_Come il legato s’accordò colla compagnia per danari._
Tornando a’ fatti della compagnia, seguita a contare poco onore di
santa Chiesa e di due comuni di Toscana. Messer Egidio cardinale di
Spagna legato avendo, com’è detto, da sè molta buona gente d’arme, e
accoltane per l’indulgenza della croce maggior quantità, sicchè assai
si trovava più forte che non era la compagnia per poterla combattere,
e promesso l’avea alle comunanze di Toscana e nelle prediche della
croce, e se alla fortuna della battaglia non si volea abbandonare per
senno, almeno standosi a riguardo si conoscea manifesto, che dov’elli
erano poco poteano soggiornare che non aveano vivanda, e volendosi
partire, avendo tanti nimici a petto, male il poteano fare senza
loro gran danno. Tanto invilì la loro vista l’animo del legato, che
infino allora era da pregiare sopra gli altri baroni, ch’e’ si mise
in trattato col conte di Lando capitano della compagnia, e fecelo più
volte venire a sè: e in fine prese accordo, ch’e’ si dovesse partire
colla sua compagnia e tornarsene in Lombardia, e liberare tre anni le
terre della Chiesa, e la città di Firenze, di Pisa, di Perugia, e di
Siena, avendo la compagnia dal legato e da’ detti comuni cinquantamila
fiorini d’oro, e cominciasse il termine di calen di novembre 1357. Il
comune di Perugia e quello di Siena se ne feciono beffe, e non vollono
attenere quello che il legato n’avea ordinato. I Fiorentini furono
contenti, e pagarono per la loro rata sedicimila fiorini: e’ Pisani
anche s’acconciarono, e pagarono la loro rata e il legato la sua. E
avuto il tributo della Chiesa, e de’ maggiori comuni di Toscana, ove
si conoscevano essere a mal partito, baldanzosi e lieti si tornarono in
Lombardia, in grande abbassamento dell’onore del legato; e se senno fu,
troppa codardia vi si nascose dentro.