CAP. XCVII.

_Come il re Luigi da Messina tornò a Napoli._

Il re Luigi avendo con danno e con vergogna levata l’oste sua da

Catania, come narrato abbiamo, e non trovandosi in mare nè in terra

potente da rifare oste, e i suoi avversari aveano ripreso ardire

della loro vittoria; e sentendo il regno di qua dal Faro in molta

discordia per la ribellione di messer Luigi di Durazzo e del conte

di Minerbino, i quali teneano in guerra la Puglia, e molti caporali

di ladroni rompevano le strade e’ cammini; non ostante ch’egli avesse

promesso a’ Messinesi di stare alcun tempo risedente a Messina, cambiò

proposito, per non correre in peggio, e a dì 30 d’agosto del detto anno

si partì da Messina in su una galea d’Ischia, e pose a Reggio, ov’era

prima venuta la reina. E in Messina lasciò suo vicario un figliuolo

del gran siniscalco con trecento cavalieri alla guardia della terra,

confidandosi sopra tutto in messer Niccolò di Cesaro e nel suo seguito,

ch’aveano cura alla guardia per loro medesimi, ch’aveano di fuori

i loro avversari. E poi da Reggio per Calavria e per Puglia se ne

tornarono a Napoli, del mese di settembre del detto anno.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 275 / 289 题