CAP. C.

_Come il cardinale Egidio passò per Firenze._

Il cardinale di Spagna messer Egidio legato, avendo lasciato successore

l’abate di Clugnì, e assediata la città di Forlì, a dì 14 di settembre

anno detto fu ricevuto in Firenze a grande solennità, andandoli

incontro a processione tutto il chericato, e le religioni, e ’l popolo,

sonando le campane del comune e delle chiese a Dio laudiamo, e messo

sopra la sua persona fuori della città un ricco palio di baldacchini di

seta e d’oro adorno intorno riccamente, tutti i cavalieri di Firenze

gli furono intorno, ed addestrarlo al freno e alla sella, e’ grandi

cittadini portavano il palio; e guidatolo con questo onore per la

città, il condussono al luogo de’ frati minori, ove fece suo albergo; e

ivi fu visitato con grande reverenza da’ priori e da tutti i collegi,

e dagli altri buoni cittadini; e dopo la vicitazione i priori gli

mandarono doni di cera lavorata e di confetti d’ogni ragione in gran

quantità, e uno grande e ricco destriere fornito di nobili arredi e

coverto di scarlatto, e per vestire la sua persona due pezze di fini

panni scarlatti di grana, e una cappella doppia di baldacchini d’oro

e di seta fini. Il cardinale ricevette graziosamente ogni cosa, e

poi fatto suo sermone, magnificò molto il comune di Firenze e sopra

tutti gli altri di divozione e di fede alla santa Chiesa, offerendosi

sempre protettore del comune; e fatto un solenne convito a’ signori

e a’ collegi e a molti altri gran cittadini, a dì 19 di settembre si

partì di Firenze e mandato a’ Pisani per la licenza di potere passare

per la città di Lucca, i Pisani vi mandarono dugento barbute e molti

balestrieri alla guardia, e feciono serrare le porte, e per loro

ambasciadori gli feciono dire, che se la sua persona con alquanti

compagni senz’arme volesse entrare per la città, ch’egli il potea

fare; il cardinale non volle quella grazia, e cavalcando di fuori,

vide le porte serrate e le mura fornite di molti balestrieri colle

balestra tese, per la qual cosa si dilungò dalla città, sdegnato forte

della vergogna che da’ Pisani gli parve ricevere. Questo legato per

suo senno, e per grande e sollecita provvisione di guerra, racquistò

a santa Chiesa il Patrimonio e Terra di Roma, e ridusse il prefetto

occupatore alla sua misericordia. Vinse per forza e per ingegno tutte

le terre della Marca d’Ancona, abbattendo la signoria di messer

Malatesta da Rimini, e di Gentile da Mogliano, e ’l nuovo tiranno

d’Agobbio; e per forza vinse in Romagna Cesena e Brettinoro e racquistò

Faenza, e lasciò Forlì assediata, e’ Malatesti tutti riconciliati

all’ubbidienza di santa Chiesa; e contastò assai colla compagnia,

avvegnachè nell’ultimo, o per paura, o per fretta ch’avesse della sua

partenza, s’accordò a levarlisi d’addosso con danari, con poco suo

onore e di santa Chiesa; e tutte queste cose fece in termine di quattro

anni e un mese dal suo avvenimento in Italia.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 278 / 289 题