XVI.

Finirò la mia storia con lo strazio, lo spasimo che mi tiene in vita. E

mi bisogna pur dirlo il perchè ho scritto finora, comprimendo in cuore

un dolore insanabile per rammentar fin particolari della verità che

talvolta facessero sorridere!

Oh io non ho voluto soltanto dolermi della giustizia umana che si

lasciò sfuggire un colpevole!

Narrando tutto della mia storia io ho avuto per iscopo il mistero

dell'esistenza umana.

Dopo uno stato di infelicità morbosa, con l'amore, l'errore, il

rimorso, il sacrificio io ero riuscito a concepire altrimenti la vita

e credevo essere divenuto degno della felicità. Valendomi sin della

fosca tragedia del risaiuolo io avevo elevato la mente a considerare la

felicità della vita!

Ma che dico di me? Ortensia, Ortensia che io e la sventura traemmo

a così lungo soffrire, Ortensia che da tanti turbamenti e affanni fu

risollevata, per la energia del suo spirito a quella fede nella vita

ch'ella solo aveva potuto ridarmi, Ortensia io credevo meritasse di

essere felice!

Ebbene: io domando se il caso, solo il caso, o la malvagità di un

uomo, solo la malvagità di un uomo, potè arrestarci al punto di toccare

la meta; o se fu piuttosto il destino non mio, non d'Ortensia, ma il

destino che pesa su tutta l'umanità. Io domando se quando ero caduto

in così squallida miseria di pensiero e di cuore e quando la vita

pareva anche a me inutile miseria, io non ero più nel vero allora che

dopo, quando con vigoroso animo e intensa vitalità percepivo tutte le

gioie dell'esistenza e con sguardo inebbriato d'avvenire vedevo come

fosse mio l'universo. O — io mi domando — fui travolto dalla fatalità

per una colpa di cui mi sfugge La conoscenza?... O la colpa che meritò

tanto castigo fu il mio pessimismo non abbastanza punito, la mia antica

disperazione e tristezza?

Ma chi mi risponde? Io sono qua solo, in faccia al Destino; e mi

par d'esser solo a interrogarlo con l'animo sopraffatto da tutta

l'infelicità umana....

In faccia al destino · 第 69 / 75 题