_Come il cardinale assediò Forlì._
Avendo, come detto è, il cardinale fatta partire la compagnia di
Romagna, e trovato il capitano di Forlì ostinato e indurato di non
volere venire all’ubbidienza di santa Chiesa, e volendo il cardinale
tornarsene a corte; innanzi la sua partita ordinò coll’altro legato,
ch’era l’abate di Giugni, d’assediare la città di Forlì, e all’uscita
d’agosto vi posono il campo con duemila cavalieri e con gran popolo,
e cominciarono a dare il guasto intorno alla città, e ’l capitano
con grande animo si ristrinse con pochi soldati a cavallo, e co’
suoi cittadini alla guardia della terra, e provvedutosi delle cose
bisognevoli alla vita, si mise francamente alla difesa: e spesso a
sua posta usciva fuori con sua gente, e assaliva i nemici al campo e
danneggiavali, e per savia condotta si ricoglieva a salvamento. E a
suo diletto inducea i giovani garzoni all’esercizio della guerra, e
tornando nella terra, tutti li facea venire innanzi, e giocandosi con
loro dicea delle loro valantrie, e raccontava com’eglino avien fatto,
e a quelli ch’erano più iti innanzi dava a catuno uno grosso, o due o
tre bolognini. E per queste lusinghe, e per queste lievi provvisioni,
movea i giovani a seguitarlo senza richiesta di grande volontà, e per
sperimentarli nell’arme. E con questo si faceva tanto amare da loro,
che non gli bisognava guardia per alcuno sospetto, e ’l tedio dell’ozio
degli assediati mitigava con alcuno diletto del continovo esercizio;
e guida vali sì saviamente, ed era sì ubbidito da loro, che niuno ne
perdea, e poca speranza dava a’ nemici di vincere la città.