abbraccia pure Blevio e Brunate, e sull'altra sponda Urio, Moltrasio,
Rovenna, Piazza, Cernobbio, Maslianico. Male alcuni l'appellarono
Pieve di Zelbio. Non fuvvi mai alcuna terra col nome Zesio, ma questo
è un vocabol corrotto della voce _ecclesia_. I Canonici della Chiesa
maggiore eran ne' vecchi secoli i parrochi di tutti questi distretti.
Essi al presente in certi giorni fissi si recano a quelle Chiese
in contrassegno dell'antica prerogativa; pure questo diritto delle
stazioni soffre ora le controversie mercè l'umana inquietudine contro
vetuste giurisdizioni.[78]
Ora noi voghiamo in quella parte di acque, che il prospetto ne offre
di tanti edifizj, che adornano il Borgo Vico, ma pieghiamoci a manca
radendo il lido, dove piomba sovra lunghissime erbe il Toé, picciol
ruscello talvolta secco, che dal monte mettesi tenebroso al sasso,
d'onde cade precipitevole. Già ne alletta il guardo Perlasca, ma il
nome non ne inganni. Altre volte Perlasca era terra per la nobiltà de'
suoi abitatori e la eleganza degli edifizj assai celebre. Se ne veggono
tuttor le ruine in parte, e sofferse quella la fortuna medesima, che
Torno. Ora coll'appellazione stessa stassi al lido la villa de' Conti
Tanzi. Appartenevan anticamente le di lor case alla pontifizia famiglia
Odescalchi, e corre anzi voce, che in una di quelle nascesse Innocenzo
XI[79]; ma io so, che fu battezzato in S. Benedetto di Como nel 1611,
come il dimostrano i libri del parroco a pagina 70.
La villa dei Tanzi fu onorata da Leopoldo II, il qual fermovvisi
a pranzo nel 1791. [PERLASCA o VILLA TANZI] L'allegria e il gusto
dei giardini v'attirano i curiosi. Avvi senza stento una idea delle
vaghezze Inglesi e Cinesi. Spuntan dagli scogli gli aloè, e varj
arbusti americani. I mirti e i leandri non vi temono il freddo. Vi
si forzò anche la natura, e la scabbra spalla del monte riformossi a
leggiadro viale, che cinto di ben vegnenti alberi producesi fin quasi
a Torno. Qua e là si nudarono a bella posta i macigni della terra,
che v'era. Per lo contrario dall'altro lato hannovi orti più larghi,
e v'ha pensiero d'estenderli fin verso allo scoglio, da cui scopresi
Blevio.[80]
Blevio dividesi in sette gruppi di case, [BLEVIO] onde corre il
proverbio delle _sette città_. Vi manca pianura, ma non vi mancan
vigne. Guardano però il sol cadente, onde i vini son piccioli. Vive
in Vienna nativo di questa terra l'Artaria, che ha commercio grande
di tipografia, di musica e di stampe in rame. Presso Blevio pure
soggiorna talora in un suo ameno casino da lui detto facetamente
_Versaglia_ Pasqual Ricci maestro di cappella in Como, ed uomo noto a'
filarmonici.[81]
Ma da Blevio poi succedono scogli sino a Geno. [GENO] La fontana
magna e il tugurio detto il Mirabello non meritano il nome, di cui
godono. Voglion bensì menzione da noi i bei giardini, che circondano
l'agiata abitazion recente della marchesa Cristina Menafoglio Ghilini.
Comperò ella, mentre il Luogo pio stavasi sotto al regime d'un sol
amministrator regio, nel 1790 que' fondi e quelle case dall'Ospedal
di Como, le quali serviron già per ricovero agli appestati e per
lazzaretto, e denominavansi S. Clemente di Zeno, ove pria ancora v'era
un chiostro d'Umiliate. Quando v'edificò la Marchesa, dovettesi toccar
anche la chiesuccia, e si scoperse allora una lapide con triplice
iscrizione. Quindi vi si sospettò antica villa e sepolcreto d'illustri
Romani. Ma questi epitafi son cosa cristiana sotto il Consolato di
Flavio Cecina Basilio, il qual acadde nel 463 dell'era nostra. Il sig.
Don Antonio dei Marchesi Andreoli ebbe la bontà di ricopiarmeli con una
penna diligentissima e sono i seguenti:
HIC REQVIESCIT A.....
GRATA DEO PVELLA QVÆ VIXIT
IN SECVLO. ANN. PL. M. LV.
HIC REQVIESCIT. PRINCIPIVS
QVI VIXIT IN SECVLO ANN. PL. M. III.
HIC REQVIESCIT AVRORA SPECTA
BILIS ET. PENETENS F. QVÆ VIXIT IN
SECVLO ANN. PL. M. LX DEPOSITA
SVB. D. KAL. SEPTEBRIS. BASILIO
V. C. CONSVLE.
Nel fatal contagio del 1630 si tumulavan ivi i cadaveri degli infelici,
come potei rilevare dai libri mortuarj dell'Arcipretura di S. Agostino.
Qual orrore non è egli mai lo scorrere le carte di que' dì, e vedervi
i testamenti rogarsi sulle strade, e sulle piazze da notai, che passano
frettolosamente a cavallo, e dalle finestre odono le ultime volontà dei
moribondi!
Giacchè da tal pensiero il cuor si commuove, e risentesi l'umanità, non
so pur contenermi dal metter querela, perchè o prima, o nell'atto del
vendersi Geno mai non siasi diroccata parte dei muri fiancheggianti
il lago, onde formarvi una spiaggia, che le vite avria salvate di
tanti! Non v'è promontorio per naufragi più infame, nè basta a torre le
calamità il convenuto porto, onde io reco opinione, che ben volontieri
la provincia tutta Comense dovrebbe concorrere alla salutare spesa di
formar poco sopra Geno un banco d'arene a gran pietroni frammescolate,
su cui potessero gittarsi i naviganti contro le rabbie dei venti
turbinose.
Appoggiasi a volgar voce l'esistenza d'un antica strada, ma ne' tempi,
che il Lario tenevasi a più umil livello, vi sarà stata spiaggia
continua da Como a Geno lungo il lido. Anche ora in qualche vernata
le acque sono sì basse, che si può andarvi sulle ghiaje, ma quando vi
si formasse una strada, non vi potria essere ne' mesi freddi più atto
passeggio, mentre quel lato è dal sole investito in guisa, che vi si
scambia in maggio il gennajo.[82]
Quasi sul nudo dorso del monte stassi il casin del Sasso, ove
il fratello di Cristoforo Arnaboldi educa bei fiori, mentre poi
Cristoforo, che già si fece noto col valore del canto prosiegue ad
arricchirsi in Russia colle felici vendite e compere, e la singolar
cognizione in gemme e cammei, il perchè imprende frequenti in Italia i
viaggi.
Alla Nocetta son pur due villette di cittadini ben collocate pel
verno, e d'indi a pochi passi comincia il sobborgo di Curignola
ossia Coloniola, che oggi dalla Chiesa arcipretale prende il nome di
Sant'Agostino.
Su questo lido stanno le Lavandaje col viso abbrostito al sole, nè
vi mancano i setificj. Ivi compiam la navigazion nostra, e dopo lungo
riposo nella gondola non potrà, che riuscirci caro un passeggio nel bel
suburbano della Gallietta spettante al Cavalier Flaminio della Torre
di Rezzonico,[83] nel quale troveremo unita l'eleganza all'amenità.
Nell'ingresso, e nell'uscita da quel suburbano non ci sia grave di
donare un guardo alle muraglie, che già il chiostro cingevano degli
Eremitani. In essa a fresco rappresentasi l'apparizione del Redentore a
S. Agostino in foggia di pellegrino. Mi sorprese quella anche assai più
fin che non iscopersi essere una copia della nona tavola di quel libro
eccellente, in cui nel 1624 lo Scheldt Bolswert effigiò la vita di quel
solenne dottore con bulino, che seppe emular le opere di Vandick, e
Rubens.
IL FINE.
NOTE
[1] La guerra de' Milanesi e de' Comaschi fu rozzamente descritta in un
poema latino dal contemporaneo Anonimo Cumano, che vuolsi dell'illustre
casa Raimondi; e l'eccidio di Como fu nobilmente cantato dal Conte
Carlo Castone della Torre di Rezzonico in un poemetto italiano stampato
nel tom. II, p. 135 delle di lui opere.
[2] Nella fortezza di Baradello morì miseramente nell'anno 1278 Napo
Torriani, fattovi rinchiudere da Otton Visconti in una gabbia di
travi. La morte di Napo somministrò l'argomento d'una tragedia al sig.
Giovanni Battista Nasi attual R. I. Direttore delle Poste in Como,
Pastor Arcade, e Socio di varie accademie. Al sig. Nasi non si può
negare facil vena in poesia.
[3] I Veronesi sforzansi di contrastare a' Comaschi la pertinenza di
Plinio Seniore; ma iscorge affatto vani i loro sforzi chiunque voglia
appena consultare le Pliniane disquisizioni del Conte Anton Gioseffo
Rezzonico. La pubblica opinione però rese giustizia a Como, e questo
Plinio leggesi Comasco nelle tavole cronologiche inserite nel Compendio
di Geografia Universale del Guthrie.
[4] Vedesi la morte di Plinio dipinta sul sipario del nuovo Teatro di
Como. Per altro Plinio su d'un sipario, ed un sipario rappresentante
una morte le sono cose, che a molti non sanno troppo quadrare.
[5] Sono già otto secoli che l'illustre Casato dei Giovj gode singolari
diritti e distinzioni. Federico Barbarossa gli concesse di portar nello
stemma l'Aquila Romana; Carlo Quinto Imperadore vi aggiunse le colonne
d'Ercole; e Leon X. gli accordò d'inserirvi l'arme Medicee.
[6] A Martignoni fece l'elogio il sig. Luigi Catenazzi. Dalla maniera
ond'è scritto quest'elogio, si riconosce agevolmente in Catenazzi il
professore del bel dire.
[7] Alcuni portano opinione che le dette colonne non sieno altrimenti
di marmo greco, ma bensì di marmo delle montagne del Lario.
[8] È da notarsi l'enorme inesattezza del Nuovo Dizionario Geografico,
stampato da Giovanni Bernardoni, Milano 1813, ove alla voce _Como_
restringesi la popolazione di questa Città a 7278 abitanti.
[9] Bened. Jovii. Hist. Patr. p. 206. = _Portus, qui nunc habetur, haud
ita non multo ante tam frequens erat, sed alius portus fuit, qui modo
Episcopatus appellatur, anno Domini XXV. supra M. et CC. conditus,
qui, quia aucto lacu semiobrutus esset, alium construxere. Ad hunc
autem antiquiorem portum, illac, ubi nunc horti sunt Episcopi, recta
procedebant, unde Divi Probini ædem incursu ripæ ædificatam legimus,
quo tempore regio illa frequentissima erat. Sed postquam in civitatula
ab Azone Vicecomite condita fuit clausa, paucos habuit incolas, et
vero per tempora libertatis Mediolanensis destructa, frequentior fieri
cœpit._
[10] Questa fu testè demolita, essendosi aperta la nuova strada di
Lecco. _L'Editore._
[11] Fralle inedite lettere del Borsieri avvene una a Lodovico
Carretti, in cui vedesi che gli Scalzi faceano pratiche per aver
sul nostro territorio una solitudine da fabbricarvi un chiostro. Il
Borsieri proponeva la Valle d'Intelvi, ma soggiungeva pure = _Chi sa
che non cerchin da lunge per trovar d'appresso_? = E così fu, divennero
essi pochi anni dopo possessori del _Giardino_ del Borsieri. In altra
di lui lettera al conte Costanzo d'Adda se ne legge la descrizione.
V'eran dentro pitture del vecchio Luino, di Calisto Lodigiano, di
Carlo Cremasco, di Giacomo Bassano, di Giacomo Tintoretto, di Giacomo
Palma, di Camillo Boccaccino, di Domenico ed Andrea Pellegrini, di Pier
Francesco Morazzone. Non vi mancavano belle ajuole con fiori, ombrose
selve, industri fonti, armadj con libri eletti. Aveva poi anche il
Borsieri nelle case di città qualche raccolta di marmi antichi. Ma
Como può ripetere quel verso del Petrarca = _Ben fera stella fu sotto
ch'io nacqui_ = tutte si dispersero più volte le cose belle radunate
da qualche egregio suo cittadino. Il Vescovo Archinti pria, poscia
l'altro suo Vescovo Lazzaro Carafino lo spogliarono di molte iscrizioni
che arricchirono Milano e Cremona. — Questo ritiro è stato soppresso.
_L'Editore._
[12] Paolo Giovio in principio del volume = _Elogia Virorum literis
illustrium_ = nella descrizione del Museo ad Ottavio Farnese fa cenno
dell'isoletta = _Insula exsurgit firmissimo pariete circumsepta,
jucundaque eminentibus pomiferis arboribus._
[13] Larius Sigismondi Boldoni = _Neque ego quemquam esse tam barbarum
putarim, qui, si illac transiens surgentem novarum ædium molem
aspexerit, atque inde disturbatos sæva pietate muros, et jacentem
tot eruditorum operum congeriem et obliteratas imagines contempletur,
lacrymas tam insigni ruina manantes tenere possit._
[14] Fra le inedite lettere del Borsieri ve ne hanno al geografo
Magini, ed allo stesso abate Marco Gallio, e da quelle scopresi il
furore che avea quell'abate di cancellare la memoria di Paolo e de'
Giovj, cui pur doveasi la sorte della di lui famiglia. Così operò pure
per Balbiano e a forza d'oro fece che qualche tedesco desse il nome
d'Alvito alla celebre Isola Comacina. Nella pubblica biblioteca Comense
de' Dottor Collegiati avvi un Codice della Storia Patria di Benedetto
Giovio, e in più luoghi nel margine del libro in cui de' templi si
tratta e de' chiostri, viene malmenato il Gallio, e in un passo quasi
a colmo di delitto si aggiunge = _qui etiam Jovianum Museum funditus
evertit._
[15] Nella lettera al Domenichi del 1543 ai 17 luglio, e nell'altra al
conte Agostino Landi del 20 del detto mese ed anno.
[16] Veggasi l'itinerario dello Scoto, e il Salmon, e più altri. Fra
questi il conte Giambattista Giovio nell'elogio di Monsignor Paolo
Giovio in tutta quella parte del testo che corrisponde alle note
dall'ottantesima quinta alla centesima sesta.
[17] Qui ha principio la strada carrozzabile fatta costruire da S. A.
R. la Principessa di Galles, e che termina alla di lei Villa d'Este
dopo Cernobio. _L'Editore._
[18] Veggasi il volume delle Ordinazioni Decurionali scorrente dal 1577
al 1581. Ivi sotto il 5 d'agosto del 1578 leggesi la concessione perchè
quelle acque = _Villæ Grumelli magnifice ædificatæ ad hilaritatem fere
publicam, maximam sint allaturæ hilaritatem._
[19] Borsieri Descrizione manoscritta del territorio Comasco =
Ballarini, Croniche pag. 316 = Rusca Luigi ne' suoi Madrigali sul Lario
= Lettere di Francesco Vicedomini in Como pel Turato 1623, sul fin del
volume.
[20] Lettera dei conte Abate Giambattista Roberti al cavaliere conte
Giambattista Giovio, e risposta del medesimo sopra Giacomo da Ponte
pittore detto il Bassan Vecchio. Lugano 1777 alla pag. 58 e seguenti.
[21] Ora villa deliziosa del sig. Configliachi Professore nell'I. R.
Università di Pavia. _L'Editore._
[22] Una questa è delle espressioni care e ghiotte adoperate dal conte
Magalotti nella lettera, in cui descrisse con istile sì bello, la sua
villa di Lonchio.
[23] Vedi la nota 17 alla pag. 12. _L'Editore._
[24] Presentemente la Villa d'Este di S. A. R. la Principessa di
Galles. _L'Editore._
[25] Nume assai poco noto, a cui Roma attribuì la sua salvezza, poichè
favoleggiossi che parlasse fra il silenzio della notte, ed annunziasse
ai Magistrati l'avvicinarsi dei Galli. Veggasi Tullio _de Divinatione_.
[26] Eccole. = _Matronis P. Cæsius. Archigenes. V. S. L. M._ = _Jovi.
O. M. P. Cæsius. Archigenes. V. S. L. M._ Furon queste due memorie
tra quelle raccolte dal Vescovo di Como Lazaro Carafino, e che poi
da' suoi eredi vennero trasportate a Cremona. Ivi tuttora esistono con
molte altre nostre, come può scorgersi dal volume del chiaro D. Isidoro
Bianchi intitolato i _Marmi Cremonesi_, a cui potrebbe aggiungersi
anche _e Comaschi_. Quai fossero le matrone è controversia lunga. Se
fossero quelle i _Genj_ delle donne, come ancor le _Giunoni_ od altro,
si disputa dagli eruditi, ma come anche il dottissimo marchese Maffei
trovò tenebroso un tal punto, noi non pretenderemo di schiarirlo.
[27] È noto che i Romani avean prenome, nome e cognome, e in
quell'ordine appunto che noi pronunziamo le parole _Marco Tullio
Cicerone_, ovvero _Cajo Plinio Secondo_. Quindi scorgesi la debolezza
di quelli, che per torci Plinio il naturalista, lo fanno pazzamente
della famiglia Seconda, quando il _Secondo_ non era _nome_ di genti, ma
_cognome_ di persona.
[28] Si sa per altro, che poco i Greci restaron fra noi; pure il
P. Stampa nella sua _Accademia_ de' _Nocchieri_ manoscritta accenna
l'opinione.
[29] Bella prova potria darne la scuola di disegno, ch'era già
stata destinata per ispecial privilegio a questa Valle dalla sovrana
munificenza, non che il collegio di Laino che vi fiorì molti anni sotto
la saggia direzione di quel Prevosto. _L'Editore._
[30] Quest'isola tenuta più volte per inespugnabile e celebre tanto
dal secolo VI al XII forse fu denominata _Comacina_ fino dai tempi
dell'itinerario di Antonino. Non ben si scopre navigando, mentre il di
lei dorso confondesi colle montagne sorgenti sul vicin lido. In essa
dell'antica grandezza sua nulla ora resta, e sola avvi una chiesa nel
di lei colmo. Sarebbe lungo il riferire gli assedj gravissimi e le
ostinate difese che la resero celebre a' tempi de' re longobardi e di
Federico Imperador Barbarossa; laonde rimettiamo il curioso lettore
a Paolo Diacono, al Sigonio nel regno d'Italia, al Muratori negli
Annali, alla storia patria di Benedetto Giovio ed a quella del Marchese
Rovelli, i quali hanno fatto cenno chi d'una, chi d'altra notizia.
_L'Editore._
[31] Fummi comunicata dal dotto padre abate Casati, a cui dobbiamo
l'edizione delle latine lettere del Cicerejo, ossia Ciceri. Nella
lapida dopo la parola _consecravit_, avvi scolpito un cuore, come
appunto costumavano i Gentili nelle are che dedicavano agli Iddj.
Questi cuori negli epitafi indicano talora la fine del vocabolo, ma
talora anche l'intersecano. Ecco anche qui _Genj_ e _Matrone_.
[32] Parole tratte dall'opera del Porcacchi impressa nel 1568 in
Venezia da Gabriel Giolito de' Ferrari, ed intitolata _la Nobiltà di
Como_. Libro secondo pagina 101. Veggasi pure Paolo Giovio _Descriptio
Larii_.
[33] Il Giuspadronato è però laicale, e ne fu infatti ministro d'anni
12 nel 1720 il conte Francesco Giovio, nel 1710 Giambattista, nel 1662
Giulio padre, avo e bisavolo del cavaliere conte Giambattista. Quindi
può anche rilevarsi l'inerudito errore del monaco Roberto Rusca, il
quale credette che Leone X. facesse dono dell'ospedale di S. Maria
Maddalena a Paolo Giovio. Vedasi l'elogio d'esso Paolo scritto dal
conte G. B. Giovio alla nota 3 e 4, come pure l'elogio del Vescovo
Paolo Giovio il giovane scritto dal medesimo autore in quella parte del
testo che corrisponde alle note 57 e 58.
[34] Pauli Jovii Descriptio Larii Lacus = _Balbianum, quod Insulæ
suburbanum fuit, ubi Majorum nostrorum reliquias, fundum scilicet, et
ruinosas magnificentiæ singularis ædes possidemus._
[35] N'è ora possessore il Conte Luigi Porro-Lambertenghi, il quale
eresse non ha guari nella sua villa presso Fino la grande filanda de'
bozzoli a vapori. _L'Editore._
[36] Ora professore di fisica generale e sperimentale nell'I. R. Liceo
di Como. _L'Editore._
[37] Boldoni nel Lario dubita che la _Commedia_ fosse a Lierna,
ma soggiunge _nisi Pauli Jovii doctissimi viri aliter sentientis
auctoritas deterreret... summi viri auctoritatem, eruditionem,
doctrinam atque illam cum optimis quibusque priscorum conferendam
eloquentiam reveriti ultro manus damus atque illius coelessis
hominis sententiæ acquiescimus._ Vedi Plinio lettera VII. del libro
IX. Da essa quanto non ricavasi a favore della sentenza di Paolo
Giovio? Basta osservarvi la piacevole concavità di quel seno, di
cui l'autore ragiona. Aggiungasi inoltre, che Lenno non era punto
povero d'anticaglie, e infatti Boldoni istesso scrisse nel suo Lario
= _Durat adhuc incorruptum ab omni temporis contumelia... templum...
Ratio igitur illius fani, non quæ nunc est, sed quam periti quique
Architectorum fuisse conjectantur, antequam imperitorum manibus
tangeretur, illa erat, quæ Vitruvio dicitur Peripteros, et a fronte
et a tergo et a lateribus cincta porticibus... sed rudis et ignara
posteritas apertis ad latera templi parietibus obstructisque pilaram
intervallis interiores fecit, quæ prius exterius sitæ erant porticus,
innumerasque ex marmore tabulas, quibus sepulchrorum epigrammata
probatæ antiquitatis erant insculpta per summam vecordiam vel erasis
vel commutatis litteris in propria epithaphia convertit._
[38] Questa strada da Campo sino alla Cadenabbia è stata assai bene
riattata, ed è uno de' più bei passeggi, ove alla libertà campestre
si vede andar unita l'eleganza di que' signori e signore che o vi
dimorano, o villeggian ivi. _L'Editore._
[39] Questa bellissima villa spetta ora al signor Sommariva, il quale
vi va di giorno in giorno raccogliendo ampio tesoro di pitture sì
antiche che moderne de' più celebri pennelli. Per lo che il passeggiero
di questa nobil arte intelligente può impiegar ivi una giornata intera
col più grande diletto. _L'Editore._
[40] Agevolossi ora fra l'arena la strada, e meno incomoda si rese fino
al borgo di Menaggio. _L'Editore._
[41] Un Porto ampio e sicuro sorse a questi dì fabbricato a spese della
signora Bellini-Riva. Vi si trova un Albergo elegantemente montato,
con tutti i comodi pei signori viaggiatori, cui si diede il nome di
_London-Hôtel_ in omaggio dell'affluenza d'Inglesi, che nel visitare
questo lago vi si fermano a preferenza degli altri alberghi. La
situazione infatti è una delle più belle, ed offre dei punti di vista
su tutto il lago veramente pittoreschi. _L'Editore._
[42] La majolica si vuol detta da' Francesi _Fayance_, perchè l'arte
s'inventasse a Faenza. Ora la terra inglese da pippe detta terraglia
diede lo scacco molto alla majolica.
[43] Quasi _sanat ægros_.
[44] _Corpora procera... adde et sæviorem quam Hircanis feris rabiem...
par et in fœminis durities animi_, e soggiunge le imprese da pirati da
costoro fatte a suoi dì, e represse soltanto da Ercole Sfondrato. Il
Giovio pure scrisse = _Caverniones... genus hominum ingenio factioso,
sagaci maxime, cruento perpetuas dirasque in ea vicinia contentiones
exercet._
[45] Jean Jacques Rousseau, Nouvelle Héloïse. P. 1. Lettre XXIII. parla
de' monti del Valese e scrive = _image trop vaine de l'ame du sage,
dont l'exemple n'exista jamais, ou n'existe, qu'aux mêmes lieux, d'où
l'on a tiré l'emblème_.
[46] Nella parrocchiale di Cremia merita parziale attenzione un quadro
bellissimo rappresentante S. Michele, che atterra l'angelo rubelle.
_L'Editore._
[47] Que' condottieri mantenevano soldati, il cui sangue e i servigi
vendevano poscia ai Principi, i quali non accostumavano allora d'aver
sempre armate al loro soldo.
[48] Avvi per altro presso il conte G. B. Giovio una lettera del
marchese di Marignano, la cui sottoscrizione in mal carattere è di
lui, e dice _Io Jacobo de Medisi_. In essa ragguaglia Monsignor Giulio
Giovio ai 29 agosto 1554 dal Campo sopra Monterigioni della vittoria
avuta contro il maresciallo di Francia Strozzi e contro Senesi.
[49] Allusione al verso 728 del libro VIII dell'Eneide
_Indomitique Dahæ et pontem indignatus Araxes._
[50] Quivi le miniere di ferro e i forni del sig. Rubini possono
arrestare alquanto il Viaggiatore ad ammirarvi que' seminudi ciclopi,
che vi lavorano a fondere il ferro, e le macchine romorose de' magli.
Senza punto detrarre agli altri stabilimenti di tal natura, questo è
sicuramente il più perfetto e cospicuo di tutto il Regno. _L'Editore._
[51] Ora spetta ai signori fratelli del Pero. _L'Editore._
[52] Œuvres. Lyon. 1764.
[53] Ponte Sublicio appellavasi in Roma, od anche Emilio, il ponte di
legno sul Tevere nel colle Aventino.
[54] Cioè nell'anno 1794. _L'Editore._
[55] Ora la Valtellina forma una delle Province del Governo di Milano
nel Regno nostro, sotto nome di Provincia di Sondrio, che n'è il
Capo-Luogo. _L'Editore._
[56] Qui ha principio la strada postale che attraversa la Valtellina
sino a Tirano, e vi si trovano Diligenze giornaliere a comodo dei
Viaggiatori. _L'Editore._
[57] Il sig. Rouselin ha ottenuto dal Governo la proprietà delle
paludi, che la maggior parte con sommo dispendio sono state asciugate
e rese coltive, per cui l'aria è divenuta meno insalubre, e più ferace
il territorio; mandando così ad effetto almen in parte l'augurio del
nostro autore. _L'Editore._
[58] »Ma il principe di tutti i nostri monti, disse altrove il
nostro scrittore, è poi senza controversia il _Legnone_. Assorti in
meditazioni potremmo lassù sentirci sotto ai piedi muggire il tuono e
guizzare la folgore. Qual vasta mole! oh magnificenza di creazione!
Sfida il _Legnone_ colla sublimità del suo capo il Pitchinca e il
Coracon gioghi d'America? Dannosi al _Legnone_ piedi 7716 d'altezza
perpendicolare sopra la riva del lago.« _L'Editore._