CAP. XCII.

_Leggi fatte sopra i medici._

Cominciossi di questo mese d’agosto nel Valdarno di sotto, e in

Valdelsa, e in Valdipesa, e in molte parti del contado di Firenze e

nel suo distretto, un’epidemia d’aria corrotta intorno alle riviere

che generò molte malattie, le quali erano lunghe e mortali, e grande

quantità d’uomini e di femmine mise a terra, e assai cavalieri di

Firenze stati in contado morirono, che fu singolare cosa, e durò fino

a mezzo ottobre; e in Firenze morirono assai uomini e donne, ma de’

cinque i quattro tornati di contado malati. Fece allora il comune

per riformagione, che niuno medico dovesse andare a vicitare alcuno

malato da due volte in su, se il malato non fosse confessato, avendo

di ciò degna testimonianza, sotto pena di libbre cinquecento, e che

di ciò catuno medico dovesse fare ogni anno saramento alla corte

dell’esecutore. La legge fu buona, ma l’avarizia de’ medici e la

pigrizia de’ malati, mescolata colla cattiva consuetudine, fece perdere

l’esecuzione di quella, che se fosse messa in pratica, e tornata in

consuetudine, era gran beneficio dell’anime e santa de’ corpi.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 270 / 289 题