_Come fu preso Minerbino._
Sentendo messer Luigi fratello del conte come il prenze avea morto
il fratello, essendo uomo di grande ardire e di seguito, di presente
accolse soldati e caporali di ladroni, e misesi in Minerbino loro
castello, il quale era forte a maraviglia, e credette poterlo tenere in
rubellione. I terrazzani sapendo che il conte loro principale signore
era morto, non assentirono di volere prendere arme contro a’ reali;
e però messer Luigi elesse i compagni che volle, e fornita la rocca,
ch’era inespugnabile, vi si racchiuse dentro, senza paura di forza
che noiare lo potesse di fuori. Ma la fede corruttibile de’ soldati
tosto l’ingannò. Che avendo seco dentro un conestabile lombardo, per
danari e per larghe impromesse ricevette dentro, nella rocca colle sue
mani uccise messer Luigi, e il corpo suo e la rocca diede al prenze,
del mese di dicembre del detto anno. L’altro fratello, ch’era conte
di Vico, con poca virtù e semplice uomo, vedendo lo sterminio de’
fratelli si partì del Regno, abbandonando le sue castella e la sua
giurisdizione. E così prese fine ne’ successori il dominio di messer
Gianni Pipino, il quale di piccolo notaio per la sua industria fatto
de’ maggiori signori del reame al tempo del re Carlo vecchio, e colui
ch’avea maggiore mobole fatto dell’avere de’ saracini di Nocera,
quand’egli con sagacità e con inganno trasse i saracini del Regno, e
acquistò al re Carlo la forte città di Nocera in Puglia. Costui comperò
a’ figliuoli, e poi i figliuoli a’ nipoti, grandi e larghi baronaggi,
miserabili per la loro fine.