Apresi da Menaggio l'ingresso della valle che mette a Porlezza,

[PORLEZZA] ed a Cavargnoni. [CAVARGNA] Hannovi sul passaggio più terre

Croce, Cardano, Codogna chiara per l'origine e ville di più famiglie

dei Guaita; da lato poi Grona, Bene, Naccio. A mezzo incontrasi un

laghetto pescoso, a cui di recente si aperse più retto ed ampio

sfogo in quel di Lugano presso Porlezza, e si acquistarono campi

all'agricoltura collo scemarlo e il distruggersi della palude. Più in

là scorre il Cuccio, che piomba da Val Cavargna. Ma degli abitatori

d'essa tante furono e sì paurose le descrizioni, che saria colpa

risparmiarne un motto. Boldoni[44] li dipinse come il più sanguinario

popolo; ma i Cavargnoni sono dolci cogli ospiti, e solo hanno alquanto

dell'indole Corsa per la vendetta. Poveri e in cima e in fondo delle

loro alpi natie procurano di non soggiacere ai diritti sul tabacco e

sul sale prefissi. Castagne e latte sono il lor vitto, e nelle feste

del Natale si formano un pan duro, che lor serve per mesi, ed appendesi

alle soffitte, quasi come que' lustri, che il lusso appicca alle volte

delle sale dorate, ed aggiornan con ardenti cere le notti. Può dunque

de' Cavargnoni estinguersi alquanto la mala voce. Il soggiorno fralle

rupi alimenta costumi rozzi, ma innocenti; vi si conserva l'ospitalità

de' secoli Omerici; l'aer puro sottile sereno, in cui vivono que'

montanari, sovrasta non di rado al tuono ed alla folgore, come suol

dirsi, che l'animo del sapiente s'aggiri sovra l'atmosfera delle[45]

passioni, e sol forse può rinvenirsi o serbarsi un tal savio fra le

vette solinghe e le selve.

Da queste valli nuovamente il pensier rivolgendo a Menaggio seconderemo

il curvo lido che guida a Nobiallo [NOBIALLO] terra nota per le cave

dei gessi, e per la divozione de' popoli verso un tempio di Maria

Vergine. Fin là quasi piana ed amena corre la via regina interrotta poi

dagli aspri scogli di Sasso Rancio. Conviene ivi salir sopra con rapida

ascesa e per quelle balze scoscese ne' vecchi tempi tagliossi la via

maestra che guida a Grigioni. Ottimamente scrisse Paolo Giovio, che uom

di cervello non passeravvi a cavallo almeno per qualche tiro d'arco,

poichè la caduta stritolerebbe le ossa d'un infelice innanzi, che le

ingojasse il profondissimo lago.

Le spalle de' monti vedonsi qua e là foracchiate da que' giornalieri,

che vi estraggono l'ocra di ferro satolla. Indi Gaeta [GAETA] gioisce

d'un golfo leggiadro, e le di lei falde sono così bene al sole esposte,

che tre secoli fa i coltivatori d'esse vi trapiantarono le malvagíe di

Candia, che vi provarono ottimamente. Anche al principio dello scorso

il Borsieri lodava quelle uve moscatelle, e dovrebbono aspirare di bel

nuovo quelle genti alla gloria degli antichi vigneti. Antico sembra

pure il nome del luogo, e tiensi che gli venisse dalla somiglianza

col lido della Romana Gaeta, mentre in lingua laconica suona tale

appellazione _lido incurvato_.

Gli scogli di Sasso Rancio finiscono poi finalmente, dove spumeggia

il ruscello dell'Acqua Seria, che giù scende incognito quasi per valle

solitaria, ove le care ombre fanno trovar giovane l'alba nel meriggio

d'agosto. In alto della valle sta Breja. Ma sul lido avvi chiostro

con Chiesa di Domenicani, i quai però ora non vi abitano. Siegue indi

Rezzonico [REZZONICO] terra, che diede il nome ad illustre famiglia,

un cui rampollo trapiantatosi a Venezia produsse quel Pontefice

d'ammirabile mansuetudine Clemente XIII, ed altri fioriscono a Milano e

in Como. Vuolsi eziandio, che tal gente fosse una sola colla Torriana

che dominò molto in Lombardia; e traslocossi anche nel Friuli. Presso

il fu eruditissimo Conte Anton Gioseffo Rezzonico conservavasi il

Breve di Pio II, in cui favellasi del padronato sulla Chiesa Domenicana

spettante a' _diletti figli i Nobili della Torre di Rezzonico_. Varie

appellazioni vernacole giusta i tempi ebbe questa famiglia e questa

terra, e sì l'una che l'altra furono quindi anche Arzonico e Ronzonico.

Cultissime sono le falde delle montagne che dietro le stanno, poi

a certa altezza i castagneti, indi verdeggiano i pascoli saporosi.

A pochi passi da Rezzonico scorgesi locata sovra un promontorio la

rocca vetusta, per cui ci si conserva una immagine viva delle antiche

castella merlate.

Le picciole terre di Pianello e di Cremia[46] [PIANELLO CREMIA] non

ci arresteranno, volonterosi troppo di favellare di Musso [MUSSO] già

prima dominio, e poi sul finire del secolo XVI feudo dei Malagrida,

ora marchesato dei Bossi. La rupe aspra conserva tuttora i vestigi

di quella triplice fortificazione innalzatavi dal famoso Triulzi

Giangiacomo seguace belligero de' re francesi Lodovico XII e Francesco

I. In questa fortezza si mise poi entro nel 1522, ed accrebbela

Giangiacomo Medici, ed ignorasi anche se vi riuscisse per fraude,

o col favore di lettera del Duca Francesco II Sforza. Egli la rese

una rocca quasi inespugnabile, e di là portò il terrore su tutto

il lago. Destreggiandosi egli ora con Carlo V Cesare, ora col re

Francesco seppe mantenervisi contro gli sforzi del Duca, e dei suoi

alleali Grigioni e Svizzeri. Se miriamo al valor di costui militare,

non può negarglisi l'ammirazione, ma se le rapine, e le stragi e i

danni cagionati si considerino, viene orror di que' tempi. Oltre i

nostri storici, parlarono di quelle imprese Galeazzo Cappella, Marco

Antonio Missaglia, ed il Fiammingo Enrico Puteano discepolo illustre e

successore di Giusto Lipsio. Il Medici[47] rappresentò nel XVI secolo

quei condottieri d'arme del XV, e ne torna al pensiero il Barbiano e

il Braccio. Ma finalmente poi venne a patti collo Sforza nel 1532, ed

ebbe dal Duca il marchesato di Marignano e trentacinque mila zecchini.

Ostaggio del trattato fu Giannangelo di lui fratello, poi Papa Pio

IV. Si distrusse allora la rocca, di cui pochi rimangono vestigj. Ma

se l'occhio spingasi alquanto alto sulla rupe, vi si scopre una fossa

ampia e profonda tagliata nel ceppo vivo, dalla quale anche sola può

arguirsi, qual forza potesse avere e qual difesa il Medici, cui sebbene

da taluno si neghi fino che sapesse scrivere il proprio[48] nome,

pure non può negarsi che non abbondasse d'accorgimento, di mezzi e di

valore, e ne diè pruove fralle truppe di Carlo V, e poi comandando

per Cosmo Duca di Firenze domò malgrado gli ajuti di Arrigo II la

repubblica di Siena. Mentre però coll'aspre piraterie sue il Medici

travagliava i Comaschi, molto si valse dell'opera intrepida di Luigi

Borsieri, a cui fu fratello Giambattista l'avolo dell'eruditissimo

nostro cittadino Girolamo.

Presso Musso corre il Carlazzo torrente quasi ignoto, ma che nell'anno

1793 gonfiossi sì stranamente da menarne il guasto grande. Or l'alveo

incanalossi di bel nuovo, e gli si sovrimpose un ponte di pietra, e il

cielo voglia che non lo sdegni[49] quanto l'Armeno Arasse. Veggonsi nel

dorso del monte le antiche cave, da cui si trassero i marmi bianchi pel

maggior tempio di Como.

Sfuggon poscia a foggia quasi di mezzo cerchio le montagne dal lido, e

nella vallata s'incontrano le terre di Garzeno e Stazzona. Avvi di là

strada, che ognora per gioghi e per valli sbocca a Bellinzona.

Dongo poi [DONGO] giace sulla concava e tranquilla spiaggia borgo

illustre per le miniere di ferro[50], non che pei molti campi e

vicinanze sue, e per le oneste famiglie che l'abitano, come Musso e

Gravedona.

Ampia e ridente pianura separa Dongo da Gravedona, [GRAVEDONA] e per le

più rigogliose praterie hannovi viottoli, che invitano al passeggio.

Una rapida fiumana, che muove dalle rupi lontane, divide l'un paese

dall'altro, e si pensa ora di sostituire a quel di legno un ponte di

solide pietre. Gravedona è castello illustre, e meritò menzione nelle

paci di Federico Barbarossa. Godette sino a questi ultimi tempi di

leggi sue proprie in materia di vittovaglie, quantunque già da due

secoli soggiacesse per ragione di feudo insieme colle pievi di Sorico

e Dongo alla famiglia Gallio dei Duchi di Alvito, che ivi mantenevano

un Commissario, pel quale s'amministrava giustizia. Son pochi anni, che

non senza successo vi s'introdusse una fiera di bestie bovine, le quali

vengonvi dagli Svizzeri, e di là per la strada di San Jovio, la quale

pertanto fu descritta fralle provinciali, si sbocca ai contorni di

Bellinzona. Le circostanze del paese non permisero però di porvi ancor

mano, e vorrebbesi eziandio diminuirne la lunghezza, e la solitudine

del viaggio con qualche opportuno edifizio.

Sul lido un po' dal borgo distante sta la chiesa colleggiata, e presso

a quella, come costume era de' templi vetusti, il battistero separato.

Non perderà il viaggiator colto l'occasione di visitarli, e senza

dubbio ve lo alletteranno l'opera d'antica foggia, le due iscrizioni

d'Agnela ed Onoria appartenenti al secolo V, e qualche annosa pittura,

che da lor anche sole distruggerebbono il parer del Vasari, il qual

vorrebbe, che il risorgimento dell'arte bellissima s'attribuisse

soltanto a suoi toscani il Cimabue e il Giotto. Il fresco nel

battistero rappresenta il miracolo della Vergine narrato dal Sigonio,

e che vuolsi accaduto nel 823.

Bella mostra fanno di se le case dei Gravedonesi a vario ordin locate

sulla sorgente collina, cui tengon dietro le montagne più ardue, ma

coltivate. L'arcidiacono Luigi Volta per retaggio Stampa vi possedeva

una casa, che tutto domina il lago per miglia venti, e coi giardini vi

scende. Presentano questi colle muraglie l'immagine d'una fortezza,

e corre voce, che verso la metà di questo secolo gli Spagnuoli

scambiasser da lungi quelle muraglie per la rocca di Fuentes, al cui

assedio si recavano. Ma tutti supera i palazzi del lago il vastissimo

edifizio eretto in Gravedona da Tolomeo Cardinal Gallio[51]. È fama,

che sì gran mole v'ergesse quel favorito della fortuna, perchè già con

maneggi presso Filippo II si fosse adoperato di avere in feudo anche

tutta la Valtellina, che a cinque miglia le sta di fianco. Quattro

torri fiancheggiano il palagio, e sale e stanze non mancanvi; vi mancan

bensì i giardini, abbenchè l'iscrizion postavi dal Cardinale parli di

orti e di fontane. Ma le pareti nudate fanno doglia, e chi ami saper

come le ornasse Tolomeo, può leggerne la descrizione di Sigismondo

Boldoni, il quale specialmente impiega i vezzi dello stile intorno a

quella tavola, in cui s'ammiravan le Grazie con Cerere, Venere e Bacco,

ed a quell'altra, che rappresentava il ceteratore Arione sedente in

sul delfino. Venne nello scorso secolo spogliato il palazzo d'ogni sua

ricchezza, e dicesi, che perisse la nave, sulla quale s'erano collocati

molti quadri, perchè da Genova a Napoli si recassero. Del resto qualor

pensisi all'impresa di un Cardinal sì magnifico, non che alle leggi da

lui dettate col più accorto testamento, e tutte pure infrante col favor

delle leggi, sentesi quasi un presidio per non essere infermi giammai

di posteromania. Effetto immobile della sua volontà altro non resta,

che l'opera pia per dottare in Como donzelle povere.

Vogliono pure qualche nostra parola le montagne sopra Gravedona, nè

son senza terre, Traversa, Vercana, Caino, Dosso, Livo, e Peglio.

In questa ultima v'hanno belle pitture, e fra queste meritan nome i

freschi rappresentanti con tocchi fortissimi il giudizio universale,

per cui si nobilita la parrocchiale. In queste montagne veston le donne

a foggia di cappuccini, e vuolsi che l'usanza venisse loro per voto

fatto nel secolo scorso in occasione di peste; perciocchè costumando

già per immemorabil tempo di recarsi in Sicilia gli uomini di queste

contrade, e veggendo ivi le pinzocchere in Palermo devote a santa

Rosalìa vestirsi di tal foggia, recaron costoro alle lor mogli il

pensiero di tale abbigliamento. Hannovi tra queste montanare persone

assai benestanti, le quali però mantengonsi fedeli al lor panno tané,

e soltanto osano servirsi di lana più fina, e come ognuna di queste

femmine porta una cintura da grande fibbia verso l'ombelico fermata,

così le ricche avrannola anche d'oro, e il collare che scende sul petto

e le spalle, sarà per esse di ben tessuti merletti. Del resto l'aria

della salute spicca nei volti loro, ed abbenchè parecchie vengano a

Como ne' giorni della maggior settimana per venerarvi il Simulacro del

Crocifisso, pure la singolar moda loro attira sempre i guardi nostri,

nè io seppi negar mai i miei pensieri alla religion loro, robustezza,

e libertà, se i lor beni conoscano, fortunatissima.

Con breve intervallo di lago, ed anche per agevole via si giunge a

Domaso [DOMASO] luogo di vivo commercio, che in questi anni ultimi

crebbe anche non poco. Molto ivi si esercita la filatura de' bozzoli, e

se prenderà piede la costumanza di filarli ad acqua fredda, giusta il

sistema prescritto dal chiaro preposto Castelli, meno diserterannosi

i monti di legne. Non v'ha spiaggia, dove la Breva (che il vento è

del meriggio) eserciti l'impero e la durata maggiore. Quindi e il

soffio d'essa e il vicin fiume fanno, che vi si addensin le ghiaje, e

cresca il lido; ma pure non sono moltissimi anni, che sprofondossi un

promontorio, che spingevasi nel lago. Il caseggiato di Domaso è molto

decente. Ivi ha villa il marchese Calderara, i cui maggiori trassero di

là l'origine. Nè tacerò l'ameno casino erettovi non ha guari dal musico

Giambattista Vasquez, il qual vi giojsce d'un ozio beato, e ritirossi

in questa sua patria dopo aver figurato alla corte di Portogallo, dalla

quale ha uno stabile assegno. Io mi trattenni al gravicembalo di questo

amabile filarmonico, cui pure non manca una piccola biblioteca. Il

Mancini nelle _riflessioni sul canto_ collocò il Vasquez fra i cantori

del primo rango, e la celebre Madama di Bocage, che[52] giovinetto

udillo in Roma, nominollo con lode il _Battistino_.

Buone case hanno pure in Domaso i fratelli Venini di quella famiglia

a cui appartiene l'illustre scrittore abate Francesco; ed in altra

pure agiata d'assai, che già fu del maggiore Pietro Paolo Paravicini,

esercitò meco l'ospitalità più gentile il dottore di leggi Innocenzo

Roselli, cui toccò in sorte la più invidiabil moglie, che tutti sa

compiere gli ufficj dimestici, e predica coll'esempio, che le madri

sane denno essere le nutrici de' figli loro.

Ameni sono i passeggi presso Domaso, e giù fra prati, dove le acque

scorrono copiose; avvi una considerabile fabbrica, in cui segansi i

gran tronchi, che per la Mera o per l'Adda giungono al Lago.

Le falde de' monti producono vino potente e grano non poco, nè

vi mancano più terre Buggiallo, Trezzone, ed altre. Egli è da un

quinquennio che riattossi da Domaso fino a' confini del Lario la via

regina, e secondando noi quella col naviglio nostro incontreremo Gera,

[GERA] cui venne senza dubbio il nome dal vocabolo latino _Glarea_. A

foggia d'arco giace questa contrada sul lido, ma le arene, che vi si

ammonticchiano, cominciano a rendere la navigazione in quei contorni

più difficile. Non avvi luogo più pescoso sul Lario, e molta ed insigne

è la quantità delle trote, che ivi si prendono. Ma le lunghe febbri

e i visi pallidi degli abitanti per l'inclemente aere afflitti non si

compensano dall'utilità della preda. Può vedersi a Gera il raffinatojo

del sale, che pe' Grigioni si appresta, e possono pure osservarsi le

ruine della villa appartenente già all'erudito storico Conte Giorgio

Giulini, i cui maggiori traevan di là l'origine. Il vicin torrente

devastolla con orrido impeto, nè più quasi altro vi resta, che le

peschiere.

Succedono i miserabili avanzi di Sorico [SORICO] già capo di pieve

e popoloso. Or le case vuote d'abitatori e cadenti a brani divenner

ripostigli di fieno. Stavan lì presso i vestigj dell'antico ponte[53]

_sublicio_, il qual vi si formò dal chiaro generale Nicola Picinino

per affrettarsi in soccorso de' Ghibellini in Valtellina fautori del

Duca Filippo Visconti, e restonne memoria, poichè ruppe indi a poco i

Veneziani, e fevvi anche prigione Giorgio Cornaro. Del qual fatto resta

un monumento la chiesa presso Delebio eretta alla Vergine dal Duca

grato per tanta vittoria.

Noi pel basso fondo spingendo la barca nostra risolviamci di vogare a

ritroso perciocchè qui ristringesi il lago a canale, per cui le acque

scorron congiunte dell'Adda e della Mera, che dal lago esce di Mezzola,

il quale spetta ai Grigioni. Annovi su lui la villa di Sommolago

illustre per lo martirio di S. Fedele ai giorni di Massimiano Cesare,

e dall'altro fianco Novate, [NOVATE] ove gran copia si reca d'abeti e

di larici per segarli. Da questo laghetto con otto miglia di viaggio

terrestre si giunge a Chiavenna. Egli fu ne' contorni di Novate, che

arrestossi nello scorso anno[54] Semonville, il quale colle gemme

di Francia e la sua eloquenza recavasi ambasciadore di sua nazione a

Costantinopoli.

Ma con breve giro ritorniamo alle sponde del Lario, e solchiamolo lungo

i canneti, che occultano al guardo le paludi del piano di Colico. Esse

sfogano lentamente per varii canali le pigre lor acque. Fra queste

la fossa di Borgo Francone ne accenna il nome di quel greco capitano

Francilione, il quale pe' Cesari d'Oriente governò ne' nostri contorni

contro l'irruzione de' Longobardi. Vuolsi altresì che in questa parte

esistesse una piccola città dal di lui nome appellata, e certamente

non lungi v'era il famoso castello di Torre d'Olonia. Apresi in faccia

a noi la Valtellina paese per la fertilità sua, popolazione, numero di

terre, e di famiglie nobili assai considerabile, e che recò occasione

di fatti d'armi e di passaggi guerreschi anche nel secolo XVII, quando

la Spagna stava pe' di lei abitatori, e la Francia pe' Grigioni, che ne

sono signori sotto però certi patti giurati.[55] Il primo borgo, che

ne occorra in esso è Morbegno. A contener l'impeto de' Reti fabbricò

il Conte di Fuentes il forte, [FORTE DI FUENTES] che tenne il di lui

nome, nè picciol tesoro costò. Giuseppe II vendettelo a privato uomo

nel tempo, che gli venne il pensiero di abbandonar molte rocche e

smantellar anche più città delle Fiandre. Del resto, benchè abbiavi una

collina, che alquanto il domina, il Forte di Fuentes era posto di lunga

difesa per gli stagni, che il circondano. Il degno nostro cavaliere

Maggior Pietro Paolo Paravicini, che i buoni piansero rapitoci da

morte nel 1790, potè sostenervisi per ben tre mesi nel 1743, e merita

memoria, che inviatovi egli dal Principe di Liectenstein vi si avviò

con trecento uomini da Coira, e seppe introdurvisi col favor della

nebbia, abbenchè già il Generale Spagnolo Villafuerta avesse bloccata

la piazza con 1500 soldati.

È da bramarsi, che tanta palude inutile, e cagion perenne d'insalubrità

si cangi in campi, dove fiorirebbe l'agricoltura. Ciò si otterrebbe,

quando si dilatassero alquanto, e s'approfondissero gli emissarj del

lago, del che si parlò estesamente dal Preposto Castelli nel libretto

sugli stagni di Colico.[56] [COLICO] La fecondità di que' contorni ne

prometterebbe la riuscita ottima. Tengono alcuni che il nome di questa

terra, i cui abitanti per l'intemperie dell'aria a cinquant'anni sono

già decrepiti, proceda dal latin verbo _colligere_. Deh sarà mai, che

di bel nuovo un giorno, dove stridono le ranocchie, ronzano i tafani, e

s'appiattano i beccaccini, sarà mai, che sulle messi bionde s'affatichi

il mietitore?[57] Ora ne' mesi estivi fuggono gli uomini lungi da

micidiali miasmi, e si ricoverano sulle vette rimote. Quando il pelo

si abbassasse alquanto del lago, facil cosa sarebbe il dar innocuo

il corso ai molti ruscelli e torrenti, che giù scendono dall'immenso

Legnone, dalle cui radici può dirsi, che una catena di monti s'accumoli

e giunga sino in Dalmazia[58].

Doro è il luogo primo, che incontrasi [DORO] dopo, ed è, come tutta

quasi quella riviera, addetto al rito ed Arcivescovo Ambrosiano. Di

là cominciavano i feudi, di cui fu ornata la famiglia illustre degli

Sfondrati, or da pochi anni estinta.

Non lungi sotto a gran massi di monte si scorge Corenno, [CORENNO]

da cui traggon l'origine i Conti Adriani. Un d'essi dopo la scoperta

di Montgolfier fu un de' primi aeronauti, ed avventurossi con felice

audacia al pallone aereostatico. S'ergon presso Corenno vestigj

d'antica rocca, e tra questa terra il prossimo Dervio scorre il Varrone

figlio di montagne ricche di ferro. Devesi a questo fiume l'ampia

spiaggia, che si spinge nel Lario, e che formò egli strascinandovi le

arene e i ciottoli. L'industria degli agricoltori seppe poi renderla

feconda, e divenne una pianura fertilissima.

Dervio [DERVIO] quindi gode di vasti equabili campi, e fa di se

mostra leggiadra ai naviganti, ma non ha comodo accesso alla prossima

valle d'Introzzo. Di bel nome gli furon larghi gli scrittor nostri,

che l'appellarono Delfo in latino, come pur toccò in sorte per essi

a Corenno quel di Corinto. Soggiace alla Pieve di Dervio la valle

d'Introzzo; e la compongon con altre pure le terre di Sueglio,

Tremenico, e Vestreno. Giuseppe II nel 1786 avendo stabilite nella

Lombardia Austriaca otto politiche prefetture pensò a meglio dividere

le province, e perchè le cure d'ogni municipalità meglio vi potessero

provvedere, e perchè tutte al possibile si avvicinassero le province

ad una eguaglianza di carico. Quindi non sol tutte queste parti di lago

dieronsi da Cesare ai Comaschi, ma ben anche le feraci Pievi di Casale

d'Incino, Garlate, Oggionno ed altre. Ma infelicemente poi il tutto

tantosto cadde a vuoto, e la città nostra seguirà a patire il danno,

che già soffre da quasi tre secoli colla perdita della Valtellina

ceduta a Grigioni, e de' Baliaggi, che godono in Italia gli Svizzeri,

abbenchè il sagrifizio di tanto territorio abbia assicurato il resto

dell'Insubria ai Duchi di Milano.

Sebben queste doglie d'amor patrio sedinsi alquanto coll'ilarità della

navigazione, che già ne guida a Bellano [BELLANO] celebre borgo e

simile a nobil città. Ne accoglie il porto ampio di quadrate pietre

costrutto, e i guardi nostri si attraggono dagli edifizj decenti,

quantunque le guerre l'abbiano assai danneggiato. Sulla maggior chiesa,

a' fortissimi martiri Celso e Nazario dedicata, conservansi ancora gli

stemmi dei Torriani e Visconti. Il tempio marmoreo vi fu innalzato per

Azzo Visconti e lo Zio Giovanni Milanese Arcivescovo. Nicola Boldoni

avo, e più Sigismondo il nipote accrebbero al luogo la fama colle doti

dell'ingegno. Godono i Bellanesi di mitissima estate, ma nel verno

travagliali una pungente aria, che accrescesi dalla Pioverna e dalla

prossima Valsasina. Nel di lei distretto quantunque alpestre v'hanno

Comunità ventotto, delle quali però non facciam motto, siccome remote

dal guardo di chi navighi. La caduta della Pioverna attira ognor

forastieri a Bellano. Questo fiume scaturisce non lungi da Introzzo, e

piomba da scogli altissimi: altre fonti l'accrescono fino a[59] Corte

Nuova. I paesani vogliono, che ivi per ciechi sfoghi si diminuiscono

le di lui acque, e queste col girare de' secoli fra i massi del monte,

che le strozzava, si approfondarono a perpendicolo un alveo, che meglio

non avria potuto farlo la polvere a forza di mine, e la costanza e la

spesa pazza di più scarpellini. Vassi a vederne la spumante romorosa

cascata, ed avvi ponte sopra, che raccomandato a catene fisse nello

scoglio accresce coll'orrore la maestà dello spettacolo, indi con più

larghe sponde va la Pioverna al Lago[60]. Non si può a parole spiegar

il sasso scavato a foggia di laguna, nè il muggir del fiume. Bello è

il contrasto d'aperta luce a pochi passi, bella la tenebrìa muta d'ogni

raggio, pel che talor vi s'aggira anche nel meriggio la nottola.

Dopo lo severo spettacolo tanto fanno maggior l'impressione le

felicissime campagne, cui diedero i maggior nostri l'appellazion di

Cultonio. Queste si terminano dal promontorio di Murcò, e già si scopre

Varenna [VARENNA] locata sopra scogli. A que' soli in quel lido ben

si può ignorare il decembre tristo, o l'ispido gennajo. Infatti non

i lauri soltanto o le mortelle o i melaranci, ma fin gli aloe e le

_melie azederach_ vi fioriscono spontanee, e molti in que' dirupi si

provvidero di quella pianta siriaca e de' cerei ambiti. Di sì beata

temperie scrisse elegantemente in verso l'abate Francesco Venini al

patrizio nostro don Antonio Canarisi, anteponendo a sì caro soggiorno

il fumo, il fango e lo strepito Parigino. All'eccidio degl'Isolani deve

Varenna i principj suoi, ivi quella bellicosa gente ricovrossi, e il

Roman rito introdusse fralle piagge ambrosiane. I maggiori Giovj là

pur si ridussero per qualche tempo, come apparve per la vetusta lapida

da Gianmario Scoto trasmessa a Benedetto Giovio; ma presto mutaron

sede, ed erano già Comaschi nel secolo XIII. Sono degni da vedersi i

giardini del conte Angel Serponti, e di là può l'occhio scorrere sovra

la maggiore ampiezza del Lario, il quale ivi si parte alla foggia della

greca ypsilon, il che accennossi da Paolo Giovio, che scrisse ivi il

Lario accostarsi[61] alla figura della lettera pittagorica. I monti

sopra Varenna non sono infecondi di tartufi fraganti; del qual genere

non punto scarseggia il Comasco.[62]

Scorgesi indi presso la riva un palagio, che già fu chiostro; ma quelle

vergini con salutare consiglio stimò di trasportare altrove Carlo

Cardinale Borromeo per la santità de' costumi ad ognun venerabile.

Viaggio pel lago di Como · 第 2 / 5 段