Al giovedì seguente, come Vito Amante, dopo aver chiusa la bottega,
rincasava, la moglie d'Annetiello il cocchiere, la quale se ne stava
a guardar nel vicolo, impiedi, col gomito sul canterano, gli fece un
segno, sorridendo.
— Don Vi'! Entrate un momento perchè vi devo parlare.
L'Amante, col mazzo delle chiavi in mano, si era fermato sulla soglia
del «basso».
— Entrate, — disse la donna, — qui dentro non piove.
— Quali comandi? — disse Vito.
— Preghiere. Prima di tutto, voi come state?
— Meglio assai. Per voi non c'è da far domanda perchè mi sembrate
Pasqua rosata. Be'?
— Non vi volete sedere?
— Donna Amalia mia, non ho mangiato ancora.... Ho.... scusate, ho
appetito....
— Buon segno. Così vi voglio. Segno di salute. Dunque, sentite, don
Vi'....
Ma tacque, irresoluta, grattandosi il mento con la punta dell'indice
e guardando un po' Vito un po' il San Giorgio che aveva sul canterano,
sotto una campana di vetro.
— Io non so come ve lo devo dire.... — mormorò, dopo un momento. — Non
trovo le parole....
Subitamente, vincendo ogni indugio:
— È vero — domandò — che vi siete messo a far all'amore con Cristina la
capuana?
Vito diventò pallido e balbettò:
— Io?... E chi ve l'ha detto questo?...
— È vero o no?
Allora Vito la guardò fiso. Ella aveva tutta la faccia illuminata dalla
lampada del San Giorgio.
— Mettiamo che fosse.... — articolò, lentamente. — E a voi che ve ne
importa?
— A me?! — esclamò la moglie del cocchiere, battendosi in petto. — E
cosa volete che me ne importi? Questa è bella!
— E allora perchè me l'avete dimandato?
— Come dite?
— Dico perchè me l'avete dimandato?
— Per curiosità.
— Vi fa piacere di saperlo?
— Mi fa piacere.
— Be', allora, giacchè vi fa piacere, io vi dico sissignore, faccio
all'amore con Cristinella la capuana.
La moglie del cocchiere taceva. Lui faceva ballar nelle mani il mazzo
delle chiavi.
Dopo un silenzio di due o tre secondi Vito Amante mormorò:
— E buona nottata.
— Sentite, Vito!
Egli era già nella via. Ritornò lentamente.
— Altri comandi?
— Sentite. — disse la moglie del cocchiere, io ve lo voglio dire come
una sorella....
E la voce le tremava e le mani tormentavano il grembiale.
— .... Voi siete sulla mala strada, Vito. Pensateci bene a quello che
volete fare.... È per scrupolo di coscienza, non mica per altro che ve
lo dico. Sentite, vi pare a voi, che siete un giovane onorato, vi pare
a voi che una di queste femmine possa starvi a fianco? Voi volete far
ridere la gente sul vostro cammino, voi volete dare un gran dolore a
mamma vostra e a quel sant'uomo ch'è vostro padre. E un gran dolore lo
avrete anche voi, Vito, non vi fate belle speranze. Chi nasce quadro
non può morir tondo....
Vito la interruppe.
— Avete finito? Posso parlare io?
— Voglio dirvi ancora una parola. Che femmina è questa Cristina? Ha i
denti scritti, ha la faccia lentigginosa, ha la salute d'una caraffa
di vetro. Almeno, se volete fare la sciocchezza, pigliatevi una
che abbia il colore in faccia! Ma voi non ve la sposerete Cristina,
metterei la mano sul fuoco! No, che non la sposerete, Vito! E se volete
scommettere, tant'è vero, io ci scommetto. Una scampagnata al Vomero, e
vi ci conduco io nella carrozza d'Annetiello!...
Rideva, ma rideva falso. Il suo sguardo palpitante non cessava
d'interrogare il tintore.
— Ora che avete finito, — disse questi, serio serio, — due parole
anch'io. Due settimane fa stavo male, e voi la sapete la mia malattia.
Verso mezzodì, mentre stingevo uno scialle nel rosso ci ho sputato su,
rosso, anch'io. Capite? E non mica una volta sola. M'è parso che la
concia per lo scialle mi volesse uscire dal petto, donn'Amà, e vi giuro
sull'anima mia che è stato un brutto momento....
La donna mormorava:
— Oh, Dio! Dio!... Non lo dite.... Non me lo dite!...
— Be', allora, io non so.... voltandomi dalla parte della strada ho
visto il Crocifisso.... Ha tanto patito pure lui!... Una voce, qui
dentro, mi diceva: Va e buttategli ai piedi! Così è stato che ho fatto
il voto.
Seguì un silenzio. Vito ansimava lievemente e aspettò un poco per
ripigliar fiato. L'Amalia non lasciava di contemplarlo, il gomito sul
canterano, la guancia nella mano.
— Come è stato che ho conosciuta Cristina? Ora ve lo dico. È stato
nello stesso giorno. Io passavo sotto la casa sua e lei m'ha gettato
una rosa dalla finestra. Ho mandato, con una scusa, un garzone mio
a dimandare lassù. Lui è pratico. A sera è venuta Cristina alla
tintoria....
Si fermò ancora un pezzetto. Sorrideva, come a un dolce e onesto
ricordo.
— Eravamo soli. Lei m'ha raccontata la sua storia e m'ha pur detto che
mi conosceva di vista, che sapeva della disgrazia mia da quando era
venuta a Napoli. Ella è di Capua, perciò la chiamano la capuana.
La moglie del cocchiere lo interruppe:
— E.... le avete promesso?...
Il tintore rispose brevemente:
— Che l'avrei sposata.
— No! — fece l'Amalia, a mani giunte. — Non lo dite più! Questa non è
parola che dovete profferire!
Lui, tranquillamente, soggiunse:
— Io ho fatto il voto a Cristo crocifisso, davanti al popolo, donn'Amà!
Al voto non si manca; è sacrilegio. E poi....
Stese la mano e disse:
— Via, buonasera....
— E poi? — chiese la moglie d'Annetiello.
— Niente. Buonasera.
E stendeva la mano. Ma lei non moveva la sua e insisteva ansiosamente:
— Ma dite!... Volevate dir qualche cosa.... Dite! E poi che?...
Lui rispose, traendosi lentamente addietro:
— E poi le voglio bene, ecco.
— Sì?... — fece donn'Amalia, con voce soffocata.
— Sì. Buonasera.
Ella potette appena balbettare:
— Buonasera....
E si buttò prona sulla sponda del letto, le braccia stese,
singhiozzando, addentando le coltri.