XVII.

.... Ogni giorno all'approssimare dell'ora che suo padre soleva tornare

a casa, Ortensia gli andava incontro per la viottola fra l'orto e la

vigna.

Mino restava nella sua camera perchè Claudio, rincasando, lo trovasse

a studiare; e studiava infatti, povero ragazzo, per i prossimi esami.

Ma a quando a quando, egli svagava l'occhio dalla finestra, socchiusa

per non essere visto, e invidiava la sorella che andava incontro al

padre per la viottola, al tramonto.

Così il 29 settembre. Mino è alla finestra e Ortensia è a mezza via.

Come al solito, quando sarà al pioppo sradicato, laggiù, ella siederà

ad attendere il babbo e torneranno insieme....

Quand'ecco dalla vigna sbuca, d'improvviso, un uomo; s'imbatte quasi in

Ortensia. Non è l'ortolano. È un operaio.... o un povero? Ortensia si è

fermata un istante e si rivolge: fa alcuni passi tornando indietro....

L'uomo resta immobile, con un braccio teso quasi per trattenerla.

Ortensia si ferma; si rivolge di nuovo. Parlano; si comprende dai gesti

d'Ortensia ch'essa lo sgrida. Che cosa dirà? Dirà: — Andate a lavorare,

vagabondo!

Ma perchè non chiama Cleto? Dove sarà Cleto, l'ortolano? La vigna è già

vendemmiata; e Cleto sarà lontano, nell'orto....

— Mamma, mamma! Vieni a vedere! Corri!

Mino vede; ha paura.

— Mamma! — urla subito dopo; e si slancia fuori della camera. Ha visto

quell'uomo gettarsi su Ortensia, atterrarla.... — Aiuto! L'ammazza!...

In faccia al destino · 第 70 / 75 题