Il tempo fugge e già che, fortunatamente per voi, siamo ormai vicini al
termine di questa mia chiacchierata, permettetemi di enumerarvi talune
di quelle opere alle quali il manichino si gloria di aver dato origine.
Nelle arti belle, quando non sono brutte, egli ha ispirato quadri e
statue in grandissimo numero, sì che sarebbe impossibile il contarle.
Nell'arte dei capperi ha ispirato al maestro Fétis «Il Manichino
di Bergamo», un'opera comica di grande interesse nella storia del
melodramma, perchè il suo autore scrivendola tentò per la prima
volta di introdurre sul palcoscenico brani di musica scritti in
note e parole. Nel campo letterario ha dato il modo a Guglielmo
Teodoro Hoffmann, il simpatico narratore di istorie incredibili, di
scrivere una delle sue più belle pagine raccontando l'amore ardente
di uno studente di Gottinga per un manichino. Sulla scena di prosa
il manichino ha avuto anche i suoi trionfi. Vi sovviene della farsa
deliziosa «Il modello di legno?» Nella poesia egli ha pagine splendide
e pagine sublimi e pietose ha nella forte e sana letteratura popolare.
Ricordate la dolorosa e commovente istoria di quel povero pittore,
il quale «per dispiaceri amorosi e anche più per l'esposizione, muore
barbaramente suicidandosi con le sue proprie mani»?
Ve la dirò dal principio:
V'era un giovin di buona famiglia
Il quale, Peppino nomato
Che all'età di vent'anni arrivato
Si decise di fare il pittor.
La famiglia sua propria e i parenti
Gli dicevano no ad ogni costo;
Ma Peppino fuggì di nascosto,
Per studiare soletto da sè.
Era il tempo dell'anno passato
Quando v'era la gran discussione
Sul palazzo dell'esposizione
Che a novembre s'aveva da aprir.
Ma che invece per molte ragioni,
E anche più, perchè ancora quel sito
A novembre non era finito.
Si decise di aprirlo più in là.
E Peppino pensato il suo quadro
Ch'è la morte del conte Ugolino
Lo dipinse e al suo proprio destino
Lo mandava nell'esposizion.
Ma in quel tempo s'infiamma d'amore
D'una vaga, gentil damigella,
Che faceva il mestier di modella
E la volse per forza sposar.
Da principio fu sempre fedele
A Peppino la vaga sua sposa,
Ma più lardi poi fu un'altra cosa;
Sciagurata! Lo volse tradir.
Chè di lui un amico sincero,
Che fu poi un gran traditore,
Pria gli tolse la pace e l'onore,
Poi fu causa di gran crudeltà.
Ma intanto si apre il palazzo
Con le opere all'esposizione.
Interviene la gran commissione
Con i corpi dell'autorità.
E la morte del conte Ugolino
Vien da tutti i giornali lodato.
Il gran premio gli vien decretato,
Ma nessuno lo vole comprar.
Ma la sera in cui stava al quint'ordine
Dell'Apollo, nel mese passato,
Col biglietto d'onor d'invitato,
Viene e bussa il suo fido portier.
E gli reca un tremendo dispaccio,
Dove lui vi rompe il sigillo.
Cade in terra facendo uno strillo,
Che anche i sassi ne senton pietà.
Quando s'alza che torna in sè stesso
Corre a casa e che trova? La moglie
Che gridando fra orribili doglie
Di due figli lo fa genitor.
Lui li prende e li guarda i visetti
E li vede che sono il ritratto
Di colui che compiva il misfatto
Di quel vile del suo traditor.
E fu allora che ai gran dispiaceri
Del suo quadro, nonchè la consorte,
Lui decide di darsi la morte
Suicidando se stesso da sè.
E impugnato un tubetto di biacca.
Lo sorbiva piangendo, e tapino
Ed in braccio del suo manichino
Lui moriva fra grandi dolor.