Dichiarazione del R. Procuratore generale prussiano di Aquisgrana.
(_Stadt-Aachener Zeitung, N. 82_).
Un caso, testè avvenuto nel mio circondario d'Ufficio, e che destò gran
chiasso e porse argomento a diversi articoli di giornale, m'induce a
pubblicare la seguente _notificazione ufficiosa_.
Il 6 corrente una donna fece in Jülich a quel funzionario della polizia
giudiziaria la denunzia che la sua figliuolina novenne, da lei mandata
il mattino a Broich verso le sette, per mendicarvi un po' di pane, era
stata assalita per via da un Ebreo e maltrattata nel modo più orribile.
La ragazza, _colla massima consonanza con un suo fratellino di sei
anni_, che l'avea accompagnata, depose in ripetuti esami, apparentemente
nella massima commozione di animo, che quando fu dietro la contrada di
Broich, le venne incontro l'Ebreo di Broich, si siedette, l'afferrò
improvvisamente, se la pose sui ginocchi, e poscia, dopo aver estratto
un coltello ed averle alzate le gonne, le diede un colpo al bassoventre.
Ed in realtà quelle parti del corpo, ove, secondo l'attestazione della
ragazza, sarebbe stato dato il colpo, erano lorde di sangue.
Poco dopo aperta l'investigazione di polizia, condotta con molta
diligenza ed avvedutezza, la ragazza, asserentesi maltrattata, vide una
coppia di Ebrei che passavano pel mercato di Jülich, e facendo mostra
d'essere quasi fuori di se stessa, gridò: “Questo è colui che m'ha
ferita!”
Gli Ebrei furono tosto arrestati, e nel confronto coi ragazzi furono
riconosciuti da questi colla massima precisione per gli autori del
fatto.
La donna ebrea, della quale originariamente non era stato fatto alcun
cenno, secondo una nuova dichiarazione della ragazza, le avrebbe coperto
il viso, sicchè non potè gridar bene. Nel corso degli ulteriori esami,
quei ragazzi deposero altresì che alle loro grida era accorso un
vecchio, il quale era stato ammazzato dall'Ebreo col suo coltello, e che
gli Ebrei aveano presa la fuga soltanto all'avvicinarsi di altre
persone.
Giuntimi gli atti, feci avviare un'istruzione giudiziale, al quale scopo
un giudice istruttore ed un procuratore di Stato si recarono il 12
corrente a Jülich.
Il risultato dell'istruzione assunta fu il seguente:
“Una ispezione personale, assunta con tutta esattezza da un impiegato
medico giudiziario, coll'intervento anche di un altro medico, sul corpo
della ragazza asserentesi ferita, non lasciò scoprire nè una ferita, nè
una tumefazione, nè una infiammazione delle parti che secondo la sua
dichiarazione sarebbero state lese.
“Gli Ebrei arrestati erano forniti di passaporti in piena regola; essi
sostennero di non essere stati in Broich, o sulla via, che da Broich
conduce a Jülich, ma di avere dormito nella notte dal 5 al 6 corrente in
Aldenhoven (in direzione affatto diversa di Jülich) e di essersi di là
diretti a Jülich per la strada postale.
“Tutto ciò fu confermato pienamente dalla deposizione delle gente
(cristiana) presso cui volevano avere pernottato e di due gendarmi, i
quali nella mattina del 6 aveano scortato degli arrestati da Jülich ad
Aldenhoven e per via incontrarono i coniugi ebrei, che provenivano nella
direzione di Aldenhoven. Un confronto dei diversi tempi dimostra che gli
imputati, al momento dell'attentato loro addebitato, si trovavan
distanti dal luogo, ove esso sarebbe stato commesso, per lo meno un'ora,
ma con somma verosimiglianza, più ore.
“L'uomo, che i ragazzi indicavano essere stato ammazzato dall'Ebreo, fu
rinvenuto facilmente. Egli non aveva alcuna lesione e dichiarò di avere
incontrato quei due fanciulli sul luogo dell'asserito maltrattamento,
ove piangendo si lagnarono con lui di quanto dicevano essere loro
accaduto; egli però, al pari delle altre persone indicate dai ragazzi,
assicurò di non avere assolutamente veduto in quel luogo alcuna persona
sospetta.”