XV.

E perchè la vecchia Rita faceva bagnar dalla guazza e imbiancar

dal sole la tela più fina ch'essa tessè al tempo delle sue materne

speranze? Un corredo di tovaglie e tovaglioli era forse il dono che

destinava alle mie nozze. — E perchè il Biondo si era dato a rilevar di

scalpello sul legno, lavorando zitto e cheto e accarezzando l'opera con

sguardo d'artista, di dietro gli occhiali e di sotto le cateratte? Non

componeva una delle solite casserelle: forse una culla?...

Solo affliggeva il povero Biondo il prossimo obbligo d'indossare, per

la prima volta in vita sua, un vestito pienamente nero. — Il sarto, che

glielo faceva, andava propalando per tutto il paese che sarebbe appunto

il Biondo uno dei testimoni al matrimonio del dottor Sivori. Sempre

fortunato quel vecchio!

È già nella tabella delle pubblicazioni matrimoniali, appesa nell'atrio

del Municipio, si leggevano insieme il mio nome e quello di Ortensia.

Se non che a non pochi quel cognome di Moser urtava i nervi; le ragazze

di Molinella si chiamano più alla buona; nè perciò ve n'era alcuna

disposta a ritenersi inferiore per bellezza a una straniera, francese

o inglese o tedesca che fosse, e per bella che fosse! Intanto Ortensia

ripeteva: — Sono contenta! —, con la stessa vivacità d'una volta. Era

contenta perchè avevo acconsentito che si celebrassero le nozze non a

Milano o a Bologna, ma al mio paese; era contenta perchè un giardiniere

disegnava aiuole nel prato della mia vecchia casa, e perchè nelle

vecchie camere si rinnovavano le tinte e le stampe senza mutarle....

— Ma tu, mamma, non sei contenta?

— Che vuoi? — Eugenia le rispose una sera. — Stento a credere che devi

lasciarmi anche tu.

Per abituarsi a questo pensiero Eugenia si pose al collo il vezzo di

perle che portava lei quand'era fidanzata....

Ed io benedicevo il giorno che nacqui, se fin da quel giorno m'era

destinata la felicità che m'attendeva imminente; benedicevo le

tristezze della mia fanciullezza pensosa e della mia adolescenza

solinga; benedicevo le audacie e gl'inani sforzi della giovinezza

ambiziosa e le rodenti invidie e le frenesie dell'orgoglio, indomito

prima e poscia abbattuto, se per tutti questi mali avevo meritato il

bene che mi attendeva; benedicevo la mortificazione delle energie

fisiche in cui m'ero annichilito e l'intorbidamento della mente

e l'abbassamento dello spirito, se m'erano stati mali necessari

affinchè tanta gioia mi venisse con la guarigione, la purificazione e

l'elevazione di tutte le mie facoltà; benedicevo la scienza che pur

dopo le ruinose delusioni m'aveva serbato tanto di sè da lasciarmi

intendere, ai dì della gioia, armonie segrete e remote bellezze della

vita e del mondo; benedicevo il sentimento religioso che dai miei umili

avi mi era disceso nel sangue e che avevo rinnegato nei più oscuri

giorni, e che adesso mi rifluiva liberamente al cuore come per un

aumento di fiducia e di gaudio rivelandomi totalmente l'amore.

Benedetta sii tu da tutti i cuori che sentono e da tutte le menti che

pensano, o arcana Onnipotenza d'amore, che Ti riveli così formidabile

nella immensità dei cieli come pia nella brevità terrestre!

Sii benedetta, o amore infinito in tutto quanto ci circonda, e infinito

nel mio cuore che vuole che io ti benedica!

Così io pensavo; così io sentivo....

E non per altro che per questo, — per l'amore, — ho scritto, — capite

adesso? — la mia storia.

In faccia al destino · 第 68 / 75 题