CAP. CIII.

_Come fu preso Minerbino._

Sentendo messer Luigi fratello del conte come il prenze avea morto

il fratello, essendo uomo di grande ardire e di seguito, di presente

accolse soldati e caporali di ladroni, e misesi in Minerbino loro

castello, il quale era forte a maraviglia, e credette poterlo tenere in

rubellione. I terrazzani sapendo che il conte loro principale signore

era morto, non assentirono di volere prendere arme contro a’ reali;

e però messer Luigi elesse i compagni che volle, e fornita la rocca,

ch’era inespugnabile, vi si racchiuse dentro, senza paura di forza

che noiare lo potesse di fuori. Ma la fede corruttibile de’ soldati

tosto l’ingannò. Che avendo seco dentro un conestabile lombardo, per

danari e per larghe impromesse ricevette dentro, nella rocca colle sue

mani uccise messer Luigi, e il corpo suo e la rocca diede al prenze,

del mese di dicembre del detto anno. L’altro fratello, ch’era conte

di Vico, con poca virtù e semplice uomo, vedendo lo sterminio de’

fratelli si partì del Regno, abbandonando le sue castella e la sua

giurisdizione. E così prese fine ne’ successori il dominio di messer

Gianni Pipino, il quale di piccolo notaio per la sua industria fatto

de’ maggiori signori del reame al tempo del re Carlo vecchio, e colui

ch’avea maggiore mobole fatto dell’avere de’ saracini di Nocera,

quand’egli con sagacità e con inganno trasse i saracini del Regno, e

acquistò al re Carlo la forte città di Nocera in Puglia. Costui comperò

a’ figliuoli, e poi i figliuoli a’ nipoti, grandi e larghi baronaggi,

miserabili per la loro fine.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 281 / 289 题