CAP. XCIII.

_Come i Genovesi ebbono Monaco._

Avendo avuto il doge di Genova onore d’avere racquistata la città di

Ventimiglia, fece armata di quattordici galee, e sei ne mandarono

i Pisani ch’erano in lega col loro comune; e queste venti galee

misono nel porto ch’è sotto il castello, e sopra Monaco di verso la

montagna misono quattromila fanti armati, tra’ quali avea di molti

balestrieri, che di notte guardavano i passi della montagna; e tenutolo

così assediato un mese, e tentatolo con loro danno alcune volte di

battaglia, perocch’era troppo forte, vi si stavano. I Grimaldi che

’l teneano pensarono che a lungo andare e’ non potrebbono contastare

al comune, ed essendo preso in Genova un figliuolo di messer Carlo

Grimaldi, trattarono di volere dare il castello di Monaco al doge e

al comune per danari, e riavere il figliuolo di messer Carlo libero

di prigione, ed essere ribanditi; e venuti a concordia, ebbono contati

fiorini sedicimila d’oro, e quattromila ne scontarono per la prigione,

e renderono Monaco al comune di Genova; il quale aveano tenuto

trentadue anni in loro balía, che rade volte aveano ubbidito al loro

comune, e sempre corseggiato e tribolato i navicanti di quel mare, e

fatto del luogo spilonca di ladroni; e questo fu il dì di nostra Donna

a mezzo agosto del detto anno.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 271 / 289 题