Ignazio von Döllinger.
Da un discorso tenuto nella solenne seduta dell'Accademia delle scienze
a Monaco, il 25 luglio 1881, dal presidente Ignazio von Döllinger, ed
intitolato, _Gli Ebrei in Europa_, togliamo il seguente brano che
chiaramente dimostra quale concetto abbia il dotto teologo tedesco sulle
accuse che si muovono agli Ebrei:
. . . . . . Abituati ad immaginarsi che ogni Ebreo fosse il nemico
nato ed il debitore dei Cristiani, i popoli ritenevano gli Ebrei, in
un'epoca in cui si prestava fede volentieri anzi con avidità a cose
crudeli e soprannaturali, capaci di qualunque delitto, anche
dell'inverosimile ed impossibile. Dopo il 12º secolo corse la fola che
gli Ebrei abbisognassero di sangue Cristiano, gli uni dicevano per la
loro festa Pasquale, gli altri, come rimedio contro un segreto male
ereditario; perciò furono accusati di uccidere ogni anno un ragazzo.
Inoltre si diceva ch'essi crocifiggevano ogni anno un Cristiano per
oltraggiare il Salvatore.
Se si rinveniva in qualche luogo un cadavere con traccie di violenza, un
bambino morto, l'assassino doveva essere stato un Ebreo, e si poneva
alla tortura finchè confessava. Seguivano allora crudelissimi supplizi
ed in parecchi casi una strage in massa dell'intera popolazione ebrea
della città e della campagna. Non c'era neanche idea d'una regolare
procedura giudiziaria. I giudici e le Autorità stesse tremavano dinnanzi
all'ira del popolo imbestialito; poichè c'era la convinzione che si
potessero attendere le più infami azioni da un ebreo. Talvolta era anche
un'immagine di Cristo che un ebreo avrebbe trafitta con un coltello o
mutilata, ciò che era il segnale d'una strage. Dopo il 1200 si
aggiunsero le voci di ostie oltraggiate e miracolosamente sanguinanti.
Da Parigi, dove era accaduto il primo caso, la nuova fiaba si diffuse
nei paesi vicini, ben presto si volle possedere anche altrove una tale
reliquia, e sembrò che gli Ebrei, presi da demonìaco delirio, credessero
e non credessero ad un dogma della Chiesa e contemporaneamente
desiderassero una morte tormentosa tanto spesso essi cadevano vittime di
questi delitti immaginarii.
A Londra gli Ebrei furono uccisi perchè volevano incendiare la grande
città.
La gran peste che desolò e spopolò nel 1348 tutta l'Europa fu subito
attribuita soltanto agli Ebrei. Il fatto che quel popolo intelligente e
che conduceva vita regolare n'era colpito molto meno dei Cristiani,
cambiò la supposizione in certezza. Essi avevano avvelenato dappertutto
in seguito ad una cospirazione, i pozzi e le sorgenti, e perfino i
fiumi. In una città si volle aver rinvenuto realmente del veleno in un
pozzo. Posti alla tortura, alcuni Ebrei confessavano il delitto. Scoppiò
allora una tale esplosione di fanatismo, di bramosìa di vendetta e di
volgare avidità, quale l'Europa non aveva mai veduto prima, nè vide mai
dopo. Le vittime in alcune città, si contarono a migliaia. Molti
prevennero il furor popolare suicidandosi. Invano il Papa Clemente VI
dichiarò in due bolle gli Ebrei innocenti. Coloro che si salvarono con
una rapida fuga trovarono un asilo soltanto nella lontana Lituania.