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Un'altra volta don Folco venne chiamato in una borgata vicina al suo
paese per celebrarvi un triduo e per recitarvi un sermone. Egli appena
salito sul pulpito si volge alle donne e incomincia a gridare senza
tanti preamboli che la causa della loro perdizione era _'nu pezzetto
de carne_. I contadini sgranano tanto d'occhi e le contadine divengono
rosse come i loro corpetti di scarlatto. Ma il sacro oratore prosegue
imperterrito: — _Sì. È 'nu pezzetto de carne._ — E soggiunge: — _Lo
volite véde' qual è?_ — Le donne abbassano gli occhi pudibonde e
don Folco cava fuori un palmo di lingua e ci appunta su il dito. Una
clamorosa risata scoppia fra le bianche pareti della chiesa.
Finita la predica don Folco scende dal pulpito, sale i gradini
dell'altare maggiore e di lassù dà la benedizione col santissimo.
Mentre egli solleva in alto il sacramento un bambino incomincia a
miagolare. La sua mamma tenta invano di rabbonirlo. Don Folco si
stizzisce, gli va vicino e mostrandogli l'ostensorio: — _Ohè, guagliò'_
— gli grida — _vi' ca chesto è bòbbo, e se non le stai quèto le se
tuoglie_! Dopo la benedizione la chiesa si vuota e _gliu prèute_ ripone
il sacramento nella sua custodia e la chiude; ma quando va per estrarre
la chiavetta dalla serratura la chiavetta non esce. Egli le tenta tutte
per farla uscire; alfine perde la pazienza; dà un pugno sul ciborio ed
esclama: — _E che ce sta ca dinto? Gliu diavolo!_
Il sagrestano che aveva incominciato a spazzare la chiesa gettò la
scopa, si fece il segno della croce e scappò via inorridito.
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Ma don Folco oltre alle molte virtù con le quali soleva ornare
l'esercizio del suo ministero sacro, ne possedeva anche moltissime
altre per adornare, qualora se ne fosse presentata l'occasione,
l'esercizio del suo ministero profano; poichè non aveva rivali nel
vendere giumente guerce, asini ciechi, vacche zoppe, e nello spacciare
merci di cattiva qualità come se fossero state ottime. Egli era così
furbo ed arguto e così pronto nella chiacchiera che trovava quasi
sempre il gonzo da infinocchiare.
Un giorno andò in un paesello, ove tenevasi una fiera di bestiame, e vi
portò un cavallo a cui per esser perfetto non gli mancava altro se non
la parola. Un vecchio contadino lo comperò a buonissimo patto; ma dopo
di averlo comperato s'avvide che alla povera bestia le mancava la metà
della lingua.