_Come si bandì la croce contro la compagnia._
Seguita, che per tema della compagnia, la quale ogni dì crescea, il
legato avea oltre al processo della croce bandita mandato a richiedere
aiuto contro alla compagnia a tutti i Toscani, e più confidentemente
dal comune di Firenze, e mandovvi suo legato un vescovo di Narni
Fiorentino chiamato frate Agostino Tinacci de’ frati romitani, buono
Altopascino; costui con grande solennità fece tre dì ogni mattina
in Firenze processione, e acconsentitagli da’ signori, per reverenza
della Chiesa sonate tutte le campane del comune a parlamento, in sulla
ringhiera de’ priori fatta sua predica, pubblicò il processo fatta
contro alla compagnia, e pronunziò l’indulgenza a chi prendesse la
croce, e allargò che dodici uomini potessono concorrere al soldo d’uno
cavaliere, e raccorciò il tempo del servigio in sei mesi ov’era in
dodici; e ancora più, che prenderebbe ciò che gli uomini e le femmine
gli volessono dare, e dispenserebbe con loro; e divolgato il fatto,
tanto fu il concorso degli uomini e delle donne della nostra città, che
senz’altra provvisione di suo mandato gli portavano i danari per modo,
ch’e’ non potea resistere di potere ricevere e di porre la mano in
capo: e trovossi di vero, ch’e’ ricevea per dì mille, e milledugento,
e millecinquecento fiorini d’oro, e in non molti dì raunò più di
trentamila fiorini d’oro, i più dalle donne e dalla gente minuta. Il
comune per sè avea diliberato di volere mandare aiuto al legato, ma
avvedendosi tardi per gli suoi cittadini ch’aveano già piene le mani
agli accattatori, vide co’ savi, che ’l comune per tutto il popolo
potea avere l’indulgenza, volendo servire di prendere l’aiuto della
Chiesa, per avere il beneficio dell’indulgenza; e però convertì la
sua gente a fare il servigio per tutto il comune, acciocchè ogni uomo
avesse il perdono; e così fatto, il detto vescovo, a dì 26 di luglio
anno detto, pronunziò il perdono a tutti i cittadini, e contadini e
distrettuali di Firenze, i quali fossono confessi e pentuti de’ loro
peccati, o che fra tre mesi avvenire si confessassono. E nota, che in
nove anni tre volte si concedette questo perdono; nel 1343, quando fu
la generale mortalità, e l’anno del cinquantesimo, e in questa guerra
romagnuola.