CAP. LXXXVI.

_Come i Genovesi ebbono Ventimiglia._

Di questo mese di luglio, tenendosi la città di Ventimiglia per i

figliuoli e consorti di messer Carlo Grimaldi, e non ubbidivano il

comune nè ’l doge di Genova, per la qual cosa il doge diede boce di

volere fare guerra a’ Catalani, e per questo fece armare venti galee:

e avendo alcuno trattato in Ventimiglia, costeggiando la riviera, come

furono a una punta di mare presso alla terra di Ventimiglia feciono

scendere masnade e balestrieri con un capitano, il quale gli menò

copertamente sopra la città da quella parte dove era il trattato, e

dove non si prendea piena guardia, e le galee andarono per mare; e

giunte nel porto, volendo prendere una galea armata di quelli di Monaco

che v’era dentro, i terrazzani per difendere la galea tutti trassono

alla marina; e in questo, l’aguato de’ Genovesi ch’erano smontati sopra

la terra scesono alla porta, e senza contasto entrarono nella città, e

presono la guardia della porta, e feciono il cenno ordinato alle galee,

le quali si strinsono alla terra. I cittadini di presente conobbono

ch’alla difesa non avea riparo, e però ricevettono i Genovesi come

maggiori, ed eglino, senza alcuna novità fare nella città, presono la

signoria della terra per lo comune di Genova e per lo doge, e’ Grimaldi

che la teneano se n’andarono colle persone e coll’avere a Monaco, e le

galee si ritornarono a Genova.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 264 / 289 题