IX.

Giovanni Cristoforo Wagenseil.

Aiutaci o Dio! Come è mai possibile scoprire la verità in mezzo a tante

schifose accuse, ognuna delle quali contraddice alle altre? Come non

capir subito che non le sono che miserabili chiacchiere, e che da bocca

cristiana mai dovrebbe esser proferita l'accusa che gli Ebrei in diverse

occasioni si servano di sangue cristiano? E meno male ancora non le

fossero che chiacchiere, ma pensare che in grazia di queste maledette

menzogne, gli Ebrei furono maltrattati e torturati, che migliaia e

migliaia ne furono messi a morte è cosa che commuoverebbe e farebbe

gridar anche le pietre. (_Benachrichtigungen_, p. 130 e seg.).

Fu, ed è sempre, opinione fra i Cristiani, che gli Ebrei abbiano bisogno

di sangue cristiano per mischiarlo agli azimi che mangiano di Pasqua ed

al vino che bevono. Io stesso sono stato spesse volte spettatore quando

Ebree od Ebrei, (perchè fra gli Ebrei anche uomini ricchi ed a modo

sogliono aiutare a queste incombenze per far onore alla festa di Pasqua)

apparecchiavano la pasta per le azzime, vidi come l'impastavano, come

levavano la _Challa_, la bruciavano e dopo allestita la focaccia la

infornavano, ma non mi accadde mai di osservare vi mischiassero qualche

cosa che assomigliasse a sangue.

Fra tutti gli altri oggetti ed arnesi che gli Ebrei credono sacri e di

cui si servono nelle loro funzioni posseggo anche una grande focaccia

d'azimo e posso mostrarla a chicchessia per provare che non vi si trova

la più piccola traccia di sangue. Il vino che si beve durante le feste

di Pasqua deve essere _cascher_ o purissimo, e guai se un cristiano

avesse toccato, soltanto col dito mignolo, il torchio od il tino nel

quale viene preparato, tanto meno adunque si permetterebbe vi si

mischiasse una goccia di sangue cristiano (_ibid._, p. 132 e seguenti).

Qui non si tratta di sapere se un ebreo insultato da un fanciullo

cristiano possa averlo ucciso. Il caso può benissimo essere accaduto,

assai raramente però, se lo stesso dottissimo Grozio potè scrivere nel

5º libro del suo _De Verit. Rel. Christ._ che gli Ebrei non incorrono nè

in idolatria, nè in adulterio, nè in reati di sangue. “_Judaeos a tanto

tempore nec ad falsum Deorum cultum deflexisse ut olim nec caedibus se

contaminasse nec de adulteriis accusari_” (_ibid._, p. 149).

A nulla valgono le stesse confessioni degli Ebrei perchè strappate loro

con torture e tormenti così terribili che essi avrebbero confessato ben

più di quanto non si pretendeva da loro. Taccio di quei malvagi

Cristiani che bene spesso volendo denunciare gli Ebrei, per avvalorare

l'accusa, uccidevano, Dio sa in che modo, i loro stessi bambini, ed i

cadaveri o mettevano segretamente nelle case degli Ebrei, o

sotterravanli nelle cantine o nei giardini loro, fatti questi pei quali

migliaia e migliaia di Ebrei non soltanto furono spogliati dei loro beni

e ridotti alla miseria, ma furono eziandio giustiziati coi più orribili

supplizi (_ibid._, p. 198).

Malgrado accurate indagini, non mi venne fatto di trovare nessuna legge

che scagionasse gli Ebrei dall'accusa di usar sangue cristiano,

eccezione fatta per una legge di non so qual re di Polonia (353), che

trovasi in un _Codice manuscripto_ ben ordinato e conservato nella

biblioteca di Lipsia col titolo: _Promtuarii statutorum omnium et

Constitutionum Regni Poloniae_ di _Paulo Scerbicz anno_ 1590 _ad usum

domesticum_, dove nella parte 1ª, cap. 15, _De Judaeis_, leggesi:

_Judaeus caedis pueri Christiani accusatus tribus Christianis, et

totidem Judaeis convincatur: alioquin pro usu humani sanguinis non

culpetur. Deficienti vero Actori in probatione poena talionis

irrogetur (354)._

Volesse Dio che leggi così giuste si fossero fatte dovunque, e si avesse

spiegata maggior oculatezza allorquando gli Ebrei venivano accusati o

per calunnia o per futili indizi prima di ricorrere alla tortura ed al

supplizio per far loro confessare ciò che si voleva. Se poi talvolta fu

provato aver gli Ebrei commesso qualche misfatto, ed è inevitabile che

in un gran popolo non si trovino dei malfattori, non avviene ogni giorno

lo stesso anche fra noi Cristiani? Perchè dunque non punirli, secondo

giustizia, in ragione del delitto commesso, invece di sottoporli a pene

stravaganti, colpendo assieme colpevoli ed innocenti ed ammazzandoli

alla rinfusa? Le autorità dovrebbero pensare all'ammonizione del Re

Giosafat: “Riguardate ciò che voi fate; perciocchè voi non tenete la

ragione per un uomo, ma per lo Signore, il quale è con voi negli affari

della giustizia. — Ora dunque, sia lo spavento del Signore sopra voi;

prendete guardia al dover vostro e mettetelo ad effetto; perciocchè appo

il Signore Iddio nostro non vi è alcuna iniquità” (2 _Croniche_ XIX, 6,

7). Esse avrebbero dovuto pensare a non gravare le loro povere anime e

le loro conscienze della scomunica pronunciata da migliaia di leviti, e

confermata da un Amen di centinaia di migliaia di persone contro chi

contravviene ai precetti del _Deuteronomio_ (XXVII, 19, 25) “Maledetto

sia chi pervertisce la ragione del forestiere, dell'orfano e della

vedova. Maledetto sia chi prende presenti per far morire l'innocente”

(_ibid._, pag. 203 e segg.).

(353) Boleslao il Pio, duca di Kalisch, nell'anno 1274. (Regnò col nome

di Boleslao V, 1227–1279). Vedi Sternberg, _Geschichte der Juden in

Polen_.

(354) Un ebreo accusato di aver ucciso un fanciullo cristiano deve

essere convinto colla testimonianza di tre ebrei e di tre cristiani;

senza di che non potrà essere condannato per uso di sangue cristiano; se

l'accusatore non potrà in tal guisa provare la sua accusa sarà punito

colla pena del taglione.

Pro Judaeis: Riflessioni e Documenti · 第 52 / 85 题