Alcune di quelle femmine si misero a pregare sottovoce, gli occhi
lacrimosi sul Cristo. E due altre, giovani, che s'eran piantate lì
davanti, a braccetto, lo contemplavano, mute. Una di queste sbadigliò
e mise un lungo sospiro, seccata. Come le altre, pispiglianti
giaculatorie, si voltavano:
— Be', — osservò, confusa, per dir qualcosa, — ha fatto il voto e non
gli porta nemmeno un cero....
— È vero, — disse la più vecchia. — L'uso è questo. Glie lo voglio
dire, io che l'ho visto nascere.
E se ne tornarono. Per via la vecchia lo andò prima dicendo a tutti.
Ancora si parlava del voto, da per tutto. I passanti si fermavano e
interrogavano la gente del vicolo.
— È stato un giovine che ha fatto un voto al Crocifisso.
— Dei ceri s'è scordato, — interrompeva la vecchia. — E ora ci vado
io....
Entrò nella tintoria e si mise a dire:
— Neh, don Vi', avete fatto il voto e vi siete scordato dei ceri!
— Ah, Gesù buono! — esclamò l'Amante, venendole incontro dal
retrobottega. — Avete ragione! E quanti ce ne vorranno, Nunziata?
— Dodici, questo è l'uso. E alle tre messe ci avete pensato? Fate le
cose a modo, figlio! Non gli date collera al Crocifisso nostro!...
— Avete ragione, avete ragione. Mi lavo le mani e vado pe' ceri...
La vecchia scendeva pian piano i due gradini della soglia,
appoggiandosi allo stipite con una mano e dicendo:
— Non è niente.... non è niente.... Il Signore vi darà la salute....
L'Amante si lavò le mani e uscì. Lungo la strada egli non osava levar
gli occhi, assalito come da un certo senso di vergogna per quel che
aveva fatto. Si sentiva addosso gli sguardi di tutti, quegli sguardi
lunghi, insistenti, che vi seguono fino a quando voi non siete
scomparso, che vi impicciano i liberi e inconsci movimenti del corpo e
che tolgono a' vostri passi il loro moto regolare. Sul suo cammino la
gente si aggruppava, si parlava a bassa voce, perfino gli parlava. Una
voce nasale, lenta, trascinante gli fece:
— Don Vi', coll'aiuto di Dio, statevene sicuro. La Madonna v'accompagni!
Era la cieca Marianna che stendeva la mano gialla ai passanti fin da
quando egli era bambino e scendeva col padre alla tintoria. Qualcuno le
aveva detto:
— Ecco Vito il tintore che passa.
Egli non pensò nemmeno a metterle in mano qualche soldo. Anche la
cieca sapeva del voto, lo sapevano tutti. Gli parve, appena sbucò
nella piazzetta di Santa Caterina Spina Corona, che lo sapessero pur
tutti quei giovanotti commessi di mercanti, garzoni d'argentieri,
lavoratori di sughero o di avorio, che si godevano il sole sulla soglia
delle botteghe e lo guardavano. Allora, tornando alla tintoria col
pacchetto dei ceri sotto al braccio, prese pel vicolo Astuti, risalì,
girando pel vico Sempreviva e, a un tratto, per queste vie salvatrici,
si trovò di faccia al Cristo un'altra volta. La sua tintoria era di
là, a pochi passi e quindi il vicolo s'allungava, risaliva, svoltava.
Nessuno gli badò, poichè egli veniva dalle strade di sotto e scivolava
lungo un muro cieco. Ma, a un tratto, qualcosa gli sfiorò lievemente
la faccia, gli battè sulla spalla e gli cadde appiedi di rimbalzo. Egli
guardò a terra. Era una rosa di maggio. Guardò in su. Non c'erano, sul
muro grigio, se non che le piccole finestre d'una mala casa, chiuse
da verdi persiane. Per le stecche delle persiane ancor due foglie di
rosa caddero, dolcemente, nella via. Poi non vi fu più nulla. Vito
Amante rimase lì sotto immobile, pensoso. Si guardò intorno. Ciascuno
attendeva alle cose sue. Un silenzio di pace s'era fatto e conquistava
tutta la via, da un capo all'altro. Il Cristo enorme era in una gloria
di sole.
Vito Amante, senza levare il capo, guardò ancora, per un secondo, alle
mute finestre. Poi si chinò, raccattò la rosa per lo stelo, la celò
come poteva tra il braccio e il pacchetto e scomparve nella tintoria.