_Come fu impiccato il conte di Minerbino._
Il conte di Minerbino, detto Paladino, di cui tanto avemo addietro
parlato, essendo da natura incostante e senza fede, tratto egli e ’l
fratello di prigione dopo la morte del re Ruberto, appresso come fu
morto il duca Andreasso se n’andò in Ungheria, e col re d’Ungheria
tornò nel Regno, e col re stette mentre che gli mise bene, e non gli
tenne fede. E venuto alla misericordia, e ricevuto perdonanza da lui,
dopo la partita del re si riconciliò più volte col re Luigi, e da
lui ebbe provvisione e doni per tenerlo in pace: ma la sua incostanza
non glie le consentia, ma stava in rubellione, e accogliea rubatori e
soldataglia, e correa in Puglia per pazzia non meno che per ruberia;
e vedendo messer Luigi di Durazzo in discordia col re, s’accostava
con lui; altra volta il lasciava, e prendea a suo vantaggio, e stava
sì forte e avvisato, che in palese non potea ricevere impedimento.
Il prenze di Taranto, chiamato l’imperadore, vedendo quanto costui
tribolava la Puglia, commise a messer Betto de’ Rossi suo cavaliere,
che segretamente avesse cura a’ suoi andamenti. Costui sentendolo
in Matera, trattò con certi masnadieri che ’l seguitavano alla sua
provvisione, e corruppeli per moneta per modo, che cavalcatovi colla
gente dell’imperadore, di subito fu lasciato entrare nella terra. Il
conte vedendosi tradito da’ suoi, ricoverò nel castello. Il prenze vi
fu di presente intorno con molta gente, e cinselo dentro e di fuori
per modo che non poteva uscire della fortezza, e da vivere non v’avea,
sicchè fu costretto da necessità d’uscirne in camicia con uno capestro
in collo, e gittossi a’ piè del prenze, come altra volta avea fatto
a Trani al re d’Ungheria; ma la cosa non succedette a quel modo. Il
prenze il fece prendere, e menollo ad Altemura; e fattosi dare il
castello, a uno de’ merli il fece impendere per la gola nel detto
castello.