.... Ogni giorno all'approssimare dell'ora che suo padre soleva tornare
a casa, Ortensia gli andava incontro per la viottola fra l'orto e la
vigna.
Mino restava nella sua camera perchè Claudio, rincasando, lo trovasse
a studiare; e studiava infatti, povero ragazzo, per i prossimi esami.
Ma a quando a quando, egli svagava l'occhio dalla finestra, socchiusa
per non essere visto, e invidiava la sorella che andava incontro al
padre per la viottola, al tramonto.
Così il 29 settembre. Mino è alla finestra e Ortensia è a mezza via.
Come al solito, quando sarà al pioppo sradicato, laggiù, ella siederà
ad attendere il babbo e torneranno insieme....
Quand'ecco dalla vigna sbuca, d'improvviso, un uomo; s'imbatte quasi in
Ortensia. Non è l'ortolano. È un operaio.... o un povero? Ortensia si è
fermata un istante e si rivolge: fa alcuni passi tornando indietro....
L'uomo resta immobile, con un braccio teso quasi per trattenerla.
Ortensia si ferma; si rivolge di nuovo. Parlano; si comprende dai gesti
d'Ortensia ch'essa lo sgrida. Che cosa dirà? Dirà: — Andate a lavorare,
vagabondo!
Ma perchè non chiama Cleto? Dove sarà Cleto, l'ortolano? La vigna è già
vendemmiata; e Cleto sarà lontano, nell'orto....
— Mamma, mamma! Vieni a vedere! Corri!
Mino vede; ha paura.
— Mamma! — urla subito dopo; e si slancia fuori della camera. Ha visto
quell'uomo gettarsi su Ortensia, atterrarla.... — Aiuto! L'ammazza!...