso[231]; Anteo li posa
sull'ultimo fondo d'inferno[232].
È opinione comune dei teologi che l'intelletto dei demonii siasi
ottenebrato dopo la caduta, di maniera che, se vince ancora, e di
molto, l'umano, è di gran lunga inferiore all'angelico. Essi non
conoscono il futuro se non in quanto Dio lo fa loro palese, o in quanto
possono argomentarlo da indizii e da fenomeni naturali; similmente
non penetrano l'animo umano, ma da segni esteriori argomentano ciò
che in esso si muove[233]. Dante non pare abbia pensato altrimenti,
sebbene, sul conto del saper loro, mostri di essere incorso in qualche
contraddizione. A suo giudizio i demonii non possono filosofare,
_perocchè amore è in loro del tutto spento, e a filosofare..... è
necessario amore_[234]; ciò nondimeno, il demonio che se ne porta
l'anima di Guido da Montefeltro può vantarsi d'esser _loico_, e de'
buoni[235]. Caronte conosce essere Dante un'anima buona[236]: da che?
non sappiamo. Flegias, per contro, crede vedere in Virgilio un'anima
rea[237]. Del resto nè Caronte, nè Minosse, nè Plutone, nè i demonii
della città di Dite, sanno la ragione del viaggio di Dante e il divino
patrocinio sotto cui esso si compie, e Virgilio a più riprese deve
far ciò manifesto. Ora tale ignoranza può parere un po' strana, se si
pensa che Dante stesso afferma non avere i demonii bisogno della parola
per conoscere l'uno i pensamenti dell'altro[238]. Dato dunque, che non
potessero penetrare nella mente di Virgilio e di Dante, essi avrebbero
dovuto aver cognizione del fatto come prima uno dei loro l'avesse
avuta. Ma i demonii, che Dante trova in Inferno, usano della parola
anche quando conversan tra loro[239].
Della potenza diabolica Dante non dice gran che; ma si conforma in
tutto alla comune opinione quando attribuisce ai demonii potestà sugli
elementi, e narra della procella da essi suscitata, che travolse con le
sue acque il corpo di Buonconte da Montefeltro[240].
Il demonio può invadere il corpo umano e produrre in esso turbazioni
simili a quelle che arrecano certi morbi[241]; può inoltre animare
i corpi morti e dar loro tutte le apparenze e gli atti della vita. I
traditori della Tolomea hanno, secondo dice frate Alberigo a Dante,
questa sorte, che l'anima loro piomba in Inferno e pena, mentre il
corpo, governato da un demonio, si rimane, in apparenza ancor vivo, nel
mondo:
Cotal vantaggio ha questa Tolomea,
Che spesse volte l'anima ci cade
Innanzi ch'Atropós mossa le dea.
E perchè tu più volentier mi rade
Le invetriate lagrime dal volto,
Sappi che tosto che l'anima trade,
Come fec'io, il corpo suo l'è tolto
Da un dimonio, che poscia il governa
Mentre che il tempo suo tutto sia vôlto[242].