CAP. XCIV.

_Come il cardinale assediò Forlì._

Avendo, come detto è, il cardinale fatta partire la compagnia di

Romagna, e trovato il capitano di Forlì ostinato e indurato di non

volere venire all’ubbidienza di santa Chiesa, e volendo il cardinale

tornarsene a corte; innanzi la sua partita ordinò coll’altro legato,

ch’era l’abate di Giugni, d’assediare la città di Forlì, e all’uscita

d’agosto vi posono il campo con duemila cavalieri e con gran popolo,

e cominciarono a dare il guasto intorno alla città, e ’l capitano

con grande animo si ristrinse con pochi soldati a cavallo, e co’

suoi cittadini alla guardia della terra, e provvedutosi delle cose

bisognevoli alla vita, si mise francamente alla difesa: e spesso a

sua posta usciva fuori con sua gente, e assaliva i nemici al campo e

danneggiavali, e per savia condotta si ricoglieva a salvamento. E a

suo diletto inducea i giovani garzoni all’esercizio della guerra, e

tornando nella terra, tutti li facea venire innanzi, e giocandosi con

loro dicea delle loro valantrie, e raccontava com’eglino avien fatto,

e a quelli ch’erano più iti innanzi dava a catuno uno grosso, o due o

tre bolognini. E per queste lusinghe, e per queste lievi provvisioni,

movea i giovani a seguitarlo senza richiesta di grande volontà, e per

sperimentarli nell’arme. E con questo si faceva tanto amare da loro,

che non gli bisognava guardia per alcuno sospetto, e ’l tedio dell’ozio

degli assediati mitigava con alcuno diletto del continovo esercizio;

e guida vali sì saviamente, ed era sì ubbidito da loro, che niuno ne

perdea, e poca speranza dava a’ nemici di vincere la città.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 272 / 289 题