CAP. LXXXIV.

_Come si bandì la croce contro la compagnia._

Seguita, che per tema della compagnia, la quale ogni dì crescea, il

legato avea oltre al processo della croce bandita mandato a richiedere

aiuto contro alla compagnia a tutti i Toscani, e più confidentemente

dal comune di Firenze, e mandovvi suo legato un vescovo di Narni

Fiorentino chiamato frate Agostino Tinacci de’ frati romitani, buono

Altopascino; costui con grande solennità fece tre dì ogni mattina

in Firenze processione, e acconsentitagli da’ signori, per reverenza

della Chiesa sonate tutte le campane del comune a parlamento, in sulla

ringhiera de’ priori fatta sua predica, pubblicò il processo fatta

contro alla compagnia, e pronunziò l’indulgenza a chi prendesse la

croce, e allargò che dodici uomini potessono concorrere al soldo d’uno

cavaliere, e raccorciò il tempo del servigio in sei mesi ov’era in

dodici; e ancora più, che prenderebbe ciò che gli uomini e le femmine

gli volessono dare, e dispenserebbe con loro; e divolgato il fatto,

tanto fu il concorso degli uomini e delle donne della nostra città, che

senz’altra provvisione di suo mandato gli portavano i danari per modo,

ch’e’ non potea resistere di potere ricevere e di porre la mano in

capo: e trovossi di vero, ch’e’ ricevea per dì mille, e milledugento,

e millecinquecento fiorini d’oro, e in non molti dì raunò più di

trentamila fiorini d’oro, i più dalle donne e dalla gente minuta. Il

comune per sè avea diliberato di volere mandare aiuto al legato, ma

avvedendosi tardi per gli suoi cittadini ch’aveano già piene le mani

agli accattatori, vide co’ savi, che ’l comune per tutto il popolo

potea avere l’indulgenza, volendo servire di prendere l’aiuto della

Chiesa, per avere il beneficio dell’indulgenza; e però convertì la

sua gente a fare il servigio per tutto il comune, acciocchè ogni uomo

avesse il perdono; e così fatto, il detto vescovo, a dì 26 di luglio

anno detto, pronunziò il perdono a tutti i cittadini, e contadini e

distrettuali di Firenze, i quali fossono confessi e pentuti de’ loro

peccati, o che fra tre mesi avvenire si confessassono. E nota, che in

nove anni tre volte si concedette questo perdono; nel 1343, quando fu

la generale mortalità, e l’anno del cinquantesimo, e in questa guerra

romagnuola.

Cronica di Matteo Villani, vol. 3 A miglior lezione ridotta coll'aiuto de' testi a penna · 第 262 / 289 题