CAP. XCV.

_Come il re d’Inghilterra ruppe i patti della pace._

Tornando alquanto nostra materia al fatto de’ due re, ed avendo

narrata la festa che fu fatta a Londra quando vi giunse il re di

Francia, credendosi per tutti che la pace fatta tra’ legati e ’l duca

di Guales a Bordello per lo re Adoardo si dovesse confermare, essendo

però valicati nell’isola i cardinali e molti baroni di Francia,

strignendo il re e ’l suo consiglio a dar fine e fermezza all’opera,

il re d’Inghilterra, mostrandosi a ciò volonteroso, mantenea la cosa

sospesa, oggi con una cagione e domani con altra, e però non rompea

il trattato; e spesso infingea cagione a’ Franceschi, e dimostrava che

’l fallo fosse loro, e poi l’acconciava, a facevane muovere un’altra.

E per questo modo maestrevolmente e per sua astuzia ritenea il re e

’l figliuolo, e’ baroni e’ cavalieri ch’avea prigioni in Inghilterra,

come egli desiderava; e tanto avvolse questa materia, che straccò i

legati e i baroni ch’erano di là valicati; i quali vedendosi menare al

re con queste simulazioni senza frutto, all’uscita del mese d’agosto

anno detto abbandonarono il trattato, e tornarsi nel reame di Francia,

e per tutto la boce corse che la pace era rotta, e che al primo tempo

il re d’Inghilterra dovea venire a Rems e farsi coronare del reame di

Francia, e non fu senza cagione revelata del segreto: ma indugiossi

più, e il trattato della pace senza il suo effetto poco appresso si

riprese, e tornarono nell’isola i legati.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 273 / 289 题