Parere della facoltà teologica di Lipsia dell'8 maggio 1714.
Dopo che certi accaduti avvenimenti esigono la soluzione del quesito “se
si possa provare e credere che gl'Israeliti, secondo le leggi della
propria religione, o per introdotte superstizioni, abbiano bisogno del
sangue d'un cristiano, e che uccidano secretamente teneri fanciulli, che
procurano di rapire” fu sopra ciò desiderato anche il nostro
coscienzioso parere in nome di S. M. il Re di Polonia e del serenissimo
principe elettore di Sassonia.
Quindi noi, conforme il nostro umilissimo obbligo, incominciamo la
soluzione del quesito con una negativa, e di tale nostra negazione
alleghiamo le ragioni seguenti:
I. Prima del 13º secolo dalla nascita di Cristo non si è parlato mai di
questa grave accusa addossata al popolo ebreo, nè in tempi in cui niente
si perdonava alla nazione ebrea, si saprebbe trovare conferma di ciò in
qualsiasi documento, nè degli Ebrei dell'Oriente nè dell'Occidente.
Perchè dunque dovevano gli Ebrei per così lunga epoca ommettere una
crudeltà, e tosto dopo quest'epoca averla incominciata? Perchè non
dovrebbero essi averla commessa del pari nei primordi del Cristianesimo,
che quasi s'innalzava sulla loro rovina, ed allorquando la gelosia e
l'amarezza dovevano esser maggiori? Perchè dovrebbero essi aver ommessa
questa pratica ai tempi degli imperatori pagani, allorquando con maggior
sicurezza potevano eseguirla? Perchè incominciare allora soltanto quando
maggior pericolo li attendeva sotto principi cristiani? O come avrebbero
taciuto questa cosa i Cristiani dei primi tempi, a cui tali fatti non
potevano rimanere celati, mentre essi d'altronde non sanno mai
abbastanza descrivere l'odio degli Ebrei contro di loro?
Ma per procedere alquanto innanzi colla storia intorno a questo fatto, e
mostrar più chiaramente la sua falsità, osserviamo che intorno al 13º
secolo, l'odio contro gl'Israeliti, in Germania particolarmente, erasi
grandemente aumentato, e ciò principalmente a cagione di un certo monaco
di nome Rodolfo, il quale, secondo ogni apparenza, tratto da ambiziosa
imitazione di quelli che predicavano la crociata contro gl'infedeli in
Oriente, instigò il popolo in Colonia, Spira, Magonza e Strasburgo a una
simile crociata contro gli Ebrei, immaginandosi di acquistarsi così una
fama in Germania come San Bernardo in Francia colle crociate contro i
Maomettani; ma appunto il Santo Bernardo, in una lettera diretta ad
Enrico Arcivescovo di Magonza, dannò il da colui eccitato eccidio degli
Ebrei, lettera che s'incontra fra le sue epistole. Ciò nondimeno si
continuarono nelle publiche prediche le veementi accuse; e varii frati
si adoperarono valorosamente ad empire non solo le loro prediche, ma
anche i loro libri di simili tragiche favole contro questa nazione,
favole che facilmente irritavano il volgo insensato. Fra tali favole si
è diffusa anche questa dell'uso del sangue cristiano in varie pratiche
di religione o superstizione ebraica, e potrebbe ben essere che a ciò
avesse dato occasione una sentenza dei dottori ebrei (spiegata da Elia
levita nel suo Tisbì) la quale dice che niuno potesse sedere in
Tribunale, vale a dire coprire onorevole carica se non avesse _damim_
(la quale parola suona _sangue_ ed anche _denaro_ e qui è da intendersi
nel senso di denaro).
L'epoca della favola ci è resa nota e chiara da Papa Gregorio IX, il
quale, dopo scrupolose indagini intorno alle accuse che venivano date
agli Ebrei, volendo impedire che si versasse il loro sangue, mandò
fuori, nel 1235, una bolla pontificia, nella quale dichiara gli Ebrei
immuni da questo e da altri delitti di cui venivano incolpati, e si
lagna che tali accuse provengano dall'avarizia dei loro autori i quali
agognano ai beni degli Ebrei, ed abusano della religione cristiana per
palliare il proprio desiderio di arricchire; le quali cose egli ripete
ancora in una bolla dell'anno seguente, come pure in un'altra diretta a
San Luigi Re di Francia. Egli fu imitato, nell'anno 1247, dal Papa
Innocenzo IV, in un'epistola agli Arcivescovi d'Alemagna, in cui
esplicitamente rigetta come una falsità che gli Ebrei uccidano fanciulli
cristiani e facciano uso del loro sangue.
E così pure gl'imperatori romani, incominciando dal decreto, intorno a
ciò promulgato dall'imperatore Federico III, hanno riconosciuto gli
ebrei innocenti rapporto a questa accusa; lo che apparisce dal
formulario dei privilegi ad essi confermati, come da quelli che sogliono
essere accordati dagli imperatori quando vengono eletti, come può
vedersi presso Linneo, tomo I, addit. _ad 1, 3, c._ (355).
Con eguali pubblici attestati furono gli Ebrei difesi da quest'accusa da
Galeazzo e Bona Sforza Duchi di Milano, da Pietro Mocenigo, Doge di
Venezia, e da altri grandi principi i quali facilmente si citerebbero,
se ciò non ci portasse troppo in lungo.
Se poi nell'esame storico di questa cosa cerchiamo i giudizi d'uomini
celebri intorno a questo fatto, troviamo che Pietro di Blois, nel libro
_Contra perfid. Jud._, c. 8, dà chiaramente a divedere com'egli teneva
la cosa per dubbiosa. Il dottor Martino Lutero nella parte undecima
dell'antico Testamento, fol. 323, ha già da lungo tempo rigettata questa
favola, che cioè gli Ebrei abbiano bisogno del sangue di un Cristiano,
qual menzogna e follia. Lo stesso fece anche Horembek nei prolegomeni
del suo libro _De convertendis Judaeis_, ed il professore, peritissimo
nelle cose giudaiche, Wagenseil nel suo _Infundibulo_, _pag._ 99, ed in
una apposita confutazione dell'opinione che gli Ebrei abbiano bisogno
del sangue di un Cristiano, si è dichiarato contro questa calunnia. La
rigettò anche di recente il celebre Basnage nel settimo libro della sua
storia degli Ebrei. E ciò prescindendo da quanto hanno scritto a propria
difesa contro questa falsa accusa in particolare Abarbanel nel suo
_Ezechiello_, 36, 13; l'Ebreo Cardoso nel suo libro in lingua spagnuola
“_Los Excell.: decima calunnia de los Hebr._ pagina 412”; Isacco Vira
nel _“Vindice sanguinis”_ e gli Ebrei di Metz in uno scritto pubblicato
a Parigi nel 1670 col titolo: _Factum servant de réponse au livre
intitulé: Abrégé du procès fait aux Juifs de Metz._
Dacchè esiste la religione di Cristo, abbiamo veduto molte migliaia di
Ebrei che l'hanno abbracciata, e fra questi neppure uno ha potuto
deporre una testimonianza degna di fede in conferma di questa favola. Al
contrario, il profondo dotto Cristiano Gerson, passato al Cristianesimo
con onore sincero, ha combattuto questa favola, nella prefazione del suo
Talmud degli Ebrei. Con lui è d'accordo il noto Pfeffercorn nel _Spec.
adhort. Jud._ parte II, dove egli fa una buona distinzione, dicendo che
potrebbe ben essere che si sieno trovati degli Ebrei e che oggidì pure
se ne trovino, che spinti da collera, odio e vendetta, uccidano
segretamente un fanciullo Cristiano, nella stessa guisa che in mezzo a
tutte le nazioni non può evitarsi qualche bricconeria; ma sostiene non
potersi dare che ciò avvenga per aver essi bisogno del sangue di un
Cristiano.
E il di sopra citato signor Wagenseil nella suaccennata confutazione, p.
163, attesta in nome della verità di Dio e del padre di Nostro Signore
Gesù Cristo che fra tanti Ebrei battezzati che egli ha praticati, non ne
ha trovato uno che confessasse che i suoi connazionali adoperassero in
certi casi il sangue d'un Cristiano, per quanto egli intorno a ciò
gl'interrogasse tutti accuratamente.
Noi potremmo a tutto ciò aggiungere la testimonianza di Tommaso, che
viene ritenuto per un Ebreo convertito al Cristianesimo, il quale
interrogato sopra questa cosa da Alfonso Re di Spagna, la negò,
adducendo ragioni dedotte dalle leggi giudaiche, le quali non permettono
ad un Ebreo simile uso del sangue, come puossi diffusamente riscontrare
nel _Scevet Jehudà_, fol. 6, col. 2, ed anche nel _Giudaismo svelato da
Eisenmenger_, tom. II, cap. III, pag. 226. Veramente gli annali della
Chiesa dopo il tredicesimo secolo abbondano di diversi esempi di tali
omicidii commessi dagli Ebrei, e fra questi molti furono raccolti da
Genebrando nel quarto libro della sua _Chronor._, e dall'autore del
libro intitolato: _Quanto sia difficile a convertire il cuore di un
Ebreo._
Ma in ciò tre cose sono da rimarcarsi:
1. Che le circostanze della maggior parte di queste storie sono talmente
contraddicenti l'una all'altra, e con tali differenze sono raccontate
dai diversi autori, che fra se stesse si distruggono, come nota il
celebre Wagenseil.
2. La maggior parte di queste storie rimontano ai tempi dell'ignoranza e
della credulità, e si rendono assai sospette mediante gli strani
miracoli, dai quali sono accompagnate, ed è quindi da prendersi bene in
considerazione quello che osserva Eisenmenger, (del resto dichiarato
nemico dei Giudei), il quale dopo aver riportato alcuni esempi di tal
fatto, dice: _Non si odono ora più in Germania di consimili crudeli
fatti_ (_l. c._, pag. 221); senza dubbio perchè la Germania dopo di
esser divenuta più colta, ha perduta quella troppa credulità a simili
fandonie, come pure ad altre, le quali ci fecero cauti anche verso di
questa.
3. Finalmente devesi in riguardo a queste storie, avere in
considerazione la distinzione fatta da Pffeffercorn che, dato anche che
il più di esse sieno vere, che cioè alcuni Ebrei abbiano versato il
sangue di cristiani o de' loro fanciulli, in nessuna guisa però non può
ciò essere avvenuto per cagione che essi abbisognassero di quel sangue
per la loro religione o per superstizione.
II. Ma dalle prove storiche della nullità di questa accusa, passiamo a
quelle che la calunnia per se stessa ci offre, d'onde apertamente si
vede, quanto incerti sieno stati gli autori della medesima, in quanto
essi non hanno saputo a che cosa attribuire la necessità in cui sieno
gli Ebrei di provvedersi di questo sangue.
Perocchè gli uni dicono: 1) gli Ebrei hanno bisogno del sangue dei
Cristiani per non puzzare; altri: 2) per le loro focacce e il loro vino
della pasqua; alcuni: 3) per arrestare il sangue della circoncisione;
altri: 4) per ungere le mani dei sacerdoti quando danno la benedizione;
altri: 5) per la benedizione degli sposi; taluni: 6) per ungere i loro
morti, ai quali in pari tempo si grida all'orecchio: Se Gesù è il vero
Messia, possa il sangue di questo innocente cristiano morto sperando nel
suo Salvatore, procurarti la vita eterna; altri ancora: 7) per
facilitare il parto; alcuni: 8) per curare malattie occulte; ed altri
ancora: 9) per preparare un certo filtro. In tutte queste supposizioni
non è soltanto la discrepanza che cade sotto gli occhi, ma anche la
nullità delle medesime. Poichè in quanto alla prima non è provato che
gli Ebrei mandino un odore particolare diverso dagli altri uomini, nè
che quello si possa cangiare con del sangue, il quale nè fluido, nè
secco tramanda alcun odore. La 2, 3, 4 e 5 supposizione sono del tutto
assurde, poichè il sangue umano contaminerebbe quelle sacre operazioni.
La sesta supposizione, cioè l'unzione dei morenti, è del tutto contraria
alla fede degli Ebrei, i quali non potrebbero mai considerare come
espiatorio il sangue di un fanciullo ucciso, e molto meno in vista del
sangue di Cristo. La settima supposizione, di farne uso nei parti
difficili, ci viene per semplice ragguaglio di un Ebreo rinnegato di
nome Brenzen, il quale, spinto da ignoranza e malignità, sparse molte
altre manifeste favole. 8) Non si sanno indicare le malattie occulte ed
incurabili degli Ebrei, per le quali deve servire il sangue di un
Cristiano, e non hanno altro fondamento se non che in un libercolo molto
frivolo, di cui corre voce che vi sia la descrizione delle malattie
particolari a ciascuna tribù, mentre è pur noto che la distinzione delle
tribù d'Israele è già da lungo tempo andata perduta. 9) Secondo anche
l'opinione di quelli che ancora credono ai filtri non può alcun altro
sangue servire per formarne una bevanda che ispiri amore, tranne quello
della persona verso cui si vuoi destare l'affetto, e non si può
comprendere qual amore gli Ebrei vogliono far nascere col sangue dei
bambini cristiani; laonde in tutte queste asserzioni risultano
l'inverisimiglianza e la nullità.
III. Se veniamo ora ai principii ed alle leggi fondamentali della fede
degli Ebrei, troviamo che questa non può in verun modo tollerare l'uso
del sangue di fanciulli uccisi, e conseguentemente l'uccisione di essi.
È principalmente noto con qual rigore gli Ebrei osservano la legge dei
cibi puri ed immondi, e quanto debbano essere rilassati prima di
mangiare, per esempio, la carne di porco. Or dunque il sangue
principalmente, e tanto più il sangue umano, è fra i cibi vietati.
_Lev._ 17. Così fra i comandi di Mosè che sono in alta riverenza presso
gli Ebrei, sta la proibizione del sangue. _Gen._ 9, v. 4, nè può alcun
Ebreo fruirne nè per cibo, nè per medicina. Non si può fare a meno di
ripetere qui le parole di Tommaso al re Alfonso tolte dall'ebraico
_Scevet Jehudà_: Ecco noi abbiamo veduto che un Ebreo non mangia sangue
di tutto ciò che ha vita, anzi riguardano come proibito il bere il
sangue dei pesci, dei quali i Talmudisti pure dicono che non merita il
nome di sangue, perchè l'Ebreo non vi è abituato, sebbene egli veda che
molti popoli ne mangiano; e quanto più orrore deve destare nell'Ebreo il
sangue umano, del quale egli non ha veduto che alcun altro uomo faccia
uso! Il re può accertarsi della cosa anche da questo che se un Ebreo
mangiando fegato (od altra, cosa dura a masticare) gli venga sangue dai
denti o dalle gengive, non continua a mangiarne se prima non l'ha
nettato. È cosa nota che l'uomo ha in abborrimento il sangue de' suoi
simili, assai più che il proprio sangue, perchè non vi è abituato. Anzi
è da essi con tanta cura evitato il mangiar sangue, che essi, dietro i
dettami del Talmud, non mangiano nemmeno un uovo in cui si mostri una
piccola vena rossa di sangue, nè una bestia se fosse uccisa da un
uccello di rapina, od altrimenti non sia stata scannata a dovere, per
timore che non siavi rimasto alcun che di sangue. E non solamente è loro
proibito mangiare il sangue, ma anche il toccare il sangue di un uomo
morto, ed è riguardato come la più grande impurità. Noi troviamo su di
ciò la legge nel _Num._ 19, secondo la quale il toccare tutto ciò che
proviene da un corpo morto rende immondi, per il che eglino stessi non
conservano il sangue dei loro martiri se mai sia spruzzato, ma lo
lavano, raschiano, sotterrano. E con quanta esattezza non conservano
essi la legge della purità, specialmente nelle loro solennità e sacre
cerimonie, fra le quali primeggiano la Pasqua e la Circoncisione, e
quanto assurda non è la supposizione che nelle medesime si servano del
sangue di un Cristiano! Che se finalmente si volesse supporre che gli
Ebrei non sieno spinti ad uccidere dei fanciulli da un bisogno della
loro religione o superstizione, nè per alcuno degli usi fin qui addotti,
ma bensì da quello stesso odio verso i Cristiani e la loro fede, pel
quale essi per far onta a questa fede mettono in croce o martorizzano
fino alla morte i fanciulli cristiani come ne vengono allegate alle
varie storie, la quistione verrebbe a cangiarsi da quello che fu in
principio proposto; ma per altro rimane tuttavia da ponderare che mentre
simili barbarie non sono agli Ebrei comandate nè insinuate, e ch'essi
non possono sperare alcun vantaggio, ma al contrario quel solletico
ch'essi potrebbero risentire dall'onta recata con tali tragedie alla
religione cristiana, sarebbe ben lungi dal compensare il pericolo, le
sventure, l'odio, la persecuzione che avrebbero a temerne per la loro
propria religione, non è credibile che volessero intraprendere tali
orribili azioni, cui si oppongono la ragione e l'umanità.
E qui non puossi far a meno di convenire coll'intelligente Basnage nel
succitato luogo, ove dice: È da temersi, che anche queste pretese
crocefissioni di fanciulli cristiani non sieno state generalmente altro
che pretesti per aizzare sovrani e popoli contro gli Ebrei: e più
avanti, simili storie gli sembrano molto sospette, perchè sempre
congiunte a manifesta crudeltà ed ingiustizia per parte dei cristiani, i
quali invece di punire quelli soltanto che in seguito ad una sufficiente
investigazione giuridica fossero trovati colpevoli, formavano un
processo tumultuario, e innocenti e rei erano tratti a morte, purchè
fossero ebrei; che in ogni tempo simili sollevazioni del popolo rendono
la cosa incerta, perchè suole dietro una vaga diceria ammutinarsi ed
essere causa dell'esecuzione, prima che siasi fatto campo ad un'ordinata
investigazione. A conferma di ciò non possiamo a meno di riportare dagli
annali di Bzovio ciò ch'è accaduto di simile in Praga nell'anno 1395.
Erasi sparsa voce che dagli Ebrei fosse stato flagellato e crocefisso un
fanciullo cristiano, ed il popolo era per questo nel più grande
inasprimento; e siccome temevasi che aspettando il ritorno del re
Venceslao, che era assente, potesse egli ponderare la cosa ed
investigare, specialmente essendosi egli esternato che in mezzo all'ira
si deve ricordarsi della clemenza, così senza attendere la di lui
presenza si fece un gran massacro, uccidendo quanti Ebrei si
incontravano, senza alcuna distinzione e considerazione se fossero rei
od innocenti.
Quando da alcuni Ebrei fossero pur commesse tali iniquità non si
dovrebbero almeno attribuire all'universalità dei Giudei, in riflesso
che non sono commesse in forza dei principii della loro religione, e
soltanto come gli altri delitti dovrebbero esserne puniti gli autori,
senza ulteriori conseguenze.
Il Dio della verità e della giustizia faccia che in ogni luogo venga ad
ognuno fatta giustizia, senza distinzione di persone, e giudichi poi con
clemenza i giudici della terra.
Questo nostro teologico attestato e parere è da noi rilasciato in forma
autentica, munito del sigillo della nostra facoltà teologica.
Dato a Lipsia nell'8 maggio 1714.
(L. S.) Decano Seniore, nonchè gli altri dottori e professori
della facoltà teologica presso l'Università di Lipsia.
Visto, concorda col suo autentico e vero originale in ogni
punto e clausola.
(L. S.) Tanto certifico io sottoscritto. In fede. Giovanni
Sigismondo Tellemann, pubblico notaio per autorità imp.
(355) Così il testo; ma più correttamente Limneo (_Limnaeus_), nome col
quale era conosciuto Giovanni Wirn pubblicista e storico tedesco, nato a
Jena nel 1592, morto nel 1663. Fra le varie sue opere ricordiamo: _Juris
publici imperii romano-germanici_, lib. IX. (Strasburgo, 1629–1632, 3
vol. in-4º), cui son da aggiungersi i 2 volumi di supplemento qui citati
col titolo: _Additiones_ (1650–1660), e che costituiscono il primo
trattato completo sulla costituzione dell'impero.