_Come il re d’Inghilterra ruppe i patti della pace._
Tornando alquanto nostra materia al fatto de’ due re, ed avendo
narrata la festa che fu fatta a Londra quando vi giunse il re di
Francia, credendosi per tutti che la pace fatta tra’ legati e ’l duca
di Guales a Bordello per lo re Adoardo si dovesse confermare, essendo
però valicati nell’isola i cardinali e molti baroni di Francia,
strignendo il re e ’l suo consiglio a dar fine e fermezza all’opera,
il re d’Inghilterra, mostrandosi a ciò volonteroso, mantenea la cosa
sospesa, oggi con una cagione e domani con altra, e però non rompea
il trattato; e spesso infingea cagione a’ Franceschi, e dimostrava che
’l fallo fosse loro, e poi l’acconciava, a facevane muovere un’altra.
E per questo modo maestrevolmente e per sua astuzia ritenea il re e
’l figliuolo, e’ baroni e’ cavalieri ch’avea prigioni in Inghilterra,
come egli desiderava; e tanto avvolse questa materia, che straccò i
legati e i baroni ch’erano di là valicati; i quali vedendosi menare al
re con queste simulazioni senza frutto, all’uscita del mese d’agosto
anno detto abbandonarono il trattato, e tornarsi nel reame di Francia,
e per tutto la boce corse che la pace era rotta, e che al primo tempo
il re d’Inghilterra dovea venire a Rems e farsi coronare del reame di
Francia, e non fu senza cagione revelata del segreto: ma indugiossi
più, e il trattato della pace senza il suo effetto poco appresso si
riprese, e tornarono nell’isola i legati.