_Come l’arciprete con compagnia entrò in Provenza._
Essendo in alcuno sollevamento delle guerre il reame di Francia per
la presura del re e de’ baroni, molti uomini d’arme non avendo soldi,
per alcuna industria, secondo che la fama corse, del cardinale di
Pelagorga zio del figliuolo del duca di Durazzo, i quali erano dal re
Luigi e da’ suoi fratelli male stati trattati, essendo messer Filippo
di Taranto fratello del re Luigi in Provenza, mosse l’arciprete di
Pelagorga, uomo bellicoso e di mala fama, il quale si fece capo d’una
parte de’ Guasconi acconci a fare ogni male, e di volgo il nome di
fare compagnia. E con lui s’accostò messer Amelio del Balzo e messer
Giovanni Rubescello di Nizza, e molti uomini d’arme ch’aveano voglia
di rubare s’accozzarono con loro, sicchè in pochi dì accolsono ed
ebbono nelle contrade di Ponte di Sorga di là dal Rodano più di duemila
cavalieri, e stesonsi inverso Oringa e Carpentrasso, standosi per le
villate e a campo senza rubare o far danno al paese, ma per paura i
paesani davano loro vittuaglia. Messer Filippo di Taranto, ch’era in
Provenza, volendo riparare che non entrassono nella Provenza del re
di qua dal Rodano, accolse suo sforzo di Provenzali, e fece, capo a
Orgona, e stese la guardia sua su per lo fiume della Durenza. Ma la
sua gente era poca, e mancava, e la compagnia cresceva, perchè il
papa e tutta la corte ne cominciò forte a temere. Ma i capitani della
compagnia ammaestrati della corte medesima, mandarono ambasciadori al
papa per assicurarlo, che contro della corte e alle terre della Chiesa
non intendeano fare alcuno male, e per sicurtà offeriano i saramenti
de’ caporali, e stadichi, se gli volesse, ma la loro intenzione era
d’andare contro a messer Filippo di Taranto, il quale aveano per loro
nemico, e di guerreggiare le sue terre e del re Luigi. E ivi a pochi
dì valicarono il Rodano ed entrarono in Provenza, che messer Filippo,
non avea forza da campeggiare con loro, e cominciarono a correre il
paese, e a guastarlo, e a uccidere e a predare in ogni parte; e presono
Lallona buona terra e piena d’ogni bene, e poi andarono infino a san
Massimino, e anche il presono, e più altre castella. Le buone terre
s’armarono alla difesa, e ’l papa fece afforzare Avignone, e guardare
la città, e d’altro non s’intramise: e così tutta la state consumarono
quel paese.