E quanto alla Poesia, ricordiamoci sempre, o Signori, che il primo,
il vero, l'_insuperato_ Rinascimento, è in Dante. Dopo lui, non
c'è progresso. Come hanno potuto alcuni critici recenti affermare
che il _Sentimento della Natura_ e il _Sentimento umano_ cominciano
nella nostra poesia col Petrarca? Tutte le volte che Dante dipinge
scene naturali, dal cielo stellato alle pecorelle, dal turbine a un
uccellino, rimane insuperato non solo dal Petrarca, ma da quanti poeti
hanno cantato in Italia per cinque secoli. Solo il Leopardi, qualche
rara volta, gli si avvicina. Dante rimane il tipo del vero umanista;
perchè adora l'antico, ma non abdica mai nè la sua fede, nè la sua
epoca, nè la sua personalità. Egli solo nel suo tempo è grande poeta e
grande scienziato — dopo lui la poesia e la scienza fanno in Italia un
deplorevole divorzio. Nè si ripeta la solita storia delle dissertazioni
_teologiche_. Dante è sommo e unico non _per_, ma _malgrado_ i suoi
Canti teologici.
E il Sentimento umano? Non solo egli lo espresse in modo sovrano prima
del Petrarca; ma espresse _tutti_ i sentimenti umani: talmente che
anche oggi, dopo tanti secoli, non possiamo in questo paragonargli
_nessuno_, almeno in Italia. Pensate! Manfredi, Casella, Piccarda,
Farinata, Pier delle Vigne, Buonconte, Sapia, Francesca, Ulisse,
Ugolino, Filippo Argenti, Sordello, Romeo!
.... “Ma le soavi, divine elegie del Petrarca, ma il colorito del
Poliziano....„ Benissimo, — ma in Dante c'è ogni cosa: è una sinfonia
orchestrale dove c'è l'organo solenne, e il violino appassionato, e le
note ardenti della tromba di guerra, e i sospiri del flauto. Quando
Dante è elegiaco, è più soave e più patetico di tutti i Petrarca del
mondo — quando Dante colorisce, non gli son paragonabili che Tiziano
e Velasquez — e nei sinistri crepuscoli; o nelle tragiche tenebre,
Rembrandt.
I _quattro_ Classici!!... Ma fra Dante, e il più grande degli altri tre
che è l'Ariosto, ci sarebbe posto almeno per altri due o tre poeti. Di
Dante può dirsi ciò che il Petrarca cantò della Vergine:
Cui nè primo fu, simil, nè secondo.
Per trovargli un _compagno_, bisogna uscire d'Italia — e non ne
troviamo che _uno_: Guglielmo Shakespeare.
E come impallidisce anche tutta questa Lirica del Quattrocento,
paragonata a certi accenti lirici della _Vita Nuova_ e del
_Purgatorio_, non solo come sentimento e immagini, ma anche come
pura _forma_ poetica! Dante resta incomparabilmente primo anche come
artefice di versi nel tecnicismo del ritmo, come _stilista_. Ha certe
audaci e felici inversioni, certi effetti di colore e di suono, da fare
impallidire i più consumati maestri della parola poetica, da Goethe a
Victor Ugo, dal Foscolo a Tennyson, dallo Shelley al Carducci.
Perchè notate, o Signori, che nei poeti del Quattrocento, accanto a
versi bellissimi, a strofe perfette, trovate versi deboli o manierati,
l'epiteto ozioso e insignificante, la _zeppa_: un lavoro di mosaico
e di tarsia, dove manca la pastosità del cemento, il magistero
dell'artista sommo che sa dir tutto, e tutto bene, e sempre bene.
Ah! se insieme ai tanti, ai _troppi_, commenti filologici, filosofici,
teologici, storici, archeologici, che abbiamo della _Divina Commedia_,
ne avessimo uno _estetico_; si vedrebbe come i caratteri essenziali
dell'arte moderna, il naturalismo, la malinconia, la passione, son
caratteri essenziali della poesia Dantesca — e come Dante, nonostante
la sua scolastica e la sua teologia, è il più _moderno_ di tutti i
poeti italiani. E si deplorerebbe che i poeti che gli succedettero,
invece di svolgere quel che era in germe nel Divino Poema, si
ostinassero nella sistematica riproduzione delle forme grecolatine.
In Dante era l'ode, l'eloquenza, la satira politica, sopratutto il
dramma. Non vi si badò. Si preferì di copiare Ovidio e Terenzio, il
Decamerone e il Petrarca — e si ebbero due secoli di Canzonieri noiosi,
di laide Novelle, e di Commedie copiate. E tutta questa roba si chiama
anche oggi _letteratura classica_ e se ne infarciscono le Storie
letterarie e le Antologie per le scuole: certe storie letterarie, certi
_Manuali_, dove si parla a lungo del Segneri e non è neppur rammentato
il Savonarola — dove si parla diffusamente e si danno estratti della
_Tancia_, e non è neppur ricordato Carlo Goldoni; perchè il Savonarola
e il Goldoni scrivono in _cattiva lingua_.... Tanto è vero che da noi,
per troppo amor della lingua, si perde spesso il _cervello_.
Ho detto che anche come _artefice di verso_, Dante è superiore a tutti
i poeti del Rinascimento, non escluso il Petrarca.
Mi basti ripresentare alla vostra memoria e alla vostra ammirazione i
versi descriventi la fiamma che parla, il gemito di una testa recisa,
le piante animate e sanguinanti, le trasformazioni di uomo in serpente,
l'uccello mattutino, le pecorelle che escon dal chiuso, l'anima che si
dilegua cantando, i versi sull'ora del tramonto, quelli sull'alba di
maggio....
E le note di suprema malinconia, i versi patetici, com'egli solo sa
fare?
Deh, quando tu sarai tornato al mondo,
E riposato della lunga via....
Ricorditi di me che son la Pia.
Indi partissi povero e vetusto.
E se il mondo sapesse il cuor ch'egli ebbe
Mendicando sua vita a frusto a frusto
Assai lo loda e più lo loderebbe.
Ed è lo stesso poeta che ha scritto:
Quand'ebbe detto ciò, con li occhi torti
Riprese il teschio misero co' denti
Che furo all'osso come d'un can forti.
e:
A te sia rea la sete onde ti crepa
. . . . . la lingua e l'acqua marcia
Che il ventre innanzi agli occhi sì t'assiepa.
E i versi _passionati_, dai primi, incerti, deliziosi sogni d'amore,
fino all'ebbrezza, fino al delirio?...
Quanti dolci pensier, quanto desio,
Menò costoro al doloroso passo!
. . . . . . . . . . . . .
Questi, che mai da me non fia diviso,
La bocca mi baciò, tutto tremante....
È un grido umano, che cuopre e soffoca tutti i melodici sospiri per
tutte le Laure dei cento _Canzonieri italiani_.
Se la parte scolastica e scientifica della _Divina Commedia_ ci
apparisce un po' come natura morta, tutta la parte umana e poetica
è immortalmente giovine e viva: perchè la scienza è progressiva, e
perciò ha sempre un valore relativo, — ma la Poesia (la vera Poesia)
è assoluta, e perciò inalterabile. Copernico offusca Tolomeo, Cuvier
eclissa Buffon, Darwin eclissa Lamarke, — ma Dante non scema d'un
raggio l'aureola sfolgorante d'Omero — nè Shakespeare attenua di
un grado la gloria sovrana di Eschilo. Nè tutti gli splendori del
Rinascimento, dal Petrarca all'Ariosto, nè tutta la grande poesia
moderna da Goethe al Leopardi, offusca minimamente la gloria
_trascendentale_ della Divina Commedia.