II.

Alcune di quelle femmine si misero a pregare sottovoce, gli occhi

lacrimosi sul Cristo. E due altre, giovani, che s'eran piantate lì

davanti, a braccetto, lo contemplavano, mute. Una di queste sbadigliò

e mise un lungo sospiro, seccata. Come le altre, pispiglianti

giaculatorie, si voltavano:

— Be', — osservò, confusa, per dir qualcosa, — ha fatto il voto e non

gli porta nemmeno un cero....

— È vero, — disse la più vecchia. — L'uso è questo. Glie lo voglio

dire, io che l'ho visto nascere.

E se ne tornarono. Per via la vecchia lo andò prima dicendo a tutti.

Ancora si parlava del voto, da per tutto. I passanti si fermavano e

interrogavano la gente del vicolo.

— È stato un giovine che ha fatto un voto al Crocifisso.

— Dei ceri s'è scordato, — interrompeva la vecchia. — E ora ci vado

io....

Entrò nella tintoria e si mise a dire:

— Neh, don Vi', avete fatto il voto e vi siete scordato dei ceri!

— Ah, Gesù buono! — esclamò l'Amante, venendole incontro dal

retrobottega. — Avete ragione! E quanti ce ne vorranno, Nunziata?

— Dodici, questo è l'uso. E alle tre messe ci avete pensato? Fate le

cose a modo, figlio! Non gli date collera al Crocifisso nostro!...

— Avete ragione, avete ragione. Mi lavo le mani e vado pe' ceri...

La vecchia scendeva pian piano i due gradini della soglia,

appoggiandosi allo stipite con una mano e dicendo:

— Non è niente.... non è niente.... Il Signore vi darà la salute....

L'Amante si lavò le mani e uscì. Lungo la strada egli non osava levar

gli occhi, assalito come da un certo senso di vergogna per quel che

aveva fatto. Si sentiva addosso gli sguardi di tutti, quegli sguardi

lunghi, insistenti, che vi seguono fino a quando voi non siete

scomparso, che vi impicciano i liberi e inconsci movimenti del corpo e

che tolgono a' vostri passi il loro moto regolare. Sul suo cammino la

gente si aggruppava, si parlava a bassa voce, perfino gli parlava. Una

voce nasale, lenta, trascinante gli fece:

— Don Vi', coll'aiuto di Dio, statevene sicuro. La Madonna v'accompagni!

Era la cieca Marianna che stendeva la mano gialla ai passanti fin da

quando egli era bambino e scendeva col padre alla tintoria. Qualcuno le

aveva detto:

— Ecco Vito il tintore che passa.

Egli non pensò nemmeno a metterle in mano qualche soldo. Anche la

cieca sapeva del voto, lo sapevano tutti. Gli parve, appena sbucò

nella piazzetta di Santa Caterina Spina Corona, che lo sapessero pur

tutti quei giovanotti commessi di mercanti, garzoni d'argentieri,

lavoratori di sughero o di avorio, che si godevano il sole sulla soglia

delle botteghe e lo guardavano. Allora, tornando alla tintoria col

pacchetto dei ceri sotto al braccio, prese pel vicolo Astuti, risalì,

girando pel vico Sempreviva e, a un tratto, per queste vie salvatrici,

si trovò di faccia al Cristo un'altra volta. La sua tintoria era di

là, a pochi passi e quindi il vicolo s'allungava, risaliva, svoltava.

Nessuno gli badò, poichè egli veniva dalle strade di sotto e scivolava

lungo un muro cieco. Ma, a un tratto, qualcosa gli sfiorò lievemente

la faccia, gli battè sulla spalla e gli cadde appiedi di rimbalzo. Egli

guardò a terra. Era una rosa di maggio. Guardò in su. Non c'erano, sul

muro grigio, se non che le piccole finestre d'una mala casa, chiuse

da verdi persiane. Per le stecche delle persiane ancor due foglie di

rosa caddero, dolcemente, nella via. Poi non vi fu più nulla. Vito

Amante rimase lì sotto immobile, pensoso. Si guardò intorno. Ciascuno

attendeva alle cose sue. Un silenzio di pace s'era fatto e conquistava

tutta la via, da un capo all'altro. Il Cristo enorme era in una gloria

di sole.

Vito Amante, senza levare il capo, guardò ancora, per un secondo, alle

mute finestre. Poi si chinò, raccattò la rosa per lo stelo, la celò

come poteva tra il braccio e il pacchetto e scomparve nella tintoria.

Novelle Napolitane · 第 51 / 58 题