CAP. LXXXIX.

_Come il legato s’accordò colla compagnia per danari._

Tornando a’ fatti della compagnia, seguita a contare poco onore di

santa Chiesa e di due comuni di Toscana. Messer Egidio cardinale di

Spagna legato avendo, com’è detto, da sè molta buona gente d’arme, e

accoltane per l’indulgenza della croce maggior quantità, sicchè assai

si trovava più forte che non era la compagnia per poterla combattere,

e promesso l’avea alle comunanze di Toscana e nelle prediche della

croce, e se alla fortuna della battaglia non si volea abbandonare per

senno, almeno standosi a riguardo si conoscea manifesto, che dov’elli

erano poco poteano soggiornare che non aveano vivanda, e volendosi

partire, avendo tanti nimici a petto, male il poteano fare senza

loro gran danno. Tanto invilì la loro vista l’animo del legato, che

infino allora era da pregiare sopra gli altri baroni, ch’e’ si mise

in trattato col conte di Lando capitano della compagnia, e fecelo più

volte venire a sè: e in fine prese accordo, ch’e’ si dovesse partire

colla sua compagnia e tornarsene in Lombardia, e liberare tre anni le

terre della Chiesa, e la città di Firenze, di Pisa, di Perugia, e di

Siena, avendo la compagnia dal legato e da’ detti comuni cinquantamila

fiorini d’oro, e cominciasse il termine di calen di novembre 1357. Il

comune di Perugia e quello di Siena se ne feciono beffe, e non vollono

attenere quello che il legato n’avea ordinato. I Fiorentini furono

contenti, e pagarono per la loro rata sedicimila fiorini: e’ Pisani

anche s’acconciarono, e pagarono la loro rata e il legato la sua. E

avuto il tributo della Chiesa, e de’ maggiori comuni di Toscana, ove

si conoscevano essere a mal partito, baldanzosi e lieti si tornarono in

Lombardia, in grande abbassamento dell’onore del legato; e se senno fu,

troppa codardia vi si nascose dentro.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 267 / 289 题