Si vedrà poi il perchè io mi costringa a raccontare la mia storia. Non
la racconto, certo, per voluttà di dolorose rimembranze — le spasmodie
romantiche han stancato il mondo, — nè per dilettantismo letterario —
bel gusto parere un letterato ai medici e un medico ai letterati! — No,
no; il mio intento è non so se più umile o più alto.
Ma poichè la prima cagione di un lungo soffrire fu l'infermità che
mi condusse a Valdigorgo, bisogna pure che io accenni un po' più
chiaramente a quel che avevo.
Medico non senza qualche nozione di psichiatria, facilmente io avrei
saputo definire in altri il mio caso. In costui — avrei detto — ci
sono indizi sicuri di «lipemania», c'è «atonia della sfera psichica»,
c'è «malinconia lucida». Se non dimostra egli stesso gravi anomalie
o asimmetrie somatiche, il suo albero genealogico deve annoverare
individui colpiti da pazzia degenerativa: costui è candidato al
manicomio o al suicidio. — Così avrei detto di un altro; ma di me mi
ostinavo a pensare diversamente, e non solo perchè mi mancavano di
quelle tali anomalie o asimmetrie gravi, e non solo perchè il mio
albero genealogico, da quante generazioni ne conoscevo, non aveva
fruttato mai pazzi o lipemaniaci.
Del mio male senza dubbio c'eran cause all'in fuori dell'ordine
fisiologico. Quali cause, insomma? Vi dirò: immaginate un uomo che
credè di poter volare al cielo.... — «il sapere» disse Shakespeare
«è l'ala con cui si sale al Cielo» —, e immaginatelo quest'uomo
precipitato dall'alto del suo sogno in un abisso buio e freddo,
con addosso l'irrisione di tutto l'universo e di sè stesso. Non
comprendete? Oh come manifestarvi allora, in poche parole, la mia
miseria? Io ero vittima del mio orgoglio e mi ritenevo nientemeno che
una vittima del secolo scientifico. Nell'immenso, stupendo progresso
delle scienze nel secolo XIX avevo sorprese certe relazioni forse
sfuggite a tutti, certe comprensioni sintetiche sfuggite a tutti
nell'abuso dell'analisi; e poggiando su di esse avevo preteso di
superare i limiti della scienza.... Il meglio della mia vita era stato
sacrificato così, dolorosamente, ad apprendere la vanità de' miei
sforzi. Eran stati lunghi anni di lotta. Avanti per la verità! avanti
per la gloria!; e ogni giorno più dubitavo e soffrivo; finchè, al
crollo del mio edifizio, caddi, vinto, nel nulla. _Nel nulla!_
Forse fu ingiusta l'imprecazione di un filosofo: «Scienza, perchè
arricchisci la mente a scapito del cuore?»; forse ciò non è vero. Ma
io, che non ero più uno scienziato o che, avendo violentato il potere
della scienza, non lo fui mai, io più spaventosamente d'ogni altro
dovevo pagare il fio della mia insania: il mio cuore era esaurito; _non
sentivo più nulla_. Ecco perchè non giudicavo quest'apatia un semplice
caso di «atonia della sfera psichica».
Non basta. Negli esauriti o neurastenici è frequente la tentazione
della morte e, insieme, l'orrore della morte. Ed io pure, uomo divenuto
inutile a tutti, a tutto e a sè stesso, io pure desideravo morire e non
osavo. Ma in me non c'era un avvilimento inconsapevole: io avevo voluto
dimostrare con modo e metodo positivo che al di là della trasformazione
del nostro organismo in dissoluzione l'anima sopravvive....; e da quel
tentativo di confermare con la scienza l'antica fede mi era rimasta
l'apprensione dell'_al di là_. Ecco perchè non mi credevo semplicemente
un neurastenico. Mi credevo invece caduto non per stanchezza ma per
disperazione; e nello stesso tempo mi vedevo pessimista insanabile non
per «depressione del tono vitale», ma per la certezza che eran stati
vani i miei sforzi e sarebbero sempre vani gli sforzi della scienza a
varcare i limiti di ciò che si definì l'_inconoscibile_.
Non importa dire in che errasse, o quanto, la mia diagnosi: importa
vedere com'era grande la mia miseria. Consideravo in me effetti e
fenomeni diversi da quelli ben noti alla psichiatria, e pur scorgendone
la somiglianza con quelli, li consideravo più paurosi, d'un'entità vaga
e più vasta; la mia miseria era quindi più grande che quella di un
medico che scorga in sè stesso una malattia incurabile, con fenomeni
fisiologicamente chiari, patologicamente certi, senza tenebrose
estensioni....
Eppoi.... Eppoi, tiriamo innanzi!