CAP. CII.

_Come fu impiccato il conte di Minerbino._

Il conte di Minerbino, detto Paladino, di cui tanto avemo addietro

parlato, essendo da natura incostante e senza fede, tratto egli e ’l

fratello di prigione dopo la morte del re Ruberto, appresso come fu

morto il duca Andreasso se n’andò in Ungheria, e col re d’Ungheria

tornò nel Regno, e col re stette mentre che gli mise bene, e non gli

tenne fede. E venuto alla misericordia, e ricevuto perdonanza da lui,

dopo la partita del re si riconciliò più volte col re Luigi, e da

lui ebbe provvisione e doni per tenerlo in pace: ma la sua incostanza

non glie le consentia, ma stava in rubellione, e accogliea rubatori e

soldataglia, e correa in Puglia per pazzia non meno che per ruberia;

e vedendo messer Luigi di Durazzo in discordia col re, s’accostava

con lui; altra volta il lasciava, e prendea a suo vantaggio, e stava

sì forte e avvisato, che in palese non potea ricevere impedimento.

Il prenze di Taranto, chiamato l’imperadore, vedendo quanto costui

tribolava la Puglia, commise a messer Betto de’ Rossi suo cavaliere,

che segretamente avesse cura a’ suoi andamenti. Costui sentendolo

in Matera, trattò con certi masnadieri che ’l seguitavano alla sua

provvisione, e corruppeli per moneta per modo, che cavalcatovi colla

gente dell’imperadore, di subito fu lasciato entrare nella terra. Il

conte vedendosi tradito da’ suoi, ricoverò nel castello. Il prenze vi

fu di presente intorno con molta gente, e cinselo dentro e di fuori

per modo che non poteva uscire della fortezza, e da vivere non v’avea,

sicchè fu costretto da necessità d’uscirne in camicia con uno capestro

in collo, e gittossi a’ piè del prenze, come altra volta avea fatto

a Trani al re d’Ungheria; ma la cosa non succedette a quel modo. Il

prenze il fece prendere, e menollo ad Altemura; e fattosi dare il

castello, a uno de’ merli il fece impendere per la gola nel detto

castello.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 280 / 289 题