Narrazione del Reverendo M. Pieritz (358).
Allorchè noi, cioè la Missione di Gerusalemme alla quale ho l'onore di
appartenere, udimmo, come gli Ebrei di Damasco soffrissero per effetto
della stessa calunnia, tante volte, e specialmente nel XIII secolo
lanciata contro di voi, come già lo era stata contro i Cristiani dai
Pagani nei primi tre secoli, fu risolto dalla nostra Missione e
specialmente dal nostro reverendissimo signor Sopraintendente, che io
dovessi subito recarmi a Damasco per dimostrare, coll'aiuto dei Consoli
europei, come la vostra religione ben lungi dall'ordinare l'assassinio e
l'uso del sangue ne formi espresso e severo divieto, e per ripetere in
mio proprio nome lo spaventevole giuramento del vostro celebre Menasse
Ben Israel.
Non possiamo da questa distanza decidere se gli Ebrei abbiano o meno
commesso un assassinio, ma vogliamo in ogni caso evitare che di questo
delitto si faccia colpa all'intera nazione.
Mi si destinò a tale Missione perchè, nato ebreo e versatissimo nelle
discipline rabbiniche, senza essere in nessun modo amico o difensore del
Rabbinato, ero specialmente designato per testimoniare su tale
argomento.
Non voglio descrivere ciò che provai, quando fui a Damasco. Vidi che
tutta l'accusa contro gli Ebrei era una cosa artificiale, e che loro si
negava ogni onesto e giusto modo di difesa, mentre si impiegavano i più
crudeli supplizi per estorcere loro false confessioni della colpa.
(358) Estratto dal suo scritto agli Ebrei di Alessandria. (Vedi _Zeitung
des Judenthums, 1840, n. 31_).